Centro Studi Tibetani
“Mandala-De Ua Ling”,Merano (BZ)
INIZIATIVE
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AL BUDDHISMO /
IL
MAESTRO / LINK / PAGINA
INIZIALE

Insegnamenti
di:
SUA SANTITA'
IL DALAI LAMA
“
Il fondamento di ogni Realizzazione”
e “I Tre Aspetti del Sentiero”
di LAMA TZONG KHAPA
Milano,
Palalido, 21-24/10/1999
Foto scattata a Bolzano
nel settembre 1997
(Quello che segue è una sintesi dell’insegnamento originale)
GIOVEDI' 21 NOVEMBRE
Tutti gli Esseri
Senzienti desiderano la felicità e non vogliono soffrire. Questa è una cosa che
accomuna tutti, uomini e animali, ed è un desiderio che sorge senza alcuno
sforzo. In questo senso dunque tutti gli Esseri Senzienti sono uguali.
Tuttavia, gli esseri umani sono dotati di una particolare intelligenza per la
quale possono prevedere il risultato delle loro azioni.
Gli oggetti materiali sono senz'altro
importanti per mantenere in buona salute il nostro corpo ed avere una relativa
felicità ordinaria, tuttavia essi non costituiscono la causa della nostra
felicità ultima. Questa in realtà può scaturire solo dal nostro interno e dalla
pace della nostra mente.
Questa felicità interiore si realizza
per mezzo dell'unione di FEDE-DEVOZIONE e
SAGGEZZA. La Fede-Devozione è un
sentimento molto forte che può essere generato dalla Saggezza. E' dunque molto importante
il RAGIONAMENTO, e
Alcuni pensano che Cuore ( Devozione )
e Mente ( Saggezza ) siano due cose distinte, ma in realtà le due cose sono interdipendenti.
OMAGGIO AI VENERABILI MAESTRI:
Per imparare qualsiasi cosa dobbiamo
necessariamente affidarci ad una persona che ha conoscenza di quella cosa e che
la può spiegare. Anche nel regno animale ad esempio la mamma gatta deve
insegnare ai propri cuccioli come arrampicarsi su per gli alberi.
Qualsiasi realizzazione otterremo sul
sentiero spirituale la dobbiamo alla grande gentilezza dei nostri Maestri.
Non ci sono dei criteri ben precisi per
definire chi è un vero Maestro, tuttavia in linea generale possiamo dire che un
Maestro e colui che ha REALIZZATO IN MODO SPONTANEO i TRE ASPETTI DEL SENTIERO.
LAMA in tibetano
non vuol dire assolutamente un Buddha Vivente, ma bensì il significato è quello
di SUPREMO O SUPERIORE, nel senso di
una persona che ha realizzato la Bodhicitta.
GURU in Sanscrito
significa PESO, nel senso del grande
peso che ha la loro gentilezza.
LAMAISMO inoltre è un termine improprio
perché i LAMA non insegnano nulla che non sia già stato insegnato dal Buddha
oppure dagli eruditi indiani che hanno commentato i suoi insegnamenti.
In questo testo il Buddha viene
chiamato VITTORIOSO perché ha
soggiogato tutti i demoni dei difetti mentali. Questi demoni si suddividono a loro
volta nei difetti mentali che impediscono la LIBERAZIONE e difetti mentali che impediscono l'ottenimento dell' ONNISCENZA.
Tutti noi possiamo ottenere la
condizione di Buddha in quanto la natura ultima primordiale della mente è
presente in noi in modo permanente, mentre i difetti mentali sono EVENTI OCCASIONALI. Essendo
occasionali, tali difetti possono dunque essere eliminati per mezzo di ANTIDOTI. Nagarjuna paragona questo
processo con l'esempio dell'oro che per essere purificato dalle sue impurità deve
essere lavorato con il fuoco.
C'è inoltre da sottolineare la
differenza tra come le cose ci appaiono e come invece esistono realmente. Ad
esempio, l'odio e l'attaccamento nascono da una visione erronea rispetto al
loro oggetto di riferimento ( l'esistenza intrinseca dell'Io e dei fenomeni ).
Nagarjuna dice che il Buddha prima di
comprendere le quattro Nobili Verità, ha dovuto comprendere e le due realtà
ovvero
La natura ultima della mente quindi è CHIARA ed ONNISCENTE, mentre come
abbiamo detto i difetti mentali sono eventi occasionali in quanto dipendono da
cause e condizioni. Ed è proprio perché la sofferenza ha una causa che il
Buddha ha potuto formulare le quattro Nobili Verità. Quando dunque si prende
rifugio nel Dharma si prende rifugio nella verità della CESSAZIONE della sofferenza e del SENTIERO che a questa porta.
Possiamo dunque affermare che esiste un NIRVANA
NATURALE che è la naturale cessazione dei difetti mentali.
Se analizziamo la Mente possiamo vedere
che esistono vari livelli di Mente dal più grossolano al più sottile.
In ogni caso queste menti hanno la
proprietà di RIFLETTERE l'oggetto e
di poterlo PERCEPIRE.
Proprio per questa sua natura
fondamentale possiamo dire che essa non ha ne inizio ne fine. Le afflizioni
mentali invece, essendo eventi occasionali possono essere eliminate.
Proprio per questo fondato motivo il
Buddha ha potuto enunciare la Verità della CESSAZIONE della sofferenza.
Quando dunque si parla di Buddhadharma,
ci si riferisce specificamente alla verità della Cessazione dalla sofferenza ed
al Sentiero che porta ad essa.
Dharma in Sanscrito significa TRATTENERE, nel senso che ci si
trattiene dal produrre sofferenza.
