Venerdi 29 maggio.
Il ritrovo e' nell'atrio della stazione centrale. E' venerdi', sono le ore 14,30 e la stazione brulica di persone. Ci ritroviamo in otto, con otto zaini, otto borse, otto sacchi a pelo ed una coccinella di peluche che, date le dimensioni, deve essere frutto di un amore illecito tra Gozzilla e qualche mostro di Jurassic ParK. Ci avviamo, non senza difficoltà al nostro binario: l'avventura e' iniziata. Si aprono le porte del treno e ci troviamo davanti una muraglia di bagagli e membra umane variamente distribuite. Il treno trabocca gia' di varia umanità, ma noi ed il nostro seguito di bagagli e coccinelle riusciamo prepotentemente ad inserirci. Pensate forse che sei ragazzini dopo aver trascorso l'intera settimana sui banchi di scuola e reduci da cinque ore di matematica, italiano, storia e geografia si rassegnino a trascorrere tranquilli cinque ore e mezza di viaggio in treno, in piedi in una situazione che farebbe perdere la simpatia per il prossimo anche al piu' benevolo dei Santi ? Savo ed io non lo pensiamo e nessuno ci smentisce. Già' ad Ancona facciamo largo attorno a noi e solo pochi valorosi resistono stoicamente fino alla nostra mèta. Ci trasferiamo dal treno alle due macchine degli amici foggiani con i nostri otto zaini, le nostre otto borse, i nostri otto sacchi a pelo e la mitica coccinella, ma dopo la recente esperienza questo e' un gioco da ragazzi. Alle 21,15 ci appare dinanzi la struttura di gara. Una rapida incursione al centro commerciale per mangiare qualcosa e poi subito ci troviamo a studiare prese e passaggi. Un paio d'ore piu' tardi ci trasferiamo a quella che sarà la nostra dimora per le prossime due notti. Savo ed io ci rendiamo subito conto che la lunga giornata e' lungi dall'essere finita. Appoggiati zaini, sacchi a pelo borse e coccinella, i nostri piccoli delinquenti si attaccano alle prese della palestra ed arrampicano fino ad esaurimento. A nulla valgono le minacce piu' terribili: l'ordine viene ristabilito solo verso le due di notte.
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Sabato 30 maggio. Un disgraziato si alza alle sei per andare in bagno, calpesta una dozzina di malcapitati che ancora sta tentando di recuperare qualche energia poi tira l'acqua e sveglia la comunità. Sono le sei e tutto va bene. Io mi sento un pedalino, Savo guarda fisso davanti a se' con lo sguardo vitreo: anche lui accusa la situazione. I nostri piccoli mostri sono gia' attaccati alle prese. Alle otto un cellulare preleva gli atleti e quello che rimane degli accompagnatori e li trasporta al Centro Commerciale. Inizia la gara. Quanti sono i partecipanti? Savo ed io stimiamo almeno 150, armati e pericolosi. Silvana ed Aristo cercano di convincerci che sono solo 35 e per di piu' completamente inermi. La gara e' molto bella e combattuta, festosa la cerimonia di premiazione e sontuoso il rinfresco, ormai tradizionale per le gare di questa categoria che sta a sottolineare la giocosità dell'evento. Io consumo le mie poche energie residue per aiutare Silvana nel trasloco dell' "arredamento" di gara (computer, stampante, ecc.) dal centro fino a casa (terzo piano senza ascensore.) Il resto della truppa che, non contenta, e' rimasta ad arrampicare sulla struttura di gara viene trasportata piu' tardi. Nel frattempo Silvana mi concede il lusso sfrenato di una doccia, quindi mi siedo sul suo divano e mi addormento come un sasso. Personalmente non daro' piu' segni di vita fino alle sette del mattino successivo, incurante degli schiamazzi di una ventina di ragazzini, sei cani, automobili che passano a tutte le ore e dei rumori di vicine discoteche. Anche Savo, pur rimanendo nella fossa dei leoni, cade presto in stato di coma profondo. |
Domenica 31 maggio.
Mi sveglio dal letargo e non odo schiamazzi….. eppure sono gia' le sette. Temo che sia accaduto qualcosa di irreparabile e mi precipito al piano di sotto. E' accaduto l'incredibile: accompagnatori e ragazzini dormono tranquilli o quasi (sapete quanti bambini parlano durante il sonno ?): anche a loro si scaricano le pile. Ci accatastiamo in 18 sul pulmino di Massimo Bassoli con i nostri 18 zaini; sacchi a pelo e coccinelle attendono in palestra: in falesia non ci serviranno. Oggi per molti sarà il battesimo della roccia quella vera, non le prese di resina della palestra. Al Palombaio rimaniamo fin verso le 14, poi a malincuore ci stiviamo tutti e 18 sul pulmino, recuperiamo il resto dei bagagli in palestra e mestamente raggiungiamo la stazione ferroviaria, stupiti della capacità di carico del furgone di Massimo: ci sono stati anche i sacchi a pelo, la coccinella e naturalmente le coppe che i nostri valorosi piccoli atleti hanno conquistato in gara. Questa volta il viaggio e' tranquillo e piacevole con l'eccezione di un guasto all'aria condizionata che per un'oretta ha trasformato il nostro scompartimento in una giungla amazzonica. Un po' si gioca, un po' si chiacchiera ripercorrendo le esperienze e le emozioni dei giorni appena trascorsi. Alle otto di sera, in una Bologna in festa, nonostante la pioggia, per la vittoria della Virtus, i nostri giovani eroi sono recuperati dai rispettivi genitori un po' piu' stanchi, un po' piu' amici, un po' piu' cresciuti: lo sport serve anche a questo. Il Trofeo Adriatico 1998 e' proprio finito Tocca adesso agli istruttori ripensare all'anno appena concluso e pianificare il futuro dei loro piccoli atleti. L'appuntamento per molti è a fine giugno per il Master Internazionale under-14 a Marina di Ravenna. L'avventura continua.
Maria Letizia Grasso