10 agosto, lunedì



Perdersi e ritrovarsi in Lui, Gesù, morto e risorto

Leggiamo il racconto della passione di Gesù contenuto in Mc 14,26 - 15. Una giornata quella di oggi dedicata a ripercorrere le ultime ore della vita di quell'uomo, che per i suoi discepoli hanno rappresentato l'evangelo, cioè una "buona notizia". Come può la morte di un uomo essere "bella notizia"? Tutti coloro che si sono sentiti coinvolti in quella vicenda, entrando in una relazione libera con Gesù (= fede), espliciteranno il senso della loro scelta, grosso modo, in questi termini: "noi siamo vivi perché Lui ci ha salvati dalla morte, entrando nella morte e svuotandola del suo potere" (cf. Ef 2,1-7). È la testimonianza di Paolo di Tarso, uno che mai incontrò Gesù prima della sua morte in croce e che si imbatté in Lui risorto e nel mistero della sua morte.

La cappella dell'Ascensione

Partiamo dalla cima del monte degli Olivi, anticipando la visita della Cappella dell'Ascensione di Gesù al cielo (una visita che sarebbe meglio collocata al termine del nostro viaggio, ma già che siamo da queste parti... sostiamo in quest'edicola ed anche nella vicina "grotta degli insegnamenti di Gesù", il Pater Noster).
In questo luogo le memorie e i resti bizantini hanno ceduto il passo agli interventi crociati: l'edicola come si presenta oggi è crociata, pur rimaneggiata in epoca successiva (ad es. l'edificio crociato era aperto verso il cielo, la cupola è quindi stata aggiunta in seguito). Attualmente, non si può celebrare il culto in questo luogo perché è in mano ad arabi musulmani (l'edificio fu in un certo periodo usato come moschea: si noti all'interno il michrab, la nicchia della direzione della preghiera verso la Mecca). Questo comunque non è il solo luogo ipotizzato per l'ascensione di Gesù: altri, sempre sulla cima del monte degli Olivi, rivendicano questa memoria.
Ricordiamo l'avventuroso pellegrinaggio a Gerusalemme fatto nel 1523 da Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, e le circostanze del suo incontro con la pietra, ancor oggi conservata all'interno dell'edicola, la quale secondo la tradizione conservava l'impronta del piede di Gesù prima di staccarsi da suolo. Al di là della leggenda, come per Ignazio di Loyola, anche per noi oggi resta la domanda: "Dove sta adesso l'invisibile Signore risorto? In quale direzione devo andare per incontrarlo, per entrare in contatto con Lui?".

L'assunzione di Gesù e noi. Due volte viene raccontato dall'evangelista Luca questo fatto: alla fine del suo primo libro (vangelo: Lc 24,50-53) e all'inizio del secondo (Atti degli Apostoli: At 1,6-11). È proprio l'evento che fa da transizione tra la vita di Gesù e il tempo della vita della chiesa. È in verità un altro modo per comprendere e dire la sua risurrezione. Luca in verità non parla di "ascensione", ma di analèmpsis, cioè di "assunzione". L'"assunzione" significa che è il Padre che richiama a sé il Figlio. Non si tratta di "ascensione", perché l'ascensione presuppone un soggetto autonomo, che decide lui di compiere un certo percorso. Ma Gesù non fa niente da solo: il Figlio vive del Padre, di ciò che piace al Padre, in ascolto e obbedienza fiduciosa del Padre. L'assunzione di Gesù non concerne, per Luca, solo l'ultima battuta della sua vita, come "premio" della sua offerta. In realtà è un'"assunzione che parte da lontano, ha il suo punto di partenza dal monte della trasfigurazione, nel nord della Galilea. Basta leggere Lc 9,51ss: «Mentre stavano compiendosi i giorni della sua assunzione, indurì il suo volto e si diresse verso Gerusalemme...». Il Padre attira Gesù in avanti, in alto, verso di sé. L'intera vita di Gesù è compresa come una salita verso il Padre. Da Dio esce/scende e a Dio ritorna/sale. Gesù non è il primo "assunto in cielo" nella storia dell'alleanza, ma ci sono anche le figure di Enoch ed Elia, la cui morte è stata letta come un'"assunzione" da parte di Dio.
Domande da porsi personalmente: dove sta Gesù risorto per me? Che senso ha per me la sua resurrezione? Come percepisco oggi la sua presenza? Dove scelgo di dirigere i passi della mia vita?

