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Milano
violenta
(1976) Corre il fatidico 1976 quando Mario Caiano decide di salire a Milano con la sua macchina da presa, per una lettura in chiave lombarda della delinquenza italiana.
Il regista sceglie, per raccontare la sua denuncia, un’ambientazione tipicamente noir, che viene sottolineata in maniera quasi ossessiva dalla tosta OST di Pulsar, dagli atteggiamenti anglosassoni del protagonista e da una città avviata mestamente verso una decadenza oramai ineluttabile.
Le Giulia Alfa Romeo sgommano presuntuose e bruciano sgomente sulle strade milanesi, se ne vedono di svariati colori, verdi, blu, bianche, velocissime si muovono senza affanni tra la fauna metropolitana, e gridano il loro furore irrispettose ed emancipate.
Ottimo il cast composto dal povero Claudio Cassinelli (Raul Montalbani detto il Gatto), qui armato di baffi alla Franco Nero, Vittorio Mezzogiorno (Walter), Biagio Pelligra (Rebea), Silvia Dionsio (Leila), Margherita Horowitz (la Sbocciata) John Steiner (Fausto) ed Elio Zamuto negli insospettabili panni del commissario di turno. Il soggetto si sviluppa attorno ad una rapina progettata dal “Gatto” assieme ai suoi tre scagnozzi, presto ridotti a due dopo il brutale frontale tra il Fausto in moto ed un TIR che esce da una curva, e ad un misterioso basista presso la ASPEX.
Montalbani detto il Gatto trattasi di uomo molto intelligente, accetta la sua condizione di delinquente e non fa progetti per il futuro; i sentimentalismi, l’amore non faranno mai parte della sua vita, nonostante le avances della prostituta Leila, avvenente e dolce, ma pur sempre una puttana.
Caiano riesce a dare ritmo alla pellicola, gli inseguimenti sono spesso mozzafiato ma non sempre credibili, si intravede ad esempio anche nel videoclip una Fiat 500 giallo ocra parcheggiata in due posizioni differenti sulla stessa curva in due sequenze differenti, e ancor di più quando invece è un Fiat 124 ad essere prima centrato dalla Giulia della Polizia (apposta o no?), e poi parcheggiato più in là nella sequenza successiva.
L’ambientazione brianzola, fra prati curatissimi e ville très jolies, appare spesso fuori luogo e non in sintonia con il resto del prodotto molto più ruvido e clochardesco, così come la sequenza-choc dello schianto del Fausto contro l'autoarticolato appare per certi versi un pò pretenziosa. Un film comunque da non perdere assolutamente.
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