A Pier Paolo Pasolini
Tu, nero seme della terra oscura, non potevi fermarti in una posa senza dubbi; inguaribile e sincera era la tua terrosa nostalgia di un mondo vero che tra noi non dura, che nasce sogno e poi si fa poesia.
Quanto poco capisce chi riposa nel calmo mare di un sereno affetto e non conosce il turbine che spande l’inquieta putredine e la morte. Ma il tuo vagare era forse più grande così lontano da una dolce sorte.
Cadendo disperato e maledetto sulla più dura terra e sulla strada della cupa violenza che dirada i fili d’erba persi in un cammino dove troppi calpestano il diverso fluire e germinare del destino.
La vita passa e il cielo sembra avverso quando il giorno si scontra con la notte e un brivido ci coglie, sarà il vento che forte spira e freddo e controvento dobbiamo andare al buio e ci consola solo il ricordo, solo la parola.
Sono qui senza fama e senza gloria cavaliere del bello e della fonte che dona gioia, immobile sul ponte antico sopra il fiume di memoria.Con le mie armi e con le mie paure attendo il mondo che gira operoso senza vedermi e quasi in sonno poso, ma rimpiango tempeste ed avventure.
Oltre il fiume girandole di voci e suoni e gemme ardenti, un paradiso di bellezza e sapienza in un sorriso, dove i pensieri esplodono veloci,
una città di sogni e di fontane, che pochi ingegni ardiscono cercare, distolti da passioni calde o amare e da un costante gracidar di rane.
Neanch'io potrei percorrere il sentiero
oltre il ponte, perché la mente cade,
dimenticando i limiti e le strade
certe e sicure, e implode nel mistero.