Le strutture fisse antincendio

 

Le strutture fisse antincendio sono tutti quei manufatti che, distribuiti sul territorio, realizzati per finalità esclusive a.ib. o per altri scopi, possono essere utilizzati per fronteggiare un evento in corso. Tra essi possiamo ascrivere: 

  1. gli acquedotti e le vasche antincendio;

  2. i magazzini di materiale a.i.b.;

  3. le reti di telecomunicazione dedicate (ponti radio VHF, UHF);

  4. elisuperifici;

  5. la viabilità antincendio, i viali e sentieri spartifuoco;

Gli acquedotti possono essere specificatamente antincendio, per uso irriguo o idropotabile. I primi sono disposti secondo un criterio specifico e pertanto li potremo trovare lungo strade che transitano in zone a rischio d'incendio dotati, a intervalli in genere regolari, di bocchette per l'attacco di manichette antincendio. Le misure normalmente utilizzate sono l'UNI45 e l'UNI70. Da preferirsi, per la praticità, le bocchette a torretta, possibilmente fornite di entrambe le misure di innesto, sporgenti dal terreno, rispetto a quelle poste in tombini. Le pressioni sono quasi sempre elevate e permettono di caricare un'autobotte di medie dimensioni in pochissimi minuti. Gli acquedotti per uso irriguo sono spesso privati e quindi, quando non si tratta di vere e proprie strutture artigianali, difficilmente sono forniti di attacchi per manichette in misure UNI. Le pressioni d'esercizio sono generalmente molto basse, funzionando spesso per caduta. Al di là delle oggettive difficoltà di approvvigionarsi da detti acquedotti, che possono anche trovarsi all'interno di appezzamenti chiusi, in alcuni casi questi possono comunque rivelarsi di estrema utilità per operare l'estinzione con manichette attaccate alla linea di distribuzione, per opera di bonifica, per il pescaggio di elicotteri dalle vasche a cui, molto spesso, queste condotte fanno capo. Infine, gli acquedotti idropotabili, le normali linee d'alimentazione di acqua potabile dei centri abitati. Essi sono dotati, in punti registrati e periodicamente controllati, di attacchi per uso antincendio. Anche in questo caso le misure maggiormente diffuse sono l'UNI45 e l'UNI70. In alcuni casi sono presenti attacchi particolari che prevedono l'utilizzo di una torretta portatile che si innesta, a baionetta, nel pozzetto e che in genere è dotata di abboccamenti per entrambe le misure di manichetta e di un rubinetto. Variabili, a seconda delle caratteristiche dell'impianto, le portate e le pressioni, in genere però, sempre piuttosto elevate. Purtroppo manca una standardizazzione circa la struttura dei punti di attacco per cui abbiamo spesso sensibili differenze a seconda del gestore dell'acquedotto: in alcuni casi abbiamo attacchi a pozzetto, in altri serve, per il pescaggio, la torretta citata, in altri ancora (rari) sono presenti torrette fisse, di grande comodità, sporgenti dal terreno, dotate di entrambe le misure UNI.

Tutti gli attacchi ufficiali sono riportati, Comune per Comune, in appositi elenchi in cui è specificata la via, il civico, il tipo e la misura dell'attacco, lo stato di servizio (se efficiente o meno), la pressione d'esercizio. Questi elenchi, d'estrema utilità per l'operatore, sono, di norma, aggiornati annualmente e li troviamo a disposizione presso i Comandi provinciali dei Vigili del Fuoco (che sono preposti ad effettuare gli annuali controlli) e presso i vari Comuni.

 

Le vasche antincendio si possono dividere in fisse e mobili. Quelle fisse, a loro volta, possono essere alimentate da uno dei tipi di acquedotto di cui abbiamo appena scritto, da acque sorgive, per sbarramento o captazione di corsi d'acqua, da acqua piovana. Di quelle mobili, dei loro modelli e sul loro impiego parleremo nel paragrafo dedicato ai materiali antincendio, nel capitolo sull'estinzione degli incendi boschivi. Qui tratteremo esclusivamente di quelle strutture approntate sul territorio per il rifornimento di cisterne ed elicotteri o l'utilizzo diretto sul fronte di fiamma.

