Manifesto che annuncia la morte di Zè Carmiluccia 

 

Il Mattino: 05/05/2005
 
NUSCO: AVEVA 108 ANNI
Addio a Carmiluccia, la nonnina d ' Irpinia

 Un trapasso dolce, una dipartita indolore quasi a voler compensare i travagli di una esistenza difficile, a voler premiare il coraggio di aver saputo affrontare le prove della vita con lo spirito giusto e con un alto senso dei valori. Un ultimo respiro lieve come un battito d'ali si è portato via i 108 anni di «zia Carmiluccia», la donna che ha visto tre secoli, la memoria storica di tante generazioni, la nonnina più anziana d'Irpinia che avrebbe compiuto 109 anni il prossimo 14 settembre. Maria Carmela Iuliano ha conservato quasi fino all'ultimo una lucidità sorprende, la sua tempra battagliera si è arresa soltanto ieri mattina ad un corpo indebolito dall'età e dagli acciacchi. Zia Carmiluccia si è alzata, ha bevuto un caffè, è ritornata a letto per riposare. E non si è più svegliata. L'amatissima nipote Valeria, il figlio, la nuora le sono stati accanto fino alla fine.
Il nipote Giovanni Marino che ha dedicato un volume alla vita di una piccola grande donna la ricorda commosso. I funerali si celebreranno oggi pomeriggio nella cattedrale di Nusco.
Parlare con «Zia Carmiluccia» era come sfogliare un bel libro di storia, rivivere episodi che hanno fatto epoca: la rivolta del pane, l'assalto delle donne al municipio, immedesimarsi nelle vicende dell'emigrazione oltreoceano attraverso i suoi racconti di vedova bianca abbandonata dal bellissimo marito partito per gli Stati Uniti e mai più ritornato, morto durante la sua disperata rincorsa ai sogni di gloria nei teatri di Broadway, provare ammirazione per la forza e la modernità di una donna che in altri tempi aveva lavorato finanche come manovale nei cantieri edili per dare una istruzione ed un futuro dignitoso ai suoi due figli.
                                                                       Paola De Stasio

FAMIGLIA IULIANO: da sinistra in alto in piedi Zia Virginia - Zia Felicia - Nonno Carmine - Zia Carmiluccia; sempre da sinistra in seconda fila Giovanni, figlio di Zia Felicia - il Bisnonno Giovanni, seduto - la Bisnonna Raffaella, seduta - Stefanina, figlia di Zia Felicia
Foto del 1910 - in alto a destra Nonno Carmine e Zia Carmiluccia

 

I centosette anni di Maria Carmela Iuliano
pubblicazione  del 14 settembre 2003
a cura di Gianni Marino

Ancorché ti restasse da vivere tremila anni, ed altrettante diecine di migliaia d’anni, ricordati nondimeno che nessuno può perdere altra vita oltre quella che vive; né vive altra vita, se non quella che perde. Confluisce quindi ad uno stesso punto e la vita piú lunga e la vita piú breve, ché il presente è uguale per tutti, e pure il passato lo è, e questo rende palese come il tempo che l’uomo perde è immensamente piccolo.
Nessuno perderà giammai né il passato né l’avvenire. Infatti, in qual modo sarà possibile levargli quello che non ha? Tu devi quindi rammentarti sempre di queste due cose: la prima, che tutte le cose fin dall’eternità sono uguali, e procedono nella stessa maniera come se fossero chiuse in un cerchio, e che per ciò colui il quale le mirasse per cento o per duecento anni o per l’eternità non scorgerebbe nessuna differenza; la seconda, che tanto perde colui il quale muore vecchissimo che colui il quale muore giovanissimo, perché è soltanto il presente che ci può esser tolto, dato che soltanto questo possediamo e nessuno può perdere ciò che non possiede.

