L'intervento
di Ala-Bnl all'assemblea degli azionisti
del 28 gennaio 2000
Si è svolta venerdì 28 gennaio nella sala di piazza Albania a Roma l'assemblea degli azionisti della Bnl, con all'odg l'acquisto di azioni proprie, il conferimento dell'incarico di revisione del bilancio e la nomina di un sindaco supplente. Prendendo spunto dal primo punto, il presidente di Ala-Bnl ha colto l'occasione per affrontare i principali temi riguardanti i lavoratori azionisti. Ecco il testo dell'intervento.
Signori
Azionisti, signor Presidente, signor Amministratore Delegato, in questa terza
assemblea degli azionisti della Bnl privatizzata ci presentiamo per la prima
volta ufficialmente come Associazione del Lavoratori Azionisti.
La nostra resta tuttavia ancora una rappresentanza virtuale rispetto al
complesso delle azioni in possesso dei dipendenti. Abbiamo raccolto infatti le
stesse deleghe della volta scorsa, rilasciateci da 50 colleghi dei 200 nostri
associati e delle diverse migliaia di dipendenti possessori di azioni della
banca. Le motivazioni sono molteplici. Certamente dobbiamo migliorare la nostra
capacità organizzativa, certamente abbiamo impiegato troppo tempo a seguire la
lunga procedura prevista dalla normativa Consob piuttosto che a spiegare ai
colleghi il significato della nostra iniziativa, certamente ha pesato la
drastica diminuzione del monte azioni in possesso dei dipendenti, seguito allo
scadere, nello scorso dicembre, del periodo di divieto di cessione.
Dobbiamo purtroppo anche lamentare che la raccolta di deleghe è stata
danneggiata da una comunicazione informativa alle filiali italiane della
Direzione Generale (Risorse Umane n.14 del 17.1.2000) che nell’illustrare le
modalità di svolgimento dell’assemblea odierna si è premurata di
‘richiamare l’attenzione del personale’ sul divieto contenuto
nell’art.2372 del Cod.Civ. di rilasciare deleghe a dipendenti, omettendo di
specificare che l’art.137 del dlgs Draghi fa decadere questo divieto per le
Associazioni di Azionisti regolamentate nel medesimo decreto, ossia per
l’unico soggetto che da quanto ci risulta era impegnato ad effettuare la
raccolta delle deleghe di voto tra i dipendenti della Banca. Particolari
difficoltà si sono riscontrate a L’Aquila e a Torino.
Una
rappresentanza da costruire
Si
tratta di una circostanza molto grave che va esattamente nella direzione opposta
a quella da noi auspicata, ossia di un’azienda che percependo il valore della
rappresentanza dei dipendenti azionisti ne faciliti per quanto possibile lo
sviluppo. Su questo argomento chiediamo fin da ora un incontro ai vertici
aziendali, necessario per chiarire le reali intenzioni della Bnl. Se non avremo
adeguate garanzie in merito, la prossima volta credo che dovremo pensare oltre
che alla raccolta delle deleghe anche ad assicurare la presenza diretta in
assemblea del maggior numero di lavoratori possibile. Una circostanza fra
l’altro già verificatasi in passato, con la differenza che allora eravamo al
massimo ‘azionisti di risparmio’ e dovevamo fare sentire il nostro punto di
vista all’esterno dell’assemblea, mentre oggi come azionisti ordinari lo
possiamo fare direttamente dal microfono del palco.
Veniamo al primo punto all’odg. Siamo certamente favorevoli alla proposta di
acquisto e vendita di azioni secondo le modalità che ci sono state illustrate.
Dallo scorso anno l’istituto aveva cominciato a corrispondere in azioni
proprie il tradizionale riconoscimento ai dipendenti che raggiungono il
traguardo dei 25 anni di servizio e, dal canto nostro, auspichiamo la
progressiva corresponsione in azioni di una parte del c.d. premio di produzione.
Per effetto di un decreto legislativo del 16 dicembre scorso le azioni concesse
ai dipendenti sono ora esenti dalle imposta sui redditi fino ad un importo di 4
milioni annui e a condizione che siamo detenute per un periodo di tre anni.
Questa agevolazione ci porta ad avanzare una proposta specifica. Prima però
varrà la pena ricordare brevemente le caratteristiche peculiari del
lavoratore-azionista.
