L'albero delle more

L'albero delle more
sedeva solitario
davanti alla mia terra,
sola nodosità burbera e amica
col suo frutto di sangue che altro sangue
più acerbo cancellava.
Eretto lì nel centro,
la chioma inaccessibile
incurante dei venti,
regalava piaceri,
dolci come il peccato.
Un'antica altalena
apriva vasti spazi
a viste orizzontali
e nodose radici
aspiravano il sangue dall'inferno
per farne dono al cielo.
Quanti giorni roventi,
ricolmi di pensieri,
di oscuri desideri
sorseggiati nel canto
delle tristi cicale,
come ninfe di polvere
tra le siepi spinose
fragili come rose
selvatiche e mortali.




12.6.2006



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