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Una
breve introduzione alla geografia della Sardegna
La Sardegna è la seconda Isola del Mediterraneo per estensione, seconda
solo alla Sicilia; a causa del suo isolamento geografico dovuto, più che
alla sua insularità, alla distanza che la separa dalla madrepatria, è
riuscita a conservare, meglio di altre regioni, le proprie tradizioni.
L'arcipelago di cui la Sardegna fa parte comprende, oltre ad essa, l'isola
di Corsica, da cui è separata dallo stretto delle Bocche di Bonifacio,
e le piccole isole che le fanno da corona: Sant' Antioco, San Pietro,
Asinara, La Maddalena, Caprera.
La morfologia attuale dell'isola è frutto di processi orogenetici sviluppatisi
a partire dal Paleozoico fino al Cenozoico. L'esito di tali processi è
stato quello di generare gruppi montuosi,altopiani e vallate disposti
in un ordine apparentemente casuale. Il Campidano, la più estesa tra le
pianure della regione, generata da depositi pleistocenici ed eocenici,
sviluppandosi sull'asse nord-ovest sud-est della parte meridionale dell'isola,
collega i golfi di Oristano e Cagliari, separando il gruppo montuoso del
Sulcis-Iglesiente, ricco di depositi minerari, da quello del Gennargentu,
molto più esteso, che ricopre grna parte del territorio dell'isola e a
cui appartiene la vetta più elevata dell'isola, punta La Marmora (1834
m).
Regione cronicamente povera d'acque, è solcata da pochi fiumi di portata
considerevole nel periodo invernale, che tendono però a ridursi poco più
che a torrenti durante i mesi caldi. Il Flumendosa e il Cedrino ad est,il
Coghinas che si riversa nel Golfo dell'Asinara e il Tirso, che sfocia
nel golfo di Oristano, sono gli unici degni di nota. Manca completamente
di invasi lacustri naturali, e solo in epoca recente sono stati realizzati
quelli artificiali dell'Omodeo, sul Tirso, e del Coghinas, sul fiume omonimo.
Il clima, la posizione e la modesta altitudine delle sue montagne la rendono
habitat ideale per la macchia mediterranea, composta soprattutto da cisto,
ma ricca anche di varietà endemiche di particolare rarità, il cui areale
di diffusione limitato le espone costantemente al rischio di estinzione,
accresciuto dalla particolare frequenza di incendi durante la stagione
secca.
Tra le varietà botaniche presenti non si possono tacere l'olivo selvatico,
il mirto e la quercia da sughero, che nella parte settentrionale dell'isola
è divenuta fonte importante di materia prima per l'artigianato, ed, in
misura minore, per attività industriali di recente sviluppo.
La fauna selvatica ha, anch'essa, sviluppato particolari caratteristiche
di endemicità: basti citare la presenza di specie quali il muflone, la
foca monaca (ormai estinta), il falco di Eleonora, il grifone ed il cervo
sardo, oltre ad autoctone varietà di volpe e cinghiale, per sottolineare
la peculiarità delle specie presenti; non si deve neanche dimenticare
che altre specie tipiche della fauna europea sono completamente assenti,
come l'orso o la vipera.
Particolare pregio ha la zona del monte Arcosu, sia per le specie che
la popolano che per l'estensione, quasi completamente disabitata e perciò
pressoché incontaminata.
A chi ne avesse la possibilità, poi, non si potrebbe che suggerire di
visitare lo stagno salato del Molentargius, regno del fenicottero rosa,
ma popolato anche da una ricca fauna avicola selvatica.
Infine, per gli appassionati di speleologia, si segnalano le splendide
grotte che si aprono sul mare ad Alghero, sotto Capo Caccia, tra cui quelle
di Nettuno, raggiungibili o via terra, mediante una tortuosa scalinata
ricavata da rocce a strapiombo sul mare, oppure direttamente via mare.
Sono anche da segnalare quelle del Bue Marino a Dorgali, habitat d'elezione
delle ultime foche monache, e quelle di Ispinigoli.
La popolazione, per motivi di natura storica ed ambientale, non è concentrata
sulla costa ma nell'interno, dove i sardi hanno trovato rifugio nel passato
da incursioni saracene e dalla malaria che imperversava, fino a qualche
decennio fà, su tutta la costa e nelle zone paludose pianeggianti, bonificate
solo durante gli anni trenta del nostro secolo.
Solo in tempi recenti, in seguito ad una rapida espansione dell'industria
del turismo, le coste hanno cominciato ad influire sulla vita economica
e sociale dell'isola.
L'isolamento cui è stata forzosamente sottoposta per secoli la popolazione
dell'isola ha dato vita anche ad una lingua sarda, distinta nettamente
dalla lingua italiana e da ogni sua variante dialettale, derivata direttamente
dal latino, e arricchita, nelle innumerevoli varianti locali in cui è
frazionata, da influssi derivanti da numerose altre lingue, a partire
da stratificazioni linguistiche fatte risalire al greco classico, sino
ad arrivare ad influssi spagnoli, frutto di molti secoli di dominazione
da parte degli angioini e degli aragonesi, ed in cui autorevoli studiosi
ritrovano anche tracce di contatti con la cultura berbera.
Le varianti principali della lingua sarda sono il campidanese, il gallurese,
il logudorese, il nuorese o barbaricino, e il dialetto di Sassari, ciascuna
dotata di caratteristiche e inflessioni sue proprie.
Ad arricchire ulteriormente un panorama già così vario contribuisce l'enclave
catalana di Alghero, in cui, oltre alla lingua parlata, gran parte della
cultura tradizionale è marcatamente influenzata dalla cultura propria
della Catalogna.
Il turismo in Sardegna ha trovato il suo motore principale nelle sue splendide
coste, alte, frastagliate, ma ricche di cale isolate e splendide insenature,
frutto dell'azione combinata del vento e del mare, che hanno scolpito
naturalmente panorami di fascino incomparabile.
A tale turismo si va ora sommando quello dovuto all'attrattiva dell'interno
dell'isola e dei suoi spazi culturali: così Alghero attrae sia per le
sue spiagge, che per l'artigianato del corallo e per le sue peculiarità
architettoniche e di tradizione(Si visiti se possibile la sua cattedrale
gotico-catalana).
Gli Appassionati di Architettura potranno spingersi all'interno alla ricerca
di splendide chiese romanico-pisane, tra cui segnaliamo per il suo fascino
quella della SS. Trinità di Saccargia, immersa nella campagna, che appare,
inaspettata, in un paesaggio che le sembra essere stato costruito attorno.
Tra le altre chiese romaniche possiamo nominare, invitandovi a visitarle,
S. Pietro di Simbranos (XII sec.) a Sedini, S. Michele in Salvenor (XII
sec.)a Ploaghe, S. Pietro di Sorres (XII sec.), S. Maria del Regno (XII
sec.) ad Ardara, antica capitale del giudicato di Torres, e la cattedrale
di Iglesias del tredicesimo secolo.
L'archeologia, poi, in Sardegna, ci ha restituito testimonianza di un
passato ricchissimo:
7000 nuraghi, celeberrime torri tronco-coniche, vestigia di una civiltà
megalitica sviluppatasi quasi 2000 anni prima di Cristo, nell'arco di
tutta l'età del bronzo, centinaia di Dolmen, Menhir e betili, costituiscono
un patrimonio di per sè inestimabile, e per cui ogni commento non può
essere che riduttivo. ( Il complesso nuragico di Barumini è stato di recente
dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO). Ad essi vanno ad aggiungersi
gioielli quali le città fenicio-puniche di Tharros, Nora e Pula.
Luigi Masala
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