E' stato pubblicato il CD con le poesie di Peppino Iuliano musicate da Franco Nico !

 

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Copertina del CD MEDITERRANEO - Clicca per leggere ed ascoltare la poesia musicata Copertina posteriore del CD MEDITERRANEO - Clicca per leggere ed ascoltare la poesia musicata

Lauretta: la graziosa nipotina di Franco e Pina   Grazie Lauretta!

   Mediterraneo spazio liquido geograficamente definibile nelle sue coordinate essenziali, o metafora di emblematiche evenienze o di evanescenze di sogno capaci di dare un senso alla civiltà significando la perigliosa avventura dell’uomo? Si potrebbe girare la domanda alla scienza per una definizione puntuale, o alla letteratura per una risposta testimoniale, in entrambi i casi si avrebbero risposte insoddisfacenti. Perché Mediterraneo è termine anche magico, al limite del metafisico, luogo edenico capace di significare origine e approdo mentre testimonia, nel concreto, di un tortuoso percorso. 
   Compreso del suo fascino, Franco Nico ha interrogato a lungo le corde della sua chitarra che hanno rimandato ad eco richiami profondi in cadenze ritmiche modulanti partiture elementari quanto intimamente intriganti per la loro capacità di coinvolgimento e di cattura. Un potenziale che ha imposto la necessità di una coniugazione in grado di significare anche in voce gli approdi di una ricerca in itinere a chiarimento dell’interrogativo. E allora Nico si è fatto egli stesso aedo, menestrello e cantastorie, è salito sui vertici aerei per scuotere l’orizzonte e cantare le visioni ed è sceso sulle rive del Golfo per ascoltare gli echi della risacca e modulare in arpeggi.  A fide suggeritrici ha assunto le parole della poesia già sollecitato nell’animo a coniugarle con le note del proprio strumento. Naturali e consequenziali le scelte, tra le voci più care familiari, le più cariche di richiami evocativi e di sollecitazioni emotive; ma anche voci soffertamene attente al dramma che continua a consumarsi nell’avventura dell’uomo, cui, Mediterraneo sembra assistere suo malgrado, testimone e motore insieme, o anche, contraddittoriamente, vittima e carnefice. Sei compagni d’elezione in una sorta di scommessa demiurgica: Alfonso Gatto, Nazim Hikmet, Giuseppe Liuccio, Luigi Incoronato, Peppe Lanzetta e Giuseppe Iuliano. Ognuno con la proprio peculiarità e con una voce che sollecita, volta a volta, ora alla partecipazione nel canto (melodico, elegiaco, lirico, profetico), ora al grido forte e protestatorio, persino predicatorio, di fronte alle sempre nuove registrazioni di storie di vittime, ora al sufficiente abbandono alla memoria per il tempo che va, ora al ludico disporsi al godimento delle brevi primavere della vita, con luoghi che quasi si smaterializzano nei contorni, oggetti che si trasformano, persone che s’involano, eventi che sfumano. Immagini. Parole. Suoni. Fantasie. Una metamorfosi continua.
   Anche questo è Mediterraneo? Nico affida la risposta alla musica confortata dalle parole di poesia dei suoi eletti cui dona voce, sensibilità, passione e sapienza d’artista, in una sorta di scommessa segreta sui sensi da trasmettere mai costretti a scontare eventuali prevaricazioni dell’interprete. Il quale sa essere funzionale aedo, menestrello, cantastorie (mai giullare!) che illustra consapevolmente ricchezze non proprie per valorizzarle al meglio. Di qui quella sorta di automatismo magico che procura la sua pronuncia in dizione calibratissima, più che in canto vero e proprio, su suoni e ritmi che modulano in arpeggi e variazioni musicali le fonie e gli accenti dei versi rivelandone le più risposte significazioni. Un’operazione riuscita grazie alla condivisione di sensi e di intenti, alla non comune capacità di sentire e al prepotente bisogno di comunicare.
   Mediterraneo, dunque, ancora e sempre. Grido ed evocazione. Fantasma mitico e nostalgia d’eterno: un miracolo disperante tanto sembra impossibile. Luogo fisico, strumento e occasione di un riconoscimento d’identità, crogiuolo di civiltà, sintesi di popoli. Ma soprattutto luogo metafisico, metafora di una ipotetica condizione dell’essere, con odori colori, profumi, accordi lontani su echi di dolci rumori, nostalgie d’infinito e desiderio di grazia, brame di giustizia; con vicoli e balconi fioriti che rinverdiscono alla dominazione, strade tortuose su picchi marini, distese celesti, “stellati”: Mediterraneo. Superbamente “antico” e “padre”, come volle Montale, ma per destino strano anche “madre” e “matrigna”: tenero e confortevole nido quanto astioso ed intrigante provocatore che costringe a trasalimenti e a riflessioni anche quando la sua voce s’ affida ai ritmi salmodianti della poesia araba fatta di musica più che di parole o, per contrasto, alle pietrose sillabe di un fatto di cronaca narrato in prosa ritmica da chi scopre che c’è al mondo tanta rabbia da svendere, “compenso amaro a lotte generose”. E’ la storia che si ripete. Storia nostra: “carovane di miserie” tra miraggi di palingenesi e velli d’oro da conquistare. Mediterraneo, assiste misteriosamente imperturbato e partecipe, e suggerisce poesia e musica affinché eternino la magia dell’amore e della vita, supremo conforto alle tante “innocenze violate” o alle dimenticanze ingiustificate.

   Oggi è toccato a Franco Nico. Domani ….. chissà!

                                    Luigi Reina                                                        Università di Salerno

 

 

   Musicare i poeti, noti e meno noti, è stato e continua ad essere la parte predominante del mio interesse professionale dovuto anche alla mia formazione culturale: come nella tradizione dei “classici” della canzone napoletana, così come nel repertorio dei “chansonniers” francesi dalla cui scuola deriva il mio modo di musicare ed ora interpretare e cantare la grande poesia.
   Dopo aver composto (a volte testo e musica) canzoni che mi piace definire “paesaggistiche” e forse in qualche modo “turistiche” dedicate ad Ischia, Capri, Sorrento, Postano e recentemente Amalfi (queste ultime su testi di Liuccio) negli anni ’70 cominciai col musicare le poesie in dialetto irpino di Agostino Astrominica.
   Seguirono poi le musiche per le poesie di Totò, di Eduardo De Filippo, di Giuseppe Liuccio, di Giuseppe Iuliano, di Salvatore Palomba, di Enzo Moscato, di Peppe Lanzetta: tutte per la voce e la personalità di Pina Cipriani.Avevo intanto nel “cassetto” le poesie che nel tempo avevo musicato di Alfonso Gatto (il suo “girotondo” di recente per la gioia della mia nipotina Lauretta), di Nazim Hikmet, di Luigi Incoronato.
   Decisi allora di cantarle io stesso in un Recital d’autore: Mediterraneo, musicando per l’occasione quattro poesie di Iuliano dalla sua ultima raccolta “Digressioni di un aedo”, “Popule meus” di Liuccio e “Fatto di cronaca” di Lanzetta.
   Il debutto è avvenuto al Sancarluccio di Napoli nel gennaio del 2001 con due settimane di repliche anche per gli alunni delle scuole.
   Il successo riportato e la consapevolezza acquisita, mi hanno convinto a raccoglierle in questo CD che ho potuto realizzare con il contributo della Provincia di Napoli e che esprime al meglio il mio impegno civile e culturale attraverso la poesia e la musica.
                                                                                 Franco Nico


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Ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2001
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