Lettura del Vangelo - festa della Ss. Trinità - Anno C

 

SCHEDA BIBLICA - 28

 

 

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (16.12-15)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: (12) "Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.(13) Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. (14) Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà.

(15) Tutto quello che il Padre possiede è mio, per questo ho detto che prenderà del mio e ve l'annunzierà".

IL CONTESTO

Nei discorsi di addio del Vangelo di Giovanni, largo spazio è occupato dalla descrizione dell'attività del Paraclito. Il secondo stadio dell'azione salvifica di Gesù, quello che inizia con il ritorno al Padre, consiste appunto nell'azione dello Spirito. La pericope Gv. 16,12-15 intende presentare più da vicino il rapporto tra l'insegnamento di Gesù e quello che a vv iene per opera dello Spirito. Essa si rifà all'affermazione del v 26: lo Spirito ricorderà e insegnerà ai discepoli tutto ciò che Gesù ha detto. Ampliando ciò che è stato asserito al v. 26, il nostro passo parla della glorificazione che sarà comunicata attraverso questa azione dello Spirito.

 

L'ESEGESI DEL TESTO

v. 12: Un'interpretazione psicologica nel senso che la tristezza dei discepoli impedisce un ulteriore fruttuoso insegnamento è da escludere: tutto ciò che è necessario alla salvezza è già stato detto, ma non per questo il futuro è già stato esaurito. Ciò che esso esige dal credente quale appello e richiesta non si può ora formulare a parole. Del resto non è nemmeno necessario, in quanto dopo il suo ritorno al Padre la parola di Gesù è presente nelle parole di conforto del Paraclito.

v. 13: La definizione del Paraclito quale spirito di verità viene illuminata da Gv. 14,6 ("Io sono la via la verità e la vita"). Spirito di verità è il Paraclito in quanto Spirito della verità divina che si manifesta in Gesù, in quanto Spirito di rivelazione. La "verità tutta intera" nella qua le introduce lo Spirito è quindi Gesù stesso.

v. 14: Gesù viene glorificato affinché la sua parola rimanga viva nella predicazione della Chiesa guidata dallo Spirito. Come l'opera del Gesù terreno glorifica il Padre, così l'opera dello Spirito glorifica Gesù perché anch'egli nel suo annuncio si fonda su di un altro: Gesù.

v. 15: Che senso ha l'affermazione "tutto ciò che il Padre ha è mio"? "Tutto" è inteso in senso universale e corrisponde alle "cose future" del v. 13. Nel termine "tutto" è intesa tutta l'opera salvifica del Padre, anche le "opere maggiori" dei discepoli dopo la morte e l'esaltazione del Gesù terreno. È chiaro così il senso del versetto. Ciò che il Figlio ha dal Padre è un dono per noi. Gesù può darci ora senza misura il dono universale dello Spirito.

 

IL MESSAGGIO

Avete mai osservato le vetrate di una cattedrale? Dall'esterno non si vede altro che una superficie grigia, ma dall'interno, che festa di colori! Lo stesso avviene per il mistero della Trinità: troppe volte si rischia di ridurre a una fredda astrazione quello che dovrebbe essere il centro sfavillante da cui si sprigiona la nostra vita. Perché questo mistero illumini la nostra esistenza, dobbiamo accostarci ad esso insieme a Gesù.

 

LA TRINITÀ NON È UN ROMPICAPO

La Trinità è un mistero che "tormenta", e non soltanto da oggi, tanti uomini, cristiani e no. Una specie di rompicapo. Il fatto è che ci lasciamo invischiare in una specie di esercizio di algebra: Uno = Tre. Non è certo con la logica che possiamo venire a capo di questo mistero. Esso va affrontato piuttosto da un punto di vista esistenziale.

Quando sentiamo parlare di qualcuno come di una grande personalità, sorge in noi il desiderio di conoscerlo. La festa della Trinità sollecita in noi questo desiderio e vi risponde, perché Dio fa sempre il primo passo verso di noi. Dio si manifesta, si rivela e ci offre una conoscenza "personale". Vuole un "a tu per tu" con ciascuno di noi, perché ci apriamo tutti insieme al grande "Tu" di Dio.

Smettiamo, quindi, di correre dietro solo a ragionamenti filosofici e fermiamoci alla sublime semplicità del dato biblico. L'esperienza biblica del divino, unita alla propria personale esperienza di fede, risulta ancora la strada più valida per "illuminare" il volto di Dio.

La Parola ci aiuta ad approfondire il mistero divino: Dio è il Padre che con sapienza ha creato e dirige l'universo; che si è fatto vicino all'uomo per liberarlo dalla sua situazione di peccato mediante Gesù Cristo; che ora porta a compimento la redenzione mediante il dono dello Spirito. Quindi l'amore del Padre, la sapienza del Figlio e la comunione del suo Spirito.

Per quanto poco possiamo sapere di Dio, sappiamo sempre abbastanza quando siamo convinti che è un "Dio per noi".

 

L'UOMO TRIDIMENSIONALE

Uno scrittore francese, Jean Claude Barreau, ha proposto una interpretazione estremamente suggestiva del mistero trinitario in una prospettiva esistenziale. Cerchiamo di riassumerla brevemente.

L'uomo autentico, vero, completo, vive in tre dimensioni: verticale, orizzontale e di profondità. Possiamo esprimere tutto ciò in tre termini: sopra - attorno - dentro .

