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Alfonso V(d'Aragona e Sicilia)(? 1396 - Napoli
1458), re dAragona e di Sicilia (1416-1458) e, con il nome di Alfonso I, re di
Napoli (1443-1458). Figlio di Ferdinando I d'Aragona, si meritò lappellativo di magnanimo quando,
allascesa al trono, distrusse una lista sulla quale comparivano i nomi dei nobili
che avevano mostrato un atteggiamento ostile nei suoi confronti. Nel 1420, dopo un accordo
diplomatico con il visconte di Narbona, annetté al suo regno la Sardegna; nello stesso
anno attaccò la Corsica ma poco dopo raggiunse Napoli su richiesta della regina Giovanna
II che, in cambio del suo aiuto contro Luigi III dAngiò, lo nominò
erede al trono. Nel 1423 la regina spostò i suoi favori da Alfonso al rivale Luigi, e
alla sua morte, nel 1435, Alfonso dovette affrontare il duca Renato dAngiò,
fratello di Luigi, che accampava i propri diritti sul regno. Il papa, la famiglia Visconti e la
repubblica di Genova si schierarono con Renato: nella battaglia di Ponza (5 agosto 1535)
la flotta genovese sconfisse quella dAragona e Alfonso venne fatto prigioniero.
Condotto a Milano dal duca Filippo Maria Visconti, riuscì a stringere con
questultimo unalleanza segreta. Liberato, riprese i combattimenti,
sconfiggendo infine Renato e conquistando il regno di Napoli. Trasferì lintera
corte nella città partenopea, trasformandola in un vivace centro artistico e culturale;
con il nome di Alfonso I fu il fondatore della dinastia spagnola in Italia. Nel 1447, alla
morte di Filippo Maria, scatenò una guerra nellinfruttuoso tentativo di
impadronirsi del suo regno, guerra che gli attirò lostilità di Firenze e di
Venezia.

Ariosto, Ludovico poeta (Reggio nellEmilia 1474-Ferrara 1533). Visse
alla corte di Ferrara, al servizio del cardinale Ippolito dEste e poi del duca
Alfonso, che gli affidò il governo della Garfagnana. Sposò nel 1527 Alessandra Benucci e
visse gli ultimi anni in contrada Mirasole, attendendo alla paziente rielaborazione del
suo poema LOrlando furioso. Tra le opere minori, i Carmina (1494-1504), in latino,
alcune liriche in volgare e, in terza rima, sul modello dei sermoni oraziani, le sette
Satire (1517-1525), lettere di tono conversativo in cui lAriosto rivive i
momenti più decisivi della propria vita, esprimendo giudizi morali. Scrisse 5 commedie
(Cassaria, 1508; Suppositi, 1509; Studenti, 1518-1519; Negromante, 1520; Lena, 1529) in
endecasillabi sciolti a imitazione di Plauto e Terenzio, che furono le prime commedie
regolari in volgare ed influirono decisamente sul teatro del Cinquecento. Il capolavoro è
LOrlando furioso, poema in ottava rima (I edizione a Venezia, 1516, in 40 canti; II
edizione a Ferrara,
1521, con
revisione della lingua e dello stile secondo i moduli del toscano letterario; edizione
definitiva a Ferrara, 1532, in 46 canti). Massima espressione poetica del Rinascimento, in
esso sono mescolati, con distacco e perfetta armonia, gusto per la descrizione realistica
e abbandono alla fantasia. Il poema si ricollega alla materia dei poemi
epico-cavallereschi, ma i moduli di origine popolare vengono trasportati in forme
letterarie classicheggianti, continuando il rinnovamento iniziato dal Boiardo
nellOrlando innamorato. La trama è molto complessa: fanno da impalcatura le vicende
della guerra tra Carlo Magno e Agramante, condottiero dei Saraceni; su di esse si
inseriscono lamore avventuroso del paladino Orlando per Angelica e quello di
Bradamante e Ruggiero, in una narrazione ricchissima di episodi in cui lironia è il
mezzo di cui lAriosto si serve per equilibrare realtà ed elementi
fantastico-soprannaturali.

