A Pier Paolo Pasolini

Tu, nero seme della terra oscura,
non potevi fermarti in una posa
senza dubbi; inguaribile e sincera
era la tua terrosa nostalgia
di un mondo vero che tra noi non dura,
che nasce sogno e poi si fa poesia.

Quanto poco capisce chi riposa
nel calmo mare di un sereno affetto
e non conosce il turbine che spande
l’inquieta putredine e la morte.
Ma il tuo vagare era forse più grande
così lontano da una dolce sorte.

Cadendo disperato e maledetto
sulla più dura terra e sulla strada
della cupa violenza che dirada
i fili d’erba persi in un cammino
dove troppi calpestano il diverso
fluire e germinare del destino.

La vita passa e il cielo sembra avverso
quando il giorno si scontra con la notte
e un brivido ci coglie, sarà il vento
che forte spira e freddo e controvento
dobbiamo andare al buio e ci consola
solo il ricordo, solo la parola.

Sono qui senza fama e senza gloria
cavaliere del bello e della fonte
che dona gioia, immobile sul ponte
antico sopra il fiume di memoria.

Con le mie armi e con le mie paure
attendo il mondo che gira operoso
senza vedermi e quasi in sonno poso,
ma rimpiango tempeste ed avventure.

Oltre il fiume girandole di voci
e suoni e gemme ardenti, un paradiso
di bellezza e sapienza in un sorriso,
dove i pensieri esplodono veloci,

una città di sogni e di fontane,
che pochi ingegni ardiscono cercare,
distolti da passioni calde o amare
e da un costante gracidar di rane.

Neanch'io potrei percorrere il sentiero
oltre il ponte, perché la mente cade,
dimenticando i limiti e le strade
certe e sicure, e implode nel mistero.


1 ottobre 2008



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