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La lettera del 1° gennaio 1890 ci rivela che una copia dei Canti era già stata inviata a Giacosa, il quale l'aveva messa "sotto gli occhi di giudici così competenti come Carducci e Boito". Nigra, che tiene in modo particolare a questo suo libro, testimonianza della ricca tradizione popolare piemontese, così si rivolge a Giacosa: "Ella può essere ben sicuro che non mi passò un solo istante per il capo il pensiero che il mio libro potesse essere accolto con indifferenza da Lei. Io non ho mai dubitato dei suoi benevoli sentimenti verso di me, come non ho mai dubitato del favore che avrebbe trovato presso di Lei la ricca e schietta fonte di poesia che sta raccolta in quel libro. Come poeta e come Piemontese, Ella deve essere al par di me orgoglioso di questa gloria del nostro popolo e della classe più umile di esso". Scorrendo le lettere si può rilevare come l'interesse per i rispettivi lavori sia costante e genuino. Nigra segue con attenzione il crescente successo italiano della Dama di Challant, che Giacosa proporrà poi alla grande Sarah Bernhardt, ed è dolente di non essere riuscito a far rappresentare al Burgtheater di Vienna Tristi amori. Nel contempo spedisce a Giacosa la sua Chioma di Berenice (1) che viene accolta favorevolmente, scrive infatti Nigra: "Sono molto lieto che Ella e i suoi illustri amici abbiano fatto buon viso alla mia Chioma di Berenice. È un piccolo libro, ma come avrà visto ho raggruppato una somma di lavoro considerevole. |
Mi fa piacere intendere che i giudici competenti non lo considerino tempo sprecato" (2). Nella mente del Nigra balena anche l'idea di una possibile collaborazione alla stesura di un dramma, progetto che ha in animo di esporre a Giacosa, direttamente a voce, non appena possibile. Nelle lettere del 12 e 21 marzo 1892 Nigra dà un breve saggio della sua conoscenza della lingua inglese: riferendosi al giudizio dato dal Giacosa nella "Gara poetica del Corriere della Sera", gara che consisteva nella traduzione in versi italiani di una poesia dell'inglese Tennyson, e che era stata vinta da Ghislanzoni, Nigra, che era stato peraltro fra i concorrenti, plaude alla scelta del vincitore, ma tiene a sottolineare alcune lievi imperfezioni presenti nella traduzione premiata. La lettera del 21 marzo si chiude poi con un'ombra angosciosa, infatti Nigra rende Giacosa partecipe della sua grave preoccupazione per il fratello Michelangelo che versa in pessime condizioni di salute. In data 31 marzo 1893, da Milano, Nigra scrive poche righe: reduce dal funerale del fratello, addoloratissimo, in procinto di ripartire per Vienna, non vuole lasciare la città prima di aver fatto la conoscenza personale con Giacosa. Accompagna queste righe il manoscritto della poesia In morte di mio fratello Michelangelo, datato 30 marzo 1893. |
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