I tipi di sofferenza sono
essenzialmente tre:
Il vero Dharma è dunque quello che
opera sulla sofferenza degli aggregati contaminati, cercando di eliminarla. La
mente che ha ottenuto questa ASPIRAZIONE
ad eliminare i difetti mentali è una mente che ha realizzato la RINUNCIA.
In questo contesto
dunque i praticanti devono seguire il sentiero con una forte determinazione a
rinunciare alle cause della sofferenza.
In particolare Aryadeva dice che un
buon praticante dovrebbe essere:
IMPARZIALE:
nell'ascoltare con mente aperta ogni tipo di insegnamento, senza discriminare
gli insegnamenti che piacciono da quelli che non piacciono.
INTELLIGENTE: in modo tale
che possa discriminare il bene dal male
DILIGENTE: in modo tale
che sappia mettere in pratica ciò che ha studiato.
La Rinuncia quindi costituisce la
pratica preliminare al successivo sviluppo della Mente Altruistica di
Bodhicitta.
Questa Bodhicitta ha due aspetti. Un
aspetto ULTIMO, nel quale
l'individuo desidera raggiungere
Lo sviluppo della Compassione si basa
per un verso su di un sentimento di affetto e simpatia nei confronti degli
altri, per un altro verso invece si basa sulla constatazione che così come noi
non vogliamo soffrire, allo stesso modo anche gli altri esseri senzienti non lo
desiderano.
La Bodhicitta dunque RIASSUME IN SE tutto il sentiero
buddhista sia nella FASE PRELIMINARE
del sentiero comune dei Sutra, sia nella FASE
DI COMPLETAMENTO del sentiero Tantrico, nel quale
Spiegazione della
Rinuncia:
Sicuramente tutti noi vogliamo essere
liberi dalla sofferenza, tuttavia se non
generiamo una SINCERA ASPIRAZIONE alla liberazione, non riusciremo mai ad
eliminare tale sofferenza.
Questa aspirazione si sviluppa solo
comprendendo la natura sofferente di questa esistenza condizionata.
La rinuncia dunque si realizza
comprendendo che l'attaccamento ai piaceri mondani si rivela alla fine solo
causa di sofferenza, in quanto tutte le cose sono impermanenti.
Inoltre tale rinuncia si realizza anche
meditando sulla MORTE e sulla fragilità di questa vita umana.
DAL:
“ FONDAMENTO DI OGNI REALIZZAZIONE”
Il Maestro è il fondamento di ogni
realizzazione perché incarna in Dharma.
Un vero Maestro deve aver domato la
propria mente attraverso la pratica dei TRE
ADDESTRAMENTI SUPERIORI ovvero, MORALITA',
MEDITAZIONE E SAGGEZZA.
Si dice anche che il Maestro deve avere
una MENTE PACIFICATA, RIAPPACIFICATA ED ANCORA
PACIFICATA proprio in relazione a questi tre addestramenti.
Il Maestro deve essere in possesso di
queste tre qualità:
PUREZZA: Riferita
alla condotta morale
ERUDIZIONE: Riferita
alla sua conoscenza
BONTA': Riferita al
suo buon cuore e amorevole gentilezza
Il discepolo inoltre deve continuamente
analizzare le qualità generali del suddetto Maestro e verificare se ciò che
dice lo mette anche in pratica. Solo alla fine di tale verifica si può generare
VENERDI' 22
NOVEMBRE
Riassumendo possiamo dire che
l'insegnamento del Buddha può essere riassunto in due punti.
Il fattore che motiva la condotta è la
comprensione del fatto che così come noi non vogliamo soffrire, allo stesso
modo anche gli altri esseri senzienti non vogliono soffrire. Il fattore che
motiva
Inoltre condotta non violenta non vuol
dire solo astenersi dal fare del male, ma sforzarsi per quanto ci è possibile
di fare del bene.
Ritornando testo, durante la
Meditazione, per verificare le qualità del Maestro, si procede visualizzando il
Maestro sulla cima del capo e poi si alterna la pratica della concentrazione
con la pratica dell'analisi.
La DEVOZIONE
al Guru, costituisce dunque un' ESORTAZIONE alla pratica, mentre
Quando si parla di preziosa esistenza
umana non ci si riferisce a tutte le condizioni di esistenza, ma bensì a quella
esistenza dotata di tutte le LIBERTA' ED
OTTENIMENTI che favoriscono la pratica del Dharma.
Inoltre dicendo che questa vita umana
si ottiene una volta sola ci si riferisce specificamente alla Preziosa Vita
Umana.
In riferimento alla consapevolezza della
morte, in questo meditazione si prende in esame un ASPETTO GROSSOLANO dell’IMPERMANENZA.
L’aspetto SOTTILE invece si
riferisce all’impermanenza istantanea.
Dunque la
consapevolezza della morte è molto importante, perché senza di essa butteremo
via la nostra vita in attività senza senso. Alcuni, soprattutto qui in
occidente non vogliono neanche sentire parlare della morte, perché questo
suscita in loro paura. Ma la meditazione sulla morte invece non ha lo scopo di
suscitare questo sentimento, bensì quello di sviluppare la forte determinazione
a rendere significativa la propria vita.
Noi esseri umani sprechiamo la nostra
vita in virtù di queste tre credenze:
1)
Consideriamo
permanente ciò che in realtà è impermanente
2)
Consideriamo
come puro il nostro corpo, quando in realtà esso è impuro a causa delle
numerose sofferenze che lo pervadono.
3)
Consideriamo
come esistente il sé intrinseco quando invece questo sé è vuoto di esistenza
intrinseca.
Se durante la vita ci abitueremo a
meditare sulla morte, e sul processo di assorbimento degli elementi che avverrà
nel nostro corpo durante questo momento, poi quando la morte arriverà
veramente, essa non ci troverà impreparati. Addirittura, alcuni Maestri quando
arriva il momento della loro morte sono contenti perché possono finalmente
sperimentare ciò che hanno meditato per una vita intera.
