Regia: Umberto Lenzi
 Sceneggiatura: Ernesto Gastaldi
Interpreti:
Tomas Milian, Henry Silva, Ray Lovelock, Gino Santercole, Laura Belli
Colonna sonora: Ennio Morricone



VHS:


la pagella dello staff di pollanet

cast:
azione:
tensione:
storia:
colonna sonora:
malinconia:


giudizio complessivo:


cattivo


legenda:

delirio
ottimo
buono
così così
cesso



La scheda tecnica completa del film
con
Internet Movie Database






Milano odia: la polizia non può sparare  (1974)

Non lasciatevi suggestionare dal titolo, qui la polizia c'entra poco.


E' del '74 il capolavoro di Umberto Lenzi, mai cosi' cinico e violento, che si avvale del genio sregolato di due mostri sacri del genere, Tomas Milian nei panni di Giulio Sacchi, un "cagasotto" per Majone (Luciano Catenacci) ma in realtà un feroce assassino dal grilletto (di mitraglietta) facile, e Henry Silva, con qualche imbarazzo nel ruolo di commissario, impotente di fronte a tanta efferatezza.

Il film si sviluppa su una trama volutamente labile, per lasciare le luci della ribalta alla violenza, che si erge a protagonista assoluta, gridando un messaggio che l'essere umano teme di ritrovare in se stesso, la sua bestialità atavica.

L'uomo belva non è fuori di noi, esso sopisce inquieto e può risvegliarsi drammaticamente da un momento all'altro dando origine a dei reietti denominati SERIAL KILLER.

Nel film compaiono due attrici note nel panorama del poliziottesco all'italiana, ovverosia Laura Belli nel ruolo di Marilù, una ragazza "bene" rapita e uccisa, e Anita Strindberg in quello della fidanzata di Giulio Sacchi, scaraventata nelle acque del lago di Como assieme alla sua fiammante Mini Minor.

A differenza del gobbo e del Cinese, Giulio Sacchi ha scarse giustificazioni morali e sociali alla sua condotta, egli è capace di provare solo odio nei confronti del prossimo, è una sorta di anticristo accompagnato dai suoi due ladroni, Carmine (Ray Lovelock) e Vittorio (Gino Santercole).

La colonna sonora è affidata alla straordinaria musica di Ennio Morricone che veleggia leggero sui fotogrammi della pellicola.

Da rimarcare la scena in cui Sacchi irrompe in una casa di ricchi borghesi milanesi costringendoli a praticare sesso orale, quindi appendendoli ad un lussuoso lampadario per usarli poi come bersagli per la sua mitraglietta. Li sterminerà tutti.

Con questa sequenza Lenzi fa un evidente riferimento all'Ultra-violenza di "Arancia meccanica" ritracciandone un profilo più prettamente italiano; inoltre mentre l'Alex kubrickiano rimane comunque un personaggio capace di avere soddisfazione da molti aspetti colti dell'esistenza, quali ad esempio le sinfonie di Beethoven, Giulio Sacchi ha orecchio esclusivamente per la musica del suo mitra.

Da sottolineare, all'interno della stessa scena, la condanna a morte degli inermi ostaggi secondo un rituale di tipo cristiano/religioso, che assomiglia molto ai sermoni visti poi in Pulp Fiction (il famoso passo di Ezechiele) con i quali il compare di John Travolta intratteneva le sue vittime prima di scannarle.

Film assolutamente imperdibile per gli appassionati del pulp, annovera infatti tra i suoi estimatori quel Tarantino che di questo genere è considerato il re-inventore.

L'approfondimento di Minni Malinconico

C'era una volta un orsacchiotto simpatico...

Viveva felice tra le braccia della sua padroncina che lo accudiva, rapita dalla sua tenera consistenza e dai suoi occhi vivaci.

Era bellissimo stare con la sua dolce balia, ne assaporava il profumo, ne abbracciava la spensieratezza.

BOOM e tutto crollò, il mondo dorato cui la piccola Floriana lo aveva abituato, era scomparso, come una foschia dissolta al vento.

La musica di una mitraglietta arrogante lo aveva invaso di piccole palline di piombo che gli rubavano il respiro e che lo facevano rotolare per le scale, anzitempo sulla porta del nulla.

Ha preso il volo il nostro orsacchiotto, i gradini della sua esistenza sfilano uno ad uno davanti ai suoi occhi, sembra di non atterrare mai, le forze lo stanno abbandonando, non può più muoversi, è paralizzato, ma egli vede, vede il volto del suo carnefice livido di rabbia.

Addio bell'orsacchiotto, addio al sogno di un infanzia vissuta.