Dette vasche, dalle forme più disparate (generalmente tonde o quadrangolari) possono essere o meno a cielo aperto. Le prime, quelle con lo specchio d'acqua esposto, permettono il caricamento di elicotteri, mentre le seconde sono ad uso esclusivo del personale a terra. Tutte, se predisposte all'uso a.i.b. sono dotate di attacchi per manichette antincendio delle varie misure UNI, in maniera da permettere il riempimento di autocisterne, di vasche mobili o l'attacco di motopompe spalleggiabili da cui derivare una linea d'acqua ad alta pressione. Normalmente, la pressione fornita da queste vasche, a meno della presenza (rara) di una pompa, è molto bassa essendo dovuta al semplice dislivello che in genere è equivalente all'altezza dell'acqua presente nella vasca o poco più.

 

La visione d'insieme, in pianta, del progetto di una vasca a.i.b. (dal piano regionale antincendio - Regione Liguria). Cliccare sulla figura per aprire l'immagine ad alta qualità

 

La pianta, di una vasca a.i.b. (dal piano regionale antincendio - Regione Liguria). Cliccare sulla figura per aprire l'immagine ad alta qualità

 

La sezione, di una vasca a.i.b. (dal piano regionale antincendio - Regione Liguria). Cliccare sulla figura per aprire l'immagine ad alta qualità

 

Di quelle rifornite da acquedotti non v'è molto altro da dire. Due parole vanno invece spese per quelle alimentate da sorgenti o corsi d'acqua o da acqua piovana. Le prime sfruttano captazioni di acque sorgive o derivazioni di corsi d'acqua. Presentano l'indubbio vantaggio di essere autonome e di poter essere realizzate anche in luoghi impervi e distanti da paesi e strade. Per contro, soprattutto nelle regioni a clima mediterraneo, soggette a prolungate siccità, vi potrebbe essere un calo della disponibilità idrica proprio in quei periodi in cui ve ne sarebbe maggiormente bisogno.

Del secondo tipo ne esistono soprattutto sull'arco alpino. Interessante è la realizzazione delle medesime: su una parte di collina o montagna viene asportata la porzione superficiale del terreno per un'area sufficiente a captare una calcolata quantità di pioggia/minuto (calcolata in base a stime effettuate sulle precipitazioni medie stagionali); su detta superficie vengono distesi teloni plastici impermeabili, in seguito ricoperti da zolle d'erba. Tale struttura, impostata con una opportuna pendenza, fa capo ad un collettore che, previa filtrazione, alimenta la sottostante vasca. La presenza di erba al di sopra dei teli impermeabili, oltre ad abbassare notevolmente l'impatto ambientale, funge da regolatore, trattenendo e rilasciando a poco a poco un'aliquota di pioggia e fornendo così un'alimentazione di acqua graduata nel tempo. In zone con precipitazioni distribuite lungo tutto l'arco dell'anno si possono gestire vasche anche della capienza di 100.000 litri ed oltre (si veda a tal proposito lo studio e la messa in opera di tali strutture a.i.b. in Provincia di Trento, v. bibliografia). 

 

Ultime fasi dell'approntamento della vasca a.i.b. da 100.000 litri del M. Marzola (TN). Si notino i teli di polietilene, parzialmente già coperti da materiale fissante-drenante, utilizzati per la captazione delle acque piovane (A) e la vasca stessa (B) a valle di questi, prima che vengano entrambi interrati. (da G. Nicolini "Serbatoi d'acqua piovana per nuove strategie antincendio"  Prov. Aut. Trento, Serv. foreste, caccia e pesca)

 

E' evidente l'importanza di tali strutture in quanto possono essere costruite anche in località distanti da strade ed abitati creando così una rete di riserve idriche sparsa su tutto il territorio a rischio, potendo comunque, il personale, raggiungere tali apprestamenti in elicottero con motopompe sommeggiabili e naspi trasportabili.

