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BRAVI
RAGAZZI (libera disquisizione sulla Giustizia ispirata dal libro di
Gomez – Travaglio) Caso
SME. Caso Mondadori. Caso IMI-SIR. E’
da qui che bisogna partire per capire il programma del Governo in tema
di Giustizia. Altrimenti le leggi approvate in questo campo parrebberro
surreali, come un quadro di Mirò. Ma
non è per niente così. C’è una chiara logica nelle nuove leggi del
Parlamento sul diritto, così come c’è una ferrea logica nei progetti
di riforma della Giustizia: la demolizione dello stato di diritto e la
sottoposizione del potere giudiziario a quello politico. Cioè:
“nessuno mi può giudicare”. Ovvero,
il ribaltamento totale dei valori che la Costituzione e l’era civile
ci ha insegnato. E
l’attuale Ministro della Giustizia, il leghista Roberto Castelli,
ingegnere meccanico di Lecco, esperto nell’abbattimento dei rumori del
traffico, ce la sta mettendo tutta. Contornato dai suoi tre
sottosegretari (tra cui l’Avvocato calabrese, oggi 35enne, Jole
Santelli, che ha fatto pratica nello Studio Previti) e da un nutrito
staff di collaboratori, quasi tutti magistrati romani, amici degli
amici. Si considerino attentamente i seguenti provvedimenti normativi dell’era Castelli: la legge delega per la riforma del falso in bilancio; il decreto ministeriale sul rientro dei capitali detenuti all’estero; la legge sulle rogatorie; la mozione programmatica sulla giustizia che censura le ordinanze dei Tribunali di Milano; la votazione a Bruxelles contro il mandato di cattura europeo; la proposta di legge per ridurre le pene della bancarotta fraudolenta; la legge Cirami sul legittimo sospetto; la proposta sull’immunità parlamentare; il disegno di riforma dell’ordinamento giudiziario che separa di fatto le carriere, avvicina i PM all’orbita del Governo e li allontana dalla Polizia giudiziaria, depotenzia il CSM e affida al Parlamento le scelte delle priorità sui reati da perseguire. Non sono figure fantastiche, mescolate scherzosamente tra loro in un acrobatico gioco di finzione. E’ tutto paurosamente vero. Ebbene, tutto questo pout purri di leggi, leggine, decreti, mozioni e proposte, ha giovato agli Italiani? E’ venuto incontro alle esigenze delle gente? Ha in qualche modo arginato i problemi della Giustizia? Naturalmente no. Ha giovato e gioverà soltanto ai pochissimi, ma potentissimi, coinvolti nei processi importanti e a chi vuol mettere all’angolo la Magistratura. Conoscere a fondo i processi SME, MONDADORI e IMI SIR, consentirebbe di interpretare il surrealismo di questo governo, che sino ad oggi, in tema di Giustizia ha soltanto prodotto sfaceli, scatenando l’ira degli Italiani per bene e lo sdegno della stampa estera. Basterebbe leggere il libro di Gomez-Travaglio, per rendersene conto. “Bravi ragazzi” . Peter Gomez e Marco Travaglio – Editori Riuniti
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Marzo 2003 Espulsioni ferocia di governo di Livia Turco La persona ridotta a un «bollino rosso». È una delle tante facce disumane della Bossi-Fini. Si tratta di persone - immigrati e datori di lavori - che hanno presentato domanda per regolarizzare una posizione lavorativa tante volte già consolidata e ottenere sulla base del contratto di lavoro un permesso di soggiorno. La notizia di questi giorni è che molte di queste persone che hanno avuto fiducia nelle istituzioni, hanno versato una consistente somma di denaro per regolarizzarsi e si sono attenute scrupolosamente alla legge, anziché ottenere un permesso di soggiorno vengono allontanate in modo brutale dal nostro paese ed espulse. L’unica motivazione a base del decreto di espulsione è un bollino rosso apposto sulla domanda di regolarizzazione che attesta la irregolarità della documentazione. Alla persona espulsa non vengono notificate le ragioni della espulsione e non è consentita alcuna possibilità di ricorso o di appello. Questa espulsione immediata è riservata non a clandestini che costituiscono un pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza; non alle persone che in modo ripetuto sono entrate illegalmente nel nostro paese. Per tutte queste - in un contesto di rispetto delle garanzie istituzionali - è giusto comminare l’espulsione e prevedere l’allontanamento dal nostro paese. Ma colpisce le tante «signora Olga» o «signor Alì» che da anni lavorano nelle nostre famiglie, nei nostri ristoranti, nelle nostre aziende riscuotendo la fiducia delle famiglie e delle persone con le quali hanno costruito anche legami di affetto. Molte di queste «Olga» e di questi «Alì» sono entrati in Italia con regolare visto o permesso di soggiorno che poi è scaduto e non sono riusciti a rinnovare. Altre sono entrate senza regolare permesso di soggiorno e hanno avuto un decreto di espulsione amministrativa. Che