BRAI & CO.
presenta
MARENOSTRUM
Il progetto Marenostrum si propone di spaziare fra le varie etnie del globo, operazione permessa alluomo moderno dallevoluzione tecnico-scientifica e dal conseguente aumento della comunicazione. Lo scambio tra le culture è un processo ormai quasi forzato dalla massiccia azione dei mass-media, nonché dalleffetto dellemigrazione dal sud del mondo verso i paesi occidentali e dai sempre crescenti flussi turistici, in direzione invariabilmente opposta.
Daltra parte il Mediterraneo - Mare Nostrum - è un antichissimo bacino di contaminazione in quanto mare caldo e navigabile anche con i mezzi più primitivi, dove nei millenni le distanze tra nord e sud sono state coperte da popoli con culture antiche, radicate e differentissime.
La Sardegna, data la sua posizione geografica, è sempre stata approdo di chiunque andasse per mare e forse anche da parte di chi, finito in acqua durante una tempesta, si fosse aggrappato a una tavola andando alla deriva.
San Pietro, poco più che uno "scoglio" allestremità sudovest della Sardegna, è abitata dal 1738 dai discendenti di un gruppo di liguri provenienti dallisola di Tabarka, a poche centinaia di metri dalla costa tunisina, dove si erano trasferiti 200 anni prima. Il nuovo paese, battezzato Carloforte, vide aumentare la sua popolazione con lapporto di una nutrita comunità di pescatori campani e, in seguito, con larrivo dei dirimpettai del Sulcis, che, guarda caso, vengono chiamati "maureddus", da "mori", cioè arabi. Ed è su questisola che chi scrive, da adolescente, ascoltava Radio Tunisi, con grande curiosità, ma anche con piacere (figuratevi che era diventata la colonna sonora delle mie notti!!!)
Non cè quindi da stupirsi che in un simile ambiente spiriti sufficientemente liberi e aperti assorbano i più diversi umori musicali, che vanno a sommarsi agli elementi tipici della nostra cultura occidentale nonche a quelli accumulati nelle singole esperienze. E infatti importante che la musica prodotta sia frutto dellassimilazione completa di tutte le sue componenti: i vari elementi non devono essere solo masticati, ma anche digeriti per poter essere poi resi con sincerità e naturalezza. In altre parole la musica viene filtrata dalla sensibilità di ogni musicista per tornar fuori, dati i presupposti oggettivi, in una vera salsa mediterranea. La componente Nera sarà sempre presente in MARENOSTRUM, come lo è stata nello sviluppo di tutta la musica moderna, dal blues, al jazz, al funky, al rock, alla disco-music, al reggae, eccetera.
I testi sono in italiano e tabarkino, il flessibile dialetto di origine ligure parlato a Carloforte, ricco dei suoni del mondo che un popolo di pescatori e naviganti si è portato dietro nel suo girovagare. Luso del dialetto consente di conservare uno dei pilastri della cultura di un popolo che nessuna modernizzazione deve distruggere, ma tuttalpiù integrare, permettendo anche di superare i limiti della melodica lingua italiana che spingono molti giovani gruppi nostrani a scegliere di scrivere le proprie canzoni nella più dura e ritmica lingua inglese.
I brani originali seguono un percorso che va da due pezzi della Joe Over Band, primo gruppo carlofortino a scrivere rock in dialetto (Lommu u lè tancu, di Battista Dagnino, e Ghea nèrbu, rivisitazione di una filastrocca popolare), al ritmo afro-reggae dei Git e le Poulettes (Oh amigu ma), ad alcuni brani dei Pangea, fino ai pezzi più recenti, tra cui U cheuttu e u crüu e Lamù e a forsa, su testi di Cesare "Vasco" Baghino, e Dème a me roba!, su una poesia di Salvatore "Sacha" Caputo. Un percorso quindi nel segno della continuità, in cui ci si propone di rivalutare le più significative esperienze del passato come base per lulteriore sviluppo di musiche e testi.
Il progetto MARENOSTRUM muove i primi passi nel 1994, quando chi scrive inizia unattività di solista con chitarra e voce e un "menù" a base di musica rock-blues e multietnica in salsa mediterranea che lo porta nei locali isolani e del "continente", in particolare a Domodossola, Siena e Milano. E qui che in unoccasione gli si affianca Mauro Pagani, approdato qualche anno prima a San Pietro insieme a Fabrizio De André per la presentazione dellalbum in genovese Creuza de mà. Solo nellestate del 98 si arriva alla formazione di un gruppo, o meglio di un insieme aperto di musicisti raccolti intorno al progetto. Questa soluzione, oltre a ovviare ai problemi pratici legati ai diversi impegni degli attivissimi componenti del gruppo, presenta il grande vantaggio di ottenere un vivace scambio di esperienze e di ottiche differenti, permettendo così la crescita sia dei brani che dei musicisti stessi. Un approccio di gruppo di tipo "jazzistico" che, cosa importantissima in un ambiente ristretto come quello sardo, porta ad avere una musica sempre diversa nelle varie situazioni, data lalta valenza dellimprovvisazione, facilitando inoltre lorganizzazione di uscite dallisola. La formazione si è sviluppata su due componenti etniche: tabarkina e sarda.
Mario Brai