E’ importante sottolineare alcune delle caratteristiche fondamentali del Thiobacillus ferrooxidans, poiché il processo di biolisciviazione gravita attorno ad esso. Il Thiobacillus ferrooxidans è ubiquitario, nel senso che non esiste giacimento a solfuri misti in cui, determinandosi le condizioni idonee alla sua sopravvivenza, esso non sia presente. Il microrganismo è chemiolitotrofo aerobio per cui le sue condizioni ottimali di ambiente si realizzano in soluzioni solfatiche a pH compreso tra i 2,0 e i 3,5; inoltre, sebbene sia stato definito mesofilo, ed in effetti in moti casi si raggiungono ottimi risultati della biolisciviazione intorno ai 35°C, esso è attivo anche nel campo di temperatura compreso tra i 4°C e 40°C. La biolisciviazione è pertanto un processo che, per la sua ottimizzazione, deve rispettare, in primis, queste 2 condizioni [5-2-a]:
- un flusso di liscivia acquosa che agisca da veicolo del microrganismo e dei gas (aria e possibilmente anidiride carbonica) necessari per il suo metabolismo e che, nel contempo, asporti, con continuità i sali cupriferi che vanno producendosi; questo significa che la biolisciviazione non può essere applicata in zone aride, e che deve essere garantita una certa aerazione all’ammasso roccioso in cui circolano le liscivie
- il mantenimento del pH delle liscivie attorno al valore 3; pertanto né la roccia incassante né la mineralizzazione devono avere una composizione tale da provocare un consumo di acido solforico maggiore della quantità di acido prodotto dall’attività degli organismi; logicamente la biolisciviazione non può essere effettuata in rocce carbonatiche.