Altri Comuni:

 

1-Casandrino

2-Gricignano

3-San Cipriano

4-Sant’Antimo

5-Sant’Arpino

6-Trentola-Ducenta

7-Villa di Briano

 

 

 

 

 

T 1-Casandrino

                                     

Note storiche. E’ un antico centro agricolo alle porte di Napoli, le cui origini risalgono all’undicesimo secolo quando le case, situate nel Locus Casandrini, si fortificarono: così nasceva il primo nucleo del casale, Casandrino, che fu il ventunesimo casale dell’Agro napoletano. Esso segnava il confine tra il territorio di Napoli e la Liburia (Terra di Lavoro). Secondo la studiosa C. Marcato il toponimo può essere considerato “un composto di casa e di personale Andrino, forma derivata da Andrea”. La storia millenaria di Casandrino  inizialmente si collega a quella di Aversa. Questa città. concessa dal duca di Napoli ai Normanni, divenne il primo nucleo del loro dominio che da li si estese nell’ agro napoletano occupando Grumo, Acerra e ,appunto, Casandrino.

Nel 1211 il casale diventò feudo di Ugo e, poi, di Amerigo e, durante il periodo angioino, Casandrino fu concesso in feudo a Margherita di Boiano. Le successive vicende dell’Universitas di Casandrino confluiscono nelle complesse vicende della storia di Napoli. Dopo l’eversione della feudalità, nel 1808, il Regno fu suddiviso in quattordici province; Casandrino dalla provincia di Terra di Lavoro passò così a Napoli, circondario di Casoria, mandamento di Sant’Antimo.

Le chiese.Un piccolo oratorio dedicato alla Madonna delle Grazie era in piazza Cappella, dove ora è collocato un crocifisso. In seguito, per l’incremento della popolazione, si rese necessaria la costruzione di una chiesa più ampia: la Chiesa dell’immacolata, sorta intorno al 1460 e adorna di una bella statua della Vergine. L’origine della Parrocchia di S.Maria Assunta in cielo è legata, invece, secondo la tradizione, al ritrovamento di una statua. Narra una leggenda che alcuni cristiani, sfuggiti alle persecuzioni d’Oriente dell’ottavo secolo collegate all’eresia iconoclasta, sbarcarono nei pressi del Lago di Patria trasportando con loro l’immagine della Madonna, che fu collocata in un tempietto pagano, in precedenza consacrato ad Apollo. In quei luoghi la statua restò sepolta per secoli, finché fu casualmente ritrovata durante il lavoro dei campi e trasportata su un carro trainato da buoi. Gli animali, inquieti, si arrestarono nei pressi di un muretto dove era una immagine dell’Assunta e li si decise di edificare la chiesa: i lavori iniziarono nell’ultimo scorcio del Seicento. La statua, che una tradizione vorrebbe opera di S.Luca, sarebbe, invece, di evidente origine bizantina, forse greco-­romana, di certo posteriore all’evangelista. In realtà si tratterrebbe di un’opera del primo Rinascimento; secondo alcuni attribuibile ai fratelli Gaggini, operanti nella seconda metà del quattrocento, secondo altri a Giovanni Merliano da Nola. La chiesa, completata ai primi del settecento, fu restaurata e consolidata alla fine dell’Ottocento; altri interventi radicali si resero necessari dopo il sisma del  1930. A seguito del terremoto del 1980 sono stati compiuti interventi di consolidamento (1981-1982), mentre a tutto oggi, dal 1992 si eseguono lavori di manutenzione conservativa di ripristino e di restauri. Santa Maria Assunta in cielo, in stile barocco, con pianta a croce latina, si presenta in una navata su cui si aprono otto cappelle, con volte a stucco e altari marmorei. Tra queste la prima, dedicata a San Giovanni Battista, è impreziosita da una statua lignea del Santo risalente all’ottocento. L’organo, riccamente decorato, è collocato in fondo alla navata; il pu]pito di marmo, cui si accede da una scaletta in ferro, è del XIX secolo. La decorazione dell’interno è opera di due artisti campani: Raffaele Iodice e Giovanni Pezzella.

La facciata della chiesa, cui si accede da pochi gradini in piperno, presenta due nicchie, ove sono le statue di San Pietro e San Paolo, e un finestrone quadrato. Accanto alla chiesa si eleva il campanile settecentesco a tre piani. Dalla parrocchia si accede alla Piccola Cappella che i casandrinesi chiamano Cappelluccia, per le sue modeste dimensioni, aperta solo la domenica mattina.

