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I PONTIDA, 17 GIUGNO 200\ INTERVENTO DEL SEGRETARIO FEDERALE, ON. UMBERTO BOSSI Non è la prima volta che la Lega viene sul prato di Pontida, il sacro prato della libertà della Padania e dei popoli, mentre è al governo dello stato italiano. Ci venimmo anche nel ’94. Ma è sicuramente la prima volta che i partiti che hanno vinto le elezioni politiche grazie alla Lega hanno sottoscritto assieme alla Lega l’impegno di sostenere un forte cambiamento della carta costituzionale a cominciar dalla Devoluzione di competenze dallo
Stato alle Regioni Certo i comunisti hanno perso ed ora cercano di demolire la democrazia. "La democrazia fa male, la democrazia non significa il consenso elettorale. Il consenso ce l’aveva anche Napoleone III" così sostiene Watson filosofo della sinistra nel suo New Statesmen. Per la sinistra gli elettori hanno una visione limitata insomma, per Amato sono addirittura più legittimati a governare i non eletti degli eletti. Morto il comunismo deve morire anche il liberismo e la democrazia. E’ il contrario di quello che sosteniamo noi che riteniamo che quel che non viene dal consenso elettorale è autoritario. Questo schema è ben evidente nella scelta del tipo di Europa che la sinistra propone:un Super-Stato, una federazione come quella delle Repubbliche Sovietiche con sottrazione della sovranità dei parlamenti nazionali. Sembra una storia simile a quella già vista tra le due Guerre; allora Fascismo e Nazismo si inventarono la crisi della democrazia sostenendo che i parlamenti erano incapaci di decidere e quindi a decidere non doveva più essere il parlamento l’organo scelto dal popolo, ma i governi, anzi il capo di governo e alla fine il dittatore. Allo stesso modo oggi si accusano i parlamenti nazionali di essere locali e quindi di non essere capaci di vedere la realtà delle cose perché tutto è ormai mondiale. La sinistra cioè si inventa una sovranità esterna, quella europea che in questo momento storico è lei a controllare, e sta tentando di imporci la fine della democrazia che è figlia dello stato nazionale. Nel suo così detto federalismo prevede, non solo l’accentramento di tutti i poteri allo Stato, ma anche la fine della sovranità nazionale con un automatismo d’ingresso nel nostro ordinamento di vincoli e trattati internazionali. Poteva la Lega restare in disparte mentre la sinistra apriva il paese ad immigrazioni senza controllo, alla liberalizzazione della droga, alla distruzione della famiglia tradizionale proponendo il sostegno della famiglia omosessuale, imponendo da una parte la distruzione della sovranità nazionale e dall’altra il massimo accentramento istituzionale e finanziario dello Stato? Abbiamo risposto di no e abbiamo creato l’Alleanza della Casa delle Libertà con quelli che erano contro le scelte antidemocratiche della sinistra, chiedendo in più la realizzazione del federalismo a partire dalla devoluzione la scuola, la sanità e la polizia locale. Io ritengo che la nostra è stata una scelta obbligata in un momento storico difficile per la democrazia, difficile anche senza che la sinistra ci aggiunga del suo. Gli stati nazione con l’apertura delle barriere doganali che favorisce la libertà di movimento di merci e persone controllano sempre meno e la crisi dello stato nazione è la crisi della democrazia. Conosciamo stati senza democrazia, soprattutto i superstati, ma non c’è nessuna democrazia senza il suo stato nazione. Quel che ci riguarda se la lira non fosse entrata nell’Euro, allora non sarebbero fallite soltanto le grandi imprese italiane, ma anche le piccole imprese perché il costo del danaro e l’inflazione sarebbero saliti alle stelle e sarebbe sopraggiunta la frantumazione dello stato italiano, cioè la Secessione. Noi avevamo coscienza che se gli avvenimenti fossero andati in quel modo avremmo dovuto immediatamente indirizzare il processo politico verso uno stato nazionale padano per garantirci la democrazia. Ma proprio nel momento della secessione padana, la lenta e graduale evoluzione politica dell’Europa, dopo la fase eroica del dopoguerra ha visto la seconda fase, quella economica, culminare con l’Euro. Ora è iniziata la terza fase, la fase politica. Ma nel cammino verso questa terza fase c’è un doppio errore di fondo fatto della sinistra internazionalista che pensa 1. che è la moneta che fa la politica 2. che la politica la si fa come si fa la moneta, cioè imponendola. Ne è derivata una sequenza di pensiero e di azione basata sulla teoria della superiorità del dispotismo illuminato. Questo Dispotismo lo abbiamo visto a Nizza. Una strategia di pochi illuminati che