INSOLITO ATTERRAGGIO IN LIBIA
Anche la Libia ha la sua bella razione di avvistamenti UFO. Una leggenda urbana vuole che, all'epoca della crisi del Mediterraneo durante la quale Reagan inviò i caccia a bombardare Tripoli nel tentativo di uccidere il colonnello Gheddafi, la contraerea libica iniziasse a sparare contro dei bersagli volanti, ovviamente presi per gli aerei americani. Ma non si sarebbe trattato dei top gun statunitensi, ma di una flottiglia di dischi volanti che avrebbero anticipato di alcune ore il raid aereo americano. Gli UFO, contro i quali i missili libici si sarebbero dimostrati inefficaci, ad un certo punto della schermaglia si sarebbero abbassati al suolo causando, con l'alone elettromagnetico che li circondava, dei danni alle installazioni militari libiche. Il sistema di comando dei missili tripolitani sarebbe andato in corto circuito e le bombe sarebbero ricadute sulla città, producendo ingenti danni. La leggenda, in quanto non vi sono elementi probatori al riguardo, nacque probabilmente dal fatto che i media occidentali, forse per minimizzare l'impatto emotivo nella popolazione europea dopo la diffusione delle immagini della devastazione della Libia a causa dei bombardamenti americani (a seguito dei quali morì anche la giovane figlia di Gheddafi), dissero che le bombe libiche erano cadute da sole, uniche responsabili di quello sconquasso, per colpa della scadente macchina bellica di Gheddafi.
Leggende metropolitane a parte, la Libia vanta un episodio UFO di tutto rispetto, citato (anche se in maniera imprecisa) persino dal celeberrimo ufologo Jacques Vallée nei propri libri. Era il 25 ottobre del 1954, in una vasta azienda agricola italiana, nei dintorni di Tripoli. Il proprietario, Carmelo Papotto, nelle prime ore antelucane stava eseguendo il suo abituale giro d'ispezione ai guardiani dell'azienda ed aveva raggiunto una zona arata di recente e in quel momento deserta. Ignaro e tranquillo, l'uomo procedeva nel suo cammino quando dal cielo, ancora nero, vide scendere qualcosa d'insolito, che calava dolcemente e silenziosamente. "Qualcosa", disse il testimone, "che faceva pensare a una grossa falda di neve". La falda prese pian piano una forma più definita e dimensioni più grandi, finché venne a posarsi dolcemente sul campo arato, a poche decine di metri dall'esterrefatto colono. Questi sorpreso, ma non impaurito, osservò l'oggetto con curiosa attenzione. "Aveva la sagoma di un'automobile aerodinamica, con una coda avente verosimilmente funzioni di un timone d'aereo. La fusoliera era lunga sei metri circa e larga tre. Era una specie di enorme uovo largo e schiacciato, munito di coda. La metà inferiore era di un metallo color alluminio, mentre quella superiore era trasparente come vetro e plastica. Sulla prora apparivano due fari laterali e al centro una scaletta esterna. Il velivolo poggiava su sei ruote". Pensando ad un qualche nuovo tipo di aereo, in avaria, Papotto si avvicinò. Quando fu più vicino gli parve di distinguere sotto il corpo due tubi conici allungati e ricurvi all'indietro. L'apparecchio era illuminato a giorno ed effondeva un riverbero di luce bianchissima. All'interno vi erano sei figure umane, indossanti delle tute giallastre. Avevano i volti coperti, ma uno di esse dovette scoprirlo per poter soffiare in un tubo. Carmelo Papotto lo vide chiaramente in volto, era una faccia umana. Pensando a dei piloti in difficoltà, mise la mano sulla scaletta, ma ecco che una violenta scossa elettrica lo investì gettandolo letteralmente all'indietro. Uno dei piloti gesticolò verso di lui, invitandolo a non muoversi da dove era; Papotto, stordito, obbedì, mentre gli sconosciuti continuavano nel loro lavoro. Uno di essi premette un pulsante e una specie di cofano calò dall'interno su una delle ruote permettendone così la sostituzione senza che nessuno dovesse uscire all'esterno. Eseguita quell'operazione, l'apparecchio, che aveva sostato una ventina di minuti, si sollevò in verticale, senza emettere il minimo rumore e senza provocare notevoli spostamenti d'aria. Ad una cinquantina di metri d'altezza assunse improvvisamente una velocità vertiginosa e scomparve in pochi secondi, in linea obliqua, verso oriente.
Carmelo Papotto aveva avuto modo di poter osservare bene l'interno della strana macchina, attraverso l'abitacolo trasparente. Aveva intravisti dei sedili, dei cruscotti e una specie di apparecchio radio, azionato da uno dei piloti, che portava una cuffia sulla quale si innestavano numerosi fili. Il testimone raccontò poi la vicenda ad un giornalista ANSA; quest'ultimo eseguì un sopralluogo nella zona dell'atterraggio e, sul terreno smosso di fresco nel campo arato, trovò le tracce di quattro ruote appaiate a due a due, come nella descrizione del testimone. Il battistrada delle ruote aveva lasciato le impronte di un disegno a segmenti quadrangolari ed un liquido bluastro la cui natura, nonostante le analisi condotte da un chimico, non venne mai rivelata. Gli ufologi si gettarono di peso su questo caso per diversi motivi: in primo luogo Papotto non sapeva nulla di ufologia; inoltre la regione ove viveva era altrettanto digiuna da contaminazioni ufologiche mediatiche; in secondo luogo il 25 ottobre del 1954 fu denso di avvistamenti UFO, sia sulle coste italiane che in quelle dalmate; ancora, il disegno del velivolo riportato sulla stampa in base alla descrizione del testimone, non aveva nulla in comune con i modelli sperimentali; infine, il caso presentava forti somiglianze con un altro episodio avvenuto in Italia, ad Abbiate Guazzone, nel 1950 e da me recentemente reinchiestato. In quell'occasione il testimone, avvicinatosi a ciò che credeva essere un aereo sperimentale atterrato fortunosamente in una boscaglia, era stato sbalzato da terra dal raggio paralizzante sparatogli contro da uno dei nanetti in tuta che si affaccendavano attorno al disco. Anche in quell'occasione - e ciò ha portato gli ufologi ad escludere la pista dell'arma segreta - al suolo vennero trovate strane impronte, effetti fisici (bruciature violacee) furono trovate sul corpo del testimone elettrizzato e, a terra, dei frammenti di un misterioso metallo antifrizione, dei veri e propri pezzi d'UFO la cui natura non venne mai chiarita.
In tempi più recenti, il 30 agosto 1997, un certo John J. Mercieca ha dichiarato di avere visto, senza precisare il giorno, alle 11 della sera due luci che si muovevano in coppia e che si dirigevano verso la Libia. Una terza luce, scambiata inizialmente dal testimone per un satellite, aveva preso a muoversi in maniera assai curiosa. Sempre Mercieca vide, il 6 maggio 1996 alle 12.20, "un ordigno metallico che rifletteva la luce del sole, mentre ero in macchina su una autostrada dell'isola di Malta, diretto al porto di La Valletta, all'altezza di Mriehel". L'UFO era sopra la città di Qormi. Subito dopo questi bagliori, il disco scomparve nel nulla.