Campin, Robert (Valenciennes 1378 ca. - Tournai 1444), pittore fiammingo
solitamente identificato con il Maestro di Flémalle, tra i primi e principali
rappresentanti della scuola fiamminga. Campin diventò maestro darte a Tournai nel
1406 e fu attivo fino alla morte, dipingendo soprattutto pale daltare e tavole a
soggetto religioso. Rompendo con lidealizzato e artificiale gotico internazionale,
manifestò un rivoluzionario interesse per il realismo. Tre sono le innovazioni che contraddistinguono la sua arte
rispetto alla pittura gotica: la concezione della figura umana, rappresentata
tridimensionalmente; la consapevolezza della prospettiva; lattenzione per i dettagli della vita
quotidiana. Queste qualità, solo accennate nei primi lavori - quali il famoso Trittico
di Mérode (1425 ca., Metropolitan Museum of Art, New York) - si svilupparono appieno
nelle opere dellultimo periodo, come lAltare
Werl (1438, Prado, Madrid). La
tavola rappresentante Santa Barbara, ad esempio, è inserita in un interno fiammingo
altamente realistico e ricco di dettagli, e la prospettiva della stanza si sviluppa,
attraverso una finestra aperta, fino al paesaggio esterno; la figura della santa è
dipinta realisticamente, avvolta in ricchi drappeggi.Lopera di Campin influenzò
profondamente due successivi maestri fiamminghi, il suo allievo Rogier van der Weyden e Jan van Eyck.

Carlo VI (di Francia) Detto il
Folle (Parigi 1368-1422), re di Francia (1380-1422), figlio di Carlo V, cui succedette nel 1380 rimanendo però sotto la tutela di un consiglio
di reggenza, composto dai duchi di Borgogna, di Berry e d'Angiò, fino al 1388, anno in
cui se ne liberò, ripristinando il sistema di governo del padre per rimettere in sesto le
disastrate finanze statali. Carlo V regnò fino al 1392, anno in cui impazzì. Nella
successiva contesa per il potere, la Francia fu teatro di guerre civili tra i sostenitori
dei duchi d'Armagnac (della casa d'Orléans) e quelli dei duchi di Borgogna. Gli inglesi approfittarono
della debolezza della Francia per attaccare il paese; vinsero la battaglia di Azincourt nel 1415, e
in seguito conquistarono la Normandia, Rouen e infine Parigi. Nel 1420 imposero alla
Francia il trattato di Troyes, secondo cui Carlo VI doveva diseredare il primogenito, far sposare la
figlia Caterina di Valois con il re d'Inghilterra Enrico
V, e conferire a questi o al suo erede il diritto di
successione al trono di Francia.

Enrico IV (d'Inghilterra) (Bolingbroke, Lincolnshire 1367- Westminster 1413), re
d'Inghilterra (1399-1413); fu il primo sovrano della dinastia Lancaster. Dal 1387 al 1390 guidò il partito che si opponeva al cugino, re
Riccardo II, e in seguito combatté a fianco dei cavalieri teutonici
contro i lituani. Il sovrano, temendo il suo crescente potere, approfittò di una disputa
fra Enrico e il duca di Norfolk, per condannarlo a sei anni di esilio (1398), da scontare
in Francia. Nonostante la garanzia di non privarlo dei suoi beni, quando il padre di
Enrico morì, Riccardo confiscò i possedimenti dei Lancaster; Enrico radunò allora un
esercito, invase l'Inghilterra e catturò Riccardo, costringendolo ad abdicare. Nel 1399
Enrico venne eletto re dal Parlamento. L'anno seguente soffocò una rivolta di nobili che
sostenevano Riccardo. Gli scozzesi e i gallesi, appoggiati dai francesi, approfittarono
della situazione di tensione per organizzare una ribellione contro la corona inglese. I
primi furono sconfitti nel 1402 a Humbleton, ma i secondi continuarono la rivolta per
sette anni. Durante il suo regno, caratterizzato da continue ribellioni nobiliari, Enrico
IV perseguitò la setta religiosa dei lollardi. Morì il 20 marzo 1413; gli succedette il figlio Enrico
V.