Si può quindi dire
che al momento della morte il praticante di livello superiore sarà contento, il
praticante di livello medio non avrà nessuna paura, mentre il praticante di
livello inferiore, non avrà nessun rimpianto.
Consapevoli della morte, dovremo anche
pensare che tutte le azioni compiute in vita hanno lasciato delle IMPRONTE sulla nostra coscienza, che
nella vita successiva produrranno i loro effetti, simili in natura alle loro
cause.
Possiamo ad esempio spiegare questa
cosa con un esempio. Se alla sera, prima di andare a letto, abbiamo la
preoccupazione di prendere un mezzo di trasporto il giorno dopo, l’indomani
mattina è facile che ci sveglieremo spontaneamente all’ora alla quale avevamo
deciso di svegliarci. Questo dunque sarà l’effetto della causa lasciata nella
nostra coscienza la sera prima.
Le contemplazioni sulla Preziosità
della vita umana e sul Karma costituiscono la MOTIVAZIONE del PRATICANTE INFERIORE, di colui cioè che desidera
rinascere nella prossima vita in una condizione di esistenza favorevole. Il
praticante di questo livello è uno che ha già preso Rifugio nei Tre Gioielli.
A proposito del Rifugio, bisogna dire
che innanzitutto bisogna prendere Rifugio nel DHARMA, quindi in BUDDHA cioè
colui che l’ha realizzato per primo, ed infine nella Comunità dei Praticanti
cioè il SANGHA.
Abbiamo già detto che per DHARMA si
intende la verità della CESSAZIONE e del SENTIERO, che nel Continuum di un
Essere Illuminato si manifesta come COMPLETA
FRUIZIONE DEGLI ASPETTI VIRTUOSI della sua mente. Questa esperienza è
dunque la base per la spiegazione dei QUATTRO
CORPI DEL BUDDHA che sono:
1)
SVABAVAKAYA: Corpo del Completo Abbandono
2) DHARMAKAYA: Corpo di Verità che nasce
dall’Accumulazione di Saggezza.
3) SAMBOGAKAYA:
Corpo di Fruizione, che costituisce l’Accumulazione di Meriti che scaturisce a
sua volta dall’accumulazione di Saggezza.
4)
NIRMANAKAYA: Corpo di
Emanazione, cioè come un Buddha si manifesta ai suoi discepoli.
I primi due corpi si dice siano
necessari all’Essere Illuminato per essere di BENEFICIO A SE STESSO, gli altri
due corpi invece servono al Buddha per essere di BENEFICIO AGLI ALTRI.
Quando nel testo, leggiamo che i PIACERI DEL SAMSARA NON SONO SODDISFACENTI
ci si riferisce all’azione della IMPERMANENZA SOTTILE per la quale tutte le
nostre esperienze piacevoli mutano di continuo ed infine spariscono del tutto.
Le esperienze ordinarie che noi
percepiamo come piacevoli e che pensiamo siano la vera felicità, sono dunque
solo delle ESPERIENZE ILLUSORIE, perché analizzandole bene scopriamo che esse
ci appaiono piacevoli solo IN CONTRASTO ALLA SO
Possiamo dunque formulare quelli che
vengono chiamati I QUATTRO SIGILLI DELLA
DOTTRINA ovvero:
1)
TUTTI GLI
AGGREGATI SONO IMPERMANENTI
2)
TUTTI GLI
AGGREGATI CONTAMINATI, SONO CAUSA DI SO
3)
TUTTI GLI
AGGREGATI SONO PRIVI DI UN SE’
4)
IL NIRVANA E’
PACE
SVILUPPO
DI BODHICITTA:
Per sviluppare
Bodhicitta ci sono due sistemi. Uno è il sistema delle SETTE CAUSE ED UN E
Metodo delle SETTE
CAUSE ED UN E
Per ottenere
l’effetto della Bodhicitta cioè l’ASPIRAZIONE A RAGGIUNGERE L’ILLUMINAZIONE PER
IL BENEFICIO DI TUTTI GLI ESSERI SENZIENTI, è chiaro che bisogna creare delle
cause. Queste cause sono le seguenti:
1)
EQUANIMITA’: Cioè quella tendenza a considerare tutti gli esseri nello stesso
modo, senza discriminare tra amici, nemici e persone indifferenti.
2)
Nelle nostre innumerevoli vite
sicuramente ciascuno degli esseri senzienti sono stati NOSTRE MADRI
3)
Riconoscere
4)
Generare AMORE per queste madri
5)
Riconoscere
6)
Generare
7)
Generare il DESIDERIO DI LIBERARE
QUESTE MADRI DALLA LORO SO
IL secondo sistema si
chiama SCAMBIARE SE STESSI CON GLI ALTRI e si riferisce alla
consapevolezza del fatto che così come io stesso non desidero soffrire ed
invece desidero la felicità, allo stesso modo tutti gli altri Esseri Senzienti
desiderano essere liberi dalla sofferenza ed ottenere la felicità.
SABATO 23 NOVEMBRE:
Dopo aver generato la
Mente di Bodhicitta, bisogna però addestrarsi nella TRIPLICE MORALITA’
ovvero:
1)
ASTENERSI DALLE AZIONI NEGATIVE cioè rispettare i dieci precetti
2)
PRATICARE AZIONI VIRTUOSE cioè l’unione della meditazione
concentrativa e della meditazione analitica o visione profonda.