senso ha mettere sullo stesso piano chi costituisce una concreta minaccia per la sicurezza e l’ordine pubblico e chi, invece, è entrato nel nostro paese al di fuori delle regole - e questo va scoraggiato e impedito con una politica aperta ed efficace di ingressi regolari - ma nel nostro paese si è radicato rispettandone le leggi e contribuendo ed arricchire e rendere più umana e dignotosa la vita di tanti di noi? Quando si discusse la Bossi-Fini sollevammo tale questione. Ci battemmo fermamente contro una politica delle espulsioni indiscriminata che non sa distinguere la persona perbene dal malvivente e dal corrotto. Chiedemmo al governo di non indicare come criterio di esclusione dalla regolarizzazione l’aver subito una esclusione amministrativa per essere entrato, per una sola volta, in modo irregolare nel nostro paese. Ma non fummo ascoltati! Perché il governo era travolto dalla furia ideologica di dimostrare la sua volontà e la sua capacità di voltare pagina rispetto a un passato presuntamente lassista e comminare espulsioni esemplari, severe, rapide. Non importa se colpiscono nel mucchio e producono l’effetto sconsiderato di lasciare solo ed abbandonato un anziano o una famiglia con persone disabili! Non importa se, stante agli ultimi dati, 62mila delle persone espulse mediante intimazione non hanno lasciato il nostro paese e, sulla base della Bossi-Fini, devono essere arrestati, processate e poi eventualmente espulse! Ciò che conta è il messaggio, ciò che conta è l’apparenza! Ma questa faccia disumana è solo l’aspetto più eclatante della regolarizzazione in corso. Annunciata dal governo con toni rassicuranti come se si trattasse di una moderna politica per la famiglia, accompagnata dalla promessa della rapidità, dell’efficienza oltreché della difesa dei diritti, essa si presenta invece, dopo ormai sei mesi, contrassegnata da pesanti inefficienze che pesano negativamente sulla serenità delle persone e sulla competitività delle aziende. Gli annunciati potenziamenti di personale delle questure e delle prefetture non arrivano. Non si tratta, come in tutte le precedenti regolarizzazioni, del rischio di trascinare per molto tempo diverse decine di migliaia di casi controversi. Vi è invece il rischio concreto di lasciare centinaia di migliaia di persone nel limbo giuridico per anni dando vita così ad un inedito esercito dei «sans papier». Come abbiamo ripetutamente denunciato nel corso di interrogazioni e interpellanze parlamentari. Tutte le persone immigrate in attesa di regolarizzazione sono impossibilitate a rientare nel loro paese. Nel caso di dimissioni o licenziamenti gli immigrati possono ottenere la regolarizzazione da un altro datore di lavoro solo a discrezione del prefetto con evidenti casi di differenziazione e rischi di discriminazione da persona a persona e da prefetto a prefetto. Danni ed inganni: è questa la politica del governo sull’immmigrazione. Danni ed inganni che colpiscono le persone immigrate, le aziende, le famiglie e la nostra comunità. Parlano i fatti. 1)Non è stato emanato il regolamento attuativo della Bossi-Fini impedendo così l’applicazione di parti significative della legge, come le norme che riguardano il diritto d’asilo. I sei mesi previsti dalla Bossi-Fini sono scaduti infatti il 6 febbraio. 2) Non è stato emanato il decreto sulle quote di ingresso regolare per lavoro relative al 2003 (inadempienza che segue quella del 2002 quando è stato consentito l’ingresso regolare solo per il lavoro stagionale). 3) Quindici procure hanno sollevato questioni di legittimità costituzionale e sono frequenti le denunce di espulsioni comminate al di fuori del rispetto delle fondamentali garanzie della persona. I dati sulle espulsioni del 2001-2002, se letti con attenzione, rivelano che la faccia feroce, la sottrazione di garanzie alle persone, il ricorso al carcere non aumentano l’efficacia del sistema. Infatti, nel 2002, sono stati eseguiti 88.500 provvedimenti di allontanamento effettivo dal territorio nazionale. Nel ‘99 erano stati 72.500 e nel 2000 75.000. La percentuale tra le persone espulse e quelle effettivamente allontanate si attesta attorno al 50-60%, cioè la stessa registratasi dai governi di centrosinistra. 4) Le politiche di integrazione sono diventate un fantasma. Sono spariti gli strumenti, sono scomparse le risorse, si è dileguata anche la parola. Questo è tanto più insensato e dannoso a fronte della previsione di una regolarizzazione di 700mila persone. Si conferma così che la parola integrazione e cittadinanza non appartiene al lessico politico e culturale di questo governo. Contro la legge degli inganni e dei danni dobbiamo dunque rilanciare una forte e unitaria battaglia. Nel Parlamento, nelle istituzioni ma soprattutto fra i cittadini e nel paese. |