Enrico IV
Re d'Inghilterra, primo della dinastia dei
Lancaster. Esiliato, nel 1399 rientrò segretamente in Inghilterra, prese prigioniero il
cugino, Riccardo II, e lo costrinse ad abdicare, facendosi proclamare sovrano.

Enrico V (d'Inghilterra) (Monmouth
1387 - Vincennes 1422), re d'Inghilterra (1413-1422), figlio e successore di Enrico IV. Nel 1410-11, durante una malattia del padre, fu
a capo del consiglio reale, ma, entrato in contrasto con il re, ne fu allontanato. Salito
al trono nel 1413 fece seppellire presso l'abazia di Westminster i resti di Riccardo II, che,
deposto da Enrico IV, era morto in prigione. Continuò la persecuzione della setta
religiosa dei lollardi e ne giustiziò il capo, John Oldcastle. Nel 1415
sconfisse i francesi nella battaglia di Azincourt. L'anno dopo si alleò con l'imperatore Sigismondo e nel 1417 iniziò la conquista della Normandia, che si concluse due anni dopo
con la presa di Rouen. Stipulò con Carlo VI
di Francia il trattato di Troyes nel 1420, ottenendo in sposa la figlia del re, Caterina
di Valois, e assicurandosi la successione al trono di Francia. Tornò in Inghilterra nel
1421, lasciando il fratello Tommaso, duca di Clarence, come luogotenente in Normandia; ma
i francesi si ribellarono e cacciarono il duca. Enrico tornò quindi in Francia, dove si
ammalò e morì. Gli succedette il figlio Enrico VI.

Eugenio IV (Venezia 1383 - Roma 1447), papa (1431-1447). Al
secolo Gabriele Condulmer, fu monaco agostiniano e poi vescovo prima che suo zio, papa
Gregorio XII, lo creasse cardinale nel 1408. Divenuto papa nel 1431, Eugenio avviò una
lunga disputa con i vescovi riuniti nel concilio
di Basilea (1431-1437) che cercò
invano di sciogliere e di invalidarne i poteri. Nonostante infatti ne avesse ordinato il
trasferimento a Ferrara nel 1437, un consistente gruppo di dissidenti rimase a Basilea.
Nel frattempo, nel 1438, Carlo VII, re di Francia, approfittando della rottura
creatasi in seno alla Chiesa di Roma, emise la sanzione pragmatica di Bourges, una
dichiarazione ufficiale che, concedendo maggiore libertà alla Chiesa francese, limitava
fortemente il potere papale. Nel 1439, per sfuggire a una pestilenza, il concilio
convocato da Eugenio si trasferì da Ferrara a Firenze dove la Chiesa cattolica e quella ortodossa si ritrovarono temporaneamente unite. Questo successo consentì a Eugenio
di annullare il concilio dissidente di Basilea e di ristabilire la sovranità papale sulla
Chiesa.

Ferdinando I (d'Aragona e Sicilia) (Medina del Campo, Valladolid 1380 ca. -
Igualada 1416), re dAragona e di Sicilia (1412-1416). Secondogenito di Giovanni I re
di Castiglia e di Eleonora dAragona, nel 1406, alla morte del fratello maggiore Enrico III di
Castiglia, rinunciò alla corona del regno a favore del nipote Giovanni II, ancora
bambino. Insieme alla vedova di Enrico, Caterina, assunse però la reggenza dimostrandosi
un prudente amministratore. Alla morte dello zio materno, Martino I, re dAragona (e
re di Sicilia con il nome di Martino II), Ferdinando venne scelto come suo successore ed
eletto re nel 1412. Uno degli episodi più importanti del suo breve regno fu
laccordo stabilito per deporre lantipapa Benedetto
XIII, durante il Concilio di Costanza, che contribuì a porre fine allo scisma dOccidente che aveva diviso la
Chiesa dal 1378 al 1417.