3)
AGIRE PER IL BENEFICIO DI TUTTI
GLI ESSERI SENZIENTI
I dieci precetti si
suddividono in tre per il Corpo, quattro per la Parola e tre per la Mente:
1)
NON UCCIDERE
2)
NON RUBARE
3)
NON AVERE CONDOTTA SESSUALE
SCORRETTA
4)
NON MENTIRE
5)
NON INSULTARE
6)
NON CREARE DISCORDIA
7)
NON PARLARE A VANVERA O FARE
PETTEGOLEZZO
8)
NON ESSERE AVIDO
9)
NON ESSERE MALEVOLENTE
10) NON AVERE VISIONI
ERRATE (Cioè credere nel Karma, nella Rinascita e nella
Liberazione)
Per quanto riguarda
Per applicarsi nella
concentrazione è necessario cambiare il proprio stile di vita, come ad esempio
andare a letto presto la sera, oppure evitare di mangiare alla sera.
Una volta sviluppata
la concentrazione univoca ( SHINE’ in Tibetano o SHAMATA in Sanscrito ),
bisogna applicare tale concentrazione all’analisi della realtà ultima dei
fenomeni e del proprio sé ( LAKTONG in tibetano o VIPASSANA in Sanscrito ).
Per comprendere a
livello intellettuale la VACUITA’ non è indispensabile aver generato
Nel caso del sentiero
comune dei SUTRA e fino alla prima classe dello YOGA-TANTRA,
Ritornando alla
concentrazione univoca, bisogna dire che è molto difficile raggiungere la calma
dimorante concentrandosi subito sulla Vacuità. E’ necessario dunque in fase
iniziale concentrare la propria attenzione su oggetti come la natura della
nostra mente oppure visualizzando davanti a noi la forma di un Buddha.
Più piccolo è
l’oggetto prescelto e più potente sarà
Per quanto riguarda
la concentrazione sulla mente, bisogna in primo luogo FERMARE LE
CONCETTUALIZZAZIONI. A questo punto incominceremo a percepire le qualità di
CHIAREZZA E PERCEZIONE della nostra mente. Su questi due aspetti poi
svilupperemo la concentrazione.
A proposito della
credenza nell’esistenza intrinseca, possiamo dire che in riferimento ad un
oggetto piacevole dei sensi, intervengono due tipi di ignoranza. La prima
ignoranza è quella contenuta nel nostro continuum mentale, per il quale
percepiamo spontaneamente quell’oggetto come piacevole. Il secondo tipo di
ignoranza invece è quella che si afferra a quell’oggetto piacevole come
esistente di per se e per la quale noi generiamo attaccamento.
Il praticante che ha
realizzato l’assenza di esistenza intrinseca, quando si troverà di fronte
all’interdipendenza di un fenomeno, sarà indotto a vederne la sua vacuità.
Viceversa, quando si
troverà ad analizzare la vacuità di un fenomeno, ne troverà la sua dipendenza
da cause e condizioni.
In essenza,
comprendere la vacuità dei fenomeni è COMPRENDERE
( Tornando al testo “
Il fondamento di ogni realizzazione” )
Una volta che ci
siamo addestrati bene nel sentiero comune dei Sutra, si può accedere al
sentiero dei Tantra, nel quale Metodo e Saggezza sono UNITI IN UN SINGOLO
ISTANTE DI COSCIENZA.
PRATICA E
Da uno stato
meditativo iniziale nel quale ci siamo generati nella vacuità, passiamo ad
immaginarci come una divinità. Sulla base di questa visualizzazione pura che
incarna ogni virtù, si realizza la vacuità della visualizzazione stessa. Questo
metodo incarna dunque l’unione di Metodo e Saggezza in una unica mente.
SUA
SANTITA’ IL DALAI LAMA
(Il presente
testo è una sintesi dell’insegnamento originale fatta per mezzo di appunti
scritti. Gli spazi stanno ad indicare momenti diversi dello stesso
insegnamento.)
Per ottenere una
solida fiducia ed una ferma determinazione nella pratica del Dharma è
indispensabile che si sia sviluppata la convinzione che
Allo stesso tempo però bisogna cercare di conciliare questa convinzione
con l’apertura ed il rispetto nei confronti delle altre religioni poiché tutte
le Vie Spirituali, al di là di naturali differenze filosofiche, hanno come
valore ultimo l’amore e la compassione.
Le diverse tradizioni spirituali sono necessarie poiché le persone
sono diverse ed hanno differenti esigenze ed inclinazioni.
Per quanto riguarda il Buddhismo, se noi analizziamo bene la sua
essenza possiamo notare che essa va al di là di ogni religione, poiché lo
sviluppo delle qualità umane è qualcosa di “valido” per chiunque,
indipendentemente dalla propria fede.
Bisogna anche
cercare di non fare discriminazioni tra i vari veicoli Buddhisti, poiché tutti
quanti sono stati insegnati dal Buddha a seconda delle capacità dei discepoli.
Possiamo
riassumere le differenti pratiche secondo questa classificazione:
ESTERIORMENTE, ci si comporterà in modo disciplinato rispettando i cinque precetti
e per i monaci le regole del Vinaya ( i precetti della tradizione Hinayana che
riguardano la disciplina monastica, n.d.r.)
INTERIORMENTE, si coltiverà la motivazione altruistica per il beneficio di tutti
gli esseri senzienti, aspirazione tipica della tradizione Mahayana.
SEGRETAMENTE, si praticheranno le tecniche tantriche della
tradizione Vajrayana.
Quando nel Buddhismo si parla di “ trasformazione della mente” ci
si riferisce al metodo di trovare l’antidoto appropriato che si contrappone al
difetto mentale corrispondente. Ad esempio se abbiamo molta “animosità ”(
traduzione letterale dal francese, n.d.r. ) dovremo cercare di contrastare
questo difetto mentale con un atteggiamento di gentilezza.