comandano il mondo: prima si determina l’allargamento dell’Europa, poi è l’allargamento stesso che a cascata postula una modifica della struttura costituzionale Europea espressa, non già nella questione democratica di fondo cioè quale forma costituzionale debba assumere l’Europa: se quella del Super-stato modello sovietico o quella dell’Unione di stati con mantenimento della sovranità nazionale. Bensì tutta la questione costituzionale è ridotta solo al passaggio dal voto, all’unanimità al voto a maggioranza che oggi permette anche ad un solo stato come l’Irlanda di bloccare i progetti dei despoti, oppure voto a maggioranza così che i despoti possano trionfare. E’ come se Prodi ed i tecnocrati dicessero: "Togliete tutti i vecchi ostacoli politici, i voti, i veti la democrazia che ci pensiamo noi a guidarvi verso l’Europa Felix". Doveva la Lega restare in disparte davanti a simili processi e a simili attentati? Dovevamo accettarli acriticamente,oppure schierarci con i nostri principi, la nostra Padania, la nostra fede nella libertà di fronte al corso della storia per contribuire alla costruzione della democrazia e della libertà tanto in Europa quanto in casa nostra? Per questo abbiamo deciso di creare la Casa delle Libertà. Abbiamo visto in questi giorni il disprezzo contro la cara Irlanda da parte di Prodi. E lo stesso disprezzo che il capo del governo delle tangenti a Milosevic mostrava per la Padania nel 1996 e per chiunque non sia servo dei suoi incubi giacobini. L’alternativa per la Lega era dunque fra Realpolitik di un’Europa dei popoli, confederale o l’accettazione supina di un’Europa superstato. Ed ancora poteva la Lega fingere di non vedere i suoi militanti perseguitati col ricorso al codice Rocco, malgrado tutte le dichiarazioni sui diritti dell’uomo nella sua dimensione integrale cioè nella sua esistenza corporea e spirituale? O non dovevamo piuttosto smascherare quelli che dichiarano che esempi di questi sopprusi appartengono nel nostro paese al passato e poi applicano e fanno applicare il codice Rocco. Non hanno forse i militanti della Lega giustamente paura di restare vittime di una oppressione che li privi della libertà interiore, della possibilità di sostenere le verità di cui siamo convinti, della fede e del buon diritto alla nostra identità, della facoltà di obbedire alla voce del nostro amore, della nostra identità? Io credo di si. Ed è per questo che dovevamo andare al governo, anche per cancellare il codice Rocco. Lo ripeto per i sordi d’anima: i militanti della Lega furono perseguitati molte volte ricorrendo al Codice Rocco. La prima volta risale a ben 16 anni fa quando il pretore di Saronno emesse un’ordinanza nella quale sosteneva il sequestro di tutti gli stampati della Lega, da applicarsi per il passato, per il presente e addirittura per il futuro. Peggio dello stalinismo. Dal pretore di Saronno a Papalia si sono consumate numerose persecuzioni contro la Lega e i suoi militanti, indegne di uno stato democratico, che hanno raggiunto il punto più grave negli scorsi anni durante il governo della sinistra. La sinistra e qualche suo ministro ha gravi responsabilità nella persecuzione contro i Patrioti Padani. Questo dovrà essere segnato a matita blu nella memoria storica padana e insegnato ai nostri figli perché nulla si è dimenticato. Ora la compagine di governo dovrà farsi carico rapidamente della eliminazione dal codice penale dei reati d’opinione, nelle fattispecie dei delitti contro la personalità dello stato, contenute nel Codice Rocco, i cui valori sono conformi al contesto politico e ideologico che li generò, cioè il fascismo. Un contesto che evidentemente non è più attuale e che anzi è in contrasto con la costituzione. Parlo dell’art. 241 c.p che punisce l’attentato contro l’unità dello stato (per quanto ci riguarda) che fa riferimento addirittura alle colonie che allora erano sottoposte alla sovranità dello stato italiano. Parlo dell’art. 271 c.p che è contro il libero associazionismo, garantito dall’art.18 della vigente Costituzione. Va cancellata quindi l’ipotesi fascista di punire le associazioni antinazionali. Che pace può esserci nello stato italiano se la nazione padana deve subire l’attacco al suo associazionismo? Analoghe considerazioni sono estese all’Art.272 c.p che prevede di punire la propaganda della Padania. Dove finisce mai la libertà garantita dall’art.21 della Costituzione? Le camicie verdi, caro Papalia, non sono riportabili nel novero del pericolo concreto, ma in quello del pericolo astratto della manifestazione propagandistica di una idea politica. La prova provata di quello che affermo, è che non insorse nessuna