Marco Aurelio    da: I Ricordi 

Zì Carmiluccia nel giorno del suo 107simo compleanno nella casa di Nusco
Zè Carmiluccia nel giorno del suo 107° compleanno nella sua casa a Nusco


Per centosette  anni

Se il primato assoluto (accertato) di longevità appartiene ad una donna francese, Jeanne Louise Calment, nata nel 1875 e morta nel 1997, alla bella età di 122 anni, fino all’inizio del 2002 il record mondiale apparteneva ad Antonio Todde, un sardo che aveva quasi raggiunto i 113 anni. A maggio di quest’anno la più longeva d’Italia era Teresa Fumarola - nata nel 1889 - che viveva vicino Taranto. In provincia di Avellino, invece, a quanto ci risulta, dopo la scomparsa a maggio di Giulia Titomanlio (108 anni) e di  Tommaso Orillo (quasi 107 anni), Maria Carmela Iuliano, con i suoi 107 anni compiuti oggi 14 settembre, è in assoluto la “nonnina d’Irpinia “, “la donna più anziana” della Provincia di Avellino. Le nuove frontiere della scienza  invitano a non meravigliarsi più di tanto per questi primati. Sembrerebbe che fra mezzo secolo sarà una regola  per le future generazioni  raggiungere e superare il secolo di vita.
Nel recente passato, quando mi è capitato di  fare cenno alla scienza e alla modernità del tempo presente, questa mia zia, - sorella della nonna materna Virginia - sorridendo mi ha sempre risposto: “Figlio mio, gli uomini hanno sempre fatto guai quando andavano piano, figurati  quanti guai sono capaci di fare oggi che possono andare così veloci”. Ancora oggi questa arzilla e minuta vecchietta non sopporta la velocità. Lei vive il tempo in modo rallentato, quasi fermo. A lei da qualche anno interessa - più di ogni altra cosa - ritornare dove è nata, a Nusco. Soprattutto dal terremoto (quello del 1980 - ci tiene a precisare - perché lei ricorda bene il rosario di tutti i terremoti del “secolo breve”). Nella sua casa in Via delle Pergole, i suoi ritorni da maggio ad ottobre sono diventati sempre più speciali. I parenti e gli amici  festeggiano i suoi compleanni (per il passato raramente fortunati). Ma non solo. Il ritorno è atteso - mi ha confessato una volta -  perché in questo luogo lei dimentica il tempo e gli anni  passati. Fra queste “quattro vecchie pietre” lei ritrova il significato vero della sua esistenza, l’aspirazione - istintiva - ad un limite. Nusco è il  luogo della sua “im/mortalità”, che coincide - necessariamente - con il tempo che si ferma, dove la velocità non ha più ragione d’essere. Dovremmo tutti imparare a capire il fascino discreto, ma carico di significati, di questo insegnamento. Un piccolo, sapiente e prezioso lascito. Un dono per tutti. Rivolto a tutti.
“Non dimenticare di fare l’articolo sul giornale con la fotografia “ – mi ha ricordato anche quest’anno a pochi giorni dal suo nuovo traguardo. La sua grande simpatia per i giornali e le foto va di pari passo con l’insofferenza verso le riprese televisive. Quando le chiedo il perché, mi risponde con semplicità e candore: “Non mi piace vedermi in tv perché mi fa impressione, mi ricorda troppo la morte”. Ancora oggi - lo confesso - cerco di capire il significato vero  di altre sue parole: “i giornali e la foto stanno davanti a noi, mentre la televisione sta dietro di noi”. Forse è vero che la tv - negatrice di memoria - uccide  “il tempo presente”, proprio perché lo rappresenta oltre ogni limite. Una persona di centosette anni, che vive immersa in un “eterno - tempo - presente”, vede meglio se socchiude gli occhi. Vede cose che noi non riusciamo più a vedere. Quest’anno - sapendo di fare cosa a lei gradita - come regalo e augurio, ho pensato di ricordare i suoi centosette anni raccogliendo in un piccolo opuscolo alcuni articoli e qualche vecchia foto. Nella certezza e sperando di poterne scrivere altri. Nei prossimi giorni - mesi - anni.

Gianni Marino,
IL CORRIERE dell’IRPINIA - 14 settembre 2003.

Per cento anni..

