| PARLA
BUTTIGLIONE (Giusy Franzese sul "Mattino" del
23/1/2001)
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(Dal "Corriere della sera" -lunedì 10.7.2000) ROMA - Onorevole Buttiglione, dal Polo arriva unapprovazione piena e incondizionata per il dispiacere del Papa dopo il corteo del Gay Pride. Ma né il Cdu, il partito di cui lei è presidente, né gli altri partiti della Casa delle Libertà sembrano aver mostrato lo stesso entusiasmo per lappello alla clemenza del Pontefice. Due pesi e due misure? "No, le cose non stanno così. La manifestazione di sabato era inopportuna, perché oggettivamente lostentazione dellomosessualità è una provocazione. Sarebbe del resto contro ogni principio dello Stato democratico pretendere che noi riconosciamo come moralmente legittimo un comportamento del genere. Detto questo, noi siamo a favore di un gesto di clemenza. Ma di un gesto di clemenza vero". E cioè? Quali sono i gesti di clemenza "non veri"? "Il messaggio del Papa è che dentro ogni uomo cè il potenziale per la conversione, per il cambiamento. Un messaggio al quale lo Stato può rispondere scommettendoci, oppure rimanere freddo e dire che non ci crede. Quello che lo Stato non può fare è strumentalizzare questo messaggio, adattarlo alle convenienze di una parte politica. Cè in Italia il problema di una sinistra che sul giustizialismo ha costruito le proprie fortune politiche". Berlusconi ha detto che non cè più spazio per unamnistia. E lui comunque, ha detto, avrebbe accettato solo un provvedimento che chiudesse i conti con Tangentopoli. "Confermo il fatto che noi avremmo accettato una "vera" amnistia. E se ci fosse proposta potremmo accettarla anche adesso. Come una cosa che riconcilia una nazione con se stessa. Del resto Berlusconi ha anche detto che lui era pronto a rinunciarvi, personalmente. Ma la risposta è stata negativa. Perché quello che si vuole è delegittimare unintera fase del passato. La sinistra ha avuto 5 anni per mettere ordine nelle carceri, e non ne è stata capace. Sono 5 anni che i problemi marciscono. E si svegliano adesso?". Ma la Casa delle Libertà non ha sempre considerato importante conciliare clemenza e sicurezza? Unamnistia non rischia di mettere per strada troppi soggetti potenzialmente pericolosi? "Lamnistia, a differenza dellindulto, avrebbe effetto anche e soprattutto in quel 54 per cento di detenuti che sono ancora in attesa di giudizio. La metà dei quali è destinata a essere dichiarata innocente. E che quindi presumibilmente non tornerà a intasare le patrie galere. Ma il problema principale è che noi dobbiamo offrire a chi esce di prigione, specie a quelli già condannati, un sistema di sostegno e di solidarietà. Le pene alternative al carcere vanno costruite, richiedono un impegno continuo. In Italia è possibile una mobilitazione della società civile per un compito del genere? Io credo di sì". Avete rimproverato il governo di non aver preso posizione sullamnistia. Il governo dice che spetta al Parlamento decidere. Come si esce dallimpasse? "Sicuramente non introducendo in maniera surrettizia un indulto mascherato, forzando i meccanismi della Gozzini, una legge già bisognosa di riforma. Certo, è il giudice di sorveglianza che dovrà decidere, caso per caso. Ma purtroppo abbiamo limpressione che i giudici dimostrino un certo lassismo, nella concessione di questi benefici. Anche perché quando sbagliano è raro che vengano chiamati a rispondere. Il fatto è che questi provvedimenti andrebbero collegati a una struttura di sostegno che segua le persone rimesse in libertà". G. Gallo |
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Sabato 25 marzo 2000 - Rocco Buttiglione a Torino per la presentazione dei candidati dello Scudo Crociato Riportiamo l'intervista a Rocco Buttiglione comparsa sul giornale "Torino Sera" |
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