LE ISOLE TREMITI
Le Isole Tremiti sono situate a nord, a largo della costa garganica, rappresentano uno splendido concentrato di bellezze naturalistiche. Nel blu delle acque dell’Adriatico esplode il verde dell’arcipelago, costituito da 5 isolotti. San Nicola, San Domino, Capraia, Il Cretaccio (poco più che uno scoglio) e Pianosa ( quest’ultimo piuttosto lontano dagli altri). Lo scenario mozzafiato è ulteriormente arricchito dalla presenza di grotte marine, calette nascoste, faraglioni, boschi di pino e macchia mediterranea. Le coste, ora alte e frastagliate, ora basse e dolcemente degradanti, presentano una profumata vegetazione costituita da rosmarini, capperi, olivastri, cerri e mirti. Le Tremiti, per i limpidi fondali e per la sua straordinaria vita sottomarina è stata da qualche anno presa d’assalto dai sub di mezza Italia. Spugne alghe , gorgonie tappezzano le pareti sottomarine. A tutela di questo ricchissimo patrimonio per certi versi ancora incontaminato, è stato istituito nel 1989 il Parco Blu, una riserva che comprende l’area costiera che circonda le isole sino ad una profondità di 70 metri. Le Isole Tremiti furono chiamate da Orazio “Diomedee” da un’antica leggenda che vide protagonista Diomede, il quale, conclusa la guerra di Troia, fece ritorno nella sua patria, Argo. Ma Afrodite (dea della bellezza e dell’amore), per vendicare Troia fece in modo che Egialea, bellissima moglie di Diomede, ordisse una congiura contro di Lui. L’eroe greco allora riprese la via del mare e approdò sulle coste del Gargano. Qui, come per sfogarsi, lanciò con tutta la sua forza tre grossi massi al largo della costa e fu così che dall’Adriatico spuntarono fuori le Isole Tremiti. La rocciosa Isola di San Nicola, le cui pareti calano a picco su una spiaggetta arenosa, ha un piccolo villaggio immerso in verde splendente costituito da tamerici, acacie e una pineta. Qui ha sede la colossale fortezza della Badia, eretta nell’VIII sec. E affidata ai benedettini, che vi fondarono uno Stato ricco e indipendente. L’isola più grande lussureggiante è San Domino, sul cui territorio si trova la tomba di Diomede vegliata dai suoi fedeli compagni, trasformati in berte, uccelli marini. La leggenda racconta che le berte nelle notti senza luna emettono un suono lamentoso, quasi un canto funebre innalzato in onore dell’eroe perduto. I monaci lateranensi che abitarono San Domino la chiamarono “l’orto del paradiso”, e questo lo si deve sicuramente alla fertilità, alla variegata presenza di fiori ogni colore, alla profumata pineta. La costa presenta un litorale molto frastagliato con cale, punte, scogli(mirabile quello dell’elefante,perla forma che assume) e grotte che sono tra le più suggestive dell’arcipelago. famosa è la “Grotta del sale”, così chiamata perché un tempo nascosto il sale di contrabbando. Stupenda è la grotta “delle viole”,, nel cui interno l’acqua, per effetto dei riflessi della luce, assume colori cangianti e quella del “Bue marino”, molto profonda, ubicata proprio nei pressi del faro. San Domino è il vero motore economico dell’arcipelago. Qui sorgono infatti tutti gli alberghi, i campeggi, i villaggi turistici ed ogni altra struttura idonea ad ospitare un turismo che tuttavia rimane sostanzialmente pendolare. Capraia invece è disabitata, ma non per questo meno degna di nota delle altre. Vasta 45 ettari e lunga poco più di un chilometro e mezzo, Capraia deve il suo nome alla grossa quantità di capperi presenti nelle sue coste. Gli esotici laghetti, gli archi naturali, i bellissimi fondali che qui raggiungono profondità notevoli, fanno di Capraia l’isola più interessante dal punto di vista naturalistico. Il Cretaccio, che si presenta stranamente giallo per la sua natura argillosa, sta quasi scomparendo, a causa dell’azione erosiva atmosferica e marina. Le sue dimensioni sono ridotte rispetto alle altre isole. Misura infatti appena 3,5 ettari ed è alto solo 30 metri. Non molto distante vi è un altro scoglio: La Vecchia, chiamato così perché, secondo la leggenda, quando il tempo cambia appare una vecchietta dell’aspetto poco rassicurante. Infine c’è l’isolotto di Pianosa (lunghezza 700m; altezza 10 m ) disabitato e sassoso, distante varie miglia dal resto dell’arcipelago, meta dei pescatori più incalliti.
San Menaio e un piccolo centro con la sua torre dei doganieri. E’ la più bella spiaggia garganica, capoluogo dei bagnanti e dei campeggiatori. Centro turistico, in una conca meravigliosa di verde, con ville sparse tra i giardini di aranci e la pineta, la quale ha raggiunto fama internazionale.
A Monte Pucci si erge una torre, antico bastione eretto nei lontani tempi in cui questi luoghi erano meta di incursioni saracene. A sinistra dolci pini protendono la loro ombrella come per nascondere lo strapiombo pauroso, ai piedi del quale il mare, profondo, risplende di mille scaglie d’oro. Alla destra, in basso, invece, sul mare che in quel punto ha un valore prezioso di gemma, si protende uno sperone di roccia su cui si erge un intreccio aereo di travi e di reti: è il “trabucco” un antichissimo ordigno da pesca che la tradizione fa risalire ai tempi dei Fenici. Ogni trave marcia viene sostituita con una nuova; così ne rimane alterata la struttura primitiva. Avvenuto per secoli, testimonianza di una civiltà inalterata e vitale. E al di sopra della “trina” aerea del trabucco si rivela il miracolo di bellezza a cui questa strada delle meraviglie pare preparare lo spirito dello spettatore: un’alta roccia di scogli e di grotte, ricadenti in un lembo di spiaggia bianca e luminosa, da cui si accede ad un piccolo porto di pescatori protetti dalla bianca Madonnina.