La
figura del dipendente-azionista
Al
di là di ogni motivazione ideale è indubbio che i lavoratori-azionisti
presentino delle caratteristiche specifiche rispetto alla moltitudine degli
altri piccoli azionisti. Per noi contano, prima ancora della redditività
dell’investimento, lo stato di salute generale dell’azienda, i livelli
occupazionali e il potere di acquisto delle retribuzioni. Aggiungiamo che essi
costituiscono un gruppo omogeneo che, a fronte della generale dispersione della
moltitudine dei piccoli azionisti, può svolgere un importante ruolo intermedio
rispetto agli azionisti di maggioranza. Ancora, per le ragioni esposte sopra, i
dipendenti-soci di un’azienda sana tendono a diventare una quota di
azionariato stabile in quanto perseguono un interesse di lungo periodo, a
differenza di altri soci di minoranza più interessati alla redditività del
loro investimento sul breve periodo.
Una
professionalità da coltivare
Per
quanto riguarda il primo aspetto abbiamo detto che siamo interessati alla
condizione complessiva dei lavoratori e intendiamo quindi far combaciare il
grande impegno e la forte professionalità che caratterizzano i dipendenti della
Bnl con un adeguato livello di retribuzione globale. Un particolare rilievo
acquistano in quest’ottica tutte le misure che semplificando possiamo definire
di ‘salario accessorio’: dai tassi dei mutui e dei prestiti prima casa,
ancora troppo alti rispetto ai livelli attuali, ai buoni pasto tra i più bassi
della categoria (percepiamo L.5000 a fronte ad esempio delle 7000 del ticket del
Monte Paschi).
La
speranza del turn-over
In
secondo luogo pensiamo alla richiesta fortissima che viene da tutte le categorie
del personale per l’apertura di una finestra di opportunità per l’ingresso
in azienda dei figli dei dipendenti. Siamo convinti che prima o poi occorrerà
coprire con nuove assunzioni i ‘buchi’ della rete italiana. Sia pure con
tutti gli accorgimenti del caso: senza automatismi, con le necessarie selezioni
per individuare i più meritevoli, in una percentuale stabilita, ma occorre
sfatare un tabù che è soltanto ideologico. Gli ostacoli ad un ingresso
agevolato dei figli dei dipendenti appaiono, infatti, unicamente di natura
ideologica e non certo economica. Sapete meglio di me come un lavoratore
neoassunto con contratto di formazione e poi confermato con l’ultimo contratto
di categoria appositamente ‘alleggerito’, costi all’azienda molto meno che
un cinquan-tacinquenne di un ufficio interno. Un lavoratore di Roma o Milano che
non si può certo inviare in giro per l’Italia a coprire gli organici delle
Filiali maggiormente in difficoltà. Così com’è facile immaginare
l’iniezione di entusiasmo ‘a costo zero’ che avrebbe sui dipendenti la
prospettiva di concludere la propria carriera assicurando al contempo un posto
di lavoro al proprio figlio.
Produttività
da riconoscere
Infine,
e torniamo al tema delle azioni proprie, un significato particolare assume nella
nostra ottica la misura del Premio di Produzione, ossia il riconoscimento,
introdotto da non molti anni nel nostro settore, del contributo dei lavoratori
agli incrementi della redditività aziendale. Un contributo che noi abbiamo
sempre ritenuto determinante. Nella nostra banca detto Premio, a parità di
esploit raggiunti, è stato fin dall’inizio molto inferiore a quello delle
banche omogenee. Esplicativo è il raffronto con il Credito Italiano, la banca
al momento più interessata ai destini del nostro istituto, dove a parità di
risultati l’importo medio del premio di produttività è superiore del doppio
rispetto al nostro: L. 1.560.000 contro le 3.250.000, erogate per la 3 area 3
livello.
Un
premio da incrementare
Noi
proponiamo al Consiglio di amministrazione di esaminare le modalità per
affiancare agli importi del vecchio premio un consistente controvalore in azioni
Bnl che raggiunga nel triennio l’importo massimo previsto dalla normativa
sulle stock option. In relazione a ciò l’ipotesi di lavoro che vi
sottoponiamo è quella di tenere fermi gli importi del Premio 98 (sia perché su
queste somme vi è già l’aspettativa di retribuzione da parte dei lavoratori,
sia perché gli importi sono differenziati secondo i gradi) e di integrarli con
una congrua corresponsione in azioni Bnl, per un importo da quantificarsi,
uguale per tutto il personale di ogni ordine e grado. Nei due anni successivi la
parte economica può essere progressivamente ridotta a fronte del corrispettivo
aumento della parte in azioni. Dal terzo anno si andrebbe a regime con il primo
sblocco delle azioni che proseguirebbe anno dopo anno senza soluzione di
continuità.
