Albania "La Terra delle Aquile"

Cenni storici sull'Albania

I nostri giorni - La guerra in Kossovo

Come già detto in altre pagine di questo lavoro, i confini dell'Albania politica non coincidono con quelli dell'Albania etnica.
Una delle terre più amate dagli albanesi, dove si conserva uno spirito schipetaro ed un attaccamento alle origini senza eguali nel mondo, è il
Kossovo.
Questo territorio, in cui la popolazione di lingua albanese rappresenta il 90% degli abitanti, si trova, per i vari mutamenti della storia, incluso nella Serbia e quindi nella Repubblica Federale Jugoslava che nella sua costituzione del 1974 era formata da sei repubbliche:
Serbia, Croazia, Montenegro, Slovenia, Macedonia e Bosnia Erzegovina e due provincie autonome, Vojvodina e Kossovo, entrambe comprese nella repubblica serba.
La convivenza degli albanesi con i serbi non fu mai semplice ed il
5 luglio 1990 il parlamento serbo decise unilateralmente di avocarsi le funzioni dell'assemblea e del governo del Kossovo. Venivano sospesi i poteri delle istituzioni federali, vale a dire del parlamento e del governo federale kossovaro.
Il malcontento degli albanesi del Kossovo crebbe ancor di più quando alla repressione politica seguì quella culturale: vennero chiuse tutte le scuole superiori e buona parte di quelle elementari; furono bloccati i finanziamenti per la pubblica istruzione; venne abolito il diritto allo studio in lingua albanese, chiuse centinaia di biblioteche e istituti culturali in lingua albanese, compreso l'Istituto di Albanologia e l'Istituto di Storia. Alcuni lo definirono un "culturicidio medievale".
In forma clandestina gli ex deputati del parlamento provinciale formularono la "
Dichiarazione Costituzionale" che sarà la base della costituzione della Repubblica del Kossovo approvata il 7 settembre 1990 a Kaçanik.
Alla fine del 1991 un referendum sull'indipendenza del Kossovo raccolse il
99% dei voti fra gli albanesi della regione. Il 24 maggio 1992 si svolsero, sempre in forma clandestina, le elezioni parlamentari e presidenziali: vennero eletti 130 deputati e Ibrahim Rugova diventò il primo presidente della Repubblica del Kossovo.
Naturalmente tutto ciò aveva soltanto un valore simbolico in quanto gli albanesi non potevano dar vita ad uno stato indipendente.
Belgrado, pur inasprendo notevolmente il controllo poliziesco della società albanese tollerò questa forma di auto/amministrazione dei kossovari albanesi purché non si sfociasse nella creazione di un vero stato; del resto l'apparato poliziesco, militare e giudiziario rimanevano saldamente in mano ai serbi.
Lo
status quo veniva accettato sia da Miloševic che da Rugova in quanto entrambi avevano paura di una soluzione effettiva del problema.
Benchè Rugova tenesse ferma la rivendicazione dell'indipendenza, di fatto accettava la coesistenza parallela. La sua politica di resistenza passiva, in questa maniera, non faceva avanzare di un passo le rivendicazioni albanesi.

La dura repressione serba
L'Esercito di Liberazione del Kossovo (UÇK)

Gli albanesi, divisi in vari partiti, seguivano due principali scuole di pensiero: la prima, rappresentata dal
LDK (Lega democratica del Kossovo) di Rugova, che mirava ad ottenere l'indipendenza, pur rimanendo nell'ambito della federazione jugoslava e si sarebbe accontentata anche del ripristino della condizione di provincia autonoma. La seconda, più interventista, originata dai movimenti studenteschi e dal partito LPK  (Movimento Popolare per la Repubblica del Kossovo) mirava, invece, direttamente alla secessione ed a riunire al Kossovo attuale i territori albanesi in Montenegro (Dulcigno, Plav e Rožai), i comuni albanesi di Preševo, Bujanovac e Medvedja che si trovano in Serbia e la parte occidentale della Macedonia a maggioranza albanese.
Questa seconda fazione ha dato vita all'
UÇK (Esercito di Liberazione del Kossovo).
L'UÇK, fino al 1998, non ha rappresentato un fattore politico primario. Aveva, è vero, compiuto sporadici attentati contro poliziotti serbi ma è stato portato alla ribalta sopratutto dalla durissima repressione serba.