Ha attraversato un secolo ma l’alternarsi delle stagioni e dei giorni non ha scalfito la sua tempra. Cent’anni portati con incredibile lucidità e allegria. Lo si legge nei suoi occhi pieni di saggezza. Lo si capisce dalle sue parole, un modo di raccontare sciolto, determinato, brillante. Maria Carmela Iuliano all’anagrafe, per tutti, è però “zia Carmiluccia”. Compie cento anni il 14 settembre. La sua vita è simile a quella di una eroina moderna protagonista d’un romanzo d’altri tempi. Ha due figli, sei nipoti ed otto pronipoti, vive circondata dall’affetto dei suoi cari e ad un secolo, è ancora una donna autonoma, dinamica, informata. Segue i tiggì, prepara spesso la pasta a mano per i suoi familiari. La salute è buona. La sua figura è fragile, ma il suo temperamento è grintoso. Quando parla, è facile “vedere” immagini dopo immagini, i luoghi, le persone della sua vita, intensa e dolorosa. Zia Carmiluccia scava nei ricordi: dagli anni della sua infanzia felice, trascorsa a Nusco con le sorelle ed il fratello, ai giorni duri, ma sempre vissuti con coraggio e dignità. Ricordi “privati” e quelli che fanno parte della storia. Era una giovinetta nel settembre del 1917 quando a Nusco scoppiò la rivolta del pane: una ribellione contro la requisizione del grano. Zia Carmiluccia ha ancora davanti agli occhi “la folla armata di forche e bastoni che avevano assaltato il Municipio; donne, per lo più, buttavano suppellettili per le finestre, bruciavano i registri del comune”. Poi ci fu la repressione. Molti rivoltosi furono imprigionati ma zia Carmiluccia e le sue sorelle sfuggirono alla cattura. Suo nipote, Gianni Marino per scrivere “La rivolta del pane”, un opuscolo dedicato agli eventi di quel settembre del 1917, ha avuto come punto principale proprio lei. Carmiluccia si sposò a 23 anni, suo marito si chiamava Peppino era un giovane bellissimo, per quattro anni aveva vissuto in America, e lì aveva lasciato sogni e forse un pezzo di cuore. Peppino partì di nuovo per gli Stati Uniti, a cercare lavoro, almeno così disse. Non lo rivide mai più. Era il 1926, lei era incinta del secondo figlio. Peppino gli scrisse una lettera, l’ultima, quattro mesi dopo l’arrivo in America. Da quel giorno non ha avuto più sue notizie. Ha cercato di rintracciarlo in ogni modo possibile e immaginabile. Ma invano. Notizie contrastanti le ha avute da qualche compaesano emigrato, che aveva visto Peppino suonare al Metropolitan la chitarra; qualcun altro lo aveva visto vagabondare per le strade americane. E ci fu chi disse che fosse stato trovato morto. Carmiluccia a trent’anni divenne una vedova bianca. Da allora, non ci sono stati più uomini nella sua vita, ma solo duro lavoro per crescere i suoi due figli, Antonio ed Angelo. Quest’ultimo da bambino si ammalò gravemente, divenne sordomuto ma lei non si arrese. Lo portò in centri specializzati. Grazie al suo amore, Angelo ha potuto avere una vita normale e oggi ha una bella famiglia. Valeria, una delle sue figlie, si prende cura della nonna con grandissimo affetto. A scaldare la vita di Carmiluccia oltre all’affetto per i figli ed i nipoti. c’è stata la fede, “Sono sempre stata devota alla Madonna di Pompei, è stata lei a darmi la forza nei momenti più bui”. Fede ma anche politica. Lei racconta con enfasi i comizi e le compagne elettorali della sua gioventù.

Paola De Stasio,
IL MATTINO, 13 settembre 1996

 