Ferdinando II (di Napoli) (Napoli
1467-1496), re di Napoli (1495-96), detto Ferrandino. Figlio primogenito di Alfonso II, si
oppose all'avanzata delle truppe francesi di Carlo VIII in Romagna,
ma fu costretto alla ritirata. In seguito all'abdicazione del padre in suo favore, nel
1495, resse il regno per pochi mesi, ma la sua strenua resistenza venne stroncata da una
morte precoce.

Filippo l'Ardito (Pontoise 1342
- Hall 1404), duca di Borgogna, figlio del re di Francia Giovanni il Buono.
Combatté valorosamente nella battaglia di Poitiers (1356),
da cui il soprannome di Ardito, ma fu condotto prigioniero in Inghilterra assieme al
padre. Tornato in Francia, nel 1360 ottenne il ducato di Turenna e nel 1363 quello di
Borgogna. Nel 1384, alla morte del
suocero Louis de Mâle ottenne le Fiandre. Nel 1380 fu designato reggente per Carlo VI, carica che
assunse nuovamente nel 1392, quando si
manifestò in Carlo la pazzia.


Leonardo da Vinci
pittore, architetto, scienziato e scrittore (Vinci 1452-castello di Cloux, Amboise, 1519).
Discepolo del Verrocchio in pittura, fu in ogni altro campo un autodidatta. Fu al servizio
di Ludovico il Moro dal 1482; dopo la caduta del duca, peregrinò in varie città
(Mantova, Venezia, Firenze) e fu ingegnere militare di Cesare Borgia. Ancora a Firenze nel
1503-1506, tornò a Milano nel 1506, dove progettò lavori di fortificazione del Naviglio
presso S. Cristoforo; fu quindi a Roma, al servizio di Giuliano de Medici, dal 1517
in Francia, presso la corte di Francesco I, dove morì. Come pittore creò una tecnica
sfumata, con delicati contrasti di luce e di ombra che fanno sparire i
contorni e creano unillusione di atmosfera e di vita nella scena rappresentata.
Opere principali: la Gioconda, la Vergine delle rocce e S. Anna, la Vergine e il Bambino
(tutti a Parigi, Louvre), lUltima Cena (Milano, Refettorio di S. Maria delle
Grazie), Annunciazione e Adorazione dei Magi (entrambe a Firenze, Uffizi). Come
scienziato, Leonardo compì fondamentali ricerche di meccanica (studi sulle leve), di
anatomia (dimostrazione della funzione dei muscoli), di ottica, di chimica, di geologia,
di astronomia. Precursore di molte conquiste della tecnica moderna, progettò macchine per
volare, strumenti nautici, macchine belliche. Gli scritti di Leonardo, dominati
dallentusiasmo quasi mistico di chi, nei misteri della natura, ricerca la traccia
del divino, hanno carattere frammentario: nel 1631 fu pubblicato il Trattato della
pittura, nel 1828 il Trattato del moto e della misura delle acque; nel 1894-1904 apparve
ledizione diplomatica del Codice Atlantico, raccolta di note scientifiche e disegni.

