Albania "La Terra delle Aquile"

Cenni storici sull'Albania

La fase più cruenta

La fase più cruenta comincia il
28 febbraio 1998 quando le milizie serbe attaccano i villaggi albanesi di Likoshan e Qirez nella regione di Drenica; il 1° marzo due poliziotti serbi vengono uccisi dagli uomini dell'UÇK. La reazione serba è incontrollata: i poliziotti aprono il fuoco all'impazzata sugli albanesi circostanti uccidendo 20 persone.
L'8 marzo la polizia serba attacca la roccaforte di Adem Jashari, uno dei capi dell'UÇK: i morti sono circa 80. Nell'azione i serbi non uccidono solo "terroristi" ma bombardano le case del clan Jashari, dove trovano la morte anche donne e bambini.
La notizia e le foto dei corpi straziati fa il giro del mondo e diventa un formidabile strumento di propaganda degli albanesi kossovari e dell'UÇK.
Gli albanesi della diaspora in Europa e negli Stati Uniti si attivano così come gli albanesi dei Balcani: alcuni cominciano a mandare aiuti, altri tornano in patria e si arruolano nelle file dell'UÇK che inizia ad intensificare le sue azioni di guerriglia arrivando a "liberare" fino al 50% del territorio.
La repressione serba diventa sempre più dura e, nonostante le minacce di sanzioni della comunità internazionale, gli eccidi di albanesi continuano: alla fine di marzo viene assassinato dai serbi
Fehmi Adani, un anziano professore di sociologia fondatore del LDK.
Il
12 ottobre 1998 dopo un ultimatum della Nato, Miloševic stipula un accordo con Holbrooke con il quale si impegna a cessare la repressione ed a consentire l'ingresso di osservatori dell'OSCE per negoziare l'autonomia della provincia. All'arrivo degli osservatori della OSCE, le truppe serbe avrebbero dovuto ritirarsi , in realtà vengono solamente spostate da una parte all'altra del Kossovo venendo meno ai patti con Walker capo della missione
OSCE.
Il
15 gennaio 1999 formazioni serbe attaccano i villaggi di Raçak e Petrove massacrando 51 civili. Walker si reca sul luogo e trova diciassette cadaveri mutilati e gettati in una fossa comune mentre altri cadaveri, tra i quali neonati e vecchi, erano stati abbandonati nei cortili delle loro case.
Walker mette sotto accusa Miloševic che per tutta risposta lo espelle dal paese come "
persona non grata". Fallisce così la missione OSCE.

Il vertice di Rambouillet

Si arriva allora al vertice di Rambouillet. E' il
6 febbraio 1999.
Sono presenti anche rappresentanti dell'UÇK che ottengono così una legittimazione internazionale. La trattativa non soddisfa nessuna delle due parti e con grande furbizia, quando ormai è evidente che i serbi non avrebbero firmato alcun accordo, la delegazione albanese sottoscrive le proposte della Nato, addossando completamente ai serbi la responsabilità del fallimento della trattativa.

La guerra

In questo modo la Nato si trova costretta ad intervenire militarmente,
scegliendo tra le varie opzioni quella che offre il minor rischio di perdita di vite umane: il bombardamento aereo.
La rabbia dei serbi si scatena verso la popolazione civile albanese, organizzando una vera e propria "
pulizia etnica": gli albanesi vengono cacciati dalle loro case, privati dei documenti, spinti verso l'Albania. Coloro che oppongono la minima resistenza vengono trucidati e sepolti in fosse comuni; molti vengono deportati (in perfetto stile comunista). Si calcola che circa 1 milione di persone ha lasciato il Kossovo, altre diverse migliaia mancano all'appello.
Dopo circa due mesi di bombardamenti
Miloševic  accetta di ritirare le sue truppe e consente l'ingresso in Kossovo di truppe della Nato che vigilino sulla pace e organizzino il ritorno degli albanesi nelle proprie case.  In questa fase, ancora attuale, vengono quotidianamente ritrovate molte fosse comuni contenenti centinaia di "desaparecidos" albanesi. 

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