Per centodue anni…

Chi raggiunge i cento anni di vita riceve da parte di tutti calore e simpatia. Eppure in tale comune sentire c’è un’altra verità: la speranza di ognuno di noi di raggiungere tale limite; non sappiamo da quando ma nell’immaginario collettivo il secolo è di per sé un confine, quasi invalicabile. Sorprende allora - ancor di più, chi - naturalmente o testardamente - supera anche il secolo, perché ci impegna a riflettere meglio ed oltre. Pensavo più o meno a queste cose, quando l’altra sera salutavo zia Carmiluccia nella sua casa di Nusco, dove è nata il 14 settembre del 1896 come Iuliano Carmela e compie oggi centodue anni. Minuta e gracile, quanto arzilla e lucida negli occhi, mi ha guardato e rimproverato perché da mesi non mi faccio vedere. Ricordo il giorno del suo compiuto secolo: la festa e gli auguri e il solito simpatico articolo sul giornale. Un secolo si chiudeva e un nuovo ciclo si apriva: due anni sono passati, lunghi per lei come due secoli. In questi due anni c’e’ stata anche una fastidiosa rottura del femore. Zia Carmiluccia è stata operata a centouno anni e, con stupore dell’ortopedico, ritornata ad essere arzilla e vivace come sempre. Nel 1987, quando incominciai a scribacchiare di storia locale, fu proprio la testimonianza di zia Carmiluccia ad aiutarmi nella ricostruzione di fatti e nomi della storia nuscana. Con il suo raccontare - candido e vitale - mi riportava a galla fatti e dettagli, dimenticati o censurati, rimasti però intatti nella sua memoria. Era una fonte inesauribile di particolari. Partiva da lontano, quando ragazza ebbe modo di assistere alla rivolta del pane delle donne di Nusco, urlo disperato, durante la prima guerra mondiale, contro la fame, la guerra e la burocrazia. Zia Carmiluccia ha conosciuto il dolore vero, quello che sconfina sempre con la sfortuna: vedova bianca, - una volta si chiamavano così le donne sposate i cui mariti emigrando non più ritornavano - lavorato e cresciuto i due figli, nella povertà e nella malattia di un figlio, potendo contare solo sulle sue forze per guadagnarsi da vivere, “lavando panni e facendo servizi in casa d’altri”.
Una storia comune a tante donne povere, che ha sempre acuito un sentimento di rivolta pacata e rassegnata. Ribelle, ma non troppo, zia Carmiluccia lo è sempre stata, soprattuto per urlare un disagio che è un desiderio di riscatto. Ecco perché si accalora quando ricorda Luigi Lanzetta, indimenticabile sindaco di Nusco degli anni Cinquanta. Ecco perché nel 1990 ha continuato votare “falce e martello”. Volle essere accompagnata ai seggi, entrò nella sezione e chiese al Presidente la scheda. Votò senza aiuto, facendo tutto da sola, non volle consigli e tantomeno certificati medici compiacenti. Ancora oggi, anche nel suo quotidiano, non è difficile trovarla a casa tutta intenta a preparare “una lagana e ceci”o a mettere a posto la cucina. Mentre la salutavo l’altra sera, con l’augurio - incrociando le dita - di rivederla fra due anni, pensavo a quanto sarebbe bello far toccare i fili dell’alta tensione del 1800 e del 2000. E come dice sempre zia Carmiluccia - questa volta senza incrociare le dita - : “ Come Dio vuole”.

Gianni Marino,
OTTOPAGINE, 14 settembre 1998

   

Tre secoli, una vita

A ragione, chi raggiunge i cento anni anni di vita riceve da parte di tutti calore e simpatia, forse perchè essendosi riempito il sacco della loro vita di molte cose - grandi o piccole non importa -, solo il tempo - in sè e per sè - ne diventa misura.
Eppure in tale comune sentire c'è un'altra verità: la speranza di ognuno di noi di raggiungere tale limite; non sappiamo da quando ma nell'immaginario collettivo il secolo è di per sè un confine, quasi invalicabile, riflesso della concezione aritmetica che abbiamo della vita.
Se mettiamo insieme - però - la somma di tempo e l'aspirazione ad un limite, si svela un significato profondo: l'irripetibilità nel tempo e nello spazio di ogni esistenza, anche la più semplice, come fluire di sentimenti e ragioni che si propagano a cerchi concentrici che ritornano sempre nel presente.
Sorprende - allora - ancor di più, chi - naturalmente o testardamente - supera anche il secolo, perchè ci impegna a riflettere meglio ed oltre.
Pensavo più o meno a queste cose, quando il pomeriggio del 31 dicembre 1999 sono venuto a fare gli auguri per il nuovo secolo a Zia Carmiluccia. Minuta e gracile, quanto arzilla e lucida negli occhi, mi ha guardato e regalato un bel maglione, perchè -  bontà sua - dice che me lo merito.
Ricordo il giorno del suo compiuto secolo: la festa, e gli auguri e il solito simpatico articolo sul giornale.
Un secolo si chiudeva e un nuovo ciclo si apriva: tre anni sono passati, lunghi per lei come due secoli, perchè il tempo, oltre confine, si dilata, rallenta e non passa, perchè non deve passare.
Nel 1987, quando incominciai a scribacchiare di storia locale, fu proprio la testimonianza di Zia Carmiluccia ad aiutarmi nella ricostruzione di fatti e nomi della storia nuscana. Con il suo raccontare - candido e vitale - mi riportava a galla dettagli, dimenticati o censurati, rimasti però intatti nella sua memoria da cui riaffioravano nitidi ed avvolgenti, rendendomi un non-so-che di impalpabile, forse il modo come erano stati vissuti.
Fonte inesauribile di particolari - che talvolta illuminano l'intera scena - partiva da lontano, una storia senza tempo: tutto è presente.
Quando si racconta, solo in pochi riescono ad affabulare, perchè solo chi ha provato gioia vera e dolore vero - dopo - riesce ad incantare. I potenti, invece, quasi sempre mentono. Prima e dopo.
E Zia Carmiluccia ha conosciuto la vita vera, quella che sconfina sempre con la sfortuna.
Una storia comune a tante donne, che ha sempre acuito un sentimento di rivolta pacata e rassegnata. Ribelle, ma non troppo, Zia Carmiluccia lo è sempre stata, soprattutto per urlare un disagio e un desiderio di riscatto. Ecco perchè si accalora quando ricorda Luigi Lanzetta, indimenticabile sindaco di Nusco degli anni cinquanta, forse perchè in quella partecipazione e adesione c'era la mai sopita volontà di far parte di un progetto di libertà vera e dignitosa.
Ecco perchè nel 1990 ha continuato a votare. Volle essere accompagnata ai seggi, entrò nella sezione e chiese al presidente la scheda. Votò senza aiuto, facendo tutto da sola, non volle consigli e tanto meno certificati medici compiacenti. In tempi tristi di subalternità più o meno generalizzata, diede a tutti i presenti una indimenticabile lezione di dignità ed autonomia.
Andando via l'altra sera, per caso ho notato un piccolo telecomando sul divano ed ho pensato che la sua esistenza, in fondo in fondo, è stata una vita senza telecomando. Dura, vera e con i tempi lunghi della semplicità.

