INTERVISTE

 

 
PARLA BUTTIGLIONE (Giusy Franzese sul "Mattino" del 23/1/2001)


Ribadisce: non abbiamo paura di correre da soli. Ma poi aggiunge: nel progetto di aggregazione dei democratici cristiani, ci crediamo davvero. Così tanto che non solo il Biancofiore non si sfascerà, ma presto conterà un alleato in più. Rocco Buttiglione, segretario del Cdu, è certo: della partita farà parte anche Sergio D'Antoni.
Onorevole Buttiglione, sono vere le voci di attrito con Casini?
"No. Stimo molto Casini per la convinzione e l'impegno che mette nel progetto comune del Biancofiore. Sul territorio, però, il Ccd in molti posti non marcia secondo questo progetto e fa blocco con An per marginalizzare il Cdu".
È sicuro che il Biancofiore andrà in porto?
"Qualcuno - che non è Casini - dice: alle regionali siete andati bene perché la gente vota i candidati; ora alle politiche avrete meno candidati e quindi crollerete nei voti. Ma i nostri elettori votano il simbolo e il riferimento ideale quindi ci sentiamo insultati. Se ci sfidano noi non abbiamo paura di correre da soli il rischio del 4%. Questo non lo diciamo perché non vogliamo fare l'operazione Biancofiore, al contrario è per spiegare che la vogliamo fare non per paura, ma perché ci crediamo: è il primo fattore aggregativo dopo tante vicende disgregative della presenza dei democratici cristiani".
È d'accordo ad allargare l'alleanza di centrodestra ai socialisti?
"Certo. Il progetto della Casa delle Libertà è quello di recuperare tutta l'area del centro e della sinistra moderata che il giustizialismo e l'egemonismo dei comunisti respingono verso di noi".
Bossi, però, non sembra entusiasta.
"Se si cerca di far saltare i nervi a Bossi, poi non ci si può lamentare quando Bossi si arrabbia. Bossi non può nello stesso giorno sentirsi dire: tu a Milano non entri nella coalizione di governo della città e invece arrivano i socialisti. Non si può chiedere buon senso ad uno soltanto".
Pensa che alla fine D'Antoni si schiererà con il centrodestra e il Biancofiore?
"Se D'Antoni viene, per me è una grande vittoria perché è la riunificazione del vecchio partito popolare e quindi il riferimento dei democratici cristiani in Italia e di una larga parte dell'area cattolica. Se D'Antoni non viene, bisogna che sia chiaro che è lui che se ne assume per intero la responsabilità davanti ad una nostra amichevole disponibilità".
La sua idea di offrirgli la candidatura a sindaco di Roma è stata raccolta da altri?
"Se D'Antoni desse un segnale in questo senso, sono certo che non ci sarebbero problemi. Certo mi dispiace per l'amico Tajani, ma a volte le ragioni della politica possono danneggiare gli amici".


BUTTIGLIONE - Il leader CDU: favorevoli a un gesto di riconciliazione, no a forzature della "Gozzini" "Quel messaggio invoca una vera amnistia"

(Dal "Corriere della sera" -lunedì 10.7.2000)

ROMA - Onorevole Buttiglione, dal Polo arriva un’approvazione piena e incondizionata per il dispiacere del Papa dopo il corteo del Gay Pride. Ma né il Cdu, il partito di cui lei è presidente, né gli altri partiti della Casa delle Libertà sembrano aver mostrato lo stesso entusiasmo per l’appello alla clemenza del Pontefice. Due pesi e due misure?

"No, le cose non stanno così. La manifestazione di sabato era inopportuna, perché oggettivamente l’ostentazione dell’omosessualità è una provocazione. Sarebbe del resto contro ogni principio dello Stato democratico pretendere che noi riconosciamo come moralmente legittimo un comportamento del genere. Detto questo, noi siamo a favore di un gesto di clemenza. Ma di un gesto di clemenza vero".

E cioè? Quali sono i gesti di clemenza "non veri"?

"Il messaggio del Papa è che dentro ogni uomo c’è il potenziale per la conversione, per il cambiamento. Un messaggio al quale lo Stato può rispondere scommettendoci, oppure rimanere freddo e dire che non ci crede. Quello che lo Stato non può fare è strumentalizzare questo messaggio, adattarlo alle convenienze di una parte politica. C’è in Italia il problema di una sinistra che sul giustizialismo ha costruito le proprie fortune politiche".

Berlusconi ha detto che non c’è più spazio per un’amnistia. E lui comunque, ha detto, avrebbe accettato solo un provvedimento che chiudesse i conti con Tangentopoli.

"Confermo il fatto che noi avremmo accettato una "vera" amnistia. E se ci fosse proposta potremmo accettarla anche adesso. Come una cosa che riconcilia una nazione con se stessa. Del resto Berlusconi ha anche detto che lui era pronto a rinunciarvi, personalmente. Ma la risposta è stata negativa. Perché quello che si vuole è delegittimare un’intera fase del passato. La sinistra ha avuto 5 anni per mettere ordine nelle carceri, e non ne è stata capace. Sono 5 anni che i problemi marciscono. E si svegliano adesso?".

