Documento politico
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Pubblichiamo in questa pagina il documento politico presentato dalla sezione di Finocchio alla conferenza programmatica dei Democratici di Sinistra della Circoscrizione VIII.

 

 

Democratici di Sinistra

Sezione di Finocchio

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Documento politico

 

 

Il presente vuole essere un contributo ed uno stimolo, da parte dei democratici di sinistra della sezione di Finocchio, al dibattito che ci porterà al prossimo congresso e, nel contempo, vuole essere una denuncia ad una situazione che sempre di più sta minando la nostra credibilità verso i cittadini.Nel documento manca, volutamente, qualsiasi analisi sulla, purtroppo, tragica guerra in atto nell’ex Jugoslavia, e conseguentemente riferimenti alla politica nazionale.Manca perché anche se il nostro DNA, la nostra cultura e gli insegnamenti avuti ci pongono, comunque, contro qualsiasi forma di guerra, è nello stesso tempo pur vero che lo stesso DNA, la stessa cultura e gli stessi insegnamenti avuti ci hanno sempre posto, e ci pongono, al fianco degli oppressi e degli sfruttati. E’ per tali motivi che all’interno del nostro partito ci sono due anime;Una che in nome della solidarietà che da sempre ci contaddistingue, appoggia l’intervento armato, sicura che non ci potesse essere altra soluzione;Un’altra invece che rifiuta i bombardamenti convinta che ancora oggi si possa risolvere il conflitto in atto con il dialogo e con la mediazione.Per tali motivi la sezione di Finocchio non riesce ad essere tra quelli che asseriscono come uniche e vere solamente le proprie certezze, perché se è indubbio che il primo responsabile della tragedia attuale, che comunque ci coinvolge, si chiama Milosevic, è comunque pur vero che l’intervento pesante e massiccio che si è avuto, ha, purtroppo, causato la morte di molti innocenti. Vogliamo comunque rimarcare, come d’altronde la storia ci insegna, che in simili conflitti spesso si verifica che coloro che oggi sono definiti carnefici, possono trasformarsi dalla sera alla mattina in vittime, e, nel contempo, le vittime in carnefici. Speriamo che ciò non accada nel Kosovo.E’ per tali ragioni che abbiamo preferito che il documento vertesse essenzialmente sulla politica della nostra città e della nostra circoscrizione. In varie riunioni svolte presso la nostra sezione sono emerse delle notevoli problematiche inerenti precise scelte attuate sia dai nostri organi dirigenti che dai nostri rappresentanti eletti, e spesso un più generale malumore sul rapporto, strano, che il partito ha con la sua base.In particolare è emerso il problema dello scollamento esistente tra il partito in quanto tale (dirigenti, sezioni, iscritti) ed alcuni degli eletti nello stesso, per cui è d’obbligo a questo punto svolgere una seria riflessione su quanto sta accadendo e su come noi pensiamo si debba concepire la futura organizzazione dei Democratici di Sinistra.E’ ora di incominciare, a tutti i livelli, a concepire la politica come amministrazione responsabile e sana della cosa pubblica, tendente ad affermare il principio e il metodo del governare, e non come ambizione personale fine a se stessa, tendenza quest’ultima, sembra, abbastanza diffusa.Non è pensabile che una componente come la nostra, nelle varie sfere di competenza, non possa più esprimere opinioni politiche ma si dia, invece, libertà assoluta a coloro che sono riusciti a farsi eleggere sotto la bandiera dei DS, senza attuare quel minimo di confronto che sempre è stato alla base della vita democratica del partito, demandando alle sezioni ed ai compagni solo il compito di fare propaganda a tali eletti.La crisi della politica e dei partiti cui accennava Walter Veltroni nella sua lettera per la campagna del tesseramento 1999, nella sua manifestazione generale, sicuramente deriva anche dal processo di globalizzazione in atto, che più di altri motivi mette in discussione i valori tradizionali ai quali eravamo abituati, globalizzazione che comunque apre un nuovo confronto, sicuramente costruttivo, fra varie culture; confronto che deve portare all’elaborazione di nuove idee per rinnovare, piuttosto che negare, la sinistra in Italia; confronto che deve essere caratterizzato sempre più dal dibattito interno e non dal decisionismo che impone scelte già prese e rese operative in luoghi diversi dalle sezioni, non tenendo affatto conto del principio di libertà e di uguaglianza che è sempre stata la nostra bandiera.Nel villaggio globale nel quale, volenti o nolenti, ci troviamo, la politica deve essere per noi una precisa visione del mondo, e la crisi della stessa politica si può superare incominciando a restituire agli iscritti ciò che gli è stato in qualche modo sottratto: la possibilità di partecipazione e di controllo democratico su scelte che comunque incidono direttamente sul loro futuro. Costruire, come dice Veltroni, "una grande forza della sinistra aperta ed in permanente comunicazione con la società con un coraggioso sforzo dell’innovazione, dell’organizzazione e della forma del partito, valorizzando, e non disperdendo, le risorse sia già presenti all’interno del partito, sia di coloro che ad esso aderiscono per passione e voglia di cambiamento.Questo, in fondo, è quanto noi chiediamo; operare un ulteriore sforzo per attuare una scelta coraggiosa che porti il partito al di là della politica personalistica sino ad oggi attuata.Diciamo "no" con forza all’individualismo ed all’esaltazione dell’egoismo politico in atto, poiché tali presupposti minano la democrazia e l’uguaglianza, da sempre baluardo del partito. La nostra coscienza di appartenenza ad un gruppo ci porta a pensare alla costruzione