Tuttavia, la gentilezza, la pazienza e gli altri antidoti, benché
permettano di contrastare temporaneamente l’azione negativa, non sono ancora in
grado di estirpare la causa principale di tali azioni. Infatti, poiché tutte le
nostre azioni negative sono causate dalla visione distorta della realtà, si
comprende che l’antidoto supremo a tutte le afflizioni mentali, sarà un tipo di
saggezza che elimina l’ignoranza fondamentale presente in noi.
In questo contesto per “ Ignoranza “ si intende la non-conoscenza
della realtà ultima dei fenomeni, i quali sono fondamentalmente vuoti ( o privi
) di esistenza intrinseca ed autonoma. Si tratta come di un “errore” che noi
compiamo spontaneamente da tempo incalcolabile.
In realtà, tutti i fenomeni che percepiamo, noi stessi compresi,
dipendono da cause e condizioni e non nascono da soli per proprio potere
intrinseco.
Allo stesso modo, tutte le nostre esperienze di felicità e
sofferenza, non nascono dal nulla, ma dipendono anch’esse da precise cause e
condizioni.
Nel procedere sul Sentiero dovremo sempre attenerci a questi tre
aspetti:
ANALIZZARE
i pro ed i contro dei difetti
mentali ed i vantaggi ottenuti a breve ed a lungo termine dalla eliminazione
degli stessi.
ASPIRARE ( o desiderare ) di voler
eliminare tali difetti mentali poiché si aspira ad una felicità superiore.
DILIGENZA nel seguire il Sentiero che
conduce alla eliminazione di tali difetti mentali.
Inoltre la pratica
può evolvere secondo la seguente progressione:
1)
Ascolto
e lettura degli insegnamenti in modo dettagliato e particolareggiato. Si
acquisisce una conoscenza "intellettuale" degli insegnamenti,
tuttavia ancora suscettibile di dubbio.
2)
Si
passa poi ad un’analisi intensa e profonda sulla base delle conoscenze
acquisite. Si acquisisce una relativa sicurezza sulla effettiva validità degli
insegnamenti.
3)
Si
passa quindi alla fase di "familiarizzazione" continua e costante
degli insegnamenti per mezzo della meditazione. Questo è un tipo di meditazione
che richiede dello sforzo poiché non è ancora divenuta spontanea.
4)
Procedendo
oltre, la meditazione diverrà spontanea e non richiederà più alcuno sforzo.
L’analisi deve
basarsi su ragioni valide, ovvero sia quelle derivanti dalla osservazione delle
due verità,
Dunque questa
“ Vacuità” ( o assenza ) di esistenza intrinseca dei fenomeni corrisponde alla
Verità Ultima degli stessi.
Questa Vacuità
non è qualcosa che ha inventato il Buddha, ma è la semplice natura ultima delle
cose che è così da sempre.
Questo
ragionamento ci fa comprendere che tutte le cose esistono in modo
interdipendente le une con le altre, pertanto possiamo affermare che i
fenomeni:
1)
Non
si producono da sé ( cioè da causa intrinseca )
2)
Non
si producono senza causa.
3)
Non
si producono da altro, cioè da una causa “ permanente” come un essere superiore
( Dio )
Tutte le cose
materiali ad esempio vengono all’esistenza grazie ai cinque elementi naturali.
A seconda di come tali elementi si combinano fra loro si avranno fenomeni
differenti. Ciò è possibile perché ogni elemento ha la caratteristica che lo
contraddistingue, ad esempio la terra ha la caratteristica di solidità, l’acqua
quella di fluidità e così via.
Inoltre, la
tendenza dell’uomo è quella di illudersi che le cose rimangano inalterabili ed
immutevoli nel tempo. Prendiamo ad esempio il fiore che ho qui vicino. Fra
qualche giorno esso sarà completamente appassito ed avrà tutto un altro
aspetto. Però il suo cambiamento non avviene tutto d’un colpo ma esso subisce
un cambiamento graduale, istante per istante, anche se noi non riusciamo a
percepirlo.
Il cambiamento
grossolano che noi vediamo a distanza di tempo è possibile solo a causa della
“impermanenza sottile “ che è appunto il mutare istantaneo delle cose.
Pure le
montagne ad esempio, che appaiono così solide e permanenti, in realtà anche
loro mutano istante per istante. Infatti possiamo vedere il loro mutamento
nell’arco di secoli, ma tale mutamento è avvenuto in modo continuo, attimo dopo
attimo.
Anche il tempo
cronologico se ci pensiamo bene è solo un’illusione. Il passato non esiste più
perché è morto, il futuro deve ancora venire ed il presente è qualcosa che non si
può afferrare perché costituisce un confine tra passato e futuro.
Non dobbiamo
credere che la sofferenza o la felicità vengano da fuori, dall’esterno di noi
stessi, poiché è sempre la nostra “forza interiore “ che predomina sulle
circostanze esterne della vita. La dimostrazione di questo fatto è che di
fronte ad una stessa situazione, le persone reagiscono in modo talvolta molto
differente. Dunque è la nostra “ Coscienza” che fa l’esperienza di felicità o
sofferenza.
Dovremo ora
domandarci che cos’è la coscienza (o mente ). Se noi proviamo a cercare tale
mente all’interno di noi stessi, in realtà non riusciamo a trovarla, poiché
essa è priva di qualsiasi sostanza, colore e forma. Tuttavia, non possiamo
affermare che essa non esista per niente.
Possiamo
definire la coscienza come la facoltà di " chiarezza e luminosità",
cioè quella capacità della mente di poter conoscere e riflettere tutto ciò che
proviene dai nostri organi sensoriali. Che poi l'oggetto conosciuto sia appreso
correttamente o meno questo è un altro discorso e non dipende dalla coscienza
stessa.