Medici Famiglia patrizia italiana che grazie ai commerci e all'attività
bancaria assurse al governo di Firenze nel XV
secolo e successivamente della Toscana, occupando un
ruolo di primo piano nella vita politica, religiosa e culturale dell'Europa del Rinascimento.
Originari del Mugello, i Medici si stabilirono a Firenze nel XII secolo, arricchendosi
durante il secolo seguente come mercanti di lana, poi anche come agenti di cambio.
L'ascesa politica della famiglia cominciò con Salvestro (1331-1388), gonfaloniere di
giustizia nel 1378 allo scoppio del tumulto dei
ciompi, di cui appoggiò le
rivendicazioni contro l'oligarchia cittadina, e con Giovanni di Bicci (1360-1429), che nel
1397 fondò il Banco dei Medici e divenne quindi curatore degli interessi finanziari della
Curia romana. Al figlio di quest'ultimo, Cosimo il
Vecchio si dovette nel 1434 la fondazione della signoria
medicea su Firenze, portata all'apogeo dal nipote di Cosimo, Lorenzo il Magnifico,
che compendiando in sé potere politico ed economico, amore per l'arte e per la cultura
rappresentò l'incarnazione ideale del principe rinascimentale. Sia Lorenzo, sia il
fratello Giuliano (1453-1478), ucciso durante la congiura
dei Pazzi, furono padri di due tra i maggiori pontefici del Cinquecento: Leone X,
figlio del Magnifico, papa dal 1513 al 1521, al cui servizio militò il grande condottiero
Giovanni dalle Bande Nere, appartenente a un
ramo cadetto della famiglia; e Clemente VII, figlio naturale di Giuliano, papa dal 1523 al
1534. Le vicende di entrambi si intrecciarono con la restaurazione dei Medici a Firenze
dopo le parentesi repubblicane del 1494-1512 e del 1527-1530: fu proprio mettendo fine a
quest'ultima che Clemente VII, appoggiando la nomina del nipote Alessandro (1510-1537) a
duca di Firenze, segnò la trasformazione della signoria medicea in principato. Tale
passaggio fu suggellato dall'avvento al potere del figlio di Giovanni delle Bande Nere, Cosimo I, che nel 1569 ottenne il titolo di granduca di
Toscana (Vedi Granducato di Toscana), rimasto
alla famiglia fino alla sua estinzione nel 1737. Alla famiglia dei Medici appartennero
anche due regine di Francia: la nipote del Magnifico, Caterina,
andata in moglie a Enrico II, e la figlia del
granduca Francesco I (1541-1587), Maria (1573-1642),
moglie di Enrico IV.

Niccolò V (Sarzana, La
Spezia 1397-1455), papa (1447-1455), rafforzò l'alleanza tra il papato e il Sacro romano
impero ed ebbe particolarmente a cuore
la cultura. Al secolo Tommaso Parentucelli, dopo gli studi divenne precettore presso due
casate fiorentine, dove incontrò il vescovo di Bologna, del quale divenne segretario.
Alla morte di quest'ultimo, papa Eugenio
IV lo promosse successore del vescovo.
Dopo una missione diplomatica nel Sacro romano impero, dove attirò il favore
dell'imperatore Federico III, venne eletto cardinale e, qualche mese dopo, papa.
Esercitando la sua influenza politica, Niccolò stipulò con Federico III il
concordato di Vienna del 1448, con cui i tedeschi rimanevano fedeli alla Chiesa cattolica,
e che assicurava a Federico la corona del Sacro romano impero. L'incoronazione di Federico
nel 1452 fu l'ultima incoronazione di un imperatore a Roma. Niccolò ottenne la
sottomissione e la rinuncia alle pretese pontificali dell'ultimo antipapa, Felice V, nel 1449, ponendo così fine al concilio di Basilea. Sotto il suo papato si avviarono a Roma e in Vaticano importanti opere
di ristrutturazione, convocando artisti del calibro di Beato Angelico, al quale
commissionò i restauri dei palazzi vaticani. Fondò infine la Biblioteca Vaticana e la
arricchì di numerosi volumi.

