Su un dorso di vento
Nelle altre vite ho acceso
uccelli su un dorso di vento
a un passo da Le Havre
lì sulla costa normanna
veleggiavano liberi
sulle nuvole nere
di corrucciate sere
nel sapore saligno
dell’amaro lupino
ho racchiuso incertezze e delusioni
non ho più terre e vite solo il mondo
troppo grande e feroce
troppo fioca la luce
épuisée épuisée
senza confini vado in un confuso
presente di macerie e di volere
desiderare ancora
il sorriso di un’ora
che ha smarrito il cammino
tra i venti di Étretat
dove gocce di sole
infiorano le rocce
Così vorrei tornare
sulle ripide scale
e poi spiccare il volo
sulla falesia d’oro
dove nuvole e raggi
lentamente s’inseguono
prima che faccia notte
È rimasta la cenere dei sogni
di quel tempo felice
più forte delle nuvole
impregnate di pioggia
rassegnato a disperdermi nel vento
di un nuovo inverno gelido e violento
nella città che ho scelto
ossimorico albergo
del mio viaggio segreto
che di lumi si ciba e di tormento
quando scende la bruma
rassegnato a giocare con la morte
che mi accarezza piano
per avvezzarmi al suono
del suo passo pesante
dicembre 2008