“LA GROTTA DELLA STINGE,,       

                 

di Angelo Miccoli (G.S.Statte)

Il giorno 27 ottobre 1984 rimarrà, nel ricordo dei dodicimila cittadini di Crispiano e del suo sindaco Pietro Scialpi, una data memorabile. Lungo una fascia di terreno numerosi lavoratori della SNAM scavano il fosso per il metanodotto Palagiano Brindisi, in contrada Masseria Nuova. All’esplosione di una mina, notarono con stupore l’apparizione di un’ampia macchia nera: un foro attraverso il quale si individuò subito l’esistenza di una vasta cavità nel sottosuolo. Informato subito il commissario prefettizio Lucio De Carlo si recò subito sul posto, con il fotografo Michele De Rosa. Dall’esterno si constatò che la voragine era molto ampia e ci volle una scala di legno di oltre cinque metri per potervi accedere. Fu così che, per primo, De Carlo pose gli occhi su quel mondo, pieno di misteri di aspetti singolari e fantastici, che è la grotta della stinge. Perché venne chiamata così? Stinge è il nome locale di una pianta che fa parte dominante della macchia mediterranea; e la grotta si apre proprio a fianco di un folto cespuglio di Stinge, il cui nome italiano è lentisco ( pistacia lentiscus ). Così, ipso facto, fu battezzata la nuova grotta, che il commissario prefettizio molto opportunamente provvide a far chiudere con un blocco di più metri quadrati, dal peso di 100 quintali, di cemento armato, con ganci di ferro incastrati in modo da facilitare la riapertura al momento opportuno. E’ ovvio che la chiusura ha avuto lo scopo di evitare intrusioni, visite di curiosi e di vandali; mentre si conta, giustamente di riaprire l’ingresso della cavità non appena sarà deciso chi e come dovrà provvedere al rilevamento planimetrico e allo studio della grotta sotto i vari aspetti.

           

ESPLORAZIONE E DESCRIZIONE.

Sono passati tredici lunghi anni da quella sensazionale scoperta, che, a detta di molti, sarebbe stata una di quelle grotte che avrebbe cambiato l’economia dello stesso paese, se solo si fosse reso il percorso agibile per la gente; rendendola così turistica. Naturalmente erano progetti pensati senza una reale possibilità di realizzarli; serviti solamente per organizzare nei mesi successivi alla scoperta, convegni e tavole rotonde a spese del comune e di qualche sponsor che ha creduto fino in fondo alla bufala mandata avanti, da esperti nel settore speleologico. In realtà la cavità è senza dubbio una piccola bomboniera della natura, ma troppo piccola e con angusti passaggi per renderla turistica. La grotta misura nella sua interezza un centinaio di metri di sviluppo, contando anche la zona sottostante a quella conosciuta dalla gente; un ambiente stretto e reso inagibile dalla presenza di CO2 nella zona esplorata fino ad ora. Esplorazioni mandate avanti dal gruppo speleo statte, che avendo avuto l’autorizzazione da  parte dell’amministrazione di Crispiano con allora Sindaco Pietro Scialpi, ha potuto svolgere lo studio della cavità in modo accurato; avendo ora a disposizione, anche un ottimo archivio dal punto di vista fotografico. La cavità ha subìto senza dubbio dei danni notevoli dopo la sua scoperta, causata in parte dalle mine fatte brillare per lo scavo del metanodotto, e in buona parte da qualcuno che non ha alcun rispetto per gli ambienti ipogei, vedendolo solo dal punto di vista di “raccoglione,, per adornare una parte di casa con delle concrezioni che tolte dal loro ambiente perdono senza dubbio di bellezza e lucentezza,  e fuori dal loro contesto naturale sono di pessimo gusto. Fortunatamente l’ingresso è regolato da una porta di ferro chiusa per chi volesse effettuare delle visite prive di interesse speleologico; l’ingresso sarà comunque consentito previa autorizzazione da parte del Comune di Crispiano, solo a coloro che mostrino uno studio interessato a suddetta cavità, cercando di contattare il Gruppo Speleo Statte per l’accompagnamento.

 

 

                             BIBLIOGRAFIA

 

Pietro Parenzan (1985) La grotta della stinge. ARCHEO n 3  maggio 1985.