Lacrimae Rerum


 

 

NEW ECONOMY

 

In Italia il governo d’Alema diceva che il nostro futuro è racchiuso nell’economia basata su Internet.  D’Alema in persona non esitava a sciogliere panegirici su questo nuovo modo di comunicare, il cui risultato immediato sarà quello di espellere una buona percentuale degli attuali addetti al commercio tradizionale.

Invece à poca o nulla l’attenzione che viene riposta nella produzione dei beni reali e nelle aziende che a questi si dedicano.  Il mercato azionario, l’entità che recentemente è stata elevata al ruolo di divinità impegnata a regolare nel migliore dei modi la vita degli uomini e di tutto l’ecosistema del pianeta, sembra prediligere fortemente i titoli azionari cosiddetti tecnologici.

Il provider World Online, quotato brillantemente sulla Borsa di Ansterdam è crollato rovinosamente mentre la fondatrice, l’ebrea Nina Brink, ha incassato 90 milioni di euro (parenti di 180 miliardi di Lire) vendendo i due terzi del suo 10 per cento azionario ad un prezzo sette volte inferiore a quello massimo, che si sarebbe registrato tre mesi dopo con una quotazione dolosamente gonfiata.  In altre parole la Brink ha compiuto un colossale trading speculativo sulle azioni della sua società dalla quale ora à stata cacciata.

Alla gigantesca montatura speculativa del titolo World Online si sono prestate due grandi banche d’affari: Abn Amro e Goldman Sachs, che spinsero la valutazione del provider alla cifra vertiginosa di 12 miliardi di euro (circa 24 mila miliardi di Lire |).

Queste le ultime notizie sul fronte dei guai della borse.  Ma sono interessanti anche le notizie che riguardano i meccanismi che permettono alle borse, agli scambi ed al commercio in genere di muoversi.  Si tratta della rete Internet che, benché considerata dai più del tutto immateriale, in realtà dispone di un supporto che invece è ben materiale ed ha costi di impianto e di esercizio piuttosto elevati.  Questo supporto è fatto in gran parte di reti in fibra ottica e di ponti radio.  Quindi la borsa specula anche sulle ditte che costruiscono la rete con la quale le borse speculano. In tutto questo rincorrersi il governo italiano, senza aver capito bene di che cosa realmente si tratta, si sente euforico e perfettamente inserito a pieni titoli ed a pieni voti.  Il Governo italiano è così euforico che distrattamente ha chiuso la Fondazione Bordoni di Roma, un glorioso Istituto che si interessava di ottica, che aveva da molti anni iniziato ricerche nel campo delle fibre ottiche e che svolgeva anche un’importante funzione didattica.

Questa distrazione segue di poco la vendita dello CSELT a Torino, il centro di ricerche della Telecom che, essendo diventata privata, non ha certamente né tempo né voglia di spendere soldi per studi e ricerche.  Colanninno i soldi li vuole incassare ed in fretta e poi c’era chi diceva si trattasse di un centro di ricerca mangiasoldi poco brillante. Il centro italiano di Torino ha circa 50 addetti ed un certo numero di brevetti, tutto è stato venduto per una cifra non dichiarata.  Acquirente è l’americana Agilent, nata dalla Hewlett-Packard per operare nel campo di nuovi settori della strumentazione per ricerca e controlli anche nel campo delle fibre ottiche.

La maggiore industria per la fabbricazione delle fibre ottiche, l’americana Corning, che controlla con lo sfruttamento dei suoi brevetti la quasi totalità della produzione mondiale, compresa quella italiana della Pirelli, ha comperato il centro di ricerche per la fotonica della British Telecom, l’analogo inglese dello CSELT.

Alla fine del ’99 la Pirelli aveva venduto alla SISCO il suo centro ricerche per le fibre ottiche per circa 4000 miliardi di Lire (in azioni della SISCO, che per ora sono in salita).  Pare che lo stuolo di bocconiani, al servizio della direzione della Pirelli, non riuscisse a capacitarsi di un’offerta così alta per un settore che nella contabilità aziendale, contabilità manco a dirlo fatta secondo i criteri della scuola bocconiana, risultava in perdita di qualche decina di miliardi all’anno, anche se si tratta di un centro di ricerche scientificamente tra i più quotati nel mondo.

