Motivazione didattica  e miscellanea

 

I segni della comunità antica

  La città non è una semplice aggregazione fisica di case e di residenze; essa è il luogo ove la vita storica della comunità locale si esprime in molteplici dimensioni.

Un percorso realizzato a partire dalla periferia in direzione del centro storico consente di osservare le strutture dello sviluppo urbano e delle sue funzioni; permette la conoscenza dei segni della comunità antica, il rilievo dei portali, degli affacci, delle edicole votive, il cogliere i significati spirituali e materiali della tradizione e dell’economia artigianale.

Un percorso didatticamente motivato si arricchisce di stimoli conoscitivi ed educativi che attengono la relazione delle giovani generazioni con le manifestazioni della cultura popolare, della religione, dell’arte, delle forme del potere e della storia locale in generale, la quale si confronta con la modernità (valore sociologico) e con il proponimento di nuovi e congruenti comportamenti sociali (valore psicologico ed antropologico) che portano al rispetto e alla fruizione del patrimonio storico-culturale e alla sua valorizzazione.

 

 

Un atteggiamento corretto

Quante volte camminiamo per strada, giriamo in bicicletta, in auto, per la nostra città! Ma presi dalla frenesia della vita quotidiana, che ci spinge ad adottare determinati comportamenti, non ci accorgiamo delle bellezze artistiche che sono in fondo la nostra storia. E’ per questo che vengono realizzati percorsi didattici, in grado di sensibilizzare i giovani, in particolar modo, verso i nostri beni culturali. Chiese,viste solo come comunità religiose, vengono apprezzate per le grandi manifestazioni d’arte; come i palazzi antichi ancora portatori della dignità di un tempo. Le edicole votive, considerate solo come inestetismi e vecchie pitture, vengono rivalutate come esempio di quell’antica fede popolare che oggi si và perdendo insieme con tanti altri modi di vita e comportamenti della tradizione locale. Coinvolgere i giovani in attività di gruppo, come ad esempio: “ADOTTARE UN MONUMENTO”, e nella scoperta conoscitiva didatticamente favorita, contribuisce a trasmettere quell’amore per la cultura locale, non solo vista come arte figurativa ma anche ascoltata nei detti e nelle  poesie in dialetto e apprezzata nelle tradizioni del folklore e dell’economia artigianale del centro storico. E ciò rappresenta un fatto importante perché non è costringere e convincere ad apprezzare valori decadenti e destinati all’oblio, ma è educare ad amare lo specchio del nostro passato e a ricercare la possibilità di vivere un atteggiamento corretto e utile per  realizzare una moderna identità storico-sociale.

 

 

Il giorno…(Sabato 31 Marzo 2001)

 Era una giornata che prometteva pioggia ma tenne bene per circa 3 ore: il tempo necessario per poter realizzare una proficua visita alla cattedrale di Aversa. Siamo partite intorno alle 8:30 ed arrivate lì abbiamo visitato l’interno del duomo, edificio a modello basilicale portato a termine nel 1090. In primo luogo si può notare la somiglianza della struttura architettonica medievale con il Duomo di Caserta Vecchia, specialmente nella vista dall’alto. La facciata si impone allo sguardo con la sua maestosità perché lo spazio antistante la chiesa ne amplifica le dimensioni. In secondo luogo, al centro, si apre una tribuna con colonnine, chiusa al centro da un’elegante conchiglia. Il campanile, come oggi lo vediamo, fu costruito nel 1493 e la cupola ottagonale è esternamente rivestita nei due ordini dal tiburio di 128 colonnine, ad arco acuto di altezze digradanti verso l’alto. Il primo impatto visivo, sicuramente affascinante, avviene entrando e collocandoci all’nizio della navata centrale di fronte al distante presbiterio che contiene un altare del Vanvitelli, l’architetto costruttore della Reggia di Caserta.