manifestazione violenta a causa delle camicie verdi. Le camicie verdi non confliggono con il diritto all’espressione del proprio pensiero. Il verde è il simbolo dell’amore per il popolo padano. E’ il simbolo dell’identità del Nord. Ma anche il simbolo del nostro ribrezzo per l’oppressione. Quando ho giurato davanti al presidente della Repubblica, ho giurato come un padano che si accinge al suo lavoro affinchè tutti i popoli dello stato italiano possano davvero sentirsi a casa propria sul loro territorio. Non oppressi dal centralismo dello stato, ma liberi con la loro storia e la loro identità. Il vilipendio alla nazione, 291 c.p, il vilipendio alla bandiera 292 c.p sono anch’esse fattispecie da cancellare o ridimensionare a pochissimi casi come i doveri del servizio militare. Comunque nessun cittadino padano dimentichi che ancora oggi sono forti le resistenze antidemocratiche a sostegno del codice Rocco. Basti andare all’articolo minaccioso contro il Ministro della Giustizia on. Castelli fatto l’altro un giorno dal Sole 24 ore che è il quotidiano della Confindustria a sostegno del codice Rocco. Il Popolo padano devi tenerti più che mai vigile, pronto a sostenere con forza l’azione politica di cambiamento. Sii cosciente che il nemico non è ancora vinto ma è pronto a colpire nell’ombra, con ogni mezzo, con la falsificazione, con il discredito, con la violenza. Non sarà affatto una gita di piacere fare il Ministro leghista. Ma una missione difficile. Fratelli padani quella che andiamo a fare è una Rivoluzione con gli strumenti politici. Con la volontà popolare che diventa legge. Andiamo al governo per colpire al cuore il mondo giacobino che dubita della democrazia, che rifiuta il popolo, che odia i popoli e soprattutto i nostri popoli padani. Andiamo al Governo per la devoluzione che non è solo libertà per costituzione ma è anche apertura al mondo della società naturale, al mondo aristotelico dei vincoli naturali, come la famiglia, il volontariato, le mutue. Se qualcuno crede che si possano fare le riforme senza che i ministri siano direttamente della Lega, rispondo che è un errore! Già con i Ministri della Lega sarà difficile fare le Riforme e spesso dovrete venirci in soccorso, correndo in massa a Roma a sostenerci. Se vogliamo le riforme dobbiamo farcele, perché nessuno le farebbe al nostro posto. Numerose saranno le riforme della costituzione che io intendo fare a partire dalla devoluzione. Non è difficile sognare. E’ difficile invece sognare confrontandosi con la realtà per cambiarla. Noi da Pontida abbiamo sempre trovato la forza per immettere montagne di energia vitale nella politica italiana. Vogliamo farlo anche oggi. Siamo qui infatti per rinnovare il giuramento di libertà per tutti i popoli dello Stato italiano, per rinnovare il patto con la nostra identità padana. Siamo qui per affondare le nostre radici ancora di più nello spirito della Padania. A Pontida, a Venezia, sul Monviso, sul Po SEMPRE. Uno per tutti tutti per uno. Ricordando che quando vacilla il senso della dignità, dell’onore e della coerenza vengono tempi cattivi. Noi abbiamo LA PADANIA da amare. Non possiamo immaginare la nostra vita senza Pontida Padania. Dico queste cose perché nessun militante abbia più il timore di perdere il suo mondo interiore. Cioè abbia ancora la paura di perdere la Padania. È quello che ho letto negli occhi disperati di molti militanti negli ultimi 2 anni di stallo forzato. Ora abbiamo vinto, abbiamo sconfitto un nemico pericoloso e possiamo dedicarci alla Padania, alla sua identità e alla sua società tranquillamente. L’impegno non deve andare nel piagnisteo ma in una tripla direzione produttiva, da una parte a creare un coordinamento tra le forze di libertà della Padania, un secondo coordinamento aperto alle forze di libertà del meridione così da moltiplicarne il reciproco successo. Certo nel coordinamento entreranno degli espulsi a torto o ragione dalla Lega e dovremmo imparare a stabilire nuovi rapporti per il bene della nostra causa. La seconda direzione riguarda la partecipazione e il sostegno generale all’associazionismo padano. Ognuno di noi scelga di partecipare alla vita di una qualunque associazione padana. Questa è la risposta e l’impegno che ci richiede il futuro. Ora che abbiamo vinto, che abbiamo sconfitto un nemico pericoloso possiamo dedicarci alla nostra Padania. Mancano tanti anni alle prime elezioni importanti e quindi il tempo ce l’abbiamo. Per la Lega saranno poi i Congressi a rinnovare. Ciò che più conta è che ora il Sole di Pontida fa brillare di nuovo la spada del guerriero. W LA PADANIA |
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