Nel frattempo sempre la Corning non resta inoperosa e dalla Siemens tedesca acquisisce il settore fibre ottiche e cavi.  Ma per rendere effettivo il passaggio di proprietà in Germania ci dovrà essere l’approvazione del governo tedesco, anche se si tratta di un centro che non è scientificamente tra i più quotati. La scalata degli americani alla tecnologia europea e mondiale nel settore delle fibre ottiche non conosce soste.  Sempre la Corning ha acquisito la NetOptrix con una fusione sulla base di una cessione di azioni del valore di 2 miliardi di dollari.  La stessa sorte è toccata alla Samsung Electronics che diventerà la Samsung Corning Microelectronics e produrrà sistemi e componenti multiplexing per la separazione dei canali nelle trasmissioni ottiche in fibra.  La Corning ha stretto un accordo anche con la IntellSense per sviluppare le tecnologie di micromeccanica.  Gli americani sembrano intenzionati ad acquisire il monopolio mondiale del settore delle fibre ottiche mentre gli europei, e gli italiani in particolare, sembrano solidamente intenzionati a restare del tutto esclusi da questo settore.

L’unica che per ora resiste è l’Alcatel francese, la cui resistenza purtroppo è affidata anche alla dilagante stupidità del premier Jospen, che finirà per favorire qualche joint-venture con gli americani per ridurne l’inimicizia.

In tutta la vicenda regna sovrana la totale incomprensione degli italiani per la nascita e lo sviluppo di questo nuovo settore al quale vogliamo applicare la nostra solita strategia dell’attesa.  Quando si arriva alla produzione di massa di un bene, il cui mercato è ben consolidato (e quindi i guadagni già sono in calo), allora arriviamo noi, con un coraggio imprenditoriale pressoché nullo, con il sostegno di uno Stato sornione che distribuisce appoggi e favori a titolo personale, con un costo del lavoro basso (la metà di quello tedesco), con lo sfruttamento disumano del lavoro e dell’intelligenza dei praticoni, con la laboriosità obbligata di chi altrimenti farebbe dignitosamente la fame.  Ma questa volta ci sbagliamo. Questa filosofia ci conduce direttamente al sottosviluppo, alla povertà ed alla deindustrializzazione.  Il futuro è radicalmente diverso dal presente e ancor più dal passato.  La parte riservata alla ricerca, allo sviluppo sino alla progettazione finale di un prodotto o di un processo produttivo hanno un costo ed un ruolo sempre maggiore a scapito della produzione materiale dei beni finali. Il campo della produzione di beni a bassa innovazione tecnologica, che abbiamo scelto come prioritario sin dall’epoca della ricostruzione post-bellica, che è stato fortemente sostenuto dalla politica operaistica dei sindacati di sinistra, diventati sindacati di regime, già da oltre un decennio ci viene insidiato dai paesi emergenti.  Pur di non abbandonare il settore della produzione materiale stiamo liquidando anche la formazione tecnico-scientifica dei nostri giovani, che non trovano alcuna occasione di lavoro in una realtà industriale dedita a produzioni con bassa innovazione e su licenze. Preferiamo fare concorrenza a quei paesi emergenti importando a casa nostra la loro mano d’opera, che tacitamente sappiamo lavorerà in nero, a costi minimi. Ci stiamo spalancando la via allo sottosviluppo come conseguenza di molti atteggiamenti concorrenti verso la stessa meta: diventare un paese del terzo mondo pur di salvare la base elettorale dei comunisti (oggi sotto diverse sigle tuttavia ben unite nei fatti) ed il consenso alla Chiesa Cattolica afflitta da cronico pauperismo.

Riassumendo: non solo non abbiamo compreso quali sono le direzioni verso le quali muoverci, ma stiamo distruggendo quel poco che si era costruito.  La logica del nostro dibattito politico, che rifugge, perché ritenuti impopolari, i temi concreti delle scelte tecniche, ci porta inesorabilmente fuori dal novero dei paesi industriali avanzati.  Saremo risucchiati dai paesi del terzo mondo per i quali stiamo ora svolgendo concretamente il ruolo di ponte di passaggio verso l’Europa. Le nostre istituzioni e la nostra cultura saranno distrutte mentre gli ultimi epigoni del pensiero crociano continueranno a discettare del primato della storia e della filosofia idealista (o marxista) sulla scienza e sulla tecnica.