Riccardo II (Bordeaux 1367 - Pontefract 1400),
re d'Inghilterra (1377-1399). Figlio di Edoardo, principe di Galles (il Principe Nero), e di Giovanna, contessa del Kent,
diventò principe di Galles alla morte del padre. Nel 1377, quando morì suo nonno, re Edoardo III, gli succedette al trono di un
paese rovinato dalla peste nera
e oppresso da gravosi tributi. Il Parlamento, che negli ultimi anni del regno di Edoardo
III aveva acquisito maggiori poteri, cercò di assicurarsi il controllo del governo, ma fu
osteggiato da Giovanni di Gaunt, zio del sovrano. L'audacia e il coraggio di Riccardo
domarono rapidamente la rivolta dei contadini del 1381. Un anno dopo, a soli quindici
anni, sposò Anna di Boemia, figlia dell'imperatore del Sacro
romano impero, Carlo IV, e cominciò a contrastare i nobili ripristinando pienamente nel 1388
l'autorità regia.Al fine di imporre il proprio potere in Irlanda, Riccardo dovette
condurre una spedizione militare nel 1394. Inoltre esiliò il figlio di Giovannni di
Gaunt, Enrico Bolingbroke, duca di Hereford, che più tardi gli succedette con il nome di Enrico IV, e condannò a morte o bandì dal
paese altri nobili. Quando Riccardo tornò da una seconda spedizione in Irlanda, nel 1399,
trovò Bolingbroke alla guida di un temibile esercito. Caduto nelle mani di questi, nel
Galles, Riccardo fu condotto come prigioniero a Londra, dove il 30 settembre 1399 abdicò
ufficialmente. Il giorno seguente la sua abdicazione fu ratificata dal Parlamento, che
proclamò re Bolingbroke. Riccardo fu confinato nel castello di Pontefract, dove morì nel
febbraio 1400.

San Bernardino da
Siena (Massa Marittima 1380 -
L'Aquila 1444), predicatore francescano di nobili origini, celebre per i suoi sermoni e la
sua volontà riformatrice. Entrato nel 1402 nell'ordine dei francescani, dopo una malattia nel corso della quale fece un
sogno, fu ordinato sacerdote nel 1404. Si consacrò a vivere secondo l'ideale del suo
ordine, l'imitazione di Cristo,
predicando per le pubbliche piazze dell'Umbria, della Toscana, della Lombardia e del
Veneto e componendo opere di meditazione. La sua implicita critica ai potenti e al loro
stile di vita venne indirettamente punita con ripetute accuse di eresia da parte della
Curia romana, che, strumentalmente, accusò di non ortodossia teologica il suo particolare
culto nei confronti del sacro Nome di Gesù. Ma sia nel 1426 sia nel 1431 Bernardino fu
sempre di scagionato e nel 1432 papa Eugenio
IV gli rese piena giustizia. Bernardino fu canonizzato nel 1444.

Sigismondo
(Sacro romano impero)
(Norimberga 1368 - Znaim 1437), imperatore del Sacro romano
impero (1411-1437), re dUngheria (1387-1437) e di Boemia (1419-1437); figlio
dellimperatore Carlo IV. Nel 1385 sposò
Maria, figlia ed erede di Luigi I il Grande re di
Ungheria e Polonia, e due anni dopo si insediò sul trono dUngheria. Nel 1396 si
pose alla testa di un grande esercito di crociati
provenienti da varie parti dEuropa e intraprese una guerra contro i turchi; questi
ultimi, governati dal sultano ottomano Bayazid I,
riuscirono però a ottenere la vittoria e inflissero alle truppe di Sigismondo la
sconfitta decisiva a Nicopoli, in Bulgaria. Alla morte dellimperatore Ruperto del
Palatinato (1410), Sigismondo fu nominato suo successore; tuttavia non ricevette
lincoronazione ufficiale dal papa fino al 1433.Nel 1414 persuase lantipapa Giovanni XXIII a convocare
il concilio di Costanza che pose fine allo scisma
dOccidente; durante il concilio, il
riformatore religioso boemo Jan Hus venne accusato di eresia e fu condannato a morte e giustiziato.
Alla morte del fratello Venceslao (1419),
Sigismondo salì al trono di Boemia, ma la condanna di Jan Hus aveva scatenato violente
proteste in Boemia e i sudditi, che lo ritenevano direttamente responsabile della morte
del riformatore, insorsero contro il nuovo sovrano impugnando le armi (vedi Guerre hussite). Dopo una serie di sconfitte, Sigismondo venne finalmente
riconosciuto come sovrano legittimo nel 1436.

