La seguente ricerca è stata effettuata dall'autore di questo sito durante il 1992 (in alcuni punti ci sono però degli aggiornamenti), quando frequentava l'ultimo anno dell'Ist. Tec. Comm.le per Ragionieri Programmatori "B.Pascal" di Foggia.


INTRODUZIONE ALLA BORSA

di Domenit


INDICE:
CAP.1 INTRODUZIONE - IL MERCATO MOBILIARE.
CAP.2 GLI ORGANI DI CONTROLLO.
CAP.3 CASSETTISTI E SPECULATORI.
CAP.4 L'ANALISI TECNICA.
CAP.5 L'ANALISI FONDAMENTALE.
CAP.6 IL CICLO ECONOMICO.
CAP.7 VENDITE E PROFITTI.




CAP. 1 INTRODUZIONE - IL MERCATO MOBILIARE

Definire il mercato mobiliare è un'operazione non facile. Iniziamo così subito a dire che è una parte del mercato finanziario, ovvero il luogo ove si scambiano prodotti finanziari. Per una maggiore chiarezza il mercato finanziario sarà allora diviso in tre parti:

1. il mercato bancario ove si incontrano la domanda e l'offerta di liquidità;
2. il mercato assicurativo ove si incontrano la domanda e l'offerta di prodotti assicurativi;
3. il mercato mobiliare ove si incontrano la domanda e l'offerta di valori mobiliari.

Ciò che ai nostri fini più interessa è quest'ultima parte. Chiariamo allora che per valore mobiliare s'intende, secondo la legge 1/91 (legge SIM), ogni documento o certificato rappresentativo di quote:

  1. di proprietà di aziende (azioni, );
  2. di proprietà di immobili;

3. di partecipazione in fondi comuni di investimento;
4. di prestiti fatti a aziende (obbligazioni, );
5. di prodotti finanziari derivati (warrant, swap, ).

Si noti poi che il mercato mobiliare si divide ancora in:

1. primario: si scambiano valori mobiliari di nuova emissione;
2. secondario: si eseguono le successive negoziazioni.


Si può allora vedere come ci troviamo di fronte ad un mercato alquanto complesso e per di più in continua evoluzione non solo per le spinte che provengono dal mondo della tecnologia ma anche per l'approssimarsi delle scadenze di Maastricht.

 




CAP. 2 GLI ORGANISMI DI CONTROLLO

Nel capitolo introduttivo si è rilevata la complessità del mercato mobiliare. Se ora si considera anche l'elevata quantità di capitali che in un giorno sono trattati (in Italia, uno dei più piccoli mercati finanziari del mondo occidentale, si va da un minimo di 300 mld di scambi al giorno), e facile rendersi conto dell'importanza di specifici organi di controllo per il mercato finanziario.


In generale il loro compito è allora quello di vigilare perché tutto funzioni secondo le regole. In dettaglio questi organismi sono:

  1. CO.N.SO.B. (commissione nazionale per le società e la borsa): è il cuore dell'assetto istituzionale della borsa valori italiana. E' nata con la l.216/74 col compito di vigilare sul corretto funzionamento del mercato e sulla regolarità delle operazioni; in particolare la sua azione è sulle S.p.A. quotate.
  2. CONSIGLIO DI BORSA: è un organo "giovane", nato con la legge 1/91 e divenuto operativo solo dal 1 febbraio 1993, in sostituzione dei precedenti organi di borsa. E' formato da 14 membri nominati dagli operatori, dalla Banca d'Italia, dalla Consob e dalle CCIAA. E' in pratica l'organo di autocontrollo della Borsa, dato che ne assicura l'organizzazione, il funzionamento e lo sviluppo. In tale operazione il Consiglio di Borsa è coadiuvato da un'apposita società informatica, posseduta dagli stessi intermediari di Borsa e denominata CED Borsa.
  3. CASSA DI COMPENSAZIONE E GARANZIA e FONDO NAZIONALE DI GARANZIA: sono due organi istituiti dalla legge 1/91. Il primo ha la funzione di garantire le compensazioni credito\debito tra gli operatori. Se poi un operatore risulta insolvente, scatta un meccanismo di ripartizione delle perdite grazie ad un apposito Fondo di garanzia. In particolare quest'ultimo ha la funzione di tutelare i risparmiatori quando tutte le altre misure precauzionali non sono riuscite ad evitare l'insolvenza. Il fondo è alimentato dagli stessi intermediari e copre fino al 25% delle perdite del risparmiatore.
  4. MONTE TITOLI: è una normale S.p.A. posseduta dagli intermediari di Borsa che ha la funzione di velocizzare le relative operazioni con una gestione accentrata dei titoli depositati ormai tutti presso di essa. In più in tal modo si evita il trasferimento materiale dei titoli che ormai avviene ad elevate velocità (si pensi che ogni giorno un titolo può passare di proprietà ad un numero infinito di soggetti).





