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Esperanto
di Fabio Binelli
Con
l'abolizione delle barriere doganali e l'introduzione
dell'Euro l'Unione Europea è diventata un grande
spazio comune; le barriere linguistiche rappresentano un
ostacolo al pieno dispiegamento di una comune cittadinanza
Europea, difficoltà che si aggraveranno con
l'ulteriore allargamento dell'Unione ai Paesi dell'Est
Europeo.
Nell'epoca della globalizzazione,
del "Villaggio globale", di Internet, la necessità di
un comune mezzo di comunicazione diventa una
priorità.
L'Europa nata da una radice
culturale, con un comune patrimonio linguistico di valore
inestimabile deve saper valorizzare il suo patrimonio e
contemporaneamente sperimentare la possibilità di un
nuovo mezzo di comunicazione interetnica e interculturale
comune.
L'esperanto come (meta-lingua
comune) può rappresentare un ulteriore momento di
rafforzamento dell'Unione.
In questo contesto sarebbe
auspicabile affiancare alle lingue di lavoro comunemente
adottate nelle istituzioni dell'Unione, l'inglese e il
francese, come terza lingua l'Esperanto.
Introdurre nel primo ciclo
scolastico dei Paesi dell'unione, in via sperimentale,
insegnanti di esperanto per verificare i tempi di
apprendimento; fornire agli alunni un vantaggio per una
migliore conoscenza della propria lingua nazionale e un
migliore approccio con un'ulteriore lingua comunitaria.
Una lingua comune europea
sarà possibile solo se essa diventa una seconda
lingua madre insieme a quella nazionale e quindi appresa nei
primi anni della propria vita.
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