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Maria, modello di perfezione/2

In: "Città Nuova", 23 (1979), n. 11, pp. 40-41.

Continuando a seguire Maria nei suoi misteri, noi la vediamo presentare il Figlio al Tempio (cf. Lc 2, 22-35) e incontrare un uomo di nome Simeone. È un momento di gioia perché Simeone esclama: "Ora, lascia Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza" (Lc 2, 29-30). Egli conferma con ciò che quel bambino è figlio di Dio. Però è pure un momento di dolore, perché Simeone aggiunge, rivolgendosi a Maria: "E anche a te una spada trafiggerà l'anima" (Lc 2, 35). Da allora senz'altro Maria non ha più potuto dimenticare quelle parole. La sua vita sarà sempre accompagnata dall'ombra del dolore, che certamente le si sarebbe presentato.

Una cosa un po' simile succede anche a noi che viviamo questa spiritualità. Dapprima siamo trasportati anche dall'entusiasmo, oltre che dalla convinzione, in questa rivoluzione che il Vangelo propone. Ma a un dato momento il Signore, attraverso un discorso o uno scritto o un colloquio, ci fa capire quale sia la condizione indispensabile perché la scelta di Dio come ideale sia autentica. Ci vien parlato allora del dolore, della croce, di Gesù crocifisso e abbandonato.

Per poter proseguire la nostra strada e per poter continuare a dare Gesù al mondo è necessario che noi diciamo un secondo sì, e questo alla croce, come Maria deve aver fatto nel profondo del cuore, ascoltando Simeone.

Osserviamo che, dopo l'avvertimento dato da Simeone a Maria, immediatamente ella esperimenta un dolore, che è quello della fuga in Egitto (cf. Mt 2, 13-15). Ora noi possiamo comprendere come esso sia stato duro: era una persecuzione che la Madonna subiva, quella persecuzione che si macchiò del sangue di tanti innocenti. Anche l'ideale che noi, attraverso questo Movimento, presentiamo al mondo, è in antitesi con esso, perché Gesù, che vogliamo portare, è segno di contraddizione. Perciò quando noi lo diffondiamo in qualche città, in qualche nazione, dopo un po' di tempo incomincia a venir attaccato dalle prime critiche, dalle prime riserve. Non solo per gli errori che noi stessi possiamo commettere, ma anche da parte di coloro che vedono nella vita nuova delle persone del Movimento quasi una condanna alla loro condotta di cristiani mediocri.

È il momento allora per noi di prendere le misure necessarie per salvare la nostra Opera, come ha fatto Maria con Gesù Bambino, tenendoci strettamente uniti all'autorità ecclesiastica, seguendo le sue direttive, amando coloro che ci ostacolano e combattendo soprattutto con la preghiera.

Quando Gesù, a circa dodici anni, si ferma fra i dottori nel Tempio (cf. Lc 2, 41-50), i suoi genitori lo perdono.

Si può immaginare quale sia stato lo smarrimento di Maria, dopo averlo cercato e ritrovato: "Figliolo, perché ci hai fatto così? Ecco tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo" (Lc 2, 48). In questo nuovo passo della vita di Maria, nel suo stato d'animo, ci sembra di riscontrare un'analogia con un tipico fenomeno che accade a coloro che amano Dio, ad una certa età spirituale. Infatti essi, dopo aver conosciuto e scelto il nuovo ideale di vita, ed aver corrisposto alle molte grazie avute dal Signore, a un certo momento avvertono, con acuta insistenza, un riaffiorare di tentazioni che da tempo ormai non li avevano più tormentati e che, per una grazia speciale, sembravano definitivamente superate.

Sono tentazioni in genere contro la pazienza, contro la carità, contro la castità. Ed esse a volte sono così forti, che offuscano il fascino della luce che ci aveva prima illuminato.

L'entusiasmo svanisce e il nostro slancio viene frenato Allora noi ne soffriamo e rivolgendoci al Signore quasi ci lamentiamo con lui come fece Maria: "Perché ti sei allontanato da me? Ti eri reso così presente alla mia anima da farmi credere che con te avrei potuto vincere il mondo. Ora sono nel buio della tua assenza". E il Signore sembra darci una risposta, un po' come ha fatto con Maria, e dirci: "Non sapevi che tutto quello che ti ho dato è mio e che per sola grazia l'hai ricevuto? Ti sono sopravvenute tali aridità e tali tentazioni perché tu possa comprendere bene questo. Così io potrò fare in te ciò che vuole il Padre mio".

Il fenomeno di cui parlo è quello che i mistici chiamano la "notte dei sensi". Anche per Maria, in certo qual modo, la perdita di Gesù giovanetto costituì una notte dei sensi. Non vedeva più Gesù, non udiva più la sua voce. La sua presenza si era sottratta al suo amore sensibile di madre.

Per Maria, dopo questa prova, vi fu un lungo periodo nel quale ella poté convivere con Gesù (cú Lc 2, 51-52), e nessuno al mondo potrà mai sapere quanto quella convivenza sia stata profonda e apportatrice di soprannaturali consolazioni

Parallelamente coloro che, umili, accettano queste a volte lunghe prove e con la grazia di Dio le superano, possono poi avanzare nelle varie esperienze della vita d'unione con Dio in una più profonda e nuova intimità con lui, che prima non avevano mai sperimentato.

Sarebbe bello soffermarsi solo in questa tappa e descriverne qualche particolare. Ma dobbiamo continuare a seguire Maria nel suo cammino.