In corso Carlo Alberto è la cappella di San Nicola di Bari, di patronato della famiglia Silvestre che si apriva solo in occasione della festa del Corpus Domini. Una tela ottocentesca è dedicata al Santo di Bari, che ha ai lati San Carlo Borromeo e San Francesco di Assisi.

Casandrino ha dato i natali al musicista Pasquale Anfossi. Formatosi al Conservatorio di Santa Maria a Loreto, questi visse tra Parigi e Roma, dove nel 1792 fu nominato maestro di Cappella in San Giovanni in Laterano. Il suo successo è legato ad alcune opere comiche, tra cui l’Incognita e la Finta giardiniera.

La seguente è un recente lapide celebrativa dei rifacimenti della chiesa:

                                       AD FLORENTES AETATE FQRMAQUE

EXCOLENDOS ATQUE DOCTRINIS OMNIBUS

IN COETU MONACHARUM EXPOLIENDOS

IOSEPH VITALE

DELUBRI S. MARIAE ASSUMPTIONI DICATI

PARROCHUS,

STRUCTURAM DELENDI VI TEMPORIS

IN PARTEM PEIOREM VERSAM

AD REFICIENDAM

CURAVIT.     A.   D. MCMXCI

 

 

 

 

 

T  2-Gricignano di Aversa: origini    

                                                                                                                                          

Le origini di Gricignano di Aversa sono molto antiche e risalgono al V secolo d.c. Circa le origini di questo comune molte e diverse sono state le ipotesi finora avanzate, ancora all’attenzione dei più esperti e valenti studiosi. Le diverse supposizioni fatte vanno da quella di un’origine osca-sannita a quella  longobarda, da quella romana fino ad una che è legata agli antichi Greci. Quest’ultima ipotesi è rapportata al toponimo di Gricignano e risalirebbe alla dispersione (falegia) delle popolazioni Greche che dopo lungo errare penetrarono in Italia formando le prime colonie. Altra ipotesi è stata rapportata al fatto che Gricignano sarebbe sorto come altri villaggi dell’antico territorio o Massa Atellana dalle rovine della città di Atella, distrutta dai vandali di Genserico nel 455 d.c., quando gli abitanti furono costretti a scappare ed a trovare nuove collocazioni nelle terre vicine. Sono queste ipotesi e supposizioni che non trovano alcun riscontro con testimonianze finora acquisite. Fra le tante ipotesi, la più accreditata rimane quella riportata alle origini romane di Gricignano. Lo stesso toponimo, infatti, deriverebbe dal senatore romano Giulio Grecino, uomo colto e di studio. Detto toponimo potrebbe derivare anche da Pomponia Graecina, moglie di un altro Generale romano di nome Panunzio vissuto ai tempi di Claudio imperatore. Dal nome di uno di questi veterani romani, Gricignano probabilmente prese la denominazione. Ciò è accreditato dal fatto che ai soldati veterani o ai Patrizi romani era uso concedere in beneficio città, villaggi e territori, specialmente nei luoghi circostanti le colonie. Per cui, essendo il territorio di Gricignano appartenuto alla colonia di Atella Militare Augusta, si presuppone che esso fosse stato concesso ad uno di costoro e quindi posseduto da veterani della Gens Graecinia. In seguito, col passar degli anni e con l’insediamento di gruppi di coloni, divenne a poco a poco un Casale. Altra testimonianza certa,delle origini romane del Casalis  Graeciniani deriva dal fatto che si trova, come l’altro  Casale vicino di Casapozzano, al settimo miglio dell’antica Consolare Atellana, la quale iniziava dalla porta della città di Capua e terminava al castello della città di Atella. La Consolare Atellana passava per le cinque vie della B.V.delle Grazie di Macerata, attraversava Casalba, Portico, e passava dall’antico castello di Airola nei pressi di Marcianise; proseguiva poi per la Chiesa di Santa Venere e attraversava Ponte a Selice (nome dato al ponte per le selci, gli sterpi, ed i pruni di cui era lastricato). La via attraversava il fiume Clanio e s’immetteva nel territorio di Gricignano passando dai luoghi di Torre di Palomba. La tipica ed accertata suddivisione del territorio in centuriazioni romane è anch’essa una testimonianza che rende più credibile l’ipotesi delle origini romane di Gricignano. L’antico territorio di Gricignano era attraversato per intero dal fiume Clanio, il quale segnava i confini con il territorio di Marcianise. Esso era percorso  in prossimità del centro abitato da tratti di vie pubbliche e da altre vie minori dette carrarie che servivano al traffico fra i casali e i villaggi. La campagna si presentava con una varietà di aspetti. La gran parte di essa era  incolta e coperta di sterpi, di pruni, di selve e di boschi, in genere castagneti i quali divenivano spesso rifugio e ricettacoli di ladroni. La parte del territorio coltivato si presentava fertile e rigogliosa. Nel periodo tra la fine del 1300 e l’inizio  del 1400 il territorio incolto  fu messo a coltura. In questo stesso periodo, quando venne eretta la chiesa intitolata all’Apostolo S.Andrea, gli abitanti erano in numero di circa venti fuochi (un centinaio di persone), e raddoppiarono nel corso del 1400, quando Gricignano era divenuto uno dei più importanti Feudi del  Circondario.

