Albania "La Terra delle Aquile"

Ernest Koliqi
Un padre della letteratura albanese

Bisogna non dimenticare...


Bisogna non dimenticare che nel
1967 Ernest Koliqi comincia la pubblicazione della serie "Studi Albanesi" composta di tre volumi che ancora oggi vengono pubblicati nella parte "Tradizioni Popolari degli Albanesi d'Italia".
Vengono inoltre ancora pubblicati i sei volumi della serie "
Studi e Testi".
Le sue opere sono tradotte in tedesco, italiano, inglese, arabo e greco.
Ha collaborato e scritto in riviste e giornali molto importanti come:
Hylli i Dritės, Leka, Minerva, Besa, Koha e Jonė, Jeta Katolike, Lajmtari, i tė Mėrguemit ecc.
Brevemente, questa č la biografia del grande Koliqi e desideriamo citare le espressioni di un altro grande albanese, il Prof.
Karl Gurakuqi, che scrisse: " Non ci sono molti nostri scrittori, il cui nome sia cosģ ben noto nei circoli letterari albanesi, quanto quello di Koliqi; pochi sono quelli le cui opere si siano tanto diffuse in ogni angolo dell'Albania, come quelle che Koliqi ha dato alla letteratura. E' da quarant'anni che ininterrottamente vediamo il suo nome in ogni tipo di manifestazioni culturali, in pubblicazioni di vari giornali e riviste, alcune delle quali da lui stesso fondate e finanziate, in pubblicazioni di opere che sono destinate ad occupare un posto di rilievo, volendo o non volendo, nella storia delle nostre lettere" (Trad. dall'albanese) (Shźjzat - Le Pleiadi, Anno VII, 1963, n° 5-8, pag. 163)

Decorazioni e titoli accademici


Medaglia d'oro della societą "Dante Alighieri";
•
Stella d'oro al Merito della Scuola;
•
Accademico ordinario dell'Accademia Tiberina;
•
Accademico d'onore dell'Accademia Teatina delle Scienze di Chieti;
•
Membro dell'Accademia dell'Abruzzo per le Scienze e le Arti;
•
Membro effettivo dell'Accademia del Mediterraneo;
•
Membro onorario del Centro Internazionale degli
Studi Albanesi di Palermo;

Il suo profumo e i suoi volti di E. Koliqi

I tuoi notturni gelsomini, o Patria,
profumano d'acuta nostalgia
le ore del mio esilio.
Lontana sei, ma i volti
della tua numerosa aspra bellezza
fiammeggiano specchiati nel profondo
cielo dell'anima,
da rugiade di duolo illimpidito.
Intatta porto in me l'azzurra pace
dei mattini che incrina l'argentina
voce delle campane
ed il mistico invito
dei minareti aerei
che l'alba ingiglia.
Porto con me
la purpurea delizia degli estivi
meriggi scutarini
nei cortili recinti d'alte mura
ove dalla calura

s'imperlano di lievi gocce rosee
le gole delle giovinette assise
al rezzo sotto il moro
mentre a tratti risuona,
gaio e sonoro nunzio di frescura,
del secchio il cozzo che dal buio fondo
del pozzo sale a sgocciolar sul marmo
del puteale veneto.
Porto con me l'incanto
trepido e l'oro delle lente sere
che la bocca del vento,--
calato d'improvviso gił dai monti,--
rende inquiete
mormorando le antiche
nenie segrete
che vivono nel canto delle fonti
alpestri e nell'anelito tonante
della foresta ov'hanno lor dimore
le Madri millenarie della stirpe
e i Genii, fabbri delle nuove gesta.

Giorgio Castriota
Skanderbeg