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La polizia accusa: il servizio segreto uccide (1975) All'interno dei film polizieschi, un discorso a parte merita l'opera di Sergio Martino, peraltro uno dei maggiori registi dell'intero cinema di genere italiano con opere che spaziano dalla commedia sexi ai cannibal movies, passando per i thriller e, ovviamente, per i polizieschi, con l'altro notevole Milano trema la polizia vuole giustizia.
La polizia accusa..., infatti, si ispira a un profilo più alto, lascia da parte le rapine in banca, le bande e la microcriminalità e attacca frontalmente la questione delle trame oscure legate ai servizi segreti deviati, doppiogiochisti e golpisti.
Corre infatti il 1975, e Martino si impegna in un vero e proprio instant-movie, considerando che nell'opinione pubblica è ancora vivo lo sgomento per le bombe in Piazza della Loggia a Brescia e sul treno Italicus, nelle quali iniziano ad emergere chiare responsabilità da parte dei servizi segreti che però non portano (neanche adesso) ai burattinai della intera strategia.
E così Luc Merenda impersona il commissario Giorgio Solmi, un integerrimo funzionario dello Stato che a partire da un delitto che sembra già risolto in partenza inizia invece a fare luce su una misteriosa morìa di alti ufficiali delle Forze Armate (eccezionale la scena splatter nella quale uno schizzo di sangue finisce sull'obiettivo della telecamera mentre un treno dilania un generale).
A fargli da contraltare c'è Tomas Milian nei panni del capitano Sperlì, oscura figura di controspione che interpreta alla perfezione il suo ambiguo ruolo in ogni scena, e sguardo-spento-faccia-di-cemento Mel Ferrer alias il giudice Mannino, classico magistrato con una ferrea attenzione alla legalità che decide di sostenere il commissario quando è ormai troppo tardi.
A completare il cast ci sono le belle Delia Boccardo (nel ruolo di una giornalista infatuata di Merenda) e Paola Tedesco, ex valletta di Pippo Baudo, che interpreta una prostituta detta la Tunisina, nonchè una schiera di caratteristi del poliziesco che in questo film spuntano una parte più importante, come Gianfranco Barra (che poi diventerà il famoso commissario-testimonial delle Pagine Gialle), Carlo Gaddi e Michele Gammino, amabile presentatore qualche anno dopo di Giochi senza frontiere.
Ma soprattutto va ricordato Antonio Casale: quest'ultimo impersona ineceppibilmente Massù, uno spietato killer che prima di essere a sua volta fatto tacere per sempre si lascia dietro di sè una lunga sequenza di cadaveri e qualche ammissione.
Il film risulta essere in generale molto gradevole, seppure presenti qualche incongruenza nella sceneggiatura e alcuni errori macroscopici di ripresa che sono riportati a fianco.
Il finale apocalittico (con un prologo sulle montagne abruzzesi) regala allo spettatore più di una sorpresa, anche se l'appassionato di polizieschi probabilmente non si stupirà più di tanto. Sorprende invece l'interpretazione di Luc Merenda, mai sgarbato con la sua donna e quasi ai limiti di un'inaccettabile correttezza politica.
E duole, invece, vedere la magistrale performance di Massù data dalla maschera di Antonio Casale. Perchè tutti i grandi registi del poliziesco hanno utilizzato così poco questo straordinario attore? |