L'INCONTRO RAVVICINATO DEL BEDUINO

E adesso spostiamoci in Siria. Un interessantissimo caso di atterraggio UFO, di cui furono testimoni nel deserto siriano nel settembre del 1972 alcuni beduini che nulla sapevano della materia, è stato riferito dall'ufologo Marco Marianti. Il ricercatore, all'epoca, annotò l'evento nel proprio diario, come segue: "Per raggiungere l'oasi di Palmyra stiamo percorrendo in automobile una pista che attraversa un deserto sassoso; in quarantott'ore abbiamo già forato quattro pneumatici e sarebbe stato più agevole raggiungere l'oasi seguendo un altro percorso - che è anche molto più breve - ma ho scelto questa pista perché penetra più a fondo nel deserto: vivremo a contatto coi beduini, l'ideale per scrivere un articolo sui nomadi del deserto. Spesso è necessario chiedere indicazioni ai nomadi perché la pista si dirama in diverse direzioni: per questo motivo abbiamo con noi Abdul, un palestinese che conosce il loro antico dialetto arabo.

"É noto che in Oriente l'ospite è sacro, ma questi arabi erranti sono di una generosità e cordialità incredibili: tutte le volte che ci informiamo presso un accampamento i beduini ci offrono latte e formaggio fresco, spesso cucinano appositamente per noi una sorta di pane schiacciato e fatichiamo a rifiutare l'ospitalità, sempre offerta per la notte. Il capo di un gruppo di nomadi mi ha chiesto quanti cammelli gli avrei offerto in cambio della giovane figlia in sposa: le pietrine preziose incastrate fra i suoi candidi denti mostravano che quella è

la figlia prediletta. Abdul indicava la Kika tentando di spiegare al capo che Cristo, purtroppo, non permette quattro mogli come Maometto, ma lui insisteva. Ieri notte avevamo sbagliato pista: me ne sono accorto studiando il vento. Ne è nata una questione, Abdul sosteneva che la pista era quella buona e voleva proseguire. Infine si sono convinti che per non perdersi nel deserto era necessario tornare indietro, fino alle ultime tende di beduini. Questi ci hanno rifocillato a tarda notte e preparato da dormire sotto la tenda".

"É l'alba", prosegue il racconto, "e assieme ai nomadi stiamo facendo colazione accovacciati su una stuoia attorno a una ciotola piena di formaggi, quando scoppia una violenta discussione fra Abdul e il capo dell'accampamento: è evidente che il casus belli sono io, gli arabi vedono spie dappertutto (pochi giorni fa un commando di palestinesi ha compiuto la strage delle Olimpiadi di Monaco) e il nostro ospite si è insospettito a causa dei miei tipici pantaloni da aviatore. I due continuano a urlare gesticolando minacciosi e ogni tanto il capo si volta a lanciarmi delle torve

occhiate-laser che penetrano come pugnalate. Infine si convince che non sono un pilota militare e tutto si risolve con una fumata collettiva di narghilè. Subito il capo si rivolge a me per ottenere chiarimenti su qualcosa che essi hanno visto atterrare di giorno nei pressi delle tende: si sono stupiti non tanto per la forma insolita di quella macchina (definita simile ad un 'grande uovo in cielo') quanto per il fatto che volasse in silenzio. Li ha sconcertati il vedere che 'l'aeroplano' era pilotato non da uomini ma da tre strani bambini. A tali parole mi è venuto un colpo. Secondo quanto tradotto da Abdul, che purtroppo non ha saputo la data, lo strano aeroplano scese a circa cinquecento metri dalle tende: poggiava su delle gambe attorno alle quali andarono avanti e indietro i bambini per un certo tempo, prima di rientrare nella macchina. Era alta come due cammelli, salì in cielo velocissima, secondo le loro parole".

"Come spiegare ciò razionalmente?", si chiedeva l'autore. "Abbiamo posto delle precise domande tramite Abdul, constatando che nessuno dei beduini nemmeno conosceva il termine disco volante..."

Non fu quella l'ultima volta che gli UFO si mostrarono a Palmyra; in tempi più recenti un oggetto luminoso bianco verdastro, con tanto di scia, è stato immortalato in cielo da alcuni turisti milanesi, alle 8.30 del 28 settembre 1998, durante un viaggio fra Siria e Giordania.



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