 

 

 

 

 

T  3-San Cipriano d’Aversa

                                      

NOTE STORICHE: Si trova a nord ovest di Aversa, nella pianura campana. Le sue origini storiche sono molto remote, ed esso già esisteva come casale nel secolo XII. Infatti il suo nome compare in due strumenti dell’epoca normanno-sveva: uno del 1195 ed un altro del 1200, i quali parlano di terreni esistenti nelle  pertinenze di San Cipriano e ceduti alla chiesa di S.Paolo di Aversa.

Per il periodo angioino (XIII-XIV secolo) abbiamo notizie di numerosi proprietari o beneficiari “in Villa Cipriani”.

MONUMENTI: Il palazzo ducale fu costruito fra il XIII e il XVI sec. e fu  restaurato nel XVII secolo; esso è appartenuto a diverse famiglie nobiliari. In via Roma si trova il Palazzo Bevilacqua del ‘700 con una cappella, con un giardino di piante secolari; al suo interno si conservano tre opere in maiolica del 1793. Sul cortile si affaccia un altro palazzo in stile spagnolo. Ancora di proprietà Bevilacqua, ma più antico del precedente, è il palazzo che si trova in via Andrea Diana.

La Chiesa principale è la  cinquecentesca parrocchiale intitolata alla  S.Croce, in essa si conservano varie opere d’arte tra le quali un affresco della Madonna del Carmine del XVI secolo ed il battistero marmoreo della stessa epoca. Un’altra Chiesa di origine congregazionale risale all’epoca tridentina ed è dedicata alla SS.ma Annunziata, celebrata con una statua lignea dell’ottocento.

I CITTADINI PIU’ ILLUSTRI: In S.Cipriano d’Aversa ebbero i loro natali alcune delle più belle menti della Campania e della diocesi  Di Aversa. Ricordiamo tra tutti il medico Francesco Serao. Questi studiò a Napoli; nel 1732 ottenne la cattedra di anatomia; nel 1733 quella di medicina teorica; nel 1740 quella di medicina pratica. Ricordiamo anche il sac. Cav. Luigi Caterino,  accademico ercolanese ed educatore dei reali Principi di Borbone,  al nome del quale è intitolata la strada di S.Cipriano d’Aversa, ove è situata la casa dove egli nacque. Infine ricordiamo altri uomini illustri: Giacomo Martino, parroco di S.Cipriano, uomo di grande cultura, conosciuto come la “biblioteca volante”; Francesco Iannone, autore dell’orazione in morte di Maria Cristina, regina di Napoli, uomo di vasta cultura; Marcantonio Diana che fu il parroco di S.Cipriano ed educatore nel seminario della stessa città; Luigi Diana, letterato e filosofo insigne; Antonio Serao, letterato e professore, che fu pure un profondo cultore della letteratura inglese.

 

 

 

 

 

T  4-Sant’Antimo

                               