CAP. 3 CASSETTISTI E SPECULATORI

In Borsa, in generale, ci sono due tipi d'investitori, ognuno con una propria strategia d'investimento: il cassettista e lo speculatore.


Scegliere il modo giusto per operare è però non facile, in quanto bisogna considerare diverse variabili come per esempio l'attitudine al rischio di ogni soggetto, le sue conoscenze in materia d'investimenti mobiliari e così via. Ecco che allora in questo capitolo vedremo le differenze tra queste due forme d'investimento. In entrambi i casi si noti che è sempre importante scegliere il timing e cioè il momento migliore per entrare o uscire dal mercato. A tal proposito bisogna notare come gli investitori non professionali sono spesso portati ad acquistare proprio nel momento meno opportuno, vale a dire quando il mercato è già salito e quindi ha meno probabilità di crescere ulteriormente. In generale si può affermare che il piccolo risparmiatore agisce sempre in tendenza: è l'ultimo a comprare quando i prezzi salgono ed è l'ultimo a vendere quando i prezzi scendono. Principio fondamentale per un buon investimento è allora quello di agire in controtendenza. Un mercato nell'ultimo mese in crescita, non da nessuna garanzia di un uguale risultato per il futuro; anzi tanto maggiore è il rialzo e tanto maggiore sarà, per ragioni fisiologiche, la perdita. Principio collegato al primo è allora quello di mantenere sempre i nervi saldi. Sembra una banalità, ma restare tranquilli durante le turbolenze del mercato, specie se irrazionali, è spesso l'unica via si salvezza.

Passiamo ora ad analizzare le caratteristiche del singolo modo di investire, scopo di questo capitolo. Il cassettista è colui che acquista azioni con l'intento di conservarle per un lungo periodo di tempo (da qui l'appellativo cassettista nato prima della c.d. "dematerializzazione" dei valori mobiliari). Ne deriva che tale tipo d'investimento è forse meno legato al s.d. problema della scelta del timing. In ogni caso anche il cassettista deve evitare mosse istintive e indipendenti in modo assoluto dall'agire in controtendenza. Dopo l'acquisto il cassettista farebbe allora bene ad evitare di guardare ogni giorno le quotazioni dei titoli che ha acquistato e magari così pentirsi delle proprie scelte. Questa strategia di investimento va rivista solo quando ci si accorge che qualcosa non va: per esempio quando la quotazione di qualche proprio titolo sia in netta discesa per lungo tempo mentre il mercato va invece nell'opposta direzione; uguale attenzione è necessaria quando un titolo ha un rialzo anomalo.


Un'ultima osservazione per questo tipo di investimento è quella di scegliere titoli non speculativi (cfr. cap. 6) e cioè che non alternano bruschi rialzi ad altrettanto repentini ribassi. Ottimi a tal fine sono per esempio titolo di aziende operanti nel settore alimentare o energetico.


Passiamo ora allo speculatore e cioè colui che acquista e vende con maggiore velocità ed entra nel mercato in determinati momenti. E' allora un modo di operare che richiede notevoli e specifiche conoscenze per evitare i relativi rischi. Di solito allora se si vuole seguire questa strategia, è meglio rivolgersi a specialisti del settore che oggi offrono un'ampia gamma di servizi molto diversificata e con maggiori garanzie rispetto al passato. Fondamentale per quest'investitore è allora:

  1. la scelta del timing;
  2. mantenere sempre i nervi saldi;
  3. e soprattutto il valore delle informazioni, specie quelle con diretta ed immediata influenza sia sulla Borsa in generale, che sui titoli che si hanno "in portafoglio".

In definitiva è allora un tipo d'investimento che si sconsiglia ai piccoli risparmiatori.