                                                    ALTIRPINIA   31 gennaio 2000 -  Gianni Marino 

 

Per centoquattro anni…

Il 1896 - anno in cui nasceva Maria Carmela Iuliano che compie oggi un secolo, tre anni e quattro mesi - era incominciato con uno esperimento che avrebbe segnato la storia del XX secolo ormai alle porte: Guglielmo Marconi  realizzava la prima trasmissione a distanza di segnali radio. A quella prova scientifica altre - diverse ma non meno emblematiche - ne seguirono: nello stesso anno si progettava la prima automobile e, a Torino, si apriva la prima sala cinematografica. Ad Atene, invece, si celebrava la prima Olimpiade. Si entrava di fatto, per quanto riguarda la comunicazione, in quella che solo qualche decennio dopo sarà chiamata la società di massa. Lo scenario di riferimento era di fiducia nelle “magnifiche sorti progressive” - come allora si diceva - che sembravano inarrestabili. Solo con la prima guerra mondiale esse subiranno la loro prima tragica verifica. Sullo sfondo - all’inizio del “secolo breve” - si allungava l’ombra del Titanic.
In un piccolo paese della provincia di Avellino - come era allora  Nusco - tali prospettive erano arrivate per sentito dire. Solo sparute minoranze discutevano e si interessavano di questioni allora cruciali: la politica colonialista e il duro colpo che aveva subito con la disfatta di Adua, lo sperpero di denaro pubblico, l’inerzia rispetto ai problemi sociali e politici, che trasparivano nella loro drammaticità dalle statistiche sull’emigrazione soprattutto del biennio 1895-1896.
Nusco era uno dei tanti borghi isolati, poveri e ripiegati su se stessi - come tutti i paesi meridionali - che solo allora incominciavano a diventare “questione sociale e poi meridionale”, profondamente diviso fra i più, poveri contadini in lista per emigrare,  quattro o cinque famiglie benestanti che correvano, secondo la convenienza, dietro al governo Crispi - costretto durante quell’anno a dimettersi - e un clero sordo e refrattario alla dottrina sociale di Papa Leone XIII. Immersa in un clima di sfiducia, l’intera comunità nuscana era rimasta molto scossa e turbata per l’improvvisa morte del suo Vescovo - avvenuta il 24 agosto, cioè a venti mesi circa dall’insediamento nel seminario sede di diocesi - con il sospetto che fosse stato avvelenato. Dopo qualche settimana da quella tragica morte, poco prima che si desse l’annuncio che il futuro Vittorio Emanuele III avrebbe sposato Elena di Montenegro (“le nozze coi fichi secchi”), il 14 settembre, in Via Fontana, da Iuliano Giovanni e Ferrantino Maria Raffaela (appartenente ad una famiglia di artisti) nasceva Iuliano Maria Carmela. Con altre due sorelle - Virginia e Felicia - ed il fratello Carmine che emigrerà per un certo periodo in America - Maria Carmela crebbe in una delle tante famiglie contadine, che vivevano di ciò che ricavavano dalla conduzione di pezzetti di terra: in contrada  Montegugliano e  Gargona. Le tre sorelle avrebbero seguito il rosario di un destino comune - già scritto in secoli di storia -, e forse Maria Carmela solo questo sognava e desiderava: avere una dote e sposarsi, ma l’esistenza spesso, (a dispetto della nostra volontà) viene scritta sull’acqua piuttosto che sulla roccia.  In una bella foto di allora che la ritrae giovane con tutta la famiglia, ciò che più colpisce è il senso profondo dell’immobilità e vetustà della civiltà contadina. Fateci caso, il punctus della foto è l’insieme: la certezza e l’orgoglio di se stessi, la certezza del proprio mondo. Anche il cane sembra appartenere a tale orgoglio. Ma per Maria Carmela era stato tracciato un sentiero diverso, da quando - in una terra ancora fresca di brigantaggio - un bel giovane, Giuseppe Vaiano decise di sposarla. Era  il 1920, da pochi anni era finita la bufera della prima guerra mondiale: indelebile era il segno che aveva lasciato in lei e nelle due sorelle il ricordo dei fatti del 1917, quando le donne di Nusco avevano inscenato una rivolta - con