Viene considerato come un importante casale di origine atellana, sviluppatosi a partire dal IX secolo. Il suo toponimo è collegato con la devozione che Antemio, duca napoletano dell’epoca, aveva per il santo di cui portava il nome: il prete-martire Antimo. La città ha infatti una storia che presenta molti caratteri civili, legati alle evoluzioni dinastiche e feudali (normanni, angioini, aragonesi, spagnoli, borbonici), e molti caratteri religiosi, ecclesiastici e devozionali (il santuario del patrono meta di un sentito pellegrinaggio, la presenza di ordini religiosi e di organizzazioni Congregazionali). Essa è una vivace cittadina ed è particolarmente caratterizzata dalla festa di Sant’Antimo (10 Maggio), la quale viene descritta è celebrata anche nelle più famose guide turistiche nazionali ed internazionali. In questa sede si ricorda l’importanza delle manifestazioni della religiosità popolare collegata con la gestione della festa, la quale  coinvolge il clero e la cittadinanza civile con un dinamismo notevole perché essa è una importante espressione della identità storica e culturale della comunità locale. Poi si rileva anche un interessante persistere di forme devozionali che hanno significati ed origini antiche e che per la loro esperienza richiamano anche molte popolazioni di luoghi e regioni diversi: la pratica degli ex-voto ricca di arte e di credenza popolare, la processione della statua per le vie cittadine che esprime l’organizzazione e le gerarchie della società locale, la sacra rappresentazione popolare del martirio del santo, la devozione della ‘brandea’ che consiste nello strofinare dei panni sulla statua e sulle reliquie del santo per raccoglierne il potere taumaturgico e di guarigione dalle malattie. In particolare questa ultima forma devozionale ci colpisce sul piano dei nostri studi perchè come dice un brano di un libro “ la base psicologica di tale usanza va ricercata nella persuasione comune che la virtù miracolosa dei corpi e degli oggetti di venerazione dei santi venga comunicata anche agli oggetti venuti al loro contatto”. E in effetti questa è la stessa persuasione che ha sempre spinto i pellegrini a recare seco oggetti e reliquie che direttamente o indirettamente sono stati a contatto con il santo di cui visitano il sacrario.

 

 

 

 

 

T  5-Sant’Arpino

          

Il paese vanta la diretta origine dall’antica Atella, ed il suo nome deriverebbe da quello di uno dei 12 Vescovi africani, Sant’ Elpidio, che dopo la devastazione operata dai Vandali di Genserico nel V secolo, occuparono le cattedre episcopali delle città campane.

Sant’Arpino nel corso dei secoli ha vissuto come feudo signorile e monastico-religioso le vicende epocali che hanno visto l’avvicendarsi delle varie dinastie del Regno di Napoli dal medioevo all’età Moderna. Nella sua esperienza storica rimangono segni importanti degli avvenimenti e delle strutture che hanno caratterizzato il suo territorio. L’Archeologia ha portato in luce un repertorio di tutto rispetto della città scomparsa che data a partire dall’epoca etrusca ed osco-sannita (V-IV secolo a.C.); la Storia del Cristianesimo si esercita con le questioni del suo antico episcopato incorporato in quello aversano nel XI secolo; l’Agiografia alto-medievale trova in Atella importantissimi riferimenti estensibili ad ampie aree esterne; la Diplomatica ricerca nei suoi sparuti documenti i caratteri originari di una scrittura complementare a quella beneventana e napoletana del IX secolo; la giurisdizione ecclesiastica e la feudalità ritrovano luoghi e testimonianze importanti.

Chiese variamente dedicate e gestite, monasteri di ordini diversi ed il palazzo ducale dei Sanchez De Luna, completano un quadro storico e civile di notevole importanza storico-locale, per altro già ricco delle dimensioni di una antica e tradizionale civiltà agraria. Di fatti questo quadro oggi sta cercando le giuste e corrette valorizzazioni conoscitive e fruitive attraverso una buona attività di ricerca, di studio e di pubblicazione, e attraverso la rappresentazione museale che ha trovato una sede bella e particolare nel centrale  palazzo ducale del XVI secolo.    

 

 

 

 

 

T  6-Trentola-Ducenta

                  

 Il Comune con questa denominazione si è costituito nel 1949 per l’aggregazione dei due borghi contigui di Trentola e di Ducenta posti sull’antico “limes” dell’agro. I toponimi, di probabile origine romana, derivano dalla centuriazione dell’ager campanus e fanno riferimento al numero degli iugeri che costituivano un fondo. A questo proposito ricordiamo che nel territorio di Trentola esiste ancora un “limes” dell’antica centuriazione romana, ed esso è costituito da un enorme masso di forma cilindrica di circa un metro di diametro e un metro e trenta di altezza. La sua posizione è collocata all’incrocio tra il sesto decumano e il quarto cardine, situati rispettivamente a est e a sud di quelli massimi. Pare che un tempo il villaggio di Trentola  fosse molto popolato ed esso  si era caratterizzato come vicus, o villa, durante la dominazione normanna e infine come semplice località campestre. Trentola, insieme a molti altri feudi circostanti era posseduto, sotto gli Angioini, da Girello Aurilia e passò nelle mani di suo figlio Roberto insieme al casale di Loriano. Nel primo anno del  regno di Ferdinando I d’Aragona, nel XV secolo, contava 18 fuochi;  nel 1689 ne furono censiti 304 mentre a Ducenta ne furono rilevati 180.

