Una giornata a Tiriolo
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Itinerario guidato su alcune zone archeologiche di Tiriolo
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Chi, al mattino, desideroso di trascorrere una giornata singolare, giunge a Tiriolo, si trova dinanzi alla necessità di scegliere tra storia e natura, o meglio, tra un percorso alla scoperta di quanto rimane (e vi garantisco è tanto) a ricordo di molti secoli di storia, ed un percorso alla scoperta della natura tra la più varia ed incontaminata della provincia.
1° Percorso
Scegliendo il primo sembra doveroso iniziare la visita dall'Antiquarium Comunale;
situato nei locali dell'attuale Municipio, accoglie al suo
interno reperti che coprono il periodo dall'800 a.C. all'800 d.C.
(manufatti litici, monete, terrecotte, tre elmi italici in bronzo,
copia del Senatus Consultum de Bacchanalibus ecc.). Terminata la
visita dell'Antiquarium e lasciati i locali del Municipio è
facile raggiungere il vecchio campo sportivo ove sono attualmente
in corso di esecuzione degli scavi archeologici, che hanno già
accertato la presenza di una abitazione risalente al periodo
romano-brettio. Da qui, proseguendo lungo Via Cigala, si arriva
in Piazza Italia, ma, prima di giungere nella piazza principale
del paese si può ammirare la bellissima chiesa di Maria Ss.
Scala Coeli e la piazzetta retrostante (Piazza Cigala), di
recente restaurata e che è divenuta uno dei luoghi più
suggestivi di Tiriolo. Questa chiesa che, secondo alcuni, era
sede di una delle prime diocesi della Calabria, prima ancora di
Catanzaro e di Nicastro, divenne, nel 1610, cappella privata dei
principi Cigala ed è, a detta di molti, uno dei più antichi
monumenti sacri della Calabria e di Tiriolo. Giunti in Piazza
Italia (Santu Lia), l'attenzione del visitatore sarà di
certo attirata dalla Chiesa conventuale Maria SS. Selle Grazie (XVII
sec.), che gli viene di fronte, e dal Palazzo Alemanni (XVIII sec.)
sulla sinistra. Nella Chiesa di Ss. Maria delle Grazie è
possibile ammirare un crocifisso ligneo del XVI secolo di
incantevole bellezza, prima custodito nella Chiesa S. Maria Scala
Coeli e poi da qui trasferito a causa della precarietà delle sue
strutture architettoniche.
A questo punto non resta che salire verso il centro storico,
situato lungo il pendio di una dolce collinetta, dove ogni pietra
ha una sua storia e dove nell'intrecciarsi di vie e viuzze è
possibile riscoprire odori e suoni di tempi passati.
La visita del centro storico inizia salendo lungo Via De
Filippis che porta da Piazza Italia a "Sant' Angelo",
dove sta la casa nativa di Vincenzo De Filippis; da qui,
percorrendo Via Trieste, si giunge alla Chiesa dello Spirito
Santo (nella foto sopra - di Luigi Guzzo) della quale i meno
giovani ricordano gli interni e bellissimi palchetti in legno. Proseguendo
l'ascesa verso la zona più alta della collinetta, all'imbocco di
Via Castello è possibile ammirare, sulla sinistra, Palazzo
Schettini (XVI sec.), i cui balconi in ferro battuto (nella foto
accanto) fanno degnamente parte del patrimonio artistico
tiriolese. Salendo ancora si giunge alla cima della collinetta
dove si trovano i ruderi del Castello S. Angelo (XI-XII sec.)
eretto durante la dominazione aragonese sui resti di quello
normanno. Simbolo del potere feudale, ha subito nei secoli
diverse modifiche rispetto al suo impianto originario determinate
da eventi sia bellici che naturali (foto sotto).
Terminata la visita ai ruderi di Castel Sant'Angelo la visita
al centro storico prosegue verso la Chiesa Madre Maria SS. Della
Neve (La storia di
Maria Ss. della Neve - Regina e padrona di Tiriolo),
altro gioiello dell'architettura ecclesiastica tiriolese, che
racchiude, nella sua semplicità, la testimonianza della fede
della gente di Tiriolo.
Una volta visitato il centro storico, si scende verso la parte
più bassa del paese e, percorrendo Via Indipendenza prima e Via
Roma poi, si giunge a Piazza IV Novembre (Santa Nicola).