assalto al Municipio - contro la requisizione del grano. Madre di due figli, dopo pochi anni dal matrimonio si ritrovò sola, perché il marito Peppino che lei continua a ricordare accarezzando un bel ritratto che conserva affettuosamente, essendo emigrato negli Stati Uniti, si innamorò di un’altra che continuava a scrivergli, anche quando ritornò a casa per un breve periodo. Infine non  si fece più vedere. Inutili furono le ricerche. Qualche emigrato di ritorno a Nusco raccontò a Maria Carmela di averlo visto vagabondare e sbarcare il lunario suonando la chitarra. Niente di certo, nel grande mare della storia ci si può perdere e ritrovare come un ago in un pagliaio. Da allora l’esistenza di Maria Carmela - vedova bianca - è tutta in salita: uno dei due figli, per una forte febbre, diventerà sordomuto. Durante gli anni Trenta, “don Daniele Sagliocca” l’aiuta a sistemare in un Istituto il figlio Angelo che erediterà dalla nonna una geniale sensibilità pittorica: sarà un provetto stuccatore, decoratore ed imbianchino. L’altro figlio, Antonio, diventerà sarto ed emigrerà con tutta la famiglia negli anni sessanta in Venezuela. Piccoli - straordinari - risultati ottenuti con instancabile tenacia. Maria Carmela lavorerà come stagionale nella raccolta delle castagne, sarà cuoca per la Caserma dei Carabinieri, laverà biancheria per le suore Stigmatine, farà la manovale in qualche cantiere degli anni cinquanta. Sarà la sua, una vita laboriosa ed onesta. Grazie al sarto Giuseppe De Mita riuscirà ad ottenere un impiego per il suo figlio Angelo. Si trasferirà con la  famiglia ad Avellino poco prima del terremoto del 1980: la paura, i danni, la sistemazione prima a Borgo Ferrovia, poi in Via Iannacchini e, finalmente, il ritorno nella casa ricostruita in Via Due Principati dove oggi vive, accudita e seguita - con infinito affetto - dalle due nipoti Valeria e Maria Rosaria. La vita di Maria Carmela Iuliano si può racchiudere in un pugno, come quella di milioni di “senzastoria”, che hanno faticato e faticano a vivere “semplicemente”. Senonché il dato anagrafico - per caso o per fortuna - la colloca  direttamente nell’elenco di quelli che vivono così a lungo da poterci raccontare cosa succede quando si affastellano cinque generazioni, cosa si prova se l’arco della propria esistenza si tende fino all’estremo. Maria Carmela - per tutti zia Carmiluccia - ha sempre raccontato la sua vita, mettendo la mano dentro un sacco pieno di tante cose, piccole o grandi poco importa. Gioie e dolori alla fine si equivalgono, se si conserva un respiro lungo. Si supera brillantemente  anche un’operazione al femore, a 101 anni compiuti, con grande sorpresa di tutti e dell’ortopedico. Quando le chiedo l’età, ella con candore risponde: “Tre e cento”. Quasi un invito per tutti a ricominciare,  sempre. In ogni cosa. Zia Carmiluccia, durante i mesi (da maggio ad ottobre) che trascorre nella sua casetta in Via delle Pergole a Nusco, - da dove non vuole andar via - continua a fare quello che tutti noi  vorremmo fare:  vivere con semplicità ed ironia. E forse il segreto è scritto  in questa garbata e graziosa aspirazione, cosi difficile da realizzare. Forse il vero segreto per vivere così a lungo è quello di conservare un pizzico di ironia in ogni circostanza. Come quando ai due carabinieri che le chiedevano nome, cognome e data di nascita - per aver subito un piccolo furto in casa, zia  Carmiluccia ha semplicemente risposto: “caspita, allora voi non leggete il giornale, c’era anche la mia fotografia”. Auguri zia, perché - come Dio ha voluto -  sei riuscita a cucire tre secoli. E forse ci sei riuscita, perché - come durante la processione di  Sant’Amato del 30 settembre scorso - hai sempre portato con te - dentro di te - un grande ed immenso sentimento religioso, che per noi è difficile avere e conservare. Sentimento che fa eco alla tua fede e al tuo coraggio. E questo forse ha percepito il nuovo Vescovo, rivolgendoti lo sguardo e il saluto. Auguri per quattro e cento.

