Il Foglio 10 giugno 2000

Banana e Ibrahim. In Zimbabwe e Malaysia ancora poco orgoglio e molto carcere

In Occidente l'omosessualità è questione di emarginazione, ma nel Terzo Mondo è spesso un serio affare penale. Due notizie. In Zimbabwe, il 29 maggio, è stato respinto l'appello contro la condanna per omosessualità e stupro ai danni dell'ex presidente della Repubblica, Canaan Banana. La storia è drammatica: c'è stato di mezzo un omicidio. Jefta Dube, un poliziotto che tra il 1983 e il 1985 era stato sua guardia del corpo, era finito a sua volta sotto processo nel 1995 per aver ucciso un collega. E aveva rivelato che il fatale accesso di ira era venuto dopo aver dovuto subire l'ennesimo sfottò come "moglie di Banana", dovuto al fatto evidentemente risaputo che l'ex presidente lo aveva costretto ad "atti contro natura" abusando della sua posizione di potere. Pastore e teologo metodista che si era distinto per una delicata opera di mediazione al tempo della transizione dal regime di apartheid al primo governo multirazziale, sposato con quattro figli, l'ora sessanta-quattrenne Banana era divenuto capo dello Stato nel 1980, dopo la trasformazione della Rhodesia a dominanza bianca nello Zimbabwe. Ed era rimasto nell'incarico fino al 1987, quando il premier e uomo forte Robert Mugabe aveva deciso di assumere anche quel ruolo più che altro cerimoniale. Condannato Dube a soli dieci anni per le attenuanti dovute allo "stress per l'abuso sessuale sofferto", sotto processo è finito il 22 settembre 1997 lo stesso Banana, e la condanna è arrivata il 18 gennaio, dopo che era stato giudicato colpevole di aver imposto rapporti omosessuali ad altri dieci suoi sottoposti: dieci anni di lavori forzati, di cui però nove condonati a patto di sottomettersi a un trattamento psichiatrico, più mezzo milione di dollari dello Zimbabwe, pari a dodicimila dollari, da pagare in parti uguali come risarcimento a Dube e alla famiglia del poliziotto ucciso. C'è da ricordare che Mugabe, oggi alla ribalta delle cronache mondiali per avere aizzato i suoi ex guerriglieri a occupare le terre dei bianchi, è un noto omofobo, che definisce i gay "peggio dei cani e dei porci", accusa il governo inglese di avercela con lui perché "è in mano ai gay", e una volta è stato fisicamente aggredito a Londra da un leader della lobby omosessuale britannica, per protesta contro la dura legislazione antigay dello Zimbabwe. Seconda notizia. Il 25 maggio in Malaysia, l'avvocato difensore di Anwar Ibrahir ha annunciato di aver ottenuto il processo di appello per giugno. Popolare ministro delle finanze e vicepremier, il cinquantenne Ibrahim si mise contro il premier Mahatatit bin Mohamad all'epoca della grande crisi economica del 1997, quando il capo del governo che aveva promesso di far arrivare la Malaysia "tra i paesi ricchi" entro il 2020 inizio a sparare contro le cospirazioni dell'Occidente e della "finanza ebraica internazionale". "E' inutile che accusi gli altri", gli disse Ibrahim, dopo che il loro partito aveva perso a sorpresa un'elezione suppletiva. "Sei tu che stai diventando un rudere, e che dovresti pensare a dimetterti". La prima risposta di Mohamad, il 2 settembre 1997, fu quella di destituire l'impertinente. Ma poiché Ibrahim minacciava di fondare un suo partito e i suoi seguaci iniziavano a scendere in piazza, Mohamad lo ha fatto arrestare per corruzione, accusa per cui è stato condannato il 14 aprile 1999 a sei anni di carcere. Ma mentre era in carcere in attesa di giudizio, su di lui si è abbattuta anche la tegola di una denuncia per "sodomia", che può comportare in Malaysia fino a venti anni di carcere, oltre alla fustigazione. Ad accusarlo di averlo trasformato in uno "schiavo omosessuale" è stato l'ex autista di sua moglie, Azizan Abu Baker. Durante il controinterrogatorio della difesa, il teste è caduto in flagrante contraddizione a proposito della data in cui il fatto sarebbe avvenuto. L'accusa è stata pero rinforzata da denunce di "atti sessuali illegali" con altre cinque persone, compresa una donna. Il reato di "sodomia", infatti, per la legge malaysiana copre anche i rapporti "contro natura" eterosessuali. Il processo è comunque ancora in corso. Banana, dopo essersi proclamato innocente, aveva basato il suo appello (respinto) sulla contraddizione tra le leggi co-tro l'omosessualità e gli articoli della Costituzione che tutelano la privacy. Ibrahim si dice invece vittima di un complotto e la moglie gli crede, al punto che ha preso la testa del partito da lui fondato. Lo scorso settembre, però, la coalizione guidata da Mohamad ha rivinto le elezioni. Sconfitto dalle urne, Ibrahim spera ora di uscire vincitore dalle aule di giustizia.