TECNICHE CALCOGRAFICHE E STAMPA

 Bulino - Puntasecca - Acquaforte - Maniera nera - Acquatinta - Ceramolle - La vernice - La morsura - L’acciaiatura - L’inchiostro - La carta - La stampa al torchio

a cura di Vladimiro Elvieri e Ivo Mosele

L’incisione è l’arte di realizzare, su una superficie dura, un disegno adatto a essere riprodotto in più esemplari mediante la stampa a mezzo torchio e si può suddividere in tre grandi gruppi: in incavo, in piano, in rilievo. Tre sono le classi dell’incisione e dipendono dalla qualità della matrice: metallo per la Calcografia - pietra levigata o granita per la Litografia - legno per la  Xilografia. Il nome d’incisione è dato anche alle stampe su carta, tirate dalle suddette matrici. Le tecniche di incisione su metallo, che vengono raggruppate sotto la definizione di Calcografia, si dividono in "incisioni dirette" o "manuali" e "incisioni indirette" o "con sostanze chimiche"; sono, in ordine storico-cronologico: bulino - puntasecca - acquaforte - maniera nera - acquatinta - ceramolle. Anticamente il metallo utilizzato per tali incisioni era prevalentemente il rame, anche se non mancano esempi di incisioni su ferro, stagno, ecc. Oggi il metallo più usato é lo zinco. Le tecniche calcografiche utilizzano il sistema della stampa in cavo, ciò significa che sono le parti incise (incavate) a ricevere l’inchiostro e a determinare l’immagine sulla carta mediante l’operazione di stampa. La calcografia, o incisione su metallo, comprende vari procedimenti che hanno in comune, spesso, solo il fine della stampa.

Bulino

Si definisce incisione a bulino, il metodo dell’intaglio diretto di una matrice di metallo (rame, zinco, ferro, ottone, ecc.) al fine di delinearvi un’immagine per mezzo dell’omonimo strumento di derivazione orafa (utilizzato per il niello). Il bulino è una sottile asta d'acciaio temperato, terminante ad una estremità con un taglio obliquo che ne rende affilata la punta e infissa in un manico di legno, che si adatta al palmo della mano. Guidato da pollice e indice, il bulino intaglia la matrice di metallo. Lo strumento è manovrato a spinta e dal solco tracciato, il metallo rimosso esce in un ricciolo che viene tolto con un raschietto prima della stampa. La seconda metà del XV secolo e i primi decenni del XVI sec. appaiono i periodi di maggiore splendore e diffusione di questa tecnica (con opere d’invenzione), soprattutto in Italia, Germania e Paesi Bassi.

Puntasecca

Tecnica diretta di incisione del metallo (di preferenza il rame), per mezzo di una punta acuminata d’acciaio, immanicata, che si impugna come una matita. La differenza nell’esito grafico tra l’incisione a bulino e la puntasecca, consiste nel fatto che in questa ultima, le cosiddette "barbe" (rialzi del metallo ai bordi del solco), non vengono eliminate come nel bulino (nella puntasecca lo strumento "sposta" il metallo mentre il bulino lo “asporta”) così che nel corso della stampa, queste “barbe” trattengono I’inchiostro, conferendo al segno inciso a puntasecca, un’inconfondibile aspetto vellutato. La pressione esercitata dal torchio provoca un graduale schiacciamento delle barbe, e di conseguenza la perdita di quei valori chiaroscurali propri di questa tecnica, pertanto, le buone stampe non superano generalmente (se non si acciaia la lastra) i venti esemplari. Nella puntasecca su plexiglas, le barbe (inconsistenti) vengono eliminate come nel bulino, permettendo cosi di stampare un certo numero di esemplari.

Acquaforte

II suo nome deriva dal termine impiegato nel XV secolo dagli orafi, per indicare I’acido nitrico. L'acquaforte è una tecnica calcografica indiretta, perchè, l’incisione della matrice, avviene mediante l’azione corrosiva dell’acido. La lastra di metallo, generalmente di rame o di zinco, dopo essere stata sgrassata con bianco di Spagna e acqua, viene ricoperta, con un pennello morbido, da un sottile strato di vernice liquida antiacido a base di cera d’api e bitume giudaico. Dopo l’eventuale affumicatura (annerimento della superficie), si passa a tracciare con una punta il disegno, graffiando leggermente il metallo (senza inciderlo), scoprendolo in corrispondenza dei segni. Ricoperto con la vernice anche il retro della lastra, si passa all’immersione nel liquido corrosivo, che intacca e incide (leggermente o in profondità a seconda del tempo di morsura) il disegno tracciato in precedenza. L’acquaforte, per la sua libertà espressiva e scorrevolezza esecutiva, è la tecnica calcografica più diffusa e praticata.

Maniera nera

La maniera nera o mezzotinto o maniera a fumo, inventata nel 1642 da Ludwig Von Siegen (1609-1680), è una tecnica calcografica diretta, nella quale la granitura della lastra viene ottenuta mediante il berceau (strumento a forma di mezzaluna fittamente dentata e immanicato, che viene fatto oscillare ripetutamente, con  pressione manuale e in più direzioni, lungo tutta la superficie della lastra) o all’acquatinta o, se la matrice è di ferro, direttamente a mordente.  Il metallo completamente granito, in grado cioè di restituire in stampa un nero uniforme, si leviga con raschietti d’acciaio per rendere lisce quelle parti che si vogliono bianche e con brunitoi di pietra d’agata per ottenere gli sfumati, procedendo quindi alla costruzione dell’immagine, con un sistema inverso a quello consueto dell’incisione, per cui si evidenziano le forme in luce su fondo nero.

