L ' I N F I N I T O

in Italiano

L'Infinito

Metro: Endecasillabi sciolti.


	Sempre caro mi fu quest'ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte

dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani		5

silenzi, e profondissima quiete

io nel pensier mi fingo; ove per poco

il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

infinito silenzio a questa voce			10

vo comparando: e mi sovvien l'eterno,

e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s'annega il pensier mio:

e il naufragar m'è dolce in questo mare.	15


Giacomo Leopardi

      Senza dubbio, il paesaggio più leopardiano, nella mente di svariate generazioni di lettori, è l'Infinito recanatese, cioè quello celeberrimo visto dal monte Tabor (oggi Colle dell'Infinito), che subito lega questo tema a quello della felicità e del piacere sia pure colto nella dimensione del fantasticare: "e naufragar m'è dolce in questo mare.".
Paesaggio visto dal Colle dell'Infinito verso i monti Sibillini       Il giovane Leopardi all'età di circa 20 anni scrive l'Infinito, uno dei cinque Idilli. Questi sono per lui componimenti che esprimono "situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo", componimenti cioè di carattere intimo dove è posta sempre in primo piano la figura del poeta solitario, intento ad ascoltare i moti del proprio cuore, mentre del mondo esterno in cui non compaiono che alcuni aspetti della natura, testimone e confidente delle sue meditazioni.
      Se si analizza attentamente il titolo di questa opera ci si rende conto che esso è in contrapposizione con quanto detto prima; infatti la natura è qualche cosa di vivo, esistente che si può quindi toccare con mano mentre l'infinito è una realtà puramente astratta. L'inizio della poesia è caratterizzato dall'Idillio (genere tipico che mira a rappresentare l'uomo con la natura) in quanto, le prime due parole sono "Sempre caro", danno un tocco di famigliarità generale. Il poeta è seduto davanti ad una siepe che gli impedisce di guadare l'orizzonte; i sensi vengono soppressi, soffocati e prevale allora l'immaginazione. Egli infatti immagina che al di là della siepe vi siano infiniti spazi, sovrumani silenzi e una profondissima quiete. E' L'Infinito.       Il paesaggio per il Leopardi deve essere guardato con intensità come per strappare ad esso un segreto. Il cuore del poeta a contatto con l'infinito palpita; c'è un tremore dell'animo dove l'Io è minacciato. Una sensazione uditiva e cioè lo stormire del vento tra le piante ci porta alla realtà (passaggio dalla vista all'udito cioè dallo spazio al tempo) e quindi quei sovrumani silenzi ora sono lontani da chi parla. Palazzo dei Conti Leopardi Egli pensa allora all'eterno, l'infinito spazio in senso temporale, al passato (le morte stagioni) e al presente che ancora vive attraverso il rumore del vento; così tra questa immensità , spazio e tempo senza confini, il poeta annega i suoi pensieri. Il verbo annegare viene utilizzato per annunciare l'apparizione del mare nel quale si trova una sensazione piacevole nell'immergersi col pensiero in esso. Il mare ovviamente è qualcosa di fisico ma che non c'è (infinito mentale). La parola dolce sta ad indicare la dolcezza dell'autoannullamento; si può dire che è una morte simbolica. L'esperienza dell'infinito è insomma tutta mentale, è una esperienza priva dello statuto di realtà.






Mattina


Metro: Versi liberi.

M'illumino

d'immenso

Giuseppe Ungaretti

      Questa poesia, tratta dalla raccolta l'Allegria, è tra i testi più noti di Ungaretti.. In soli due versi, il poeta esprime con indubbia efficacia una folgorazione che potrebbe quasi definirsi "mistica", poiché giunge a percepire un sentimento d'Infinito.
      La comprensione di questo testo richiede di soffermarsi sulla particolare valorizzazione del titolo, indispensabile all'interpretazione corretta del significato: lo splendore del sole sorto da poco trasmette al poeta una sensazione di luminosità. Che provoca immediate associazioni interiori, e in particolare il sentimento della vastità. Mi illumino di immenso significa appunto questo: l'idea dell'infinita grandezza mi colpisce nella forma della luce. Una sensazione fisica legata al dato naturale della mattina, diviene immediatamente un sentimento interiore, con scambio rapidissimo tra sensazione e pensiero, secondo i modi tipici del simbolismo.
      Ungaretti usava mandare in quel periodo le sue poesie, su cartoline postali, per lo più a Papini e spesso a Soffici. La prima stesura di questa poesia era intitolata Cielo e mare. A Papini mandò questa versione:



      Cielo e mare

M'illumino
d'immenso
con un breve
moto
di sguardo



      Siamo in guerra, siamo in trincea e siamo verso Trieste in una mattina di sole; all'improvviso i soldati ed anche Ungaretti vedono la distesa infinita del mare. E s'illuminano "d'immenso".
      Il titolo esplicitava dunque l'iniziale separazione tra i due piani (la luce del cielo e l'immenso del mare). Ancora una volta, la correzione del poeta elimina dunque l'esteriore e punta tutto sulla concentrazione interiore: in questo modo si passa da una splendida "impressione" poetica a una vera e propria comunione del poeta con il tutto, non dissimile da quella cantata nel leopardiano Infinito.



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