La mistica grotta del "Padre nostro"


Il monte degli Olivi è pieno di grotte, che nel tempo bizantino erano abitate da monaci che conducevano una vita di preghiera e digiuni. Questa grotta particolare - la "mistica grotta" - è legata al nome di Elena, madre di Costantino, che in questo luogo volle si edificasse nel 326 una chiesa bizantina. Perché qui? Secondo una antica tradizione, proprio in questa grotta Gesù avrebbe insegnato ai suoi discepoli a pregare, cioè a mettersi in relazione con Dio, facendo loro scoprire in che modo Dio è Padre (cf. Mt 6,5-15).
La chiesa bizantina, detta "in Eleona" (in greco Elaion significa "degli Ulivi"), fu distrutta dai persiani nel 614; i crociati nel 1106 vi ricostruirono un oratorio; nella seconda metà del 1800 venne edificato l'attiguo monastero carmelitano. Attualmente delle suore carmelitane abitano il monastero accanto alla grotta, continuando la tradizione della preghiera rivolta al Padre. Ci sono nel recinto della chiesa molteplici formelle di maiolica con la preghiera del Padre nostro in diverse lingue.

La preghiera di Gesù. Per Gesù non si trattò tanto di insegnare una nuova formula di orazione da tramandare mnemonicamente e recitare meccanicamente, quanto donare una modalità particolare di vivere sotto lo sguardo di Dio, il Padre, come lui faceva. La preghiera del Padre Nostro è la quintessenza di questa rivelazione di una relazione nuova da vivere e sperimentare nella propria coscienza. La preghiera del Padre Nostro formalmente non è altro che il testo del Qaddish ebraico con qualche variante. La sua particolarità non sta tanto nella qualità delle sue espressioni, riprese appunto dal consueto patrimonio ebraico del tempo, bensì nel fatto che è messa sulle labbra di Gesù, il Figlio, che ci fa vedere cosa significa vivere da figli, scegliere di diventare figli di Dio. Nessuno di noi è "figlio di Dio" per nascita: diventiamo figli se diventiamo discepoli di Gesù, se entriamo nell'esperienza di obbedienza fiduciosa del Padre che segnò la sua esistenza. Per questo nella liturgia diciamo: "Osiamo dire: Padre Nostro...". Ci sentiamo davvero "figli"?

Dominus flevit

Riaccompagnamo Gesù che entra, per l'ultima volta nella sua esistenza, in Gerusalemme, quando la città si presenta al suo sguardo. Siamo sul monte degli Olivi, collina carica di storia passata e... futura (ai nostri piedi la valle del Cedron con il giardino del Getzemani e la Chiesa delle nazioni e la Tomba di Maria). Questo è il luogo dove per il profeta Zaccaria il Signore tornerà a posare i suoi piedi per giudicare la storia umana (Zc 14,4). Ecco perché il versante occidentale di questa collina che si affaccia alla Valle del Cedron è diventato un grande cimitero, per le tre religioni ebraica, cristiana e musulmana: tutti vogliono venire a farsi seppellire qui, in attesa del grande giorno del giudizio.
Accanto all'attuale cappella francescana del Dominus Flevit sono state ritrovate molte urne funerarie giudeocristiane del II-III secolo. Su di esse sono stati rinvenuti simboli della chiesa madre giudeocristiana. Il nome dato a questo luogo - Dominus Flevit (= il Signore pianse) - ricorda la sosta di Gesù, piangente alla vista della città del gran Re: Lc 19,41-44. Un altro testo ci aiuta ad entrare nella coscienza del Messia Gesù: «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi e profeti e lapidi quelli che ti sono inviati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le sue ali, e voi non avete voluto» (Mt 23,37; Lc 13,34-35).

