1906: panoramica di Pielungo con la nuova e la vecchia Chiesa; sullo sfondo il Castello Ceconi, in Val Nespolaria, anch'esso in fase di ultimazione

Ascolta il suono delle sue campane

Pielungo, noto anche con il vecchio nome di Canal di Vito, ha una storia relativamente recente.
Durante le invasioni barbariche si andarono formando sui pendii del Monte Pala prospicienti la pianura, le Ville di Clauzetto, Vito d'Asio ed Anduins.
Gli abitanti di questi paesi cominciarono pian piano a penetrare nell'interno dei monti, prima solo di passaggio per il pascolo e lo sfalcio, quindi con stabile dimora.
Così iniziarono a sorgere i vari agglomerati al di qua e al di là del torrente Foce, affluente dell'Arzino, dal quale vennero i nomi di Canale cioè valle di Vito ed Oltre Foce ai due raggruppamenti di borgate che costituiscono oggi Pielungo.
Solo all'inizio del 1800 queste borgate sparpagliate su di un territorio piuttosto vasto, sentirono il bisogno di costituire un centro di unità e di sganciarsi in qualche modo dalla Parrocchia madre, la Pieve d'Asio, che faceva centro a Clauzetto e da secoli abbracciava il vasto territorio occupato oggi dalle parrocchie di Clauzetto, Pradis di Sotto, Vito d'Asio, Anduins, Casiacco, Pielungo e S. Francesco.
Il primo passo fu il Cimitero costruito sul colle di Pielungo e benedetto il 10 maggio 1848, con annessa Cappella che tre anni più tardi diveniva una piccola chiesa dedicata a S. Antonio di Padova. Frattanto, secondo le nuove disposizioni igieniche, nel 1892 fu costruito il nuovo Cimitero alquanto più lontano dal precedente e sul terreno del vecchio, nel 1899, fu iniziata la costruzione dell'attuale chiesa, di cui la posa della prima pietra risale al 27 agosto 1899. Il nuovo tempio fu ultimato nel 1905 e quindi solennemente consacrato il giorno 18 agosto 1905. La vecchia chiesetta veniva a trovarsi giusto davanti alla nuova e fu pertanto abbattuta.
Il progetto della nuova chiesa fu fatto dal conte G. Ceconi e, secondo le sue direttive, nell'esecuzione non vi fu risparmio di quantità e qualità di materiali: egli voleva opere solide e durature. Nella seconda metà del 1899 e nel 1900 si lavorò alacremente e con generosità e la Chiesa fu coperta.
A questo punto però fu sospeso tutto perché le spese sostenute avevano chiesto ormai troppo alla possibilità della popolazione e restavano pure dei debiti da soddisfare. Di più, proprio allora anche il Conte dovette assentarsi per quattro anni da Pielungo per i lavori della galleria tra Piedicolle e Wocheiner Feistritz. Fu qui che lo raggiunse, nel 1904, una rappresentanza, con a capo il Parroco, don Pietro Cozzi, per pregarlo che avesse lui stesso da venir incontro per tutto quello che rimaneva ancora da fare nella Chiesa. I lavori dunque ripresero per volontà e sotto la direzione del Conte nel 1904.
Furono intonacati i muri, furono fatti i gradini, i portali, le basi delle colonne del pronao, le balaustre in pietra lavorata a Trieste.
Il pittore Barazzutti, da Gemona, decorò tutta la chiesa e fece le pitture delle navate e del coro.
Furono collocati i meravigliosi altare maggiore e dell'Immacolata, nonché il battistero e la pila dell'acqua santa. Lavori tutti in marmo di Carrara, curati dai carraresi Niccoli e Berreta e dal fiorentino Cassioli. Nel mese di ottobre del 1905, tutto era terminato. Fu allora demolita la vecchia chiesetta che si ergeva proprio davanti alla nuova e ne fu sistemato il piazzale risultante. Quindi si attese ai preparativi della solenne consacrazione del nuovo tempio, fissata per il 18 ottobre dello stesso anno.

È particolarmente imponente ed elegante la facciata della Chiesa di Pielungo, con un maestoso pronao a quattro colonne

La pianta è caratterizzata da una navata centrale e due laterali

La Fonte battesimale, parimenti ai tre altari, è stata realizzata in stile gotico e in marmo a Firenze, dai carraresi Nicoli e Berreta

La pila dell'acqua santa, è una squisita opera in marmo di Carrara di carattere classico; è sormontata da un angioletto in bronzo, opera del Cassioli di Firenze