 

 

Aversa: brevi cenni storici

 Aversa , situata nella fertilissima piana dell’ entroterra di Napoli , e’ il centro di un fitto gruppo di abitati , che costituiscono l’Agro Aversano, in provincia di Caserta . La citta’ presenta un quartiere di maggiore importanza chiamato il “LEMITONE”, costruito durante la dominazione spagnola. Nei nuovi quartieri, sorti nel dopoguerra, le vie sono diritte e larghe, fiancheggiate da moderne e belle costruzioni. L’importanza storico-politica  di questa città ha avuto inizio nel 1030, quando il duca Sergio IV di Napoli concesse un piccolo villaggio al normanno RAINULFO DRENGOT. Fu indubbiamente questo il periodo storico più importante della città normanna. Aversa visse poi gli eventi legati al succedersi delle varie dinastie nel regno di Napoli dal 1190 al 1806. Di tanti anni di storia rimangono monumenti e chiese di notevole importanza, tra cui la CHIESA DI SAN PAOLO (duomo), la CHIESA DI SAN NICOLA, la CHIESA DI SANT’ANTONIO, la CHIESA DELL’ANNUNZIATA, la CHIESA DI SAN BIAGIO, la CHIESA DI SANTA MARIA A PIAZZA, ed infine il CASTELLO ARAGONESE, costruito da Alfonso I d’Aragona durante le lotte tra gli Aragonesi e gli Agioini. Il grande palazzo presenta un facciata a quattro torri, fu sede della Cavalleria e , nel 1931, Filippo Saporito lo adibì a casa di cura e di custodia.     

 

 

La Chiesa di Santa Maria a Piazza

Sorse nel XI secolo, all’incrocio di antiche vie pubbliche, come Cappella del borgo omonimo, fuori le mura di Aversa, tra le chiese di San Giovanni evangelista e di San Paolo. Originariamente essa aveva uno schema molto semplica: una sola navata che terminava con un abside semicircolare. Alla stessa epoca risale il campanile incompiuto e si riferiscono le tracce di un pulpito “ in cornu epistolae” consistente in una colonnina con capitello addossato al pilastro. L’antica sagrestia è un vano con simboli barbarici. Notevoli nella chiesa sono alcune effigie trecentesche. La chiesa è ritenuta tra le più antiche della città e compare nella documentazione del XII secolo.  La sua attuale configurazione a tre navate è simile   alle parrocchiali di San Nicola e di Sant’Andrea; ed essa è stata interessata da un restauro  negli anni ’50.                                  

 

 

La struttura urbana di Aversa

 La fondazione di Aversa risale all’epoca della venuta dei Normanni guidati da Rainulfo Drengot (XI secolo). La città ha una particolare struttura urbana che viene così descritta in un testo del 1943 di L.Piccinato:

“…Aversa ci si presenta proprio  con l’unità e la compattezza delle grandi fondazioni urbane classiche e di quelle del rinascimento. Centro della composizione è il nucleo grandioso del Duomo con il massiccio campanile; intorno si svolgono quattro anelli edilizi concentrici racchiusi dal completo giro murario che a nord-est si appoggia al Castello (ora caserma). Le strade radiali, oggi in parte interrotte rispetto all’antico tracciato (Aversa ha subito due distruzioni e vari saccheggi e terremoti ), presentano un chiaro andamento radiante rispetto al Campanile del Duomo, il quale fa da sfondo a parecchie di esse. Una ventina di Chiese sono distribuite lungo le strade anulari all’intersecazione con le radiali, quasi tutte esattamente orientate come lo è il Duomo. Aversa  è certo il più grandioso esempio di distribuzione radiocentrica  e forse anche il più compiuto e il più ricco. Esso ci afferma con forza la volontà di uno sforzo teso a raggiungere una composizione unitaria, nella quale il centro domina, subordinando a se secondo un preciso schema radioconcentrico, tutti gli altri elementi”.

 

 

La bellezza di Aversa

 Aversa, nata come città medievale ai margini di due aree contrapposte, quella Longobarda e quella Bizantina, fu il cuneo che permise ai Normanni di estendersi in tutto il meridione, lasciando un’orma fondamentale nella storia della città! Ma il nome città “Aversa” denuncia un passato più antico di quello che non gli garantiscono i documenti finora riconosciuti….la sua storia non comincia coi Normanni, non coi Longobardi, ma sembra avere un’origine databile ai tempi dell’ante Christum natum.  Il continuum storico, dunque, in cui si inserisce la nostra Aversa dalle sue origini, forse di minuscolo caseggiato etrusco o di piccolo villaggio di gente confinata, si permea di valori e di vicende il cui fascino attira  ancora oggi più che mai la nostra attenzione!! Ambiente e storia si combinano infatti in dimensione di memoria, ed è ancora piacevole, nonostante il tradimento del tempo e degli uomini, indagare tra le sue ineguagliabili bellezze. Aversa, come tante altre città dell’agro Campano, per quanto avvilita dalla stupida irruenza umana, è tuttavia ancora un archivio da esplorare. Certo, ciò che resta del centro storico originario è molto poco, tuttavia costituisce una preziosa sintesi di quel che fu l’ambiente connaturato di storia, arte e cultura!!! Colonne romane agli angoli delle strade, benché violentate dall’insulsa indifferenza per l’antico, sono tenaci testimonianze, anche se in forma indiretta, della imperiosa presenza dei Romani.