Questa
coscienza ha la capacità di creare qualsiasi immagine mentale come ad esempio
il sogno.
Ci sono poi
livelli di sottigliezza differenti di questa coscienza. Nel sonno profondo vi è
un tipo di coscienza molto sottile così come nello stato di svenimento. Nello
stato di veglia invece agisce una coscienza molto grossolana che è correlata
con gli organi sensoriali. Infatti, per la percezione di un qualsiasi oggetto
dei sensi, non è sufficiente avere l'oggetto e l'organo sensoriale, ma è
indispensabile che sia presente anche una continuità di coscienza. Un cadavere
ad esempio non ha la possibilità di percepire le cose, nonostante siano ancora
presenti gli organi sensoriali e gli oggetti dei sensi e questo perché il
continuum mentale non è più presente.
Se prendiamo
ancora l'esempio del fiore, possiamo notare che esso mantiene una continuità di
caratteristiche nella diversità della sua impermanenza.
Allo stesso
modo, la coscienza presente in noi dipende da un istante di coscienza
precedente ed è seguita da un altro istante di coscienza simile al precedente.
Ed è proprio
secondo questo ragionamento che il Buddhismo crede nella continuità della
coscienza dopo la morte.
Benché corpo e
mente si trovino molto spesso in relazione, questo non esclude che la coscienza
possa avere delle esperienze autonome. ( Sua Santità cita l'esempio di un Suo
conoscente che ha fatto una reale esperienza di distacco momentaneo della
coscienza dal corpo fisico. )
Se la coscienza
avesse una natura fisica e materiale ( come molti sostengono ), allora dovremo
avere le stesse identiche esperienze di nostra madre e di nostro padre, dal
momento che appunto il nostro corpo fisico è nato dalle loro cellule.
Il nostro
senso dell'Io è solo una mera etichetta che noi appiccichiamo sul flusso di
coscienza e di corpo fisico.
Dal momento
che il flusso di coscienza deve necessariamente avere un momento di coscienza
precedente ed uno successivo, si deve riconoscere che non può esistere ne inizio
ne fine al flusso di coscienza.
Altrimenti, se
accettassimo l'idea di un momento di coscienza iniziale, allora cadremmo nella
contraddizione di avere una causa indipendente ( la coscienza iniziale ) che
produce un effetto ( la coscienza presente ) che ha una natura diversa dalla
causa che l'ha prodotta.
A fronte di
quanto detto, ci si pone ora la domanda se sia possibile eliminare l'esperienza
di sofferenza dal nostro flusso di coscienza. Per rispondere a questa domanda
dovremo prima comprendere se i difetti mentali, causa di tutta la nostra
sofferenza, possono essere eliminati.
I difetti
mentali possono essere certamente eliminati dal flusso della coscienza, poiché
non fanno parte della natura ultima della coscienza stessa. Essi sono come dei
" veli oscuranti" che si sovrappongono alla coscienza ma non le
appartengono intimamente e pertanto possono essere eliminati.
Ciò che
risulta dall'eliminazione dei difetti mentali è un tipo di felicità differente
dalla felictà prodotta dai piaceri sensoriali. E' qualcosa di assimilabile ad
un profondo stato di pace e serenità mentale.
I " veli
oscuranti" sono di due tipi:
1)
Le
"ostruzioni mentali oscuranti" che sono i difetti mentali principali.
2)
Le
"ostruzioni oscuranti dell'onniscienza", cioè quella profonda
ignoranza che non ci permette di sperimentare la fondamentale vacuità di
esistenza intrinseca di tutti i fenomeni.
Trasmissione
e commentario del testo Dzogchen:
"
Trovare conforto nella meditazione sulla Grande Perfezione"
di Lonchenpa
Quando l'autore parla di " Intenzione ultima " si
riferisce alla sua volontà di dare l'Insegnamento sulla Saggezza Primordiale.
L'autore cercherà di trasmettere le " Istruzioni
Essenziali " unendo i Sutra ed i Tantra.
Come è stato detto, bisognerà preventivamente eliminare i
"veli ostruttivi afflittivi" ( cioè i difetti mentali n.d.r. ) ed in
seguito i "veli che ostruiscono l'onniscienza"( cioè l'ignoranza che
si afferra all'esistenza intrinseca, n.d.r. ).
Il luogo di
Meditazione:
Per il principiante è molto importante scegliere un buon
luogo di meditazione che dovrebbe avere le seguenti caratteristiche; essere un
luogo isolato e tranquillo, con un clima ideale, l'aria pulita ed una
alimentazione adeguata. ( Il testo parla di grotte sulle montagne, tuttavia Sua
Santità dice che logicamente in questa nostra società moderna questo non è
possibile, per cui va bene anche casa nostra, purché il luogo sia relativamente
silenzioso e pulito. )
In questo luogo, il praticante dovrà impegnarsi nella
meditazione concentrativa su un unico oggetto.
In seguito, bisogna praticare l'unione della " calma
dimorante ", ottenuta per mezzo della meditazione concentrativa, con
Per colui che invece possiede già
Il Maestro
Spirituale:
E' di fondamentale importanza avere come guida un Maestro
Spirituale qualificato che ci possa indicare la Via corretta.
Il discepolo deve scegliere con attenzione il proprio
Maestro, cercando di analizzare se esso risponde ai seguenti requisiti ( Sua
Santità usa anche la parola "spiare" il Maestro, nel senso di stare
molto attenti a tutti i suoi comportamenti ):
1)
Deve aver pacificato i propri difetti mentali.
2)
Deve aver completato la pratica dei "Tre Addestramenti
Superiori" (Moralità, Concentrazione e Saggezza, n.d.r.)
3)
Deve essere altruista ed insegnare il Dharma unicamente per
il bene dei propri discepoli.
