Pololaico 22 ottobre 2000

perchè la lega è antiomosessuale

Inchieste
SUL PATROCINIO DELLA CULTURA E DELLA POLITICA. SUL PERCHÉ LA LEGA È DIVENTATA ANTI-OMOSESSUALE, UN'INCHIESTA POLITICA DI MARCO VOLANTE

Recentemente a Milano il ritiro dei finanziamenti della regione alla XIV edizione del Festival Internazionale del Cinema Gay e Lesbico è stato provocato dal consigliere leghista, membro della commissione cultura, Daniele Belotti. Ma perché i gay, come altri gruppi politici, sono costretti a farsi finanziare dalle istituzioni? E perché la Lega è diventata anti-gay? Sul primo interrogativo: Viene spontaneo chiedersi perché mai gli omosessuali, bistrattati, offesi e sempre giudicati per quella diversa moralità che li connoterebbe, insistano imperterriti in questo gioco masochistico di continue richieste di approvazione da parte delle Istituzioni. Perché mai si ostinano a chiedere un patrocinio, che altro non è che una esplicita approvazione, quando chi può concedere quel patrocinio può altresì negarlo? E può negarlo, come si è visto nel ritiro dei finanziamenti regionali al Festival Internazionale del Cinema Gay e Lesbico, anche solo sulla base di una arbitraria valutazione morale. Il consigliere Daniele Belotti è stato chiaro: 'non sta nelle finalità della Regione finanziare proiezioni porno'. È facile immaginare la risposta più immediata. Per fare cultura occorrono finanziamenti. Ma il problema è decisamente un altro e su questo occorre aprire un serio dibattito. Se i finanziamenti privati fossero agevolati da una normativa fiscale adeguata, gli sponsor per manifestazioni culturali importanti e che incontrano il favore del pubblico come i festival cinematografici omosessuali, sarebbero facilmente reperibili. Se fondazioni e associazioni culturali potessero accedere, per esempio, a fonti di finanziamento come le donazioni o all' 'otto per mille' che oggi sono invece destinati perlopiù alla Chiesa, gli eventi culturali, e la stessa possibilità di dedicarsi alla cultura, crescerebbero esponenzialmente, non essendo legati al monopolio statale dei finanziamenti. Oggi invece anche le realtà culturali più vive hanno la necessità di quel riconoscimento istituzionale che però, anziché dar loro la libertà di esprimersi, di fatto, la nega loro, condizionandoli. Sul secondo interrogativo: Resta da comprendere da cosa ha avuto origine l'improvvisa determinazione contro una manifestazione cinematografica che esiste da 14 anni. Chi c'è dietro una scelta grave come il ritiro dei finanziamenti? Le sempre attente 'truppe' del Presidente Formigoni, in questa vicenda, sembrano non entrarci o piuttosto cedere il passo a chi appare oggi essere in testa nella corsa per il primato di 'più ortodosso dell'anno' Da un anno circa la Padania, l'organo informativo ufficiale della Lega, è diretto da Giuseppe Baiocchi, un giornalista proveniente dal Corriere della Sera, cui ha collaborato per più di una ventina d'anni, il quale proviene Dall'area democristiana e segnatamente dal 'Movimento per la vita' Baiocchi ha avuto il merito di seguire per il Corriere ogni domenica i comizi di Bossi, creandosi quel credito che, alla partenza del suo predecessore Macchi, gli ha dato la direzione della Padania. E proprio da quel momento Lega e Vaticano si studiano e teorizzano il reciproco avvicinamento, basato sulle peggiori posizioni oscurantiste e illiberali di cui le due parti sono capaci. Non sapremmo spiegarci diversamente l'improvvisa marcia indietro sui temi della laicità dello Stato che il giornale ha fatto negli ultimi mesi. Occorre ricordare che la Padania fu protagonista di lunghe e dettagliate inchieste sul Vaticano che nessuno, neanche i giganti dell'editoria laica, osava fare, come quella sulla morte di Papa Luciani e quella sull'omicidio-suicidio che ha visto come protagonisti il comandante delle guardie svizzere Alois Estermann, sua moglie Gladys Meza Romero e Cédric Tornay, il vice-caporale supposto omicida-suicida. Un passato di tutto rispetto per il suo impegno laico, che si è infranto all'improvviso contro il muro di un esperimento elettorale, una strategia complessa che iniziò con qualche sporadica campagna di stampa anti-omosessuale nella provincia veneta e lombarda. Ma da dove viene tutta questa passione di Bossi contro la questione omosessuale? È evidente quanto essa sia strumentale alla visibilità della Lega nel momento in cui essa ha dovuto perdere la sua caratterizzazione antagonista, autonomista, separatista ed ha dovuto rinunciare alle sparate anti-meridionaliste che avrebbero danneggiato i delicati equilibri con la coalizione. Eppure la Lega della prima ora ha tenuto in palmo di mano, l' associazione dei gay padani che si battevano per il federalismo. Invece, è solo di pochi mesi fa il fatto scandaloso dell'utilizzo proditorio della sigla LOS Padania (Libero Orientamento Sessuale in Padania, l'associazione degli omosessuali leghisti da più di un anno inattiva, in polemica col partito) da parte della Lega per accreditare la propria anima libertaria nelle elezioni comunali di Bologna. Nessuno, tantomeno gli organi dirigenti dell'associazione, sapeva dell'utilizzo della sigla né l'aveva autorizzato. Contraddizione su contraddizione, non solo nelle associazioni ma anche tra coloro che si spendono per dare energia, corpo e voce a questo partito ci sono degli omosessuali, integrati, rispettati nelle loro persone e nella loro professionalità che oggi si sentono delusi. Il numero due della Lega, Roberto Maroni, disse a chiare lettere, in un'intervista a Massimo Consoli, nel febbraio 1996, di avere amici omosessuali, in Lega, di cui tutti sapevano. Maroni allora auspicava che le associazioni gay si federassero alla Lega e dichiarava di essere d'accordo sulla necessità che le coppie omosessuali fossero riconosciute dalla legge ma che avrebbe preferito vedere semplicemente allargato alle coppie omosessuali l'accesso all'istituto del matrimonio, adozioni comprese. Tutto questo succedeva solo quattro anni fa. Tutto questo deve essere oggetto di dibattito e iniziativa politica. La comunità omosessuale è preoccupata. I cittadini omosessuali sono coscienti del fatto di essere strumentalizzati e utilizzati continuamente, come oggetto di scontro politico tra le coalizioni. E non vogliono che il primato delle strumentalizzazioni tocchi proprio allo schieramento di centro destra, al quale molto di loro, per ragioni di scelta liberista e liberale, aderiscono.