
ARTICOLO 18
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L’attuale
governo, oltre che per una spiccata incompetenza nelle questioni
economiche, e per la passione con cui il nostro simpatico presidente del
consiglio fa le corna e dà ragione a tutti nei più importanti incontri
internazionali, si è distinto per un attacco senza precedenti ai
diritti dei lavoratori e al movimento sindacale in genere. Noi capiamo
perfettamente che i lavoratori dipendenti a Berlusconi non debbano
proprio essere simpatici. Quello
che stupisce ed indigna però, non è tanto il comportamento di
Berlusconi e dei suoi ministri - dipendenti, quanto quelli di una parte
della confindustria e degli imprenditori. Se questi signori, invece di
pensare ogni giorno a come risparmiare sul costo del lavoro,
pensassero ad usare meglio le capacità professionali e ad
investire sui propri dipendenti, forse il prodotto italiano sarebbe
migliore e le nostre imprese ben più competitive. Invitiamo il signor
Pininfarina, capo di Fdermeccanica, a farsi un giro con il suo jet
personale a Wolksburg o a Stoccarda, per vedere quali standard
qualitativi e quali costi del lavoro ben più alti del nostro hanno le
imprese tedesche. Tra
pochi mesi si svolgerà un referendum per allargare anche a chi è sotto
i 15 dipendenti le protezioni dell’articolo 18. Noi non condividiamo
la maggior parte delle proposte politiche fatte da chi ha proposto
questo referendum, ma crediamo che di fronte all’attacco venuto dal
governo la nostra posizione debba superare le incomprensioni politiche.
Una vittoria del referendum potrebbe finalmente aprire un dibattito
anche a sinistra se sia finalmente arrivata l’ora di allargare i
diritti anche a quei milioni di lavoratori che non ne usufruiscono.
Hanno ragione coloro che dicono che chi ha un piccolo negozio con due
dipendenti non può avere gli stessi vincoli di chi possiede aziende con
migliaia di dipendenti. Ma non per questo crediamo che quei due
dipendenti non debbano avere nessun diritto e nessuna tutela. La
sinistra deve battersi per allargare questi diritti, favorire un aumento
dell’occupazione e contemporaneamente un aumento delle garanzie, della
qualità e della sicurezza del lavoro.
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