Chiese e cattedrali rispecchiano nella loro magnificenza lo stile architettonico gotico-romano…lo stesso Duomo situato nel cuore del borgo antico, sull’omonima piazzetta, costituisce un esempio lampante del quadro artistico della città!

 

 

Oltre Aversa

La città di Aversa sta vivendo fortemente il tema politico-culturale della sua proposizione come nuovo Capoluogo di Provincia che andrebbe ad aggiungersi agli altri capoluoghi della Campania (Napoli, Avellino, Benevento, Caserta e Salerno). La tensione civile intorno a questo tema è notevole, e significative sono le motivazioni storiche ed economiche che giustificano questo proponimento.

Già da secoli parlare di Aversa non significa solo parlare della città normanna, considerata nella sua singolarità, ma significa anche evidenziare l’altro suo ruolo di sede episcopale che estende la sua giurisdizione ecclesiastica su aree ampie e comuni molteplici. In questo senso una caratteristica particolare, sociologicamente rilevante, per Aversa e i Comuni che appartengono alla sua Diocesi, è il loro insistere su un territorio molto complesso dal punto di vista della civiltà storica, della economia, della cultura e della tradizione antropologica. Infatti la diocesi aversana si estende sul territorio dell’antica e fertilissima Liburia, che  fino a qualche decennio  fa ha avuto una predominante caratterizzazione rurale. Oggi questo territorio appare invece suddiviso in aree omogenee e diversificate (aree urbane, aree miste, e aree rurali), le quali, laddove si identificano con le connotazioni storiche dei comuni e dei centri diocesani, esprimono anche una diversificazione di culture e di tradizioni locali.

In questa chiave di lettura sociologica del territorio della Diocesi di Aversa, questa ricerca si è sviluppata anche con stringate descrizioni dei tratti caratteristici di taluni  comuni di provenienza delle studentesse della  III D.

 

 

La classe III D    

Il soggetto di questa ricerca, che ha significato una positiva esperienza didattica, conoscitiva, relazionale e produttiva, è la Classe III D (Liceo Socio Psico Pedagogico) dell’Istituto Magistrale “N.Jommelli” di Aversa, considerata nelle sue diverse componenti. La classe è formata da 24 studentesse (Abategiovanni Lina, Bencivenga Ilaria, Cantile Alfonsina, Cecoro Teresa, d’Aniello Carmela, di Biase Pasqualina, Di Biase Simona, Di Fabrizio Annalisa, Erario Giovanna, Fabozzi Anna, Fiorillo Domenica, Girasole Rotonda, Infante Maria Luisa, Lecce Grazia, Lugubre Giuseppina, Maiale Rosanna, Mancini Nunzia, Marruso Cristina, Menditto Rosa, Mottola Carla, Piatto Giusy, Tessitore Luisa, Vecchione Anna Claudia, Vitale MariaTeresa), le quali hanno realizzato la comune esperienza della ricerca e il diversificato lavoro di gruppo con il coordinamento del prof. Pasquale Saviano. Il Consiglio di Classe (Antonietta Apuleio, Giuseppina Apicella, Concetta Buonomo, Maria Luisa Cangiano, Angelo D’Angelo, Paolo Dell’Aversana, Rosaria Gallo, Lucia Mariniello, Mara Romano, Carmine Santoro, Pasquale Saviano) ha partecipato alle finalità generali della ricerca, che si è incentrata sulle stimolazioni offerte da un percorso didattico (dall’Istituto “Jommelli” alla Cattedrale “San Paolo”) realizzato con la guida dei docenti Mariniello e Saviano. Il Preside Giancarlo Di Grazia ha favorito la migliore riuscita  didattica e tecnica dell’iniziativa che è stata supportata da un notevole utilizzo del Laboratorio d’Informatica e dalla disponibilità degli assistenti.