ARTICOLO 18

L’attuale governo, oltre che per una spiccata incompetenza nelle questioni economiche, e per la passione con cui il nostro simpatico presidente del consiglio fa le corna e dà ragione a tutti nei più importanti incontri internazionali, si è distinto per un attacco senza precedenti ai diritti dei lavoratori e al movimento sindacale in genere. Noi capiamo perfettamente che i lavoratori dipendenti a Berlusconi non debbano proprio essere simpatici.
Difatti, gran parte delle leggi fatte dal governo mirano a favorire i professionisti e gli autonomi in genere (legge Tremonti) e in special modo quelli che evadono il fisco, vista la raffica di condoni che questo governo ha con amore preparato per loro. Del resto, i disastri dell’economia e le barche a vela di Previti possono essere sempre pagati da chi le tasse non le può o, perché onesto, non le vuole evadere. Tornando all’attacco ai diritti del lavoro il Governo ha puntato il suo obiettivo verso una delle poche norme di civiltà di cui questo paese si è dotato: l’articolo 18. Lo ha fatto, per chi non se ne ricordasse, con il pretesto che più le imprese possono essere libere di licenziare tanto più esse assumeranno e tutti noi saremmo finalmente felici. Ovviamente, per una persona circondata da lacchè e sondaggisti compiacenti, un discorso talmente assurdo doveva avere senso. Il problema è che il nostro non ha fatto i conti con il fatto che la maggioranza degli Italiani non è affatto stupida, forse ingenua dato che ha consegnato il governo del paese alla minoranza berlusconiana.

Quello che stupisce ed indigna però, non è tanto il comportamento di Berlusconi e dei suoi ministri - dipendenti, quanto quelli di una parte della confindustria e degli imprenditori. Se questi signori, invece di pensare ogni giorno a come risparmiare sul costo del lavoro,  pensassero ad usare meglio le capacità professionali e ad investire sui propri dipendenti, forse il prodotto italiano sarebbe migliore e le nostre imprese ben più competitive. Invitiamo il signor Pininfarina, capo di Fdermeccanica, a farsi un giro con il suo jet personale a Wolksburg o a Stoccarda, per vedere quali standard qualitativi e quali costi del lavoro ben più alti del nostro hanno le imprese tedesche.

Faccia un paragone tra quanti sono gli operai specializzati in Italia e quanti sono in Germania, tra quale formazione professionale ci sia in quei paesi rispetto al nostro e poi si ponga delle domande. Non invitiamo a farlo il ministro Maroni, in quanto la sua cattiva fede e la sua incompetenza (caratteri tipicamente leghisti) non gli forniscono gli strumenti necessari per un qualsiasi ragionamento.  Il costo del lavoro è in Italia un falso problema. Esiste un problema di qualità del prodotto che rende le nostre imprese poco competitive rispetto a quelle estere. E questo problema è risolvibile solo con veri investimenti tecnologici e investimenti professionali, che migliorino il prodotto e rendano migliori la qualità e la vita di chi quel prodotto costruisce.  Noi respingiamo quindi con forza ogni tentativo di limitare i diritti dei lavoratori, in nome di falsi problemi sollevati da chi elude le vere questioni.

Tra pochi mesi si svolgerà un referendum per allargare anche a chi è sotto i 15 dipendenti le protezioni dell’articolo 18. Noi non condividiamo la maggior parte delle proposte politiche fatte da chi ha proposto questo referendum, ma crediamo che di fronte all’attacco venuto dal governo la nostra posizione debba superare le incomprensioni politiche. Una vittoria del referendum potrebbe finalmente aprire un dibattito anche a sinistra se sia finalmente arrivata l’ora di allargare i diritti anche a quei milioni di lavoratori che non ne usufruiscono. Hanno ragione coloro che dicono che chi ha un piccolo negozio con due dipendenti non può avere gli stessi vincoli di chi possiede aziende con migliaia di dipendenti. Ma non per questo crediamo che quei due dipendenti non debbano avere nessun diritto e nessuna tutela. La sinistra deve battersi per allargare questi diritti, favorire un aumento dell’occupazione e contemporaneamente un aumento delle garanzie, della qualità e della sicurezza del lavoro.

E chi accusa questa posizione di essere vecchia si faccia un giro nelle nuove fabbriche costruite da alcuni industriali nostrani e padani nei paesi dell’est: avrà l’occasione per fare un tuffo in un passato inglorioso, con paghe da fame, pochissima sicurezza dei lavoratori e un prodotto finale assolutamente mediocre. Esattamente quello che accadrebbe in tantissime aziende italiane se si abolissero quelle garanzie che norme come l’articolo 18 danno.

 

I DS di Bruino invitano a votare SI’ al referendum
per l’estensione dell’articolo 18 alle imprese
 con meno di quindici dipendenti

 

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