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Una decina d'anni intercorre tra la breve lettera milanese e le ultime tre che risalgono al 1903. Si può presumere, forse, che lo scambio epistolare sia stato sostituito da incontri personali, oppure che non si sia interrotto in questi anni e che le lettere, per svariati motivi, non siano confluite nell'archivio di Villa Giacosa. In ogni caso, sicuramente il rapporto di amicizia si è intensificato e approfondito se ora Nigra esordisce con "Caro Giacosa". L'uso del "Lei" non viene però mai abbandonato, ma ciò non significa molto, basti pensare che Nigra si rivolse per più di cinquant'anni con il "Lei" all'amico Delfino Orsi che collaborò per molto tempo con lui alla stesura di alcune delle sue più belle opere. Nelle ultime lettere, Nigra esprime grande apprezzamento per alcune conferenze di Giacosa e commenta una sua opera data alle stampe nel 1897 e così scrive: "Ho finito di leggere i suoi Castelli Valdostani e voglio dirle subito la soddisfazione che io ho provato in questa lettura. E' un bello e buon libro, in cui sono esposte cose molto interessanti, in forma semplice ed elegante (due qualità che stanno assai bene insieme)" (3). Con l'ultima lettera, datata 13 ottobre 1903, Nigra, desideroso di incontrare Giacosa, si affretta a comunicargli il suo arrivo a Castellamonte, e, congedandosi, scrive: "sappia che Ella sarà ricevuto a braccia aperte dai Derossi, e dal suo |
vecchio amico, compaesano e umile collega di studi" e aggiunge come post scriptum: "In casa Derossi si pranzerà domani giovedì alle 12 e sarà riservato a Lei il miglior posto". Nel volgere di pochi anni morirono entrambi: nel 1906, prematuramente, Giacosa e nel 1907 Nigra. Sarebbe auspicabile che nel corso delle celebrazioni dei rispettivi centenari della morte vi fosse occasione di ricordare alle genti canavesane, che entrambi amarono, la loro amicizia e affinità culturale sostenute proprio dalle comuni origini. |
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Note:
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