 

CAP. 4 L'ANALISI TECNICA

Analizzando l'andamento grafico della Borsa (o di un qualsiasi valore mobiliare) si può notare come le quotazioni hanno ampie oscillazioni. Tale fenomeno, detto volatilità, può dipendere da diversi fattori: andamento della Lira, andamento del mercato obbligazionario, andamento dei tassi di interesse e così via. E' naturale allora, che in determinati momenti gli operatori cercano di percorrere tutte le possibili strade per trovare un appiglio: così c'è chi considera solo l'andamento grafico dei titoli (la c.d. analisi tecnica) e chi invece spulcia i bilanci delle società quotate e considera maggiormente lo stato dell'economia in generale (la c.d. analisi fondamentale, cfr. prossimo cap.).


In questo capitolo vedremo cosa s'intende per analisi tecnica. Si può ormai definire una vera e propria disciplina che basandosi sullo studio dei grafici, specie nei periodi di maggiore incertezza, diventa un punto fondamentale ed obbligato per gli operatori di Borsa. Miscelando in diversi modi le serie storiche di quotazioni, volumi di scambi ed altri indicatori statistici e stocastici, gli analisti tecnici cercano di individuare il momento migliore per acquistare e vendere. Come si vede siamo allora di fronte ad una scienza statistica basata sul concetto che la storia si ripete sempre nel tempo.

Vediamo ora quali sono le principali figure di grafici che gli analisti tecnici considerano.

1.Supporti e resistenze: sono le configurazioni grafiche più elementari dell'analisi tecnica. Un supporto è un livello al di sotto del quale le quotazioni faticano a scendere, perché agli occhi degli investitori l'azione diventa interessante e dunque saranno più propensi ad acquistarla. Specularmente la resistenza è una soglia massima ma più teorica, (cfr. il caso CREDIT che dal dicembre 1996 cresce ad un ritmo vertiginoso e superando tutte le resistenze), al di sopra della quale è poco probabile che un titolo vada. Resistenze e supporti si formano attorno a quei livelli di quotazione che, in passato, un titolo è riuscito a superare solo con difficoltà; in altre parole siamo di fronte a campanelli d'allarme, in prossimità dei quali sono possibili cambiamenti di rotta. Si osservi per esempio il grafico seguente dell'ipotetica AZIONE X:


Come si vede la nostra azione ben difficilmente scende al di sotto del valore 100, che così si può ritenere un supporto.

  1. Linea di Trend: è la tendenza, cioè la direzione in cui si sta muovendo la quotazione di un titolo. Per disegnare su un grafico un trend occorre distinguere i casi del rialzo e del ribasso. Un trend al rialzo si ottiene congiungendo gli ultimi punti di minimo del grafico, mentre un trend al ribasso si ottiene congiungendo i punti di massimo.
  2. Canale. Un canale si ottiene tracciando due linee parallele sul grafico: la prima congiunge i massimi del periodo, la seconda i minimi. Le due linee parallele rappresentano i binari entro cui si muove la quotazione del titolo. Se il prezzo esce dai binari è probabile un'inversione di tendenza; in particolare più gli scambi sono elevati è più sarà indicativo il segnale di capovolgimento del trend.
  3. Testa e spalla: è la figura più complessa tra quelle prese in esame e generalmente serve a trovare un segnale d'inversione di tendenza. Per maggiore chiarezza si consideri il seguente grafico relativo ad un'ipotetica azione X:

 


Un testa e spalle è allora formato da tre massimi successivi, il secondo (il centrale) dei quali è il maggiore, e da tre minimi, tutti più o meno allo stesso livello. In gergo il livello ove si collocano questi minimi è detto linea di collo. Quando su un grafico prende forma questa figura, in teoria, si configura un ribasso che non sarà più pari alla distanza che c'è tra la linea del collo e il massimo centrale. Un testa e spalla si può però formare anche alla rovescia (sarà composto da tre minimi, il secondo dei quali più accentuato degli altri due) e in tal caso offre indicazioni per un possibile rialzo. In generale, allora, l'analisi tecnica non può definirsi una scienza esatta, ma sicuramente offre più che utili indicazioni su come un titolo, o la Borsa in generale, si muoveranno nel futuro prossimo. Tali studi sono così oggetto di notevole interesse specie per gli investitori professionali orientati alla speculazione e non a fare i cassettisti.