Ma la Casa delle Libertà non ha sempre considerato importante conciliare clemenza e sicurezza? Un’amnistia non rischia di mettere per strada troppi soggetti potenzialmente pericolosi?

"L’amnistia, a differenza dell’indulto, avrebbe effetto anche e soprattutto in quel 54 per cento di detenuti che sono ancora in attesa di giudizio. La metà dei quali è destinata a essere dichiarata innocente. E che quindi presumibilmente non tornerà a intasare le patrie galere. Ma il problema principale è che noi dobbiamo offrire a chi esce di prigione, specie a quelli già condannati, un sistema di sostegno e di solidarietà. Le pene alternative al carcere vanno costruite, richiedono un impegno continuo. In Italia è possibile una mobilitazione della società civile per un compito del genere? Io credo di sì".

Avete rimproverato il governo di non aver preso posizione sull’amnistia. Il governo dice che spetta al Parlamento decidere. Come si esce dall’impasse?

"Sicuramente non introducendo in maniera surrettizia un indulto mascherato, forzando i meccanismi della Gozzini, una legge già bisognosa di riforma. Certo, è il giudice di sorveglianza che dovrà decidere, caso per caso. Ma purtroppo abbiamo l’impressione che i giudici dimostrino un certo lassismo, nella concessione di questi benefici. Anche perché quando sbagliano è raro che vengano chiamati a rispondere. Il fatto è che questi provvedimenti andrebbero collegati a una struttura di sostegno che segua le persone rimesse in libertà".

G. Gallo


ROCCO BUTTIGLIONE A TORINO

Sabato 25 marzo 2000 - Rocco Buttiglione a Torino per la presentazione dei candidati dello Scudo Crociato

Riportiamo l'intervista a Rocco Buttiglione comparsa sul giornale "Torino Sera"

Il testo dell'intervista

D. A meno di un mese dalle elezioni, i sondaggi mettono in evidenza un dato su tutti. Un’alta percentuale non sa ancora cosa votare né se andrà a votare. C’è una forte disaffezione alla politica. Secondo lei, come si può convincere i cittadini ad andare alle urne?

R. Con la chiarezza dei principi e dei valori. Io credo che la disaffezione nasca dal fatto che tante forze politiche non hanno radici e continuità storica. Quando c’era la democrazia cristiana, l’ampia area moderata degli elettori sapeva che i democristiani magari non sempre erano dei santi, ma su valori fondamentali come la libertà, la giustizia, la difesa del lavoro, non avrebbero mai ceduto. Noi dobbiamo di nuovo dare agli elettori moderati questa certezza.

D. Leggendo i programmi dei due candidati alla presidenza della Regione, si ha spesso l’impressione che ci siano molti punti in comune. Che cos’è che differenzia il centro destra?

R. Io sono sicuro che il CDU non è confondibile con nessun altro. Credo che noi dobbiamo puntare su valori come la difesa della vita fin dal concepimento e la lotta contro la droga, che non può essere legalizzata. E dobbiamo sostenere la famiglia , che non può essere comparata con qualunque convivenza. Non perché io abbia qualcosa contro il matrimonio degli omosessuali, ma perché attraverso questo tema propagandato passa l’idea che tutto è famiglia e quindi niente è famiglia. Ci vuole una politica di sostegno alla famiglia, e per questo vale anche la pena di pagare più tasse. Ma non capisco perché dovremmo sostenere le coppie omosessuali, che non devono gravare sul bilancio dello Stato. Su questo noi e la sinistra non diciamo le stesse cose.

D. Tenendo presenti questi temi, soprattutto la droga, come si poteva pensare ad un accordo con i Radicali di Pannella?

R. Non si poteva e non si doveva pensare. E noi non ci abbiamo mai pensato.

D. In questi giorni si discute la nuova legge elettorale. Quali sono i pregi e i difetti dei due sistemi, il maggioritario ed il proporzionale?

R. Purtroppo oggi si è fatto credere agli italiani che tutto dipende dalle legge elettorale e che cambiandola, con un colpo di bacchetta magica, avremo una classe dirigente pulita, governi stabili, crescita economica.Ovviamente non è vero, perché se non ci sarà un rinnovamento morale della politica le cose non cambieranno. Inoltre ci avevano promesso che con un sistema uninominale avremmo avuto stabilità di governo. Abbiamo avuto cinque governi in cinque anni. Ci avevano promesso più onestà ed abbiamo avuto il massimo della corruzione, perché i deputati della prima Repubblica non si vendevano in Parlamento per 200 milioni. Per questo io dico torniamo al proporzionale. Ci vuole un sistema come quello della Regione, con base proporzionale e magari con un premio di maggioranza. Gli unici ad averci guadagnato sono le sinistre che sono riuscite ad arrivare al Governo. Capisco che loro vogliano difenderlo, ma non capisco perché dovremmo difenderlo noi.

(articolo di Erika Petromilli)

Le fotografie si riferiscono ad alcuni momenti della riunione

Rocco Buttiglione e Rosa Anna Costa

L'intervento dell'on. Delfino

L'on. Delfino, Rocco Buttiglione e Rosa Anna Costa

Gli esponenti del CDU davanti a Torino Esposizioni nei cui locali si è tenuta la riunione

 

Home page