Gianni Marino,
ALTIRPINIA, 31 gennaio 2000

Zì Carmiluccia al passaggio della processione della Madonna del Carmine del 23 agosto 2003
Zì Carmiluccia sul balcone di casa a Nusco, con la nuora Enza, al passaggio della processione della Madonna del Carmine la sera del 23 agosto 2003

Tre secoli. Maria Carmela Iuliano, per tutti a Nusco Zia Carmiluccia, può dire di aver vissuto in tre secoli diversi. Oggi, infatti, spegnerà quattro candeline più la grande candela da cento. Con l’allungamento della vita il dato non è in sé eccezionale. Ormai sono molte le donne che si aggirano nei paraggi del centesimo anno, ma la storia di Maria Carmela è davvero straordinaria. Lo scrittore Sergio Solmi sosteneva che la vecchiaia è “non potere sollevare un fuscello senza sentirsi morire”. Ma la piccola donna di Nusco, coi tanti e durissimi mestieri che ha dovuto fare, è vissuta sempre lontana dalla convalescenza anticipata a cui si rassegnano molti sessantenni d’oggi. Forse la storia in cui s’incardina tutta la vita di Maria Carmela è il grande amore per suo marito. Un uomo bellissimo e votato a volare in orizzonti più ampi di quelli che gli poteva assicurare la Nusco del primo dopoguerra. Dopo averle dato due figli scompare nel nulla, ma lei non si chiude in un mesto rimpianto per il dolorosissimo abbandono. Lavora e combatte, senza aspettarsi niente da nessuno, e questo è un segno che sempre contraddistingue le grandi anime. Zia Carmiluccia partecipa intensamente alla vita della comunità nuscana: a novantaquattro anni si reca da sola nel seggio per votare, molto più di mezzo secolo prima partecipa alla rivolta del pane. La vita delle donne allora era davvero un inferno in cui c’era posto solo per le umiliazioni e la fatica. Ma un grande amore, anche se non più corrisposto, può essere il filo invisibile e indistruttibile che ti può portare molto avanti negli anni. Ci sono persone che alle prime difficoltà amorose fanno ricorso a maghi, analisti e guaritori vari. In altri tempi c’era solo una fotografia da custodire gelosa nel petto. E Zia Carmela fa vedere a pochissimi quel giovanotto che si tiene il mento con due dita e la cui bellezza, a distanza di tanti anni, lo riscatta dalla viltà di aver lasciato moglie e bambini per seguire le chimere del mondo nuovo. Se l’essenza del tempo consiste nell’essere un dramma, questo dramma non trascorre invano per chi si ama. Quando una persona valica i cent’anni spesso si va a curiosare tra le sue abitudini alimentari e lì le risposte in genere sono sempre le stesse: una vita sobria, senza mai farsi mancare due dita di vino e quando ci vuole anche un liquorino. A zia Carmiluccia capita spesso di arrabbiarsi, come a tutti quelli che devono combattere per campare. Ma lei aveva e ha un metodo infallibile e singolare: piuttosto che marcire sulle spine della rabbia se ne andava a dormire. Un buon consiglio per i molti rancorosi che abitano le nostre contrade.