CAP. 5 L'ANALISI FONDAMENTALE


Come si sarà ormai appreso, azzeccare il titolo giusto e/o il momento giusto per acquistarlo è impresa alquanto ardua, specie per i non addetti ai lavori. Per ridurre i rischi si allora ricorrere ad alcune tecniche di valutazione degli stessi, comunemente usate dagli analisti finanziari di tutto il mondo.


Iniziamo allora a considerare che nel medio e lungo periodo la quotazione delle azioni è uguale all valore attuale dei profitti che la relativa azienda produrrà in futuro. Infatti, il valore di un'azienda e quindi delle sue azioni, secondo le prevalenti tecniche ragionieristiche, dipendono proprio dalla sua capacità di produrre utili. A parità di altre condizioni quindi, il valore di un'azione sarà tanto maggiore quanto più elevata è la stima dei profitti che riuscirà a produrre. Soprattutto i cassettisti sono sempre alla ricerca di titoli che si prevede possano offrire un ottimo dividendo (rendimento delle azioni), oltre che una rivalutazione della quotazione.


In realtà il legame tra utili e prezzo delle azioni, così come s.v., nel breve periodo, esiste solo in teoria, data la presenza di ulteriori variabili che dirottano le quotazioni dal valore dei profitti che possono offrire. Lo situazione economica generale diventa così fondamentale per le nostre scelte; a tal fine è sufficiente leggere quotidianamente un giornale economico (cfr. Il Sole-24 ore per esempio) e tenere d'occhio alcune variabili come PIL, inflazione, tassi d'interesse, bilancia de pagamenti, debito pubblico e andamento dei fondi comuni d'investimento. In tal modo sarà possibile farsi una prima idea di come si muove l'Azienda Italia e poi tutte le singole imprese.

Chiusa questa parentesi, torniamo ad occuparci più specificatamente dell'analisi fondamentale e della sua importanza sulle quotazioni dei titoli azionari, nonché dello studio dei legami tra l'andamento dell'economia e delle aziende e i prezzi delle azioni in Borsa. Dopo l'analisi del quadro generale, è infatti il momento di trovare il settore economico con le maggiori potenzialità di sviluppo nel medio e lungo termine per capire cosa sta succedendo e sopratutto cosa succederà. A questo punto i ragionamenti che possono farsi sono molteplici, ma spesso basta solo osservare più da vicino quello che sta accadendo. Per esempio la svalutazione della lira che ci fu nel 1992 fu una manna per tutte le aziende italiane orientate all'export; viceversa un dollaro alle stelle costa carissimo a tutte le aziende che importano materie prime dall'estero. Ancora, in tempi di ripresa economica le aziende con utili più interessanti sono quelle industriali, ed in particolare modo quelle che durante la recessione economica hanno badato a razionalizzare i costi e ad aumentare gli investimenti in tecnologia e per nuovi prodotti. Le banche tendono invece solitamente a reagire nei successivi 12-18 mesi dalla ripresa economica dato che ci vuole tale lasso di tempo per adeguare a ciò i propri bilanci e quindi le relative quotazioni. Anche in tali casi importante è seguire l'informazione finanziaria ed in particolare le relazioni semestrali (che ormai devono anch'esse, come i bilanci d'esercizio, autenticarsi) e i bilanci d'esercizio e consolidati. Leggere un bilancio è però un'operazione non facile, specie per i non addetti ai lavori. A tal fine sono poi particolarmente importanti i bilanci riclassificati (cfr. IV e VII Direttiva CEE rispettivamente sul bilancio d'esercizio e sul bilancio consolidato), dove le singole voci sono raggruppate in importanti aggregati, come per esempio l'utile operativo (e cioè i guadagni realizzati da un'azienda nella sua attività tipica e principale) o i proventi straordinari (e cioè i guadagni realizzati con attività non di routine) e che ne facilitano la comprensione anche da parte dei non addetti ai lavori. Oltre ai bilanci è bene guardare alcuni importanti indicatori che mettono a confronto la redditività di un'azienda con la sua quotazione di Borsa. Uno dei più noti è il p\u o prezzo\utili (in alcuni casi si trova p\e, cioè price earning), e cioè un indice dato dal rapporto tra il prezzo di Borsa e l'utile netto dell'azienda, diviso il numero totale di azioni in circolazione. In particolare quest'indice è la sintesi di tutto quanto detto finora e serve per capire se un titolo è sopravvalutato, sottovalutato o ha una quotazione che riflette realmente l'andamento dei profitti dell'azienda. In linea di massima più basso è il p\u, e maggiore è l'appetibilità del titolo; mentre in caso contrario il titolo è sopravvalutato. Per giudicare se il p\u di un'azione è o meno elevato si possono fare due tipi di confronti: o con l'andamento dell'indicatore in passato (per esempio se negli ultimi anni il p\u è stato pari a 15 e ora è 10, probabilmente l'azione è da comprare) o con il p\u di aziende concorrenti.