Sisto IV (Celle Ligure, Savona 1414 - Roma 1484), papa
(1471-1484), fu celebre mecenate delle arti e delle lettere, ma il suo regno fu
contrassegnato dall'intrigo politico e dalla corruzione. Al secolo Francesco della Rovere,
entrò giovanissimo nell'ordine francescano. Nel 1464 fu eletto generale dei francescani e tre
anni dopo nominato cardinale. Durante il suo pontificato furono costruite la Cappella
Sistina e il ponte Sisto sul Tevere e fu fondato il coro della Cappella Sistina. Sisto
trascinò il papato in una guerra contro Firenze (1478-1480) e sostenne
la guerra veneziana contro Ferrara (1480-1484). Biasimato per aver promosso parenti
indegni ad alte cariche ecclesiastiche e per aver perseguito interessi secolari piuttosto
che spirituali; tentò senza successo di moderare alcuni degli eccessi dell'Inquisizione spagnola nonostante ne avesse consentito la creazione nel 1478. I suoi
progetti politici e culturali impoverirono le casse papali, e il suo regno è generalmente
considerato fallimentare.

Stefano Fiorentino (Firenze XIV secolo), pittore italiano. Attivo
nella prima metà del Trecento, fu promotore di uno stile dai toni dolci e sfumati e di
una ricerca prospettica scrupolosa. Padre di Giottino e presunto nipote di Giotto, fu uno dei suoi migliori
allievi. Dovette la fama al modo naturalistico di dipingere, che per la sua accuratezza lo
avvicinò al maestro. Operò in Lombardia presso la famiglia Visconti e a Roma,
dove, sotto la direzione di Giotto, eseguì per l'abside di San Pietro in Vaticano degli affreschi, di cui ci è rimasto un solo frammento (Collezione
Fiumi, Assisi). Nella basilica di Assisi, insieme ad alcuni affreschi, dipinse il
Polittico di Santa Reparata, il Crocifisso
di Ognissanti e il Polittico Stefaneschi (Pinacoteca Vaticana Città del Vaticano), eseguito assieme a Giotto.

1385 - 1400 - Scienza e tecnologia
Orologi a pesi, che spesso impiegano elaborati
meccanismi di suoneria, appaiono in Europa in questo periodo.
Tra gli ultimi grandi risultati raggiunti dalla scienza araba sono da annoverare gli
osservatori, tra cui quello di 'Ulug Beg (1394-1449), il nipote di Tamerlano, costruito a
Samarcanda. Le sue tavole astronomiche saranno usate dagli astronomi occidentali fino al
Rinascimento.

1410 - 1420 - Scienza e tecnologia
Le reti a deriva, che vengono trainate da
barche a vela e giungono fino ai 110 m di lunghezza, fanno la loro comparsa
nellindustria della pesca olandese nel 1416. Queste reti consentono di pescare una
maggiore quantità di aringhe, che vengono conservate grazie a un processo di salatura
perfezionato dagli Olandesi.

1420 - 1430 - Scienza e tecnologia
Nicola Cusano (1401-64) sostiene nei suoi scritti
che è la Terra, e non la volta celeste, a compiere una rotazione quotidiana, confutando
così il sistema astronomico tolemaico, universalmente riconosciuto fino ad allora. La sua
idea è basata su nozioni filosofiche e non sullosservazione di dati scientifici.

1430 - 1440 - Scienza e tecnologia
Le industrie tessili nel XV secolo usano
lallume per fissare sui tessuti le tinte estratte da vegetali, tra cui
lindaco, la robbia e lo zafferano. Le tinte nere si ottengono mescolando il vetriolo
verde (solfato di ferro) alla galla di quercia, ricavandone stannato di ferro di un nero
intenso.