Franco Arminio, 
IL MATTINO, 14 settembre 2000

Zì Carmiluccia tra Nino e Peppino Iuliano
Zè Carmiluccia con Nino e Peppino Iuliano nel giorno del 107° compleanno

Zè Carmiluccia quattro anni in più della Regina madre

Anni centoquattro, ma non li dimostra. La centenaria è Maria Carmela Iuliano che a tutti, a Nusco, piace chiamare Zia Carmiluccia. è nata il 14 settembre 1896 ed ha festeggiato nell’intimità della sua casa il compleanno, attorniata da tanti amici e parenti.  La cornice, dove vive i suoi giorni di Nusco, è suggestiva. Alla finestra un guizzo di garofani. Davanti alla porta di casa un vaso di prezzemolo e uno di basilico. Proprio come una volta, quando non si andava dall’erbaiuolo. Saranno gli anni, saranno quegli odori, vero è che i suoi sughi profumano e stuzzicano piacevolmente i passanti che si avventurano per Via delle Pergole. Una strada ripida, con tante logge, antica, che ti riporta nella storia millenaria di Nusco. Anche la casa è vecchia come zia Carmiluccia che da sempre l’abita e che si anima solo con la sua presenza. Con lei nel vicolo ritorna l’infanzia, la vita semplice di una volta, carica di humour- felice, di allegria e di speranza. Ogni estate rinasce. La porta della cucina che dà direttamente sulla strada è sempre aperta. Si entra senza bussare. Non è mai sola. Il tempo sembra essersi fermato. Ai muri sono appesi le pentole e gli attrezzi di un tempo, che testimoniano la sua dura fatica di mamma alle prese di una vita difficilissima. In gioventù conobbe i mali della diaspora italiana. Il padre dei suoi figli per necessità si disperse nel mondo e non fece più ritorno a casa. Vedova bianca per sempre, seppe badare e crescere i suoi due figli, uno dei quali sordomuto. è una vecchietta smilza, minuta, a prima vista fragile, ma piena di una vitalità impressionante. Come una rondine ogni anno lascia la sua casa di Avellino in Via Due Principati e viene a passare l’estate a Nusco, in quel vicolo ove sono le sue radici, ove tutti le vogliono bene, ove, per lei, niente è mistero. Nel suo viso, che non è quello di un’ultracentenaria, c’è il fascino di un mondo lontano. Si legge la fierezza, la dignità e l’onestà di chi ha lottato nel labirinto della povertà ed ha vinto. Incontrarla è un vero piacere. Con lei parlano cento anni e più di storia. è la memoria vivente di Nusco. Come in una fiaba ha viaggiato attraverso tre secoli ed ha superato le tante barriere che si frapponevano al suo passaggio. Una delle scene più belle è quando siede sui gradini di casa con le vicine, di fronte a lei poco più che ragazzine. Accarezzata dal sole, parla. Storie di personaggi e racconti della sua lunga vita di donna e di mamma, sono i nostalgici argomenti delle sue chiacchierate. Aneddoti antichi proposti nel presente con lucidità e una dovizia impressionante di particolari. Ricorda e racconta. Dà a tutti la gioia e il fascino che solo i valori antichi possono dare. è bello e bene augurante fare gli auguri a qualcuno che appartiene a tre secoli. Chi non ricorda gli onori ricevuti dalla Regina madre di Windsor nello scorso agosto per il suo genetliaco? Ebbene Zia Carmiliccia, quando qualcuno le ha fatto osservare l’avvenimento, con un’espressione semplice ma efficace, degna della sagacia irpina, che non ha nulla da invidiare allo humour inglese, ha sottolineato: “Si, ma quessa a front’a me è cchiu criatura”.

Peppino e Nino Iuliano,
ALTIRPINIA, 30 settembre 2000  

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Ultimo aggiornamento 5 maggio 2005
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