Accanto al p\u è importante analizzare il rapporto tra il prezzo e il cash flow (p\cf), dove per cash flow, in breve, s'intende la somma algebrica dell'utile netto, degli ammortamenti e degli accantonamenti. Quest'indice ci da il confronto tra la quotazione di Borsa e la redditività, eliminando però le distorsioni che possono derivare dalla politica degli ammortamenti dei beni dell'azienda, che in alcuni casi può comprimere o gonfiare (a seconda dei casi) l'utile netto.


Esiste poi lo yield e cioè il rapporto tra il dividendo e il prezzo dell'azione relativa. Anche questo parametro misura la redditività dell'azienda ed in particolare il guadagno che l'investitore può ottenere ogni anno incassando il dividendo dell'azienda. Anche in tal situazione può essere utile fare confronti con lo yield passato e con quello delle aziende concorrenti.

Ogni giorno Il Sole-24 Ore pubblica in ultima pagina le quotazioni di tutti i titoli, e tutti gli indici visti finora; occorre però prestare attenzione al fatto che questi si riferiscono agli ultimi bilanci approvati dalle rispettive aziende e non alle attese sugli utili. In ogni caso si ha sempre a disposizione importanti indicatori sui legami quotazione-profitti.

Qualche parola va poi spesa per il rapporto prezzo\mezzi propri (p\mp o in inglese, price\book value, p\bv). I mezzi propri di una società sono la somma del capitale sociale e di tutti gli utili che la società ha prodotto negli anni ma che ha deciso di non distribuire per rafforzarsi. Questi utili prendono solitamente il nome di riserve. Se il p\mp è uguale a 1, significa che il prezzo di Borsa esprime esattamente il valore dei mezzi propri dell'azienda; se è superiore, significa che l'azione è sopravvalutata, mentre se è inferiore, l'azione è probabilmente da acquistare, dato che il prezzo di Borsa non esprime realmente il valore dell'azienda. Occorre però tenere anche presente che le Borse Valori di tutto il mondo sono molto più attente agli utili che non al patrimonio.

In definitiva l'analisi fondamentale è un ottimo strumento per trovare titoli temporaneamente trascurati dal mercato, ma che offriranno, non appena scoperti, elevati guadagni sia in termini di dividendi sia di rivalutazione del titolo stesso.





CAP. 6 IL CICLO ECONOMICO


In Borsa non ci sono azioni buone per tutte le stagioni. Ecco che allora la ricerca dei titoli più interessanti si complica ulteriormente. Chiaramente quest'ultimo problema riguarda maggiormente l'investitore-speculatore, dato che il cassettista acquista titoli di aziende che producono elevati utili, per tenerli in portafoglio fin quando non si rivalutano. Chi vuole invece seguire più da vicino i propri investimenti, deve seguire giornalmente oltre che le quotazioni, tutto quanto succede intorno: andamento economia, dinamica tassi d'interesse, inflazione e così via.


Il listino di Borsa, oltre che per settori produttivi, può dividersi in due grandi gruppi: i titoli ciclici e quelli anticiclici. La distinzione si basa sul fatto che ci sono azioni più sensibili all'andamento del ciclo economico, che subiscono maggiormente i contraccolpi della recessione e quindi si riprendono meglio quando l'economia "tira"; sull'altro versante ci sono invece le azioni che sono quasi insensibili al ciclo economico perché svolgono un tipo d'attività appunto immune alle diverse fasi di contrazione ed espansione dell'economia. In genere i titoli ciclici sono quelli industriali, ed in particolare quelli meccanici, dell'automobile, della carta, della chimica, della siderurgia e così via. La Borsa come sappiamo gioca sempre d'anticipo e cerca così di prevedere quello che succederà in futuro; così quando si sente aria di recessione è quasi normale che i primi titoli a scendere, a parità d'altre condizioni, siano proprio quelli industriali, e viceversa di fronte all'orizzonte di una ripresa economica, i primi titoli a salire sono sempre quelli industriali.