di un vero partito democratico e non di un partito che permette a pochi di decidere al posto di molti.E’ oramai ora che ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità, morali e politiche, e si adoperi in maniera forte affinchè si risolvano tutte le problematiche in essere, che giorno dopo giorno diventano sempre più gravi, avviando precisi processi di rinnovamento e riscoprendo quella questione di identità e di valori ultimamente un po’ sopita.Le scelte future che il partito dovrà operare dovranno essere pianificate con tutta la base attraverso una piattaforma che determini, oltre ai programmi delle cose da realizzare, anche le scadenze di attuazione di tali programmi.Occorre riuscire a ricostruire quel rapporto di fiducia con i cittadini che ultimamente sembra essere venuto meno, ricordando che governarte significa dirigere lungo una rotta "prestabilita" e non, al contrario, imposta.Ciò vale anche e soprattutto per la nostra città.E’ difficile per degli iscritti rimarcare il fatto che dopo quasi due legislature, i nostri rappresentanti, anche se qualcuno di essi a dire il vero ha profuso sforzi notevoli, pochissimo hanno fatto per la periferia; purtroppo ciò è la realtà, che deriva da precise scelte attuate dall’Amministrazione.La stratificazione sociale, la storia, la cultura che esistono nei diversi ambiti del territorio cittadino, formano insieme la realtà urbana in cui viviamo e insieme formano quella realtà complessa che porterà Roma ad essere "Città europea". E’ sull’insieme dei diversi ambiti che deve fondarsi, secondo noi, uno sviluppo che sia il più possibile attento ai bisogni reali della gente e non, al contrario, sulla frammentazione delle problematiche e delle risorse esistenti.Non è pensabile che alle soglie del nuovo millennio ci sia in una città come Roma, che sempre più sta acquistando le sembianze di una metropoli, una così netta spaccatura tra le "zone belle e di pregio" e la periferia sotto tutti gli aspetti.Uno degli elementi di verifica del grado di modernizzazione di una città passa anche, e soprattutto, sul recupero e sulla riqualificazione di quegli ambiti degradati dove maggiormente è sentito il disagio urbano, disagio che spesso porta ad alimentare quel senso di rigetto per la politica che costituisce, purtroppo, fertile terreno per le iniziative delle destre; bisogna, perciò, attuare una sistemazione urbana che sia in grado di colmare le arretratezze attuali.Sappiamo benissimo che il miglioramento delle condizioni di vita delle periferie è un problema di non facile soluzione, anche perché, allo stato attuale, gli strumenti per il recupero e la riqualificazione sono insufficienti ad affrontare e risolvere le esigenze espresse.Una grandissima opportunità si è avuta con le opere a scomputo, il cui vero valore innovativo è , nelle borgate, il protagonismo di massa degli abitanti, che intervengono, in prima persona, come utenze organizzate nei processi di riqualificazione; purtroppo, questa importantissima iniziativa attuata, si scontra ogni giorno, al di là della volontà politica, con il muro della burocrazia, che pone vincoli e divieti, forte soprattutto dal fatto che, dopo innumerevoli anni, ancora non si è chiuso, e non si sa quando si chiuderà, il capitolo dei piani particolareggiati delle zone O, le cosiddette zone ex-abusive. Serve dunque, secondo noi, un sostanziale cambio di rotta, che porti al più presto ad una reale modifica delle normative urbanistiche, modifica oramai inderogabile.Quello che ci aspettiamo che sia attuato nel prossimo futuro è :          Una buona politica dei trasporti che migliori i collegamenti non solo tra il centro e la periferia, ma tra le stesse periferie.                                             Una nuova politica che si prenda cura dell'enorme patrimonio ambientale e culturale che esiste in periferia.            Una politica che porti ad insediare nei tessuti degradati della città, poli di servizio per i cittadini.                     Queste sono solo alcune iniziative che secondo noi potrebbero in qualche modo cambiare il volto della periferia; certamente tantissime altre cose andranno fatte e il lavoro sarà sicuramente lungo e faticoso. Per tali ragioni bisogna avviare subito tutti gli interventi necessari di recupero e di riqualificazione urbana, per ridisegnare le funzioni della città e per migliorare le condizioni di vita dei cittadini che in tali realtà vivono.Vogliamo chiudere questo documento con alcune parole di Enrico Berlinguer, secondo noi a torto frettolosamente accantonato dalla cultura di sinistra ma che, invece, dimostra a pieno tutta la sua attualità :    "Rilevare la necessità, soprattutto per un partito come il nostro, di liberarsi definitivamente e rapidamente da una visione riduttiva della politica e della lotta politica, che tende a misurarne i risultati solo in termini di voti per i partiti, di numero di seggi nelle assemblee elettive, di peso espresso in numero di posti e posizioni di potere, di formazione di schieramenti politici, parlamentari e di governo. Tutte queste cose sono importanti e, spesso, decisive; ma esse non devono indurre i partiti – e comunque un partito quale è il nostro – a ignorare o anche solo a trascurare il carattere ed il valore schiettamente politici di quei fatti ai quali danno luogo movimenti e organismi che, sulla base di bisogni e di esigenze della più varia natura, si manifestano e si affermano nella società e anche fuori dei partiti, e che sono indice e conseguenza, a un tempo, di questioni nuove da risolvere, di aspirazioni, idee, costumi e comportamenti nuovi del nostro popolo."                                               La sezione dei Democratici di Sinistra di Finocchio