I due insediamenti hanno espresso comunità ecclesiastiche che hanno lasciato un’impronta perenne nella storia che si estende  nella vita quotidiana di ognuno di noi.

 La parrocchia di San Michele Arcangelo, consacrata da monsignor di Castro nel 1542, ha pianta rettangolare ad una navata e si trova nel centro del paese. La facciata è articolata su due ordini, con timpano frontale. Ai lati del portale si aprono due nicchie con statue di santi. Tra gli edifici civili deve essere segnalato, a Trentola, il Palazzo marchionale, sede del Municipio e l’interessante monumento ai Caduti.

Ducenta:la Parrocchiale, il Seminario e il Cottolengo.

 La Parrocchiale di San Giorgio Martire a Ducenta si trova al  centro del paese ed è ad una sola navata di forma rettangolare. La facciata è a due ordini con timpano; al di sopra del portale è visibile l’immagine del santo. Il campanile è situato a sinistra della chiesa ed è leggermente arretrato rispetto alla facciata. L’interno della chiesa presenta una struttura molto semplice, con 8 archi sulle rispettive cappelle laterali.

Ducenta  è arricchita anche dalla presenza del Seminario meridionale per le missioni estere (PIME), situato nel Palazzo dei marchesi Folgori. Ed importante struttura del centro abitato appare anche il “Cottolengo”, nota istituzione religiosa-assistenziale.

 

 

 

 

 

T  7-Villa di Briano

                                   

Fino al 1952 la cittadina era denominata Frignano Piccolo e con Frignano Maggiore, altra cittadina vicina, essa ha una origine che risale al IX secolo e si lega con la colonizzazione monastica benedettina del territorio avvenuta nel periodo longobardo. Il succedersi delle epoche e delle dinastie, dal medioevo fino ad oggi, hanno caratterizzato momenti e vicende della sua dignitosa storia locale. La storia ecclesiastica rileva anche l’importanza della devozione mariana che si è sviluppata nella sua area. La prima testimonianza di questa importanza è il titolo della Madonna Assunta data alla Chiesa principale del paese; in fatti è a partire dal XII fino al XV secolo che  nella Diocesi di Aversa il titolo  dell'Assunta  si  registra a Villa Literno, a Lusciano, a Villa di Briano, e a Casandrino. Un’altra testimonianza è la presenza millenaria del Santuario della Madonna di Briano. Quest’ultimo, che oggi è nel novero dei maggiori santuari diocesani, si è sviluppato sul nucleo alto-medievale di un eremo volturnense e presenta affreschi del ciclo monastico-benenedettino che nel XI secolo trovò le espressioni più note in Sant’Angelo in Formis presso Capua.

Per quanto riguarda la Parrocchiale, la sua origine è probabilmente legata all’esistenza di una  cappella alto-medievale nel sito della colonizzazione monastica. La sua esistenza è documentata alla fine del XIII secolo, le sue variazioni architettoniche ricalcano gli stili epocali, e notevoli appaiono gli stucchi di stile settecentesco che sulla parte superiore della maestosa  facciata  rappresentano  la  Trinità e l’Assunzione della Vergine.

Nel Santuario mariano il ciclo degli  affreschi è cronologicamente legato alle fasi devozionali della Chiesa che ebbe origini nel IX secolo. L'influenza  dell'arte benedettina è presente nelle opere più antiche  ( una  effigie di S.Tammaro  del 1070, un  volto  di Angelo di arte gotica, il sostrato di  stile bizantino  della effigie principale della Madonna con il  Bambino). Altri pannelli risalgono al XVII secolo. Dal XVI secolo, quando fu restaurata dai  Carafa  proprietari  del tenimento, essa fu tenuta dai monaci  Verginiani di Torre del Greco e poi da quelli di Aversa fino al 1717, epoca della  sua utilizzazione parrocchiale. Dotato di notevoli  strutture, durante l'ultima guerra il santuario fu occupato  dai soldati  tedeschi; e da qualche decennio esso è curato da un Rettore. La leggenda e la devozione popolare attribuiscono molti miracoli alla Madonna, alla quale si sono rivolti voti ufficiali fin dalla scampata peste del 1656  che  giustificò  l'antica processione al santuario. Si ritiene pure che Ella sia apparsa ad un contadino anchilosato miracolato nel 1924, e che sia dispensatrice della grazia della pioggia nella siccità. Centinaia di ex-voto fanno fede di questa devozione che,  insieme con le attività del santuario, richiama  migliaia di pellegrini nel corso dell'anno.

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