Tra i titoli anticiclici vi sono invece, come s.d., quelli delle aziende che di solito non pagano caro i contraccolpi della recessione economica. E' il caso delle aziende del settore alimentare, del settore energetico, della telefonia e delle utility in generale. Anche se c'è crisi, infatti, le famiglie e le aziende continueranno sempre a mangiare, ad utilizzare energia elettrica, a telefonare e così via; al massimo con qualche risparmio ma senza drammatiche conseguenze per il bilancio aziendale.


Importante è poi la distinzione tra titoli aggressivi e titoli difensivi. I primi solitamente crescono di più della Borsa quando è in rialzo, ma scendono anche di più quando punta al ribasso; sono i titoli migliori per gli operatori-speculatori. I titoli difensivi invece, sono quelli che hanno un robusto e solido bilancio, cosicché resistono bene alle cadute della Borsa, per crescere però meno quando il mercato "tira".


Infine è utile accennare ai titoli sensibili ai tassi d'interesse, come quelli delle aziende appartenenti al settore finanziario (banche, assicurazioni e finanziarie) e quelli delle aziende particolarmente indebitate verso i terzi. Per tali imprese un innalzamento dei tassi si riduce in un abbassamento delle quotazioni e viceversa. Si consideri però che tale legame vale per tutta la Borsa, anche se maggiormente per i s.d. titoli.





CAP. 7 VENDITE E PROFITTI



Vendite e profitti di un'azienda sono due argomenti spesso trattati dai mass-media al fine di informare i consumatori-risparmiatori sullo stato di salute delle aziende stesse. Bisogna però prestare attenzione sul loro significato. Per chiarire di cosa stiamo parlando si osservi innanzi tutto il grafico che segue proprio sulle relazioni PROFITTI-VENDITE che ci possono interessare:


Come si vede dal grafico, le curve di profitti e vendite, per quanto apparentemente simili, presentano due importanti differenze:

  • L'andamento delle vendite ha sicuramente valori assoluti superiori a quelli dei profitti; ciò ci deve portare subito a ritenere che variazioni nel volume delle vendite non provocano variazioni d'uguale portata nei profitti.
  • Le due curve hanno la parte discendente sfasata sotto il profilo temporale; in particolare si noterà che quando le vendite sono ancora in crescita i profitti iniziano già a diminuire Quest'ultimo punto si spiega meglio considerando le politiche di vendita dell'azienda. Nella fase temporale dell'ultima parte del grafico con vendite crescenti, è probabile che la concorrenza sia più elevata e l'azienda per fronteggiarla faccia un maggiore ricorso a promozioni dei prodotti alquanto aggressive e quindi costose. A scopo esemplificativo si può allora citare il caso della FIAT AUTO quando lanciò sul mercato italiano la LANCIA-AUTOBIANCHI Y10. Nel giro di qualche anno tale auto rivoluzionò il settore delle city-car, in particolare per l'elevata qualità che per la prima volta si offriva in un'auto utilitaria. Ne conseguì che le vendite in meno di un anno raggiunsero elevati livelli, mentre i profitti arrivarono (e non pochi) solo dopo la copertura dei costi. Per contro la concorrenza nel settore si fece tra le più agguerrite e così la FIAT, fu costretta ad aumentare le promozioni sul proprio prodotto (perfino l'avv. Gianni Agnelli si faceva vedere in giro con un Y10, anche se ciò in realtà fu una promozione senza costi); i costi aziendali allora aumentarono e così mentre le vendite continuavano a crescere, sia pure ad un ritmo inferiore, i profitti iniziavano a diminuire.


    Concludendo si può allora affermare che bisogna prestare attenzione a come valutare le notizie su profitti e vendite; in particolare un incremento di vendite significa un incremento dei profitti di minore portata (a seconda delle aziende) e non nel brevissimo termine. La redditività di un'azienda quindi, in termini di dividendi che può offrire ai suoi soci, si può meglio valutare considerando la curva, e quindi le notizie, sui profitti dell'azienda dell'azienda stessa.



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