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importanza di Maometto non fu solo religiosa ma anche storica. Egli fu l'artefice e l'ispiratore dello sviluppo di una civiltà progredita e ricca di cultura.
Ma cosa si conosce di lui?
Egli nacque nell'anno 569 nella città più importante della penisola araba: la Mecca.

In questa città santa dell'Arabia, meta di pellegrinaggio per via della Kaaba (la famosa "pietra nera"), piccolo grumo di capanne accecate dal sole e dalla sabbia e appestato dal puzzo dei cammelli, Maometto venne al mondo già orfano di padre. Da lui aveva ereditato un nome rispettato ma un patrimonio assai modesto: cinque cammelli, un gregge di capre, una casuccia di fango e una schiava che lo allattò. Sei anni dopo anche la madre morì e Maometto fu preso in custodia dal nonno, il quale gli prodigò tutte le cure, meno quella dell'istruzione. Maometto non imparò mai a leggere e a scrivere ma ciò non gli impedì, più tardi, di comporre il più grande e poetico libro che sia mai stato scritto in arabo.

Si sposò a 25 anni con una ricca vedova, Khadija. Doveva essere costei una donna assai fuori dal comune, perché in barba al costume arabo che condannava le vedove a mettersi  sotto la tutela di un parente maschio e a consumarsi nel lutto e nel buio della propria casa, aveva continuato con abilità ed energia a occuparsi degli affari del marito, moltoplicando il patrimonio. Non ci sarebbe stato nulla di strano se, al modo arabo, si fosse preso anche altre mogli più fresche. Invece visse con lei monogamicamente ed ebbe diversi figli.

Khadija fu una compagna ammirevole. Lo dispensò da ogni preoccupazione materiale, continuando a mandare avanti la baracca, e fu il suo sostegno nelle traversie che lo attendevano. Quando morì, egli la rimpiazzò con un gran numero di mogli, ma nessuna riuscì a fargliela dimenticare.
A risvegliare in lui gli interessi religiosi furono i cristiani. Alla Mecca ce n'era qualcuno e con uno di essi, cugino di Khadija, era in stretti rapporti. Nei suoi frequenti viaggi ebbe modo di incontrare anche numerosi ebrei. Non c'è dubbio che da questi contatti nacque la sua ammirazione per una religione fondata su un solo Dio e rivelata attraverso un libro sacro che ne conteneva gli intoccabili dettami.
Maometto impiegò diverso tempo a capire di essere un profeta. Solo verso i quarant'anni prese l'abitudine di dedicarsi alla preghiera e alla meditazione. Il figlio Alì lo descrive a quel tempo come un uomo di statura un po'inferiore alla media, di costituzione piuttosto delicata, nervoso e impressionabile, facile alla collera che gli imporporava il volto e gli faceva rigonfiare in maniera allarmante le vene del collo. Dominava però abbastanza bene i suoi impulsi. Aveva molto senso dell'umorismo ma lo sfoggiava solo fra i suoi intimi. In pubblico non rideva mai e manteneva una impassibile dignità.

La svolta nella sua vita avvenne nel 610, quando ebbe la visione dell'arcangelo Gabriele che gli annunciava di essere il messaggero di Allah. Ma il difficile era farlo credere. Negli anni che seguirono, Maometto dovette faticare parecchio per convincere il mondo arabo a di ciò. Nel 622, dovette lasciare la Mecca per rifugiarsi a Medina e potè ritornarvi da trionfatore solo nel 630.
Maometto visse altri due anni, durante i quali governò con autorità e clemenza. Non era un legislatore: il suo "codice" fu ricavato alla meglio dall'insieme dei verdetti che fomulava a voce, via via che c'era un problema da risolvere. Modestamente, egli ne attribuiva la paternità ad Allah che glielo ispirava attraverso il sistema dell'estasi. Era molto soccorrevole, Allah. Gli suggeriva anche le decisioni da prendere nelle sue piccole difficoltà personali e familiari, quando ad esempio le sue mogli cercarono di impedirgli di sposare sua nuora, Zaide. Disse che era Allah a ordinarglielo e le pettegole si zittirono.
Maometto viveva molto semplicemente: il suo unico lusso fu la collezione di mogli; così il
Profeta impose come obbligo morale la poligamia, già praticata peraltro nel mondo arabo, e ne fece largo uso. Molti suoi matrimoni furono atti di cortesia, per esempio verso le vedove di suoi amici e seguaci; altri furono dettati dalla diplomazia, altri ancora furono determinati dalla predilezione di Maometto per le belle donne. 
Egli trattava tutte le sue mogli con grande cortesia, spesso aiutandole nei lavori domestici. Andava al mercato a fare la spesa e talvolta i passanti lo vedevano sulla porta di casa che si rammendava il vestito. Era sobrio anche nel mangiare: la sua dieta consisteva in pane, datteri, latte e miele. In obbedienza ai propri dettami, fu sempre astemio. Tanta modestia era però la facciata di un immenso orgoglio, che talvolta sfociava nella vanità.

Al dito portava un anello su cui era scritto "Maometto, messaggero di Allah", si cospargeva di aromi, si ungeva i capelli e si bistrava gli occhi. Gli faceva piacere essere al centro della generale adorazione ma si seccava quando si interferiva nella sua vita privata. "Lasciami solo" disse una volta ad un ammiratore che l'importunava con troppa insistenza "in modo che il mio desiderio di te possa crescere".
Non aveva nulla del "santo", nel senso cristiano del termine.

                                                       Claudia 

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