Una
seconda quota in azioni Bnl
Si
tratterebbe di una misura estremamente significativa, in grado di ripagare in
qualche modo, e sia pure in ritardo, il personale per i sacrifici fatti a causa
dei disastri commessi dai vertici dell’Istituto negli anni bui della ex prima
banca italiana sia di aprire un capitolo nuovo per quanto riguarda l’assetto
proprietario della banca, con la progressiva creazione di un azionariato stabile
di dipendenti azionisti, destinato a svolgere un ruolo di cerniera tra gli
azionisti di maggioranza e la moltitudine dei piccoli azionisti. Un ruolo che
dovrà avere un suo specifico riconoscimento all’interno degli organismi
societari.
Nel corso del nostro precedente intervento assembleare del 24 giugno 1999,
avevamo ricordato come l’Italia è molto indietro rispetto ai principali Paesi
europei sul tema della partecipazione dei lavoratori alla gestione delle
imprese. Si tratta di un istituto praticamente sconosciuto, nonostante la sua
introdusione sia espressamente prevista nella Costituzione, che soltanto negli
ultimi anni sta entrando nel dibattito politico-sindacale.
La tradizione ideale e di pensiero alla quale apparteniamo concepisce
l’impresa produttiva in una maniera peculiare e accomuna i lavoratori e il
management-imprenditore (che funge da garante per il capitale-investitore) in
una ‘comunità di destino’ e in conseguenza di ciò ritiene il
coinvolgimento del personale (in quanto tale) nella gestione delle aziende un
momento di promozione sociale di grande rilievo.
L’azionariato
dei lavoratori
Altri
indirizzi culturali legano invece la partecipazione al presupposto che il
dipendente venga a svolgere il doppio ruolo di prestatore di opera e di
azionista, circostanza che ha assunto concretezza in Italia con la progressiva
privatizzazione delle grandi aziende pubbliche. Tuttavia il citato decreto
legislativo n.58/98 sul riordino delle società quotate si è limitato a
regolamentare le modalità attraverso le quali realizzare forme di coordinamento
di voto tra i piccoli azionisti, rimandando ancora la definizione di apposite
norme atte a consentire una specifica rappresentanza dei lavoratori-azionisti
negli organi societari: consiglio di amministrazione e/o collegio sindacale.
Spazio
di manovra negli statuti
In
ogni caso, pur restando nel perimetro della normativa vigente che prevede la
nomina degli amministratori delle società quotate da parte delle assemblee dei
soci attraverso il metodo del voto di lista, resta sempre aperta la possibilità
di introdurre la partecipazione dei lavoratori attraverso specifiche previsioni
statutarie.
La strada è quella di inserire negli statuti delle aziende la previsione che
alcuni seggi all’interno della lista presentata dai soci di maggioranza
vengano riservati ai rappresentanti dei lavoratori. Attraverso un Accordo
sindacale, destinato a divenire parte integrante del Contratto aziendale,
verrebbero definite le modalità per la designazione preventiva dei candidati da
parte dei lavoratori.
Una
sfida per Abete
Nulla
vieta alla nostra banca, che fin dalla nomina degli attuali amministratiori ha
lasciato due posti liberi all’intero del Consiglio di amministrazione, di
assumere un importante ruolo di avanguardia nelle relazioni sociali,
introducendo per prima in Italia, l’istituto della partecipazione.
Ci rivolgiamo a questo punto direttamente al presidente Abete, persona
fortemente impegnata nei processi di modernizzazione del nostro Paese,
sfidandolo a svolgere un ruolo di portata storica: sulla partecipazione dei
lavoratori alla gestione delle imprese l’Italia, in Europa, non è ancora
entrata.
E chi sa se un protagonismo della Bnl in questo campo, unitamente all’ottimo
risultato del bilancio 1999 che si annuncia, non possa aiutare ad assumere un
ruolo meno passivo di quello che sembra svolgere nel processo di ‘risiko
bancario’ in corso.