4)
Deve possedere erudizione e conoscenza degli Insegnamenti
unite a grande Compassione e Saggezza.
Bisogna inoltre integrare la nostra pratica nella vita
quotidiana secondo la seguente sequenza:
1)
Comprensione delle Quattro Nobili Verità ( Veicolo degli Shravaka o degli
" Uditori" )
2)
Sviluppo di Bodhicitta (
Veicolo dei Bodhisattva )
3)
Ingresso nel Tantra (
Veicolo dei Vidhyadhara )
4)
Pratica della Grande Perfezione ( Veicolo dgli Dzogchen )
Come abbiamo detto in principio, se siamo dei principianti
inizialmente bisognerà "riconoscere" immediatamente il difetto
mentale non appena esso sorge nella nostra mente e poi "applicare"
subito l'antidoto appropriato.
Se invece siamo dei praticanti avanzati, non appena sorgono
i difetti mentali, saremo in grado di trasformarli nella " Saggezza
Primordiale" poiché anch'essi possiedono la stessa "natura di
luminosità" di tutti gli altri fenomeni.
Bisogna sviluppare una " Vigilanza Introspettiva "
per accorgersi subito di quando insorgono i difetti mentali ed avere inoltre un
" Senso di Pudore" e "Decenza" nei riguardi del nostro
comportamento esteriore.
Bisogna stare sempre in "agguato", per cercare di
non farsi condizionare dagli "otto dharma mondani"
( Attaccamento ed avversione rispettivamente per; il
piacere, il dispiacere, il guadagno e la perdita di cose materiali, la lode ed
il biasimo, la fama e l'infamia, n.d.r.)
Dice il testo;
" Tagliate alla radice la mente che si afferra
all'"io" ed al "me".
L'afferrarsi all'ego dipende dal fatto che vogliamo ottenere
e difendere per noi stessi quelle cose che ci procurano piacere, ed evitare
invece le cose che ci causano dispiacere.
Ciò a sua volta dipende dalla credenza erronea che gli
oggetti del piacere e del dispiacere possiedano in sé, in modo intrinseco, le
qualità di "bontà" o "cattiveria". Questa
"reificazione" fa sì dunque che noi attribuiamo una "sostanzialità"
alle cose, quando invece le cose per loro natura ne sono assolutamente prive.
Ad esempio, quando siamo arrabbiati con qualcuno, tendiamo a
vedere quella persona come "sostanzialmente" negativa e colma di
difetti. Il giorno dopo invece, quando ormai la rabbia è passata, quella stessa
persona ci sembrerà assai cambiata. In realtà però ciò che è cambiata è solo la
nostra visione, poiché obbiettivamente parlando è assai improbabile che una
persona possa cambiare nell'arco di poche ore.
Per tagliare alla radice l’ego, dovremmo sempre applicare la
meditazione dei “Quattro Sigilli” al nostro Sé, ovvero comprendere che:
1)
Tutti i fenomeni sono impermanenti.
2)
Tutti i fenomeni composti sono causa di sofferenza
3)
Tutti i fenomeni sono vuoti di esistenza intrinseca
4)
Il Nirvana è pace.
Analizziamo come reagisce la mente nei confronti di un
oggetto del desiderio ( Sua Santità fa l’esempio di una persona che sta per
comprare un oggetto in un negozio )
1)
Vediamo l’oggetto ed abbiamo una forte impressione di
piacere.
2)
La mente si “incolla” a questo oggetto e desidera
possederlo.
3)
Il desiderio si fa decisamente forte e la persona decide di
comperare l’oggetto.
4)
Il senso dell’attaccamento diventa ancora più forte dopo
aver acquistato l’oggetto.
Dunque abbiamo visto che il sentimento di attaccamento
all’oggetto diventa ancora più forte quando vi è un senso di proprietà o di
“mio”. Ad esempio se vediamo un vaso che ci piace esposto in una vetrina e
questo si rompe prima che noi lo compriamo, potremo anche dire “ che peccato,
era un bel vaso “, però la cosa non ci coinvolge più di tanto. Ma se la stessa
cosa succede dopo averlo comperato, ne facciamo una tragedia, perché pensiamo
che si è rotto il “mio” vaso.
Nei confronti delle avversità e di chi ci danneggia dovremo
applicare l’antidoto della pazienza, tuttavia essa non significa dover
accettare passivamente tutte le ingiustizie ma significa guardare semplicemente
chi ci fa del male come una persona essa stessa vittima dei difetti mentali.
Noi invece commettiamo l’errore di identificare la persona
con l’azione che sta compiendo.
Possiamo avere una vera pazienza per gli altri solo se prima
abbiamo constatato su di noi quali svantaggi comporta il danneggiare gli altri.
Vediamo dunque come le diverse scuole filosofiche buddhiste
cercano di contrastare l’ego:
1)
Scuola Vaibashika: Il Sé o l’Io viene visto come vuoto di
esistenza intrinseca mentre gli altri fenomeni esterni vengono visti come
dotati di una propria sostanzialità.
2)
Scuola Cittamatra (O Mente sola ): Anche qui l’Io è privo di
esistenza intrinseca, tuttavia si ritiene che gli altri fenomeni non abbiano
nessuna realtà esterna poiché sarebbero il prodotto della nostra coscienza.
3)
Scuola Madyamika-Prasangika ( O Via di Mezzo ): Benché tutti
i fenomeni esterni ed interni abbiano sicuramente una qualche realtà, essi sono
in ogni caso privi di qualsiasi esistenza intrinseca.
Da questa classificazione si potrebbe pensare che le diverse
scuole buddhiste si trovino in contraddizione le une con le altre, ma questa
però è una valutazione superficiale, poiché il Buddha ha insegnato ai diversi
discepoli sulla base delle loro capacità intellettive e comunque sempre per il
loro bene.