Da qui, camminando sul vecchio 'mpetratu (pavimentazione
in pietra presente, fino a qualche anno fa, in tutto il centro
storico), è possibile vedere sulla destra il Monte Tiriolo e
buona parte della vallata del fiume Amato, da dove Ulisse,
accompagnato da Nausica, risalì verso la reggia dei Feaci (questa
la tesi dello storico A. Wolf - esaminabile alla pagina Il vero viaggio di Ulisse
- che riconosce Tiriolo come centro di grande interesse storico).
Da Piazza IV Novembre si può salire sul Monte Tiriolo (foto
di Luigi Guzzo). E' qui che si trovano le testimonianze
archeologiche più importanti di Tiriolo: si tratta di grotte
naturali, utilizzate dai primi insediamenti dell'età neolitica e
di imponenti strutture, ancora in corso di scavo, riferibili a
una chiesa altomedievale e alle fortificazioni d'età bizantina,
di cui si distinguono le mura e una grande cisterna.
2° Percorso
Il secondo tipo di percorso, quello naturalistico-ambientale, porta, invece, alla scoperta di luoghi, particolarmente adatti a chi ama l'escursionismo moderato, ove è possibile ammirare delle bellezze naturali varie ed incontaminate. L'escursione inizia con la visita del Monte Tiriolo; per questa escursione si consiglia di seguire un percorso che dall'ex mattatoio comunale - distante circa 300 metri da Piazza IV Novembre in direzione Gimigliano - porta sino alla cima del monte. La presenza di numerose grotte (Grotta du Re Niliu, Grotta della Cozetta, Meandro del Fico), la sua flora (costituita principalmente da eriche, corbezzoli, biancospini tra i quali svettano lecci, faggi, querce, pini e acacie) e la sua fauna (volpi, moscardini, faine e soprattutto uccelli rapaci che trovano nella conformazione roccioso il loro habitat naturale; vi nidificano varie specie di falco, quello pecchiaiolo, quello di pianura e quello pellegrino; vari sono anche stati avvistamenti di aquile reali) lo rendono un sito naturalistico tra i più interessanti della zona.
Seguendo questo secondo percorso ci si deve, poi, spostare
sulle valli del fiume Amato prima, e del Corace poi. Anche questi
posti sono un ottimo banco di studio didattico faunistico e
floristico oltre che interessanti occasioni di studio delle
antiche civiltà contadine; si trovano infatti lungo le sponde
dell'Amato dei vecchi mulini ad acqua (nella foto accanto),
mentre sulle sponde del Corace delle antiche fattorie.
Per raggiungere le sponde del Corace occorre proseguire per
Gimigliano e raggiungere il ponte sul
Corace;
pochi metri dopo questo ponte, sulla destra, si trova una stradina asfaltata,
che bisogna seguire per circa un chilometro; quando la stradina asfaltata lascia
il posto a una stradina a fondo naturale occorre lasciare l'auto e proseguire a
piedi su questa strada che porta alla chiesetta semidistrutta della Madonna
delle Grazie (foto a destra).
Prima
del ponte, sulla sinistra, ci si deve immettere in una stradina
che scende verso il greto del fiume (nella foto sotto un momento
dell'escursione fatta con Fabio - maglietta verdina -, Saverio - maglietta nera
- ed Ivan - maglia gialla; a sinistra ci sono io - Antonio Paone). Da qui, il visitatore può
iniziare la risalita del torrente e, camminando quasi sempre
nell'acqua, è possibile ammirare, dopo una serie di
restringimenti e anse, uno strettissimo canyon con una grande
pozza (detta "vuddru du mpiernu") ed una cascata
alta circa cinque metri (nella foto a sinistra).
Se si vogliono raggiungere, invece, le sponde del fiume Amato, si deve proseguire lungo la S.s. n° 19 in direzione San Pietro Apostolo e, dopo circa due chilometri (subito dopo l'hotel-Ristorante "Il Coniglio d'Oro"), immettersi in una stradina sulla sinistra, che porta a valle. Dopo circa tre chilometri si giunge a un pollaio abbandonato e da qui, dopo aver lasciato l'auto, proseguendo a piedi, si giunge sulle sponde del fiume da dove è possibile, scendendo lungo il fiume, raggiungere i vecchi mulini di cui rimangono, purtroppo, solo i ruderi.