Se dovessi immaginare - per gioco - il mio paesaggio di montagna ideale, penserei a quattro o cinque laghetti di un blu intenso, in una valle soleggiata fra belle cime, con qualche discreto paesino qua e là, il tutto intervallato da boschi dove la fauna sia avvicinabile e la vegetazione abbia magnifici colori.

 

 

 

Ebbene, questo paesaggio esiste veramente e si chiama Alta Engadina.

Nietzsche definì l’Engadina come il posto “...dove Italia e Finlandia si fondono...”.  In effetti è facile imbattersi in scorci di carattere decisamente nordico: i laghi sull’altopiano, d’estate specchi nel verde, d’inverno gelati e coperti di neve, qualche casetta isolata, i boschi silenziosi... mai comunque il piacevole senso di solitudine può sconfinare nello smarrimento, non ci si può perdere, ogni cosa è lì,  a portata di mano.

 

 

E mentre altrove lo sviluppo disordinato del turismo ha violentato la natura, qui capita ancora di dover fermare l’auto per lasciar passare tre caprioli, come mi è successo a St. Moritz, all’incrocio per Suvretta.

Il periodo migliore per  visitare l’ Alta Engadina è l’autunno, intorno alla terza settimana di ottobre, quando il turismo estivo è già finito e quello invernale è ancora lontano, la pace regna sovrana e la luce gioca con i colori del bosco. E’ bello soffermarsi a goderne  in un mite pomeriggio, quando gli ultimi raggi del sole accendono i larici  il cui arancione vivo sembra il gran finale di uno spettacolo: l’aria è come pervasa da un senso di epilogo, un altro anno è passato, presto la neve ricoprirà tutto.


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