Vita e virtù di santi benedettini

S. ALBERTO DA PREZZATE

"Fondatore del monastero di Pontida"

    In un villaggio a pochi chilometri da Pontida (Bergamo), denominato Prezzate, agli inizi del IX secolo, viveva una nobile famiglia, che assunse il nome della località e perciò fu detta "da Prezzate" o "Prezzati".

Tale famiglia, discendente dai Longobardi, era passata dalla spada all’aratro e viveva al centro del suo latifondo.

I " da Prezzate", come risulta da documenti, erano conti rurali, che entravano di diritto al seguito dell’imperatore, presente in Lombardia, e partecipavano ai suoi consigli.

In questa famiglia, intorno all’anno 1025, venne alla luce Alberto, il futuro fondatore del monastero di s. Giacomo in Pontida e di altri monasteri in Lombardia; egli fu il principale propagatore del movimento cluniacense in questa regione. Ariprando fu il nome del padre; della madre invece non sappiamo nulla.

Non abbiamo notizie intorno alla sua fanciullezza, ma noi pensiamo che, essendo egli di famiglia nobile, ebbe una buona formazione culturale.

Da giovane entrò a far parte della milizia armata del suo feudo, ma ben presto lasciò le armi per abbracciare la vita monastica.

Prima di entrare in monastero, decise di fare un pellegrinaggio, per essere illuminato dallo Spirito Santo e avere la certezza morale che il Signore lo chiamava a servirlo nello stato che desiderava abbracciare. Voleva andare in Terrasanta, ma siccome negli anni 1070-1071 la Siria e la Palestina erano caduti in mano ai Turchi, che impedivano ai cristiani, e in modo violento, di recarsi in pellegrinaggio in quei luoghi, egli decise di recarsi al famoso santuario di Santiago di Compostella che custodisce ancora oggi i resti mortali di s. Giacomo apostolo e che nel Medioevo era meta di frequenti pellegrinaggi.

Alberto, tra il 1071 e il 1075, dopo di aver ricevuta la s. Comunione come viatico e aver indossato la lunga pellegrina e il cappello a larghe tese, con la bisaccia sulle spalle e il bastone tra le mani, accompagnato da Enrico da Cremona, si avviò verso Compostella. Fu un viaggio lungo e faticoso (circa 4000 chilometri tra l’andata e il ritorno, da percorrere a piedi , quasi in un anno!) e non privo di pericoli: strade malagevoli e mal segnate, passi montani ostruiti dalla neve, fiumi in piena e senza ponti, paludi, inclemenza di stagioni, difficoltà nel riperimento dei viveri, condizioni igieniche pessime.

Durante il pellegrinaggio, Alberto aveva conosciuto dei monasteri cluniacensi; ne aveva ammirato lo stile di vita. Ritornato nella sua terra, aveva deciso di fondare un monastero cluniacense, anche perché aveva capito che Dio lo chiamava alla vita benedettina. Donò a Cluny dei terreni presso Pontida, ove già sorgeva una chiesetta dedicata alla Madonna e ai ss. Giacomo, Bassiano e Nicola.

Nel 1079 la chiesetta di Pontida era già officiata da una comunità monastica, a cui Alberto donò altre terre e assegnò alla chiesa, come unico patrono, s. Giacomo apostolo. Qualche tempo dopo questa donazione, Alberto divenne monaco di Pontida.

Il monastero era governato dal monaco Vito, mandato a Pontida da s. Ugo di Cluny, "per conservare la buona fama dell’Ordine di Cluny". Egli divenne collaboratore del nostro santo, nella fondazione dei monasteri. Un altro collaboratore fu Enrico di Cremona, già compagno di viaggio durante il pellegrinaggio a Compostella.

Nello stesso anno egli donava al nuovo monastero la terra confinante con la corte di Ambivere e poi la terra di Fontanelle, ove era già iniziato, per opera di una certa Taiperga, la costruzione di un nuovo monastero in onore di s. Egidio abate.

Un’altra benefattrice di Alberto, ormai superiore di Pontida, fu la contessa Berta, che nel 1081 donò alla chiesa di Pontida delle terre, che però soltanto alla morte di lei, sarebbero divenute di esclusiva proprietà del monastero.

L’anno dopo ci fu il placito (cioè un’assemblea di conti) di Palosco, indetto da Enrico IV, scomunicato e in lotta con Gregorio VII. Alla riunione partecipò anche Alberto, come conte di Prezzate, per invitare l’imperatore a sottomettersi al Papa.

Verso la fine del 1082, Alberto andò a Cluny, per compiervi l’anno di noviziato e fare la professione monastica. Si fermò nel celebre monastero circa sette anni, poi ritornò in patria. Intanto il monastero ricevette altre donazioni: dal bergamasco Antonio Mozzo, canonico della chiesa metropolitana di Milano, delle terre in Mozzo, Curno e Briolo (1086); da Oddone de Salis, canonico in Brescia, fondi in diverse località del bresciano nel 1087 (anno in cui il Santo fu nominato Priore maggiore di Pontida); da Angilberto prete e Gisleberto l’insediamento rurale di Portesana (1088).

Le ultime opere di un certo rilievo del Santo furono: la fondazione a Cantù di un monastero di Benedettine cluniacensi, la cui superiora fu Madre Agnese, nipote di s. Ugo di Cluny; la riedificazione e ampliamento della Chiesa abbaziale di Pontida; la riorganizzazione dell’ospizio per i pellegrini.

Nella primavera del 1095, s. Alberto incontrò a Milano papa Urbano II, già monaco cluniacense, e gli chiese una bolla di privilegio per il monastero. Fu l’opera che coronò la sua instancabile attività a favore dei monasteri da lui fondati: il 2 settembre il Santo moriva a Pontida, dopo aver profuso le sue energie fisiche e spirituali, per "cercare Dio tra i fratelli e portarLo ai fratelli".

D. Mariano Grosso osb

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