Acquatinta

Tecnica indiretta intesa ad ottenere attraverso la morsura dell’acido, una granitura della lastra, che nella stampa si traduce in aree tonali con effetti di chiaroscuro simili all’acquerello. Sulla superficie della lastra (sgrassata) si fa precipitare della polvere di colofonia o di bitume giudaico. Ponendo successivamente la lastra su di una fonte di calore, le particelle resinose si rapprendono aderendo al metallo. Coperte le zone che si vogliono bianche alla stampa, con la consueta vernicetta per acquaforte, si immerge la matrice nella soluzione acida per la morsura. L’azione corrosiva si manifesterà solamente negli interstizi fra le particelle di resina, provocando una granitura del metallo più o meno fitta e profonda, a seconda del grado di copertura e del tempo di morsura.

Ceramolle

La ceramolle o vernice molle, è una tecnica indiretta nella quale la matrice viene preparata con un leggero strato di vernice a base di cera e sego, per cui non indurisce e sulla quale viene adagiato (e fissato sul retro) un sottile foglio di carta leggermente ruvida, che l’artista disegna con una matita più o meno tenera. La pressione della matita determina l’adesione della cera sottostante al foglio e, sollevando quest’ultimo, il metallo risulterà scoperto nelle parti disegnate. Si procederà quindi all’acidatura come per I’acquaforte. I caratteri grafici saranno quelli del disegno a matita su carta. A questo si e aggiunto, in tempi recenti, l’uso di impronte a pressione (direttamente sulla cera) e di texture di materiali vari.

Materiali e procedimenti

La vernice 

La vernice di solito è composta da cera vergine, asfalto e gomma mastice. A queste sostanze altre se ne possono aggiungere, come la resina di ambra, la colofonia, il sego e la paraffina, secondo il tipo di vernice che si desidera ottenere. La vernice può essere solida o liquida: fondendo le sostanze, prima descritte, a caldo si ha vernice solida; sciogliendole con etere, benzina rettificata o benzolo, essenza di trementina o altro solvente si ottiene vernice liquida. Per stendere la vernice solida basta scaldare la lastra e con un rullo apposito distendervela in strato sottile. La vernice liquida, invece, si distende a freddo, mediante un pennello di media grossezza e di setole finissime. Come ultima operazione si affumicherà la superficie con un mazzo di piccole candele.

La morsura

Con il termine "morsura" si intende l'operazione chimica (corrosione) che avviene durante l'immersione del metallo nel bagno d'acido. Il mordente più comunemente usato è l’acido nitrico (H. NO3), ma si adoperano altre soluzioni, tra cui il percloruro di ferro e il mordente olandese, specialmente indicati per il rame. Per lo zinco, l’acido nitrico va miscelato con acqua in modo da portarlo a circa 10 gradi, mentre per il rame, va portato a 20 gradi. Versato il mordente in una bacinella si sorveglia la “morsura”, curando di non lasciar troppo allargare i segni e di non permettere che la vernice si sfaldi. Per una corretta acidatura, si dovrà tener presente la qualità della matrice, la purezza dell’acido e la temperatura dell’ambiente nel quale si opera. Due sono i metodi di morsura per eseguire l’acquaforte: a morsura piana (con un bagno unico) - a copertura (con successive morsure).

L’acciaiatura

L’acciaiatura viene data alle matrici, incise con qualunque tecnica, per conservarle, preservandole dal logorio delle tirature. Nella puntasecca, serve a fissare le caratteristiche “barbe”, che altrimenti sparirebbero dopo poche copie.

L’inchiostro

Per fare l’inchiostro calcografico bisogna mescolare con una robusta spatola di metallo 60 grammi di olio di lino bruciato, 20 grammi di olio di lino crudo e tanto nero fumo fino a quando si otterrà una pasta densa, vischiosa e compatta.

La carta

La carta dovrà essere poco collosa, ma pastosa e resistente. Dovrà essere bagnata (per alcuni tipi anche ventiquattro ore) prima della stampa. Se la carta non è sufficientemente bagnata, la stampa risulterà debole, incerta; se sarà eccessivamente bagnata, l’inchiostro aderirà male alla carta dando alla stampa un aspetto sbavato, macchiato e confuso.

La stampa al torchio

L’inchiostrazione è l'operazione più importante e delicata del processo di stampa, e può condizionare la resa dell’immagine incisa, in fatto di velature e perfetta traduzione del segno. Con un tampone di pelle o con una spatola di gomma si fa penetrare l’inchiostro anche nei più sottili segni incisi, a volte riscaldando la lastra per rendere più fluido l’inchiostro. A questo punto inizia la pulitura, che consiste nell’asportare per fasi successive l’inchiostro in eccesso sulla superficie. Dapprima con una garza a trama larga detta "tarlatana", in seguito "a palmo" o con sottili veline di carta. Pulita perfettamente in superficie e lungo i bordi, la lastra è pronta per la stampa, dopo essere stata sistemata sul piano del torchio. Un foglio di carta da stampa inumidito, viene adagiato e centrato sulla matrice stessa, ricoperto poi da un feltro di lana che conferirà maggiore elasticità alla pressione tra i due rulli. Ruotando il timone, il piano del torchio avanzerà "pressando" fortemente la lastra al foglio, trasferendo cosi linchiostro, e di conseguenza l’immagine (rovesciata) sulla carta. L’incisione a colori si può ottenere (per sovrapposizione) inchiostrando più matrici, stampandole poi, a registro e in successione sullo stesso foglio; oppure inchiostrando la sola lastra, a zone, con più colori (à la poupée).

 

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