1440 - 1450 - Scienza e tecnologia
Johann Gutenberg (ca. 1400-68), originario di
Strasburgo, inizia la stampa con caratteri mobili di metallo, avvalendosi del processo
inventato in Corea nel XV secolo. I libri di Gutenberg sono i primi in Occidente a essere
stampati secondo questa tecnica, ma non esiste nessuna opera stampata a noi pervenuta che
porti il suo nome. Le lettere vengono fuse in una lega apposita, e disposte su un
compositoio, dove le pagine vengono montate prima di essere inchiostrate per la stampa.

1450 - 1460 - Scienza e tecnologia
La riforma del calendario è avviata
intorno al 1450 sotto la direzione dellastronomo Purbach (1423-61). Il calendario
giuliano, che risaliva a Giulio Cesare, aveva unapprossimazione di 1 giorno ogni 128
anni e aveva accumulato nel 1450 un errore di 10 giorni.

1460 - 1470 - Scienza e tecnologia
La caracca, la prima forma moderna di nave a vela,
è riprodotta su un sigillo francese del 1466. Queste navi hanno tre o quattro alberi,
ponti rialzati a poppa e a prua, un timone di poppa e una barra di timone per governare la
nave; nel 1500 pesano fino a 600 t. Prendono il posto delle galee nei viaggi commerciali
oltreoceano, e presto ne viene creata una versione militare, il galeone.


XIV sec. - Scienza e tecnologia
Cannone Termine che designa in generale
armi da fuoco con calibro superiore ai 20 mm, distinte dalle cosiddette armi leggere. Insieme al mortaio e
allobice, il cannone costituisce una delle armi principali in dotazione allartiglieria.Linvenzione del cannone
viene generalmente attribuita a Berthold Schwarz, un monaco tedesco del XIV secolo. I
primi cannoni usavano cariche di polvere pirica per sparare grosse pietre o sfere metalliche ed erano sostanzialmente
costituiti da voluminosi tubi metallici ad anima liscia che venivano caricati dalla bocca;
il rinculo veniva assorbito dal moto allindietro dellaffusto, che allo scopo
era dotato di ruote.

XIV sec. - Scienza e tecnologia
Polvere
pirica o polvere nera Polvere esplosiva costituita da una miscela di nitrato di potassio (75%),
di carbonella (15%) e di zolfo (10%). La polvere pirica, detta anche polvere nera o
polvere da sparo, è il primo esplosivo utilizzato nella storia umana. La sua formula appare negli scritti di Ruggero Bacone, ma venne probabilmente
scoperta dai cinesi, che già centinaia di anni prima la utilizzavano per i fuochi d'artificio. Berthold Schwarz, un
monaco tedesco dellinizio del XIV secolo, fu probabilmente il primo a impiegare la
polvere pirica per sparare un proiettile.

Dino Compagni (1255-1324), ricco mercante fiorentino ed amico di
Dante, partecipò attivamente alla vita politica della sua città, schierandosi dalla
parte dei Bianchi (fu anche Priore). Nella sua "Cronica delle cose occorrenti ne'
tempi suoi", senza nascondere la sua passione di parte, narra gli avvenimenti più
salienti a lui contemporanei: la lotta in Firenze tra guelti e ghitellini, il trionfo dei
primi sui secondi, la scissione dei Guelfi in Bianchi e Neri e la conseguente lotta per il
potere, il sopravvento dei Neri con l'aiuto del papa Bonifacio VIII e la messa al bando
dei Bianchi. Egli, che grazie ad un cavillo giuridico sfuggì alla condanna dell'esilio,
fu spettatore anche dei fatti successivi all'arrivo in Firenze di Carlo di Valois e questi
riferisce fino alla discesa dell'imperatore Arrigo VII (13t2).

Giovanni Villani (1276-1348), anch'egli fiorentino, mercante e uomo
politico, compose una "Cronica" di Firenze, in 12 libri, nella quale riesce a
far tacere le ragioni di parte e a riportare con obiettività di giudizio i fatti salienti
a lui contemporanei. Dopo la sua morte l'opera fu continuata dal fratello Matteo e dal
nipote Filippo, che estesero la narrazione fino al 1364.