Gesù gallina. Noi siamo abituati a dire Gesù Cristo, cioè Gesù il Messia. Ma se dicessimo, come suggerisce questo testo di Mt 23 e Lc 13, "Gesù gallina"? Che effetto ci fa questo titolo cristologico? Eppure Gesù si presenta a noi anche con questa immagine: lui è una chioccia che desidera raccogliere il suo popolo sotto le sue ali. Questo appellativo sottolinea inoltre il rapporto di dipendenza che si crea tra Gesù, la chioccia, e i suoi discepoli, i pulcini. Gesù entra in città e più che mai si rende conto del rifiuto da parte di tutti, vicini e lontani, dai suoi amici alle autorità. Gerusalemme si rivela indifferente, insofferente e allergica al messianismo che Gesù sta portando, alla sua visita di pace. Il suo messianismo pare non incidere affatto sulla storia di liberazione della città santa.
Rileggiamo Lc 19,41-44, contestualizzando la scena. Gesù sta salendo a Gerusalemme da Gerico, dove ha incontrato Zaccheo, il pubblicano, e Bartimeo, il cieco: Gerico diventa la città-segno dell'accoglienza di Gesù e della sua visita. Gesù arrivato a Gerusalemme, alla vista della città, piange. Nei racconti evangelici non si dice mai che Gesù rida, ma che Gesù pianga lo si trova non solo qui: ricordiamo ad es. la reazione di Gesù alla morte di Lazzaro. Questo pianto su Gerusalemme ha radici lontane, tocca il fondo della coscienza di Gesù: "Tu non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata". Questa cecità impedisce di vedere la pace - che è il mistero stesso dell'esistenza di "Gesù-visita di pace di Dio" - lasciando gli eventi in preda della guerra. Le lacrime di Gesù raccontano quanto sta vivendo dentro di sé: egli coglie questo rifiuto e accoglie anche questo. Ma nel pianto di Gesù non c'è un briciolo di risentimento. Questo è confermato da ciò che accade subito dopo, a pochi passi da qui: la consegna di Gesù, al Getsemani.
La "nostra pace"? Lasciarci finalmente accogliere da colui che ci ha amati e ci ama fino alla fine, accogliendo anche i nostri rifiuti.



