Apolide
Il suono acceso cavalca distese pezzate di cieli
e nidi sveglia e stormi e flotte aeree s'inseguono.
Č un richiamo di terre di gioie tormenti perenne infrenabile.
Lą veleggiando a macchie simulata tempesta vertigine
pił densa pił rara tornare tornare tornare...
Se in ansia di musica e luce ho perduto una terra
la memoria distende l'amalgama amorfo dei segni
e mi espone brandelli fumosi
di mille cittą
oltre un vetro appannato
e nessuna ricordo.
O forse era quella incantata nel fuoco inardente
di un meridiano torpore
tra veli grigio-celesti degli anni intercorsi...
Ed ora gli stessi palazzi le stesse pietre invecchiate
non hanno sapore di sogno, non sono...
non sono un ricordo -
Ho perduto me stesso -
Quanta gente trascorsa senza macchiare una pagina,
voci stinte, una gomma spietata di avara ingiustizia;
potevano agire creare forgiarmi nel meno e nel pił.
Ritrovarle ma come ma dove perche? -
Forse in esse č il mio volto -
Frammenti di specchio favolose ceneri
svaporando tra immagini perdute
eccitato al risveglio in questa solitudine di apolide
e nuove figure con voci e gesti umani m'appaiono
poi scorrono caracollando sui dromedari del tempo.