La pratica
esposta nel testo:
Per la pratica dello Dzogchen innanzitutto devono essere
praticati i diversi “Preliminari” che si suddividono in:
Preliminari ordinari:
Senso di stanchezza ( o Rinuncia )
per il Samsara ( caratteristica generale di tutti i Veicoli)
Sviluppo della Mente
dell’Illuminazione o Bodhicitta per il beneficio di tutti gli esseri senzienti
( caratteristica del Mahayana )
Preliminari Supremi:
Stadio di Generazione: Immaginare il
proprio corpo e quello degli altri come divinità.
Stadio di Completamento: Le
benedizioni che sorgono nei Nadi (canali), nei Chakra, nei Bindu e nelle Gocce
Essenziali del nostro corpo sottile.
SVILUPPO DI
BODHICITTA:
Lo scopo ultimo di tutte le tradizioni Buddhiste è unico, ed
è quello di liberarsi dalla sofferenza del Samsara. Tuttavia, se tale desiderio
è "sostenuto" dalla motivazione di essere di beneficio a tutti gli
esseri senzienti, allora tale scopo diventa molto più elevato.
Questa motivazione altruistica può essere generata solo se
preventivamente abbiamo generato
Lo stesso sentimento dunque dovremo allargarlo anche a tutti
gli altri esseri senzienti, che parimenti sono stati nostre madri nelle vite
precedenti. Non solo, dovremmo anche farci carico personalmente di voler
aiutare tutte queste madri a liberarsi dalla loro sofferenza. Tuttavia, essendo
consapevoli della nostra stessa impotenza ed incapacità persino di liberare noi
stessi, genereremo il desiderio di voler raggiungere la Buddhità per poi essere
di beneficio a noi stessi ed agli altri.
Bisogna aggiungere a questo proposito che il termine
tibetano che sta per "Compassione" indica prima di tutto un
sentimento rivolto nei confronti di noi stessi e poi nei confronti degli altri.
In riferimento allo sviluppo di Bodhicitta possiamo
affermare che:
L' Hinayana è il Veicolo della "preparazione" alla
Bodhicitta.
Il Mahayana è il Veicolo dello "sviluppo" della
Bodhicitta.
Il Vajrayana è il Veicolo del "perfezionamento"
della Bodhicitta.
Per quanto riguarda gli ultimi due veicoli, Mahayana e
Vajrayana, la Via da seguire è l'unione di metodo e saggezza. Attraverso l'accumulo
di meriti, derivante dalla pratica del metodo compassionevole, il praticante
sviluppa il Rupakaya ( o Corpo della Forma ).
Attraverso l'accumulo di Saggezza ( che realizza la Vacuità
di esistenza intrinseca n.d.r. ) il praticante sviluppa il Dharmakaya ( o Corpo
di Verità ).
tratta dal
capitolo:
"
Dimorare nella Natura della Mente attraverso la Contemplazione "
Lo scopo della pratica Dzogchen è quello di raggiungere la
visione della " Chiara Luce".
Si può considerare la cosa dal punto di vista dell'oggetto e
del soggetto. Dal punto di vista dell'oggetto, lo scopo è realizzare la natura
ultima dei fenomeni. Dal punto di vista del soggetto, lo scopo come già
accennato, è quello di realizzare la natura ultima della mente di Chiara Luce.
La natura ultima della mente viene qui definita come
l'unione di CHIAREZZA e VACUITA'.
Essa non dipende da cause e quindi non ha inizio né fine.
I pensieri che sorgono sono una manifestazione creativa di
tale mente primordiale.
Quando tra il termine di un pensiero e l'inizio di un'altro
si verifica un intervallo, ecco che abbiamo la possibilità di cogliere la
natura primordiale e luminosa della mente.
E' molto importante all'inizio distinguere chiaramente tutti
i contenuti mentali in modo poi da poterli abbandonare. E' essenziale a questo
scopo non avere distrazioni e preoccupazioni e abbandonare ogni preoccupazione
mondana. Addirittura, si dice che bisogna abbandonare anche tutte le attività
di Dharma compiute con il corpo, la parola e
Si procede come detto abbandonando l'attaccamento ai
pensieri concettuali e discorsivi e poi quando riusciamo a cogliere un bagliore
di questa natura della mente, si cerca di concentrarsi su di essa il più a
lungo possibile.
All'inizio sarà difficile rimanere concentrati per lungo
tempo, ma in seguito con l'allenamento costante, lo sforzo verrà meno e
diventerà una cosa spontanea.
Riassumendo:
1.
Riconoscere tutte le elaborazioni concettuali ed i pensieri
non appena sorgono cercando di vederli come " un amico che si riconosce
tra la folla".
2.
In seguito ad una maggiore spaziosità della mente, lasciare
andare i pensieri come " un ladro che entra in una casa vuota".
3.
I pensieri incominceranno ad acquietarsi sempre più. In
questa fase, nell'intervallo che trascorre tra un pensiero e l'altro, bisognerà
cogliere la natura primordiale della mente che si presenterà spontaneamente.
4.
Concentrarsi il più a lungo possibile su tale mente
primordiale.
Tuttavia, bisogna sottolineare che questa "purezza
primordiale" può veramente essere colta nella sua totalità e pienezza solo
quando i veli oscuranti dei difetti mentali e dell’onniscienza sono stati
rimossi.
La presente
trascrizione non vuole avere la pretesa di sostituirsi alle parole originali di
Sua Santità il Dalai Lama, ma vuole semplicemente essere un riassunto di tali
Insegnamenti.
Chiediamo scusa per
le inevitabili interruzioni nella continuità del discorso e per l'elaborazione
eccessivamente sintetica di alcune parti del suddetto testo.
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