La chiesa del Santo sepolcro-Anastasis/risurrezione

Nell'attuale edificio crociato dal doppio nome - chiesa del Santo Sepolcro per i latini e dell'Anastasis (= Resurrezione) per i greci - sono racchiuse due memorie fondamentali della fede cristiana: il cucuzzolo del Calvario (o Golgota), dove Gesù fu giustiziato sulla croce, e il Sepolcro, luogo della sua sepoltura: vuoto! Tutto è irriconoscibilmente avvolto dall'attuale pesante struttura, stravolta dai più disparati interventi architettonici, non ancora conclusi.
Prendiamo in mano i racconti evangelici, cercando di collocare le scene nella presente cornice del luogo (la narrazione della passione e crocifissione di Gesù e i vangeli della sua resurrezione), ricostruendo con l'aiuto della fantasia il contesto originario, cercando di distinguerlo dalla successione degli edifici che qui si sono avvicendati nel corso del tempo. I suoni, le voci multilingue e le grida che rimbombano nell'interno dell'odierno edificio chiedono spiegazioni, che subito si rivelano complesse. Un superconcentrato di storia sta compresso in questo spazio troppo angusto, ma che tuttavia cerca di contenere tutti i discepoli di Gesù, nell'incredibile diversità che li caratterizza.
1) Il Calvario/Golgota: su questa collinetta venivano giustiziati i condannati a morte, fuori dalle mura della città. 2) Il luogo della sepoltura (vicino al Santo Sepolcro, sono state ritrovate diverse altre tombe): alcune donne discepole di Gesù, secondo la testimonianza evangelica, vennero a visitare la tomba in cui era stato deposto il suo corpo, tre giorni dopo la sua morte, e la trovarono vuota. Fecero esperienza dell'incontro con Gesù risorto e vivo. Alcuni altri discepoli rividero il Signore, perché fece anche a loro il Risorto si vedere.
Nonostante la diceria che il corpo sia stato portato via, come facciamo a sapere noi, oggi, se davvero è Gesù risorto, smentendo la credenza che sia tutta una gigantesca "balla"? Solo se anche noi, in una certa misura, abbiamo incontrato Gesù risorto nella nostra vita, facendo esperienza analoga a quella dei primi discepoli, incontro che ci porta a credere che davvero Gesù Signore è risorto.
Questo luogo riveste una certa qual importanza, perché dà attestazione concreta alla nostra fede di quell'esperienza che è stata alla base dei racconti evangelici. I primi giudei che si convertivano a Gesù si incontravano proprio qui per far memoria di quel fatto che aveva segnato per sempre la loro coscienza ed esistenza. Fu infatti luogo di culto per gli ebrei discepoli di Gesù Messia fino al 135 d.C., quando arrivò l'imperatore romano Adriano e trasformò la città in una capitale romana, demoninandola Aelia Capitolina. Anche questo memoriale giudeocristiano è da lui trasformato in un centro di culto pagano.
Così resta fino al quarto secolo, quando Costantino e sua madre Elena decisero di edificare sopra quest'area un enorme complesso architettonico, comprendente una rotonda sopra il sepolcro di Gesù, un cortile al cui angolo stava la collinetta del Calvario e una basilica ad est che dava sulla strada principale della città di Gerusalemme, la Hàghia Sìon (= Santa Sion). Leggere una guida per seguire le fasi successive storiche e architettoniche legate a questo luogo.
Un aspetto attira ancora la nostra attenzione. Il problema della presenze e "proprietà" delle varie aree interne all'attuale chiesa: il patriarcato greco-ortodosso, la chiesa armena-ortodossa e la chiesa latina si spartiscono il grosso dell'edificio (ma non mancano le presenze copte-ortodosse, siro-ortodosse e etiopiche). Qui possiamo incontrare le più antiche liturgie della chiesa, secondo le diverse tradizioni spirituali. Venendo a visitare luoghi come questi ci si rende conto dell'importanza di un'unità nella chiesa di Gesù, che sia rispettosa della pluriformità culturale delle comunità di fede che la compongono. Questa unità, che non appiattisce tutti in una sola cultura, non è affatto una realtà scontata. Cosa vuol dire unità della chiesa? Chiesa romana, chiesa greco-ortodossa, chiese evangeliche...: siamo diversi, ciascuno con il proprio rapporto storico con lo stesso Signore Gesù. Come fare che tutti i diversi fratelli e sorelle dimorino insieme in unità? È la sfida che Gesù lancia a coloro che si dicono suoi discepoli. Qui i cristiani, in nome delle proprie irrinunciabili particolarità, si sono ammazzati per spartirsi le mattonelle e i metri quadri di superficie. Poi sotto i turchi il controllo della chiesa ha trovato un assetto di non-belligeranza, il firmano del 1852, che fissava lo statu quo non modificabile in avvenire: tutto quanto riguardava spazi e tempi venne bloccato e, ancor oggi, non si sposta nemmeno una scala di legno o un orario di un rito: ogni cosa resta fissata così come fu stabilito in quell'anno. Tuttora dei musulmani detengono le chiavi della chiesa, per evitare possibili controversie. Quindi abbiamo in chiesa greci ortodossi, armeni, copti (egiziani ortodossi), siri-ortodossi, latini, abissini (sul tetto!). E i cristiani riformati? Non essendo nessuno disposto a cedere loro una spazio, i protestanti si sono cercati un altro luogo per andare a pregare: fuori dalla porta di Damasco! Però i luterani hanno vicinissimo al Santo Sepolcro la Chiesa del Redentore, costruita alla fine del secolo scorso.

Nella chiesa del S. Sepolcro si praticano vari riti liturgici: bizantino, armeno, copto, latino... Quando si entra in questo luogo si deve tener conto che non vige l'ora legale, ma ci si regola secondo l'ora solare (lo statu quo!). I culti delle diverse confessioni si alternano durante il giorno. La convivenza è difficile, ma si è di fronte a un patrimonio spirituale ricchissimo: diversi raggi di luce, frutto di fede preghiera che illuminano l'evento più importante dell'esistenza di un discepolo di Gesù, morto e risorto per portare la salvezza del Padre a ogni uomo.
Può darsi che veniamo traumatizzati dalla visita al Santo Sepolcro, disturbati appunto da queste differenze vissute con intransigenza e durezza. All'inizio pure a me turbava questa divisione, ora dopo una decina d'anni mi agito meno, cogliendo come quello che ci unisce sia la stessa fede, professata e celebrata in maniere diverse. Gesù ha pregato affinché fossimo uno. Noi siamo custoditi in unità dalla sua preghiera.
Qui, dopo esserci acclimatati al complesso "visibile" presente nell'edificio che ci accoglie, cerchiamo un cantuccio più silenzioso per raccoglierci e renderci conto degli ultimi istanti della vita di Gesù, mandato a morte, dei suoi incontri di quelle ore, della sua crocifissione, del suo modo di spirare perdonando. Con sotto gli occhi l'edicola della sua tomba cerchiamo di rivivere gli incontri di Gesù risorto con le donne, esperienza nella quale specchiarci: come posso io entrare in contatto oggi con Gesù risorto? Dove lo incontro adesso?