Attraverso la dimensione verticale l'uomo viene posto in relazione con ciò che sta ''al di sopra" di lui: ad esempio il padre; o la madre, i superiori, e comunque ogni autorità. Vi riconosce i valori che sono incarnati specialmente dal padre: obbedienza, docilità, dipendenza, ordine.

Se accetta di vivere in questa dimensione, l'uomo è figlio. Se la rifiuta radicalmente, rimane adolescente, in sterile rivolta contro il padre, e si dibatte in una contestazione confusa e anarchica.

La dimensione orizzontale aggancia l'uomo a ciò che gli sta 'attorno": fratelli, sorelle, amici, compagni, insomma tutti i propri simili. I valori essenziali sono quelli di fraternità e uguaglianza. La persona che vive questa dimensione diventa fratello. Se la rifiuta, rimane un bambino egoista e capriccioso, chiuso nel proprio piccolo mondo, preoccupato esclusivamente del proprio benessere (anche spirituale), estraneo alle esigenze del mondo che lo circonda, insensibile ai problemi della giustizia.

Finalmente c'è la dimensione interiore, mediante la quale l'uomo entra in rapporto, in sintonia, con ciò che sta "dentro" di lui, col suo essere profondo. È il mondo dell'anima, dello spirito, del l'intuizione, della creatività. La persona scopre i valori di interiorità, silenzio, riflessione, libertà, contemplazione, poesia, arriva alle proprie radici. Diventa un essere spirituale. E, notiamo bene, lo spirituale non è una creatura che vive nelle nuvole, disincarnata. È, semplicemente, un uomo profondo.

La persona priva di questa dimensione interiore, si condanna alla superficialità, alla vanità, all'agitazione esteriore, rimane alla superficie di tutto.

 

VIVERE "AL DI SOPRA", "ATTORNO", "DENTRO"

Quindi l'uomo completo deve vivere in relazione con ciò che sta "al di sopra", "attorno" e "dentro" di lui. Queste tre dimensioni vanno accettate e sviluppate contemporaneamente. Chi vive una sola dimensione, eliminando o minimizzando le altre, diventa l'essere unidimensionale.

Chi è soltanto "figlio" è portato ad assumere atteggiamenti conservatori, preoccupato esclusivamente dell'ordine - o disordine costituito' Non partecipa alle lotte per la giustizia. Non ama la novità. Non sa guardare avanti.

Chi è soltanto "fratello" contesterà i valori di disciplina, sacrificio, autorità, oltre a quelli dello spirito (preghiera, silenzio) .

Chi si limita ad essere "spirituale" considererà il proprio mondo interiore come comoda evasione dagli impegni concreti per la trasformazione del vasto mondo. Insomma, sarà un "imboscato".

I1 guaio del mondo d'oggi deriva appunto dal fatto che si mettono in opposizione, vorrei dire in concorrenza, queste dimensioni, invece di farle convivere perché si armonizzino e si completi no a vicenda.

 

"DIO È UNA FAMIGLIA!"

Ma cosa c'entra tutto ciò con la Trinità?

Ecco il credente non trova in Dio un essere "unidimensionale". Lo incontra, invece, nelle sue tre dimensioni fondamentali.

Così, aprendo il Vangelo, il cristiano fa conoscenza con un Dio che sta "al di sopra". È il Padre. Il Padre nostro. Un Padre tenero, misericordioso, rispettoso della libertà dei propri figli (padre, non paternalista). Sempre pronto ad accogliere il prodigo. Sempre disposto a perdonare.

Ma trova anche un Dio che, in Gesù, ha assunto un volto umano, fraterno, un Dio che è "attorno" a noi. Un Dio "nostro fratello". "Ho avuto fame...".

E, infine, Dio si trova nella dimensione interiore, nelle profondità del nostro essere. Dio è "dentro" di noi. "Dio mi è più intimo di quanto io lo sia a me stesso" (Sant'Agostino).

Quindi, Dio nostro Padre, nostro Fratello, nostro Spirito.

Più che abbordare il mistero della Trinità servendoci di immagini e di paragoni insufficienti oltre che abusati - il famoso triangolo! - è più utile per la nostra vita riflettere sulla Trinità in una prospettiva di "comunione". `

In questa linea è andato molto lontano un bambino che ha detto candidamente: "Dio è...una famiglia!".

Ne risultano illuminate le nostre relazioni umane. Allora non appare troppo paradossale la frase che Berdiaev lanciava ai propri compagni di lotta comunista: "La nostra dottrina sociale è la Trinità" .

I1 cristiano che crede nella Trinità, si sforza di vivere questo mistero rigettando ogni egoismo, ogni ripiegamento su se stesso. Diventa l'immagine autentica di un Dio che è "comunità", relazione, comunione di Persone.

"O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente per stabilirmi in Te, immobile e tranquilla, come se già la mia anima fosse nell'eternità. Che nulla possa turbare la mia pace né farmi uscire da Te, ma che ogni minuto mi porti sempre più nel profondo del tuo mistero! Pacifica la mia anima; fanne il tuo cielo, la tua amata dimora e il luogo del tuo riposo. Che io non ti lasci mai, ma sia sempre totalmente presente, ben desta nella fede, immersa nell'adorazione, interamente abbandonata alla tua azione creatrice. O miei 'Tre', mio tutto, mia beatitudine, solitudine infinita, immensità in cui mi perdo, mi consegno a voi come una preda, seppellitevi in me perché io mi seppellisca in voi, nell'attesa di contemplare nella vostra luce l'abisso della vostra grandezza". (Suor Elisabetta della Trinità).