Per quanto riguarda gli invasi d'acqua ottenuti con briglie e sbarramenti di corsi d'acqua, và detto che essi possono essere sfruttati esclusivamente o da elicotteri o da personale attrezzato di motopompe sia a spalla sia su automezzi. Di facile realizzazione ed utilizzo soggiacciono anch'essi alla variazione di portata del corso d'acqua ed al progressivo interramento soprattutto in seguito a piene. Ne è pertanto necessaria una costante manutenzione.

Tutti gli invasi che possono essere utilizzati direttamente, mediante pescaggio in vasca fissa, od indirettamente, mediante l'utilizzo di vasche mobili, da elicotteri, devono presentare tutte le dovute caratteristiche necessarie per permetterne l'usufrutto in sicurezza e pertanto dovranno essere costruiti in zone prive di ostacoli quali alberi alti, linee elettriche, telefoniche, teleferiche, fili a sbalzo, caseggiati, ecc. Si dovrà porre la massima attenzione nel mantenere la permanenza di dette caratteristiche e nel recintare e segnalare la presenza di questi invasi sia sul territorio sia su apposita cartografia. Ne è fondamentale una periodica revisione e manutenzione.

 

Spendiamo ora due parole circa i magazzini di materiale a.i.b. Allo stato attuale, almeno in Liguria, l'organizzazione del Volontariato antincendio è su base comunale, pertanto, se provvisti di mezzi ed attrezzature, le squadre possiedono, per lo più, un solo magazzino o deposito. In altre regioni l'organizzazione è invece su base comprensoriale (ad esempio il Piemonte). In quest'ultimo caso, come nel caso di superfici comunali molto vaste o con zone particolarmente disagiate, potrebbe essere necessario approntare piccoli magazzini con una dotazione di base, sia individuale (zappe, flabelli, roncole, elmetti, ecc.), sia di squadra (motoseghe, soffiatori, pompe spalleggiabili, ecc.), sia, eventualmente, automezzi, per il numero di volontari potenzialmente operativi in quel settore. Se ben mantenute ed attrezzate, tali basi logistiche distaccate, possono permettere a piccoli gruppi di personale, residenti o transitanti in zona al momento dell'incendio, di intervenire in tempi molto brevi in maniera ottimale e con costi di gestione molto bassi.

 

Sugli incendi è fondamentale coordinarsi e mantenersi in contatto, sia per le opere di spegnimento, sia per meri motivi di incolumità. A tale scopo si utilizzano le radio ricetrasmittenti, sia portatili, sia veicolari, sia fisse. Di come questi apparati funzionano e di come devono essere adoperati verrà trattato in un apposito capitolo. Per ora basti sapere che, per l'opera di prevenzione e spegnimento degli incendi boschivi, è indispensabile l'esistenza di una rete radio professionale ad ampia copertura, comprensoriale (ipotesi, a nostro avviso, da preferirsi) o provinciale. A tale rete radio dovranno poter accedere tutte le forze operative a.i.b.: Forestale, Volontari, Vigili del Fuoco e, ovviamente, il Centro Operativo competente per territorio con funzioni di coordinamento e monitoraggio delle frequenze per prevenire possibili abusi. Purtroppo una normativa decisamente obsoleta rende di difficile gestione ed approntamento tali sistemi operativi. Si vuol sottolineare in questa sede che tale rete di comunicazione deve essere di carattere esclusivamente professionale (si escludano pertanto tutte quelle opzioni di comunicazione alternativa quali le ricetrasmittenti a debole potenza -43mhz, CB, LPD- o cellulari, utilizzabili, tutt'al più in appoggio, mai in alternativa, della struttura professionale).

 

Visto il largo impiego dell'elicottero nelle opere di spegnimento riteniamo che piazzali, campi da calcio, aree appositamente attrezzate, ma anche prati e spiazzi con le dovute caratteristiche, andrebbero censiti e riportati su apposite carte in maniera da creare una rete di elisuperifici utilizzabili per rifornimenti, carico e scarico di materiali e personale o apprestamento della benna antincendio durante le operazioni d'estinzione.

 

Il primo problema che si presenta all'operatore a.i.b. a fronte di un'emergenza è il raggiungere, con automezzi o a piedi,  un punto il più vicino possibile all'incendio e, iniziata l'opera d'estinzione, individuare, se presenti, quei percorsi già esistenti dove fermare il fronte di fuoco. 

Ci si avvarrà dunque sia della viabilità ordinaria, sia di quella antincendio appositamente predisposta. 

Al fine della pianificazione e della prevenzione antincendio è comunque corretto considerare come viabilità antincendio, in senso lato, anche le vie di comunicazione ordinarie (strade statali, provinciali, comunali, vicinali, ecc,), normalmente transitabili, site in aree a rischio, in quanto saranno immancabilmente interessate dalla fase di avvicinamento ed eventualmente d'estinzione del fuoco.

 

La viabilità antincendio possiamo suddividerla, a seconda della difficoltà di transito, in primaria, secondaria e di terzo tipo.

Il reticolo primario della viabilità a.i.b. è formato da tutte le strade percorribili da qualsiasi mezzo: strade asfaltate in genere (autostrade, statali, vicinali, private, ecc.), strade sterrate facilmente praticabili e con buona manutenzione. 

Il reticolo secondario consta di tutte quelle vie praticabili con automezzi speciali, quali fuoristrada o trattori, e raggruppa tutte le vie di comunicazione a bassa manutenzione o ad utilizzo specifico: strade forestali, piste d'esbosco, strade di servizio. Questo reticolo dovrebbe essere, salvo rare eccezioni, chiuso al traffico normale, con divieti e sbarre, al fine di mantenerlo il più possibile in efficienza (è falso che il frequente utilizzo delle strade le preservi dall'usura, mentre è vero il contrario) e per evitare di fornire a malintenzionati ulteriori vie praticabili per appiccare incendi. 

Il reticolo terziario è costituito da tutte quelle vie d'accesso praticabili esclusivamente a piedi: sentieri e mulattiere. L'importanza di possedere una sentieristica efficiente, pulita e con funzioni di spartifuoco è fondamentale. Spesso sono proprio questi sentieri a permettere di raggiungere e circoscrivere un incendio; presentano un impatto ambientale pressoché nullo e costituiscono un patrimonio storico-culturale ed escursionistico di primaria importanza. La loro rivalutazione e manutenzione, anche in veste di barriere spartifuoco, è dunque da tenersi in massima considerazione.

 

Da tempo coesistono e si scontrano due punti di vista sulla viabilità forestale. Per il primo di essi la viabilità è di importanza assoluta per l'estinzione degli incendi e pertanto i suoi fautori vedrebbero di buon grado l'apertura di un sempre maggior numero di strade e piste antincendio per permettere il raggiungimento dell'incendio da parte degli automezzi. 

Per il secondo la viabilità andrebbe tenuta sotto stretto controllo e limitata per estensione e numero, non essendo di assoluta necessità e fornendo invece la possibilità agli incendiari di muoversi e colpire più facilmente. Da limitarsi, se non addirittura da evitarsi, l'apertura di nuove vie di comunicazione, salvo quelle strettamente necessarie al normale traffico. 

A nostro avviso e per nostra esperienza, il secondo punto di vista è maggiormente rispondente alla realtà. In effetti un eccessivo numero di strade mette a repentaglio l'assetto idrogeologico dei pendii, facilita l'opera degli incendiari, è di elevato impatto ambientale. Per contro non aiuta in modo determinante le opere di spegnimento che già si avvalgono, almeno in molte Regioni italiane, di una rete stradale già abbastanza capillare. E' giusto ricorrere all'apertura di nuova viabilità solamente dove quella esistente è oggettivamente insufficiente per estensione e capillarità.

 

I viali spartifuoco sono dei tracciati, con larghezza abbastanza costante, che viene calcolata in base all'altezza della vegetazione circostante.

Lo scopo di tali opere è quello di interrompere in parte o del tutto la continuità della vegetazione e quindi creare una soluzione di continuo nella struttura "combustibile", arrestando spontaneamente o facilitando le operazioni d'estinzione.

I viali spartifuoco si possono suddividere in attivi e passivi

Quelli passivi, hanno come scopo primario quello di fermare l'incendio e possono avere larghezze fino a 100-200m in cui la vegetazione è totalmente asportata.

Quelli attivi, si prefiggono principalmente di rallentare il passaggio del fuoco e di portarlo eventualmente dalla chioma a livello radente il terreno ed hanno larghezze fino a 15-60m e la vegetazione vi è diradata ed eliminata solo in una stretta fascia centrale.

Infine esistono i cosiddetti spartifuoco verdi in cui viene asportato esclusivamente il sottobosco, risparmiando le specie arboree. Anche questi aiutano l'opera d'estinzione senza poter fermare autonomamente l'incendio.

Si possono dunque annoverare tra i viali spartifuoco, sia tutte le vie di comunicazione preesistenti, dall'autostrada al sentiero alle stesse strade antincendio e forestali, sia i viali aperti specificatamente dal nulla, transitabili o meno da automezzi, con percorsi vari, che, in genere, seguono le curve di livello, crinali compresi, o le linee di massima pendenza, arrivando in alcuni casi a creare veri e propri reticoli di viali spartifuoco. 

Sull'efficacia reale di tale opere va detto che, in effetti, in condizioni meteorologiche normali, una strada o un sentiero possono essere sufficienti a permettere di controllare ed arrestare il fronte di fiamma. In condizioni avverse, in presenza di forte vento, neanche una linea autostradale, con tre corsie per parte, è riuscita ad arrestare il progredire del fuoco a causa dei così detti spotting, cioè, come vedremo nel capitolo dedicato all'estinzione, riaccensioni a breve, media o lunga distanza dovute a particelle incandescenti trasportate dalle correnti d'aria.

Le stesse considerazioni enunciate riguardo la viabilità specifica a.i.b. valgono, sostanzialmente, anche per i viali spartifuoco. Si ritiene che la creazione di queste opere sia, tutto sommato, più di danno (impatto ambientale elevatissimo, fonte di dissesto idrogeologico, manutenzione difficile e costosa), che di utilità. 

La manutenzione della viabilità ordinaria e specifica antincendio esistente, la pulizia delle scarpate e dei sentieri e mulattiere (torniamo a ribadire l'assoluta importanza della rivalutazione di quest'ultime vie di comunicazione) è, nella maggioranza dei casi, sufficiente a creare una rete di tracciati bastanti a fronteggiare incendi di piccole o medie proporzioni. Per quelli ad andamento catastrofico, come già detto, qualsiasi struttura risulta essere inutile.

Particolare attenzione bisogna dedicare a quelle vie di comunicazione con funzione anche di spartifuoco. Oltre alla già citata pulizia delle scarpate, andrebbero eliminati rami o piante che possano permettere il passaggio del fuoco in chioma da un lato all'altro della via e vanno accuratamente e periodicamente puliti i canali o tubi di scolo che attraversano la via, a filo od al di sotto del manto stradale o ferroviario, potendo facilmente permettere il passaggio dell'incendio, oltretutto in maniera subdola e quindi maggiormente pericolosa per gli operatori.

Le tecniche di manutenzione da prediligersi sono senza dubbio quelle tradizionali meccaniche. Assolutamente da evitarsi l'uso del fuoco per la ripulitura di scarpate e pertinenze ottenendo, con questo sistema, un rigoglio successivo di molte piante infestanti e di difficile estirpazione (rovi, vitalbe, robinie, felci, ecc.), oltre tutto quasi tutte assai predisposte a bruciare, se secche, e costituenti un vero e proprio intrico impenetrabile e quindi ostacolante le eventuali operazioni di spegnimento. Oltre a ciò rappresentano una forma di degrado forestale e tale sistema, incautamente utilizzato può essere causa degli stessi incendi che si prefiggeva di...prevenire.

Da sconsigliarsi l'uso di diserbanti ed analoghi aggressivi chimici in quanto rappresentano una potenziale fonte di inquinamento, a maggior ragione se utilizzati su vasta scala come sarebbe necessario in tali opere di manutenzione.