Canto di fine estate

Quante volte dovrò - ritornare esitante sui miei passi
ora che il tempo chiude - i varchi inconsueti e inarrestabili
e nemmeno una nube - affanna il cielo troppo quieto e azzurro
troppa luce ferisce - non mi lascia pensare ed impaurisce
i miei gesti segreti - di ferite mi cingo e porgo fiori
davanti alle macerie come schermo - per proteggere il mondo che mi resta
e che si perde nella luce greve - e impietosa che mostra i liquami del tempo
è duro il passo di chi non ha appreso - a veleggiare sull’onda setosa dei cieli
si è fermato distratto ad ascoltare - i suoni accesi della vita e a un tratto
si ritrova sul ciglio di una strada - che si torce e scompare inghiottita dal centro del mondo
non lo salva la docile barriera - delle umili dolcezze non la mano
che ha toccato la notte - nella rugiada appena scesa e fresca
in questa cupa quiete - mi ferisce l’orrore della vita
un ingorgo di fuoco - che ha illusioni di dolci primavere
oh dio crudele cruel amusement
quale triste sciagura si nasconde - nel tuo freddo sorriso
je ne sais pas oublier - je ne sais pas oublier le châtiment
d’etre plongé incoupable - entre les feux du désir et de la mort
où se repand l’azur - ton effrayant azur des cloches mortes
ho cavalcato terre e ho visto angeli che uccidono
con la troppa bellezza - che si offrono inermi e angosciosi
ma il loro canto attosca - e il loro sguardo incendia la tua carne
felice chi riposa - entro mura di pietra addormentate
e non conosce il volto - e non ascolta il canto dei sublimi
tormentosi richiami - cui solo riposo è la morte
quanti indagano strade - alternative e verso nuovi valichi
s’indirizzano a schiere - dimenticando i prati e le sorgenti
della terra natale - s’affrettano e i raggi cavalcano
di lucenti comete - su rudi ghiacciai si affaticano
a un passo dall’aurora - ma il sole bramato non sorge
si attarda nel sonno - riverbera freddi lucori
si perde nel cielo - nascosto dai detriti delle stelle
ora cammino e scelgo - la strada consapevole e costante
che non dona sollievo - ma un gelido soffio di vento
oscura i pensieri - seguendo il mutevole cenno
dell’incertezza che muove - rompendo gli ormeggi sull’onda
e accosta e beccheggia incoerente - a nuovi porti a nuove alture in cima
mentre la terra attende - il navigante dei remoti flutti
lui dall’albero cade e non ritorna
spezza l’inganno rifiuta la parte in commedia
del marinaio appesantito - che artrite e ricordi devastano
colmo di salde immagini - di oscurità nutrito e di uragani
quasi perverso ma ingenuo cantore di folgori
e di donne forgiate - dal fuoco lussurioso della notte
dolce commedia ma pur sempre umana
e finta com’è spesso finto - il nostro amare il nostro lavorare
l’unico vero è il dolore - la sofferenza dell’imperfezione
la malattia la morte - la rabida fame d’abisso
perdenti deliri perdenti - le assonnate distese in cui si smorza
il passo oscuro - viviamo una vita di tenebra
e lentamente andiamo - senza arrivare ad una vetta andiamo
dove si spegne il fuoco del pensiero
quasi in sogno ascoltiamo - gli strani suoni di strumenti amari
il mare dei vascelli perduti - ci trascina mutevole coi venti
fuori rotta e si avventa - verso sponde lontane e scivolose
se ci arrendiamo stanchi - di tormenti e di notti senza luna
si tramuta in laguna - dove avvolti a una bricola i ricordi
poi svaniscono piano - come svanisce il sole dell’estate



30 agosto – 6 settembre 2009

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