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S. GIOVANNI DA CAPESTRANO
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Terminati
gli studi fu chiamato da re Ladislao a Napoli, capitale del regno e iniziò la
sua carriera come consigliere della vicaria, regio tribunale dove si discutevano
i processi politici. Inviato dallo stesso re a Perugia, avamposto del regno di
Napoli, fu prima giudice onestissimo e brillante e poi luogotenente del capitano
del popolo. Dopo
il ritiro della guarnigione napoletana, i cittadini mandarono Giovanni come
messaggero di pace dai Malatesta. Essi lo fecero prigioniero e lo rinchiusero
nel castello di Brufa. Tenuto a pane e acqua con i ceppi ai piedi, tentò la
fuga calandosi dalla torre usando i listelli di una coperta.
Pagato
il riscatto di 400 ducati riacquistò la liberta.Tornato a Capestrano sciolse il
vincolo del matrimonio che aveva con una giovane capestranese, che tra l'altro
non aveva mai consumato, e tornato a Perugia si sottopose ad una grande
umiliazione in disprezzo delle cose di questo mondo. Si mise in testa un
cappello con su scritti i suoi peccati e cavalcando un asino alla rovescia,
attraversò la città raccogliendo le burla dei cittadini. Il
4 ottobre 1415 entrò nel convento di Monteripido presso Perugia. Dopo il
noviziato passò al convento di Fiesole dove era guardiano S. Berardino da
Siena, divenuto poi suo maestro spirituale. Iniziò
quindi suo peregrinare per molte città d'Italia e d'europa in difesa della
chiesa di Roma e per edificare conventi in onore di S.Francesco. Ottimo
predicatore radunava presso di sè sempre più grandi folle, era anche un
lavoratore instancabile. All'Aquila veniva spesso notato al lavoro manuale per
la costruzione dell'ospedale di S. Salvatore vicino all'odierna basilica di S.
Bernardino. Costruì molti conventi in Abruzzo ed iniziò anche quello di
Capestrano nel dicembre del 1447. Dal
1451 il Santo dedicò la sua vita alle nazioni d'oltralpi senza più tornare in
Italia. In
seguito Callisto III incaricò frate Giovanni da Capestrano di sollecitare
interventi militari presso principi e re europei contro la minaccia dei turchi.
Egli lavorò indefessamente come diplomatico pontificio, ma non disdegnò di
stare accanto ai soldati che rischiavano la vita per la nostra fede. Alla testa
dei crociati comandati dal principe ungherese Giovanni Hunyadi il 22 luglio 1456
fermò alle porte di Belgrado l'esercito turco e lo costrinse a fuggire
disordinatamente. Sul campo di battaglia, ingombro di cadaveri insepolti, scoppiò
la peste e il 6 agosto 1456 la contrasse egli stesso. Con
il fisico debilitato, ma con la mente lucida, continuava ad architettare piani
contro gli infedeli convinto che la vittoria dovesse continuare fino in
Palestina. Il
1° settembre venne trasferito nel convento di Villaco (Ylohk) in Ungheria dove,
il 23 ottobre del 1456, morì all'età di 70 anni. Il
suo corpo rimase in venerazione otto giorni. In seguito fu sepolto nella prima
cappella della chiesa in una cassa chiusa a sette chiavi. Lì rimase sicuramente
fino all'anno 1556, quando i turchi invasero l'Ungheria e la città di Villaco. Prima
di morire S. Giovanni espresse desiderio che tutti i suoi averi, che non erano
altro che libri e manoscritti, fossero riportati a Capestrano. Li affidò a fra
Giovanni da Taglicozzo e fra Ambrogio da L'Aquila e, giunti a Capestrano, furono
collocati in una biblioteca fatta costruire per l'occasione dalla contessa
Cobella da Celano. Il
16 ottobre 1690 il papa Alessandro VIII emanò il decreto di canonizzazione del
beato Giovanni. Cosimo
III, che reggeva il Granducato di Toscana e il Principato di Capestrano, proclamò
otto giorni di festeggiamenti e regalò alla popolazione il busto argenteo del
Santo, attualmente conservato nel convento. Nel
1984 S. Giovanni da Capestrano